mercoledì 31 luglio 2013

Qui mangiamo così!

Ho già detto quanto sono fortunata a vivere dove vivo, vero?
No, perchè con tutte le mie allergie, alimentari e respiratorie, a volte è proprio difficile apprezzare nuovi sapori, frutta e verdura di stagione o meravigliose fioriture.
Qualche volta, però, capita che io stia miracolosamente bene (anche se con due antistaminici in corpo, ovviamente) e possa godermi questo:

 Suet gris (polenta concia, ossia con burro e formaggio, con erbe miste di montagna- in teoria ci voleva anche il lardo ma siamo rimasti leggeri!), specialità della zona
 Formaggi misti, di quelli stagionati e/o grassi (oltre a spezzatino e insalata di fagiolini appena colti e tagliere di affettati misti e boudin, bianchetto per inziare e via così)
 Qualche bottiglia di vino...
 Fragole dell'orto appena colte...
 E anche Nanna si lecca il musetto!!
Dove?
Qui:

Scalaro - Quincinetto - Piemonte
A questo servono gli amici, vero?
Grazie Massimo, sei un grande!

Una domenica d'estate.

martedì 30 luglio 2013

Come gli insegno ad amare i libri???

Vorrei scrivere in questo spazio virtuale almeno 10 post al giorno, invece mi accorgo di riuscire  a crearne giusto due o tre a settimana. 
Anche per questo motivo, pur essendomi innamorata di molte iniziative di altri blog, come "il Venerdì del libro" di Home Made Mamma e "Fotoviaggiando del lunedì" di Francesca di Patato Friendly e del post del mese proposti da "Genitori crescono" (scusate, inserire i link per me è ancora una missione quasi impossibile), fatico a stare dietro a tutte con la cadenza "imposta" e sono molto selettiva.
Questo mese, però, l'argomento lanciato da Donna moderna per il blog-tank (http://bambino.donnamoderna.com/blog-tank/) è troppo stuzziacante per saltare...: Come gli insegno ad  amare i libri?

La risposta è semplice: con l'esempio, come gli insegno tutto il resto!

In casa nostra i libri non mancano mai (basta vedere quanti post ho dedicato all'argomento, ad esempio: http://www.mammavvocato.blogspot.it/2013/01/sempre-proposito-di-libri-per-i.html ; http://www.mammavvocato.blogspot.it/2013/01/20-buoni-motivi-per-regalare-libri-ai.html; http://www.mammavvocato.blogspot.it/2013/06/le-nuove-entrate-della-nostra-libreria.html) e sia io che l'Alpmarito siamo accaniti lettori come, d'altro canto, tutti i rispettivi genitori e nonni e fratelli e sorelle, anche se ciascuno ha il suo genere preferito (fumetti compresi).
Sono cresciuta con un'enorme libreria, con visite frequenti in biblioteca, sia accompagnata dalla scuola (elementari, quando ancora di "nati per leggere" non si parlava...avevo due maestri all'avanguardia, che ci portavano in biblioteca una o due volte al mese, a piedi, portando a casa quattro libri per ciascuno), sia dai familiari.
C'è stato un periodo in cui i libri erano anche il mio rifugio nelle fatiche dell'adolescenza, nella noia dei viaggi o nelle visite ad amici adulti ecc.
Mio padre mi comprava "Il giornale dei piccoli" o un libro tutte le volte che lo accompagnavo in ufficio il sabato mattina...

Con il nano, abbiamo iniziato da subito a leggere ad alta voce, a tenercelo in braccio mentre leggevamo, a cullarlo con le parole, a proporgli libri di stoffa (il primo è stato un dono dell'ospedale in cui è nato), di plastica, cartonati, morbidosi ecc.
Lo porto frequentemente in biblioteca, da sempre, sia per me, perchè è un luogo in cui mi sento sempre a casa, che per lui: nei dintorini ce ne sono ben tre pubbliche, tutte con una stanza attrezzata con peluche, tappeti morbidi, seggioline e tavolini per i piccoli e strapiene di proposte datate e nuove, in italiano e francese.

E poi, da quando ha iniziato a maneggiare i libri autonomamente, abbiamo dotato il nano della sua piccola, personale libreria, ovviamente alla sua portata.
Questa:
oltre a due scaffali per i libri un pò più delicati e per una collana acquistata proprio appena dopo la sua nascita..

I preferiti del momento?
Questi!

Le doudou, in particolare, è l'irrinunciabile di ogni sera, tanto che ormai sia io che l'Alpmarito lo sappiamo recitare a memoria.
E i preferiti dei vostri bimbi?? Sono curiosa...

L'ignoranza è una brutta malattia: leggere non garantisce cultura e sapere ma certamente aiuta!


sabato 27 luglio 2013

Pian di Verra - speranze e ricordi

In anni ed anni di frequentazione della Val d'Ayas non ero mai stata in un luogo facilmente raggiungibile, anche con un bimbo in spalla, che tuttavia ti incanta e ti rimane nel cuore: il Pian di Verra, Inferiore e Superiore.

Quest'anno, dovendo ridimensionare le nostre aspettative alpinistiche ed escursionistiche per poter portare con noi il nano in montagna, ci siamo finalmente stati.

L'Alpmarito in realtà conosce bene questi luoghi, che frequenta sia da quando era bambino ed è stato lieto di fare da guida.

Partenza da Saint Jacques, Val d'Ayas, Valle d'Aosta (uscita autostradale di Verres).

Segnavia, se ben ricordo, 1. Lo stesso che conduce, proseguendo oltre i Pian di Verra, ai rifugi Mezzalama e Lambronecca.

La vista sulle cime del Monte Rosa è impossibile da raccontare....i 4000 metri di Castore e Polluce svettano in primo piano. Sotto, una distesa di verde, un incantevole ruscello e un originalissimo e graditissimo punto ristoro!!

Le foto, in questi caso, non rendono mai, ma tanto per darvi un'idea....

 

 

La nostra meta, molto realistica, era questa, considerando che il weekend prima il nano aveva voluto camminare sempre e avevamo impiegato 3 ore a fare un sentiero che normalmente avremmo fatto in 30 minuti...

E poi la simpatica proprietaria di questo chioschetto (a zero impatto ambientale, visto che a fine stagione viene riportato a valle perché dotato di ruote)è una di famiglia, quindi affettati misti a volontà, formaggi valdostani, un paio di birrette, acqua per il nano, caffè e tante chiacchiere.

Intanto il nano, libero di scorrazzare nel prato, si divertiva e correva di qua e di là...tanto che abbiamo deciso di proseguire ancora un po', fino a raggiungere l'incantevole Lago Blu, a dieci minuti da li, e salire sulla morena che conduce al Pian di Verra superiore, per ammirare tutto questo.

 

 

 

Gente in costume ed in topless, manco fossimo in spiaggia...ma prima o poi un post sulla fenomenologia dei turisti della montagna lo farò.

Rivedere queste foto, scrivere questo post, ricordare questa gita, in un fine settimana non tanto lontano ma che sembra un'altra vita, ora, in questo sabato di afa asfissiante, di problemi famigliari e di dolore filiale, di lontananza dell'Alpmarito e di ancora presente tonsillite (nonostante tre antibiotici al giorno da cinque giorni) e' pura sopravvivenza.

 

Per me, raramente il mare regge il paragone. Sono di parte, però, lo so.

 

Sognando di arrampicare e..di svegliarmi con meno problemi ed una famiglia di nuovo unita e serena.

Lasciatemi sognare, almeno, e ricordare.

 

venerdì 26 luglio 2013

Un ex collega per il venerdì del libro

Ho amato tanto i romanzi di John Grisham, "Il cliente", "Il socio", "Il rapporto Pellican" in primis.

Li ho amati perché parlavano dell'ambiente legale, di studi prestigiosi, cavilli, leggi e scaltri soci d'affari, di ciò che piace a me, insomma!

Mi è piaciuta molto anche "La casa dipinta" e stravedo per "Fuga dal Natale".

Quest'ultimo romanzo, però, non si può dire mi abbia entusiasmato.

La scrittura asciutta e veloce e' scorrevole, il colpo di scena finale non manca e la trama è tutto meno che scontata però...non mi convince, mi sembra ci siano dei buchi, dei vuoti che lasciano un senso di incompiutezza.

Insomma, non il solito Grisham, anche se non certo da buttare.

Questo post partecipa all'iniziativa del venerdì del libro di Home Made mamma, iniziativa bellissima per cui non finirò mai di ringraziarla!

La trovate qui:http://www.homemademamma.com/

 

lunedì 22 luglio 2013

Di sfortune e fortune

Sono ormai quindici giorni che rimando, che evito di dire quel che sto vivendo.
Nessuna tragedia, per carità, ma non è un momento facile.
Non è l'estate che mi ero immaginata e di cui avrei avuto tanto bisogno.
Perché, di punto in bianco, l'Alpmarito e' partito per una nazione lontana, con tre giorni di preavviso e di corse frenetiche, e non ritornerà che ad ottobre.
Lavoro - senza lavoro- lavoro all'estero e non nella vicina Svizzera o Francia, non sia mai.

Nel frattempo, ovviamente, stiamo acquistando casa, un rustico che poi, ovviamente, sarà da ristrutturare interamente.

Mio padre se ne è andato di casa, per vari motivi: in ogni caso, una batosta per mia madre ma non solo.

La mia nonnina adorata non è proprio in piena forma ed è così cocciuta da rifiutare di curarsi come si deve e chiedere aiuto. Una cugina a cui tengo non sta molto meglio.

Ogni volta che ascolto le notizie del giorno, mi deprimo.

In tutto questo, i nostri piani per l'estate sono completamente saltati.
Ho dovuto acquistare un salatissimo biglietto aereo per andare a trovare l'Alpmarito almeno ad agosto, quando avrei tanto preferito la settimana nella solita località di montagna che amo e la settimana al mare, in un campeggio modesto in Francia. Niente lussi ma relax.
Invece mi sciropperò un viaggetto da sola con nano, in una città calda e non so ancora quanto interessante, vedendo l'Alpmarito a tarda sera, o un giorno si è uno no, se proprio mi va bene. Non so quanto il nano ne sarà entusiasta.
Lui inizia solo ora ad accusare il colpo della lontananza dal papà, con capricci e crisi di mammite acuta...mi tocca tenermelo in braccio anche sulla tazza e davvero non so come consolarlo.
In più mi sembra ormai stanco anche del nido, dei soliti orari e della solta routine.

Però...
C'è un però.
Poteva anche andarci peggio.
Avrei potuto abitare in una grande città, lontana da mari, monti e laghi e in preda all'afa.
L'Alpmarito avrebbe potuto rimanere in cassa integrazione (e si, avremmo avuto i soldoni ma di certo pure la depressione, per come e' fatto lui).
Per il resto, difficile vedere un lato positivo.
Intanto, comunque, ho un'infinita' di vallate alpine da visitare anche in giornata, al massimo a due ore d'auto (e di coda, sappiatelo- odio i camperesti!), parenti miei ed acquisiti sparsi tra i monti da andare a trovare, la mamma e i suoceri che mi aiutano con il nano (ognuno a suo modo, ma va bene lo stesso), una piscina all'aperto a 3 km al costo di una piscina normale, un clima ancora abbastanza ventilato e poi, ad una ventina di km/mezz'ora, questo piccolo angolo di paradiso per il nano e non solo.



Se non che questa sera ho un terribile mal di gola, un'emicrania martellante e mi sento uno schifo.
Faccio blog terapia e spero di risvegliarmi in salute, perché se cedo siamo fritti.



sabato 20 luglio 2013

Rabbia e delusione in un sabato di piacevoli passeggiatine

Oggi, in una giornata per altri aspetti tranquilla e piacevole, allergia che mi tormenta a parte, sono accaduti due episodi che hanno generato in me rabbia e delusione.

Il primo è aver letto, su un giornale a tiratura nazionale, un commento sul bambino morto arrampicando in Falesia, di cui ho già parlato in un post pochi giorni fa.

L'articoletto era accompagnato da due commenti. Uno, a mio parere, intelligente, l'altro, invece, eccessivamente superficiale.

Quest'ultima affermava che gli sport estremi andrebbero affrontati con maturità fisica e mentale, verso i 16 17 anni e non prima.

Mi permetto di mettere in dubbio la ragionevolezza di tale consiglio.

Intanto mi piacerebbe capire che 16enni conosce questa esperta, perché io non vedo tanta maturità mentale in quelli che conosco, poi vorrei domandare se ha mai praticato uno sport in vita sua e se non ritiene diseducativo suggerire di non praticare certi sport nell'infanzia, quando il numero di obesi, sedentari e narcotizzati dalla televisione e' in continua allarmante ascesa, secondo le statistiche.

Soprattutto, però, mi fa rabbia sentir definire "estremo" e dunque pericoloso uno sport che:

1- e' molto più di questo, e' uno stile di vita, come tanti sport all'aria aperta o a contatto con gli animali;

2-è l'evoluzione sicura di ciò che fanno tutti i bambini naturalmente, ossia cercare di arrampicarsi ovunque e salire ovunque;

3- di estremo, se praticato come faceva quel bambino, ossia in falesia ( pareti attrezzate con spot e soste sicure, corde, rinvii ecc. E non in libera - slegato- sulla cresta di una montagna in più o meno alta quota),non ha un bel niente, tranne l'incredibile passione e innamoramento che genera in chi lo prova.

Quel bambino è morto per molti motivi, fra cui, forse, anche se non sta certo a me giudicare e svolgere indagini, la disattenzione e la superficialità degli adulti che lo accompagnavano e che avrebbero dovuto prendereste cura come si fa sempre con un 12enne, soprattutto se maneggia oggetti a cui affida la sua vita e che possono essere manipolato da lui o da altri ragazzini. Certamente, però, non è morto perché l'arrampicata in falesia e' uno sport estremo e pericolosissimo.

Sia chiaro, io non voglio diffondere o difendere la diffusione di questo "sport", perché ultimamente e' già diventato fin troppo di moda, per i miei gusti, con conseguenti affollamenti di pareti e ambienti, incremento dei prezzi dell'attrezzatura (perché la legge del mercato, si sa, in Italia non esiste), presenza di persone poco educate che inquinano e non rispettano ne' la roccia ne' la montagna.

Mi infastidisce, tuttavia, che opinionisti e giornalisti si permettano di giudicare ed etichettare ciò che non conoscono, per di più quando, mi pare, c'è di mezzo un bambino.

Il secondo episodio mi riguarda più da vicino.

Oggi, al parco giochi, il nano e' stato importunato da alcuni bimbi più grandi, che hanno cercato di farlo cadere dalla sua bicicletta a, che ovviamente non ha mollato e lo hanno deriso perché ha chiamato la sua mamma in soccorso.

Non c'è lo ho con i bambini, che hanno fatto branco e che, seppur di qualche anno più grande, certo non avevano la maturità per capire che lui era piccolino ecc, ma sono rimasta delusa dai genitori, due coppie, che hanno continuato a chiacchierare tra loro a pochi passi, pur vedendo e ascoltando tutto.

Ecco. Gliene avrei dette quattro, la leonessa che in me si è svegliata all'istante.

Non lo fatto, però, ho portato via il nano, spiegando gli ad alta voce che i bimbi stavano solo giocando e che purtroppo, se qualcuno fa il prepotente, e' meglio andarsene e lasciarlo da solo che non stare a discutere.

Lui forse non ha capito, però ho pensato che una scenata avrebbe fatto male sia a lui che all'autore olezza di quei genitori nei confronti dei loro figli.....e mi sa che se iniziano così, servirà loro tutta la -poca- che ancora hanno!

Per fortuna, come al solito, c'è stato molto altro di cui gioire!

 

giovedì 18 luglio 2013

UTOPIA

Utopia e' una coppia che si ama ancora dopo 40 anni.
Utopia e' un lavoro che si trova, e non a 1000 km di distanza.

Utopia e' una famiglia che può riunirsi tutte le sere a tavola, per ritrovarsi tutte le mattine attorno alla stessa tavola per iniziare la giornata insieme.

Utopia e' uno Stato in cui non servono un milione di carte e permessi e autorizzazioni per fare qualunque cosa.

Utopia e' un Paese in cui puoi dipingere la tua casa del colore che vuoi.

Utopia e' un ambiente in cui non respiri veleni senza neanche saperlo.

Utopia e' trovare tempo per gli amici e amici che abbiano tempo per te.

Utopia e' un sorriso da tutti e per tutti.

Utopia e' empatia.
Utopia e' un vestito che ti calza a pennello e nel tuo colore preferito, senza mai essere fuori luogo.

Utopia e' essere giudicati per i propri meriti e le proprie competenze, non per il proprio aspetto o l'apparenza di successo.

Utopia e' una città in cui non esistono omicidi e donne e bambini non sono vittime di assurde gelosie e ripicche di chi chiama amore un'ossessione.

Utopia e' un mondo in cui rettitudine, sincerità, giustizia, coerenza, impegno, non sono solo slogan o parole ma valori condivisi e coltivati.

Utopia e' un mondo senza il cancro a portarti via le persone che ami.

Utopia e' capirsi, parlarsi e comprendersi, pur continuando ad essere diversi e se stessi.

Utopia e' un cielo senza luci che oscurino le stelle.

Utopia e' una montagna scalata con rispetto.

Utopia e' acqua pura e cristallina, che basta per tutti.

Utopia e' il tuo sport preferito, ogni giorno.


U - non, topos - luogo: utopia purtroppo e' un luogo che non c'è o forse,
un non luogo.

Spesso il termine utopia e' la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità o coraggio di fare....un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande.
Adriano Olivetti
Utopia e' il coraggio di crederci.

E poi c'è il sorriso dolce e furbetto del mio bambino.
E questa, per fortuna, e' realtà.

martedì 16 luglio 2013

Una domenica di scatti a Cogne

Potevamo stare senza montagna???
Ovviamente no.
Così domenica di buon mattino, il nano e la mamma si sono diretti alla volta della meravigliosa Cogne, questa volta in compagnia di un gruppo di conoscenti appassionati di fotografia e dei nostri due "maestri" di scatti.
La bici, come al solito, e' venuta con noi.



Le cascate di Lillaz ci hanno incantato, con il loro magnifico sfoggio di potenza
La mamma ha fotografato poco ma gioito tanto

Peccato solo per l'eccesso di gente.
Lo so, e' una affermazione antipatica ed impopolare ma e' cosi' e io, che non vivo di turismo (altrimenti starei zitta), di molti turisti farei volentieri a meno.
Gelosa del cielo, dei prati, delle cime...quasi come se mi appartenessero.
Ed invece sono io, che appartengo a loro.
Guardare da lontano e non poter essere di nuovo e ancora lassù, un dolore sordo al petto, nostalgia e desiderio....poi il sorriso e le risate del nano, i piedi penzoloni da un muretto, gli occhiali da sole ben calati e lo stupore negli occhi...e la consapevolezza di essere fregata, ora e per sempre.
Perché non posso rinunciare a nessuno dei due.

Sogno la roccia ed il ghiacciaio tenendo per mano un nano in bicicletta.
E mi consolo come posso, tra scatti e chiacchiere in compagnia.