domenica 31 maggio 2015

10 Trucchi per convincere i bambini a camminare, in montagna (e non solo).

Io e l'Alpmarito abbiamo iniziato a portare nostro figlio in montagna quando era ancora nella pancia.
L'estate prima che nascesse, con il pancione ormai bell'evidente, abbiamo effettuato molte escursioni, anche se a bassa quota, l'estate successiva, con il nano di otto/nove mesi, abbiamo iniziato a usare con soddisfazione lo zaino porta bimbi e cosi' le estati successive.


Ora, pero', il nostro ricciolino biondo è troppo grande e pesante per stare sullo zaino e la voglia di muoversi e le gambette robuste non gli mancano.


Tuttavia, anche per vie di esperienze pregresse con fratellini, cuginetti, nipotini ecc., sapevamo che il problema, con i  bambini, non è la stanchezza fisica, ma la noia o meglio, l'assenza dell'ambizione di raggiungere la vetta.
Per un bimbo non è importante dove si arriva, l'idea di dover raggiungere un luogo solo perchè è una cima, sembra non stuzzicarli affatto.
Forse, solo perchè sono piu' saggi di noi.

E allora, per farlo camminare, noi ricorriamo a dei trucchetti, dei piccoli strategemmi.
Questi:
1) scegliere, innanzi tutto, una meta commisurata alle capacità del bimbo. Inutile programmare un'escursione in ripida salita di tre ore con un bimbo di tre e mezzo. La frustrazione sarebbe dietro l'angolo e l'avventura si trasformerebbe in una inutile fatica.
Meglio scegliere un itinerario piu' corto, se possibile che alterni salite a tratti pianeggianti;



2) coinvolgere il bimbo nella scelta, proponendogli due o tre itinerari possibile e facendogli immaginare lo scenario ambientale (ad es., uno è corto e piu' faticoso ma saremo in un bel boschetto, in mezzo ai pini e al ruscello, con ponticelli e folletti da cercare; l'altro è piu' in piano ma non ci sono alberi, quindi farà piu' caldo, ci saranno le cime innevate da guardare e un laghetto...ecc.). Se possibile, il tutto mostrando delle foto o una cartina (anche se non è in grado di leggerla, apprezzerà l'idea del coinvolgimento);


3) portarsi dietro una cartina e fingere che sia una specie di mappa del tesoro;

4) stabilire una meta che abbia davvero punti di interesse per il bimbo: si puo' trattare di un parco giochi dove si parcheggia, a cui promettere di tornare al ritorno se si comporterà bene, un laghetto di montagna all'arrivo in cui giocare con acqua, sassi o bastoni oun vero rifugio alpino da scoprire, un alpeggio a metà strada dove incontrare mucche e caprette o comprare il formaggio ecc.;
Parco giochi di Albard di Donnas

5) inventare storie ambientate nei boschi, lasciando spazio alla fantasia, alle leggende locali, ai gusti del bambino.
Per esempio, si possono cercare i folletti o gli gnomi dei boschi, descrivendo ai bimbi tutto quello che sappiamo o immaginiamo del loro modo di vivere (e poi, chi ha detto che non esistano davvero?), oppure parlare degli animali che vivono nell'ambiente, dalle aquile ai camosci, dai caprioli alle volpi, dagli scoiattoli ai serpenti, e sfidare il bimbo a vederli; o ancora, approfittare della gita per imparare un po' di botanica, distinguendo i tipi di alberi ed i fiori, magari con l'aiuto di un taccuino o un libretto ad hoc (se sapete disegnare, ancora meglio, potrete fare degli schizzi da portare a casa per ricordo).
Raccontando che, piu' avanti nel sentiero, si troverà una pietra magica, una chiesetta, una cappelletta, un castagno secolare o un bel ruscello nel quale immergere i piedini, cosi' facendo, si motiverà il bimbo a proseguire;



6) cercare frutti selvatici, dalle fragoline, ai mirtilli, ai lamponi, ai funghi e spronarli ad arrivare almeno al cespuglio successivo;
 
7) munirsi di un sacchetto di caramelline colorate o biscotti, che ovviamente saranno magici e in grado di garantire poteri straordinari a chi li mangia. Noi abbiamo queste gelèe di Supermann, che regalano energia ai bimbi stanchi, facendoli saltellare veloci.
Ovviamente, andranno dosate lungo il percorso !!!
In questo caso, almeno, gli zuccheri ingurgitati saranno prontamente utilizzati;



8) ogni tanto regalare al bimbo qualche capo di abbigliamento o accessorio davvero tecnico,  come quello dei grandi: gli scarponi, gli occhiali, la bandana, la maglietta anti UVA/UVB verde acido o arancione fosforescente, i pantaloni che si accorciano, lo zainetto ecc.. facendogli notare che con vestiti cosi' non potrà mai andare piano e che servono proprio per queste avventure.
Con nostro figlio, funziona sempre !

Niente paura, alcuni costano davvero pochissimo, le magliette, ad esmpio, le abbiamo acquistate a 3,99 Euro e 6,99 Euro e sono indistruttibili)

9) portarsi dietro un peluche, delle bolle di sapone, una macchinina o altro giocattolo preferito per intrattenerlo in caso di soste o perchè possa giocare salendo;




10) farlo chiaccherare di sè, spronarlo a inventare storie o a raccontare le sue giornate all'asilo oppure raccontare una fiaba. In questo modo, neanche si accorgerà di stare camminando ed il tempo volerà!



Se ci riuscite, organizzate qualche gita con amici o parenti con figli. I bambini si divertono di piu' in compagnia.

Infine, ovviamente, dotarsi di pazienza, tanta pazienza, per eventuali capricci (soprattutto al ritorno, quando sarà piu' stanco), mettendo in conto che molto probabilmente non si arriverà dove si aveva programmato !
Ma chi ha detto cheè importante ?
E' molto meglio godersi il momento e la bellezza della natura.

"La mia ambizione e la mia forza mi impediscono di vedere il successo dove non c'è il risultato, ma negli occhi dei miei compagni, dietro alla stanchezza scorgo un'ombra di soddisfatione. 
Di quanto tempo avro' bisogno per provare non la frustrazione di un risultato mancato ma la gioia delle mezze tinte?
Quando saro' capace di sentire di aver raggiunto un traguardo anche se mi sono fermato a metà strada?"
(da "La frontiera invisibile"  di Kilian Jornet).

p.s. Le foto si riferiscono al sentiero del Re ed al sentiero 14 C che, partendo dalla valle di Champorcher (AO), appena dopo il tornante con galleria (dove ci sono due spiazzi a lato strada per parcheggiare), conduce  alla frazione della di Petit Roisier (indicati 45 minuti, noi con il ricciolino sempre camminante ci abbiamo messo 1 ora esatta), dove si trovaun vecchio mulino, un parco giochi, case e, purtroppo, pure la relativa strada asfaltata di accesso. Il sentiero, comunque, è tutto nel bosco e molto suggestivo, anche se ripido.
Si puo' scendere dallo stesso itinerario o imboccare il sentiero 13, molto piu' pianeggiante, per poi fare due tornanti in asfalto in discesa e tornare al punto di partenza.

Cosa ne pensate ? Voi conoscete altri strategemmi ? I vostri figli amano camminare ?

giovedì 28 maggio 2015

Il gioco come trasformazione e occasione di crescita

Una sera della scorsa settimana io e l'Alpmarito abbiamo partecipato ad un incontro organizzato dalle Tate famigliari del paese con un esperto di educazione infantile, che lavora per due atenei universitari.
Il titolo era "il Gioco come trasformazione".



L'esperto ci ha parlato del fatto che le persone si trasformano e crescono per tutta la vita e dell'importanza che il gioco riveste per questo processo di crescita, nei bambini ma anche negli adulti e negli anziani.

In particolare, ci è stato detto e spiegato, attraverso delle attività in cui siamo stati coinvolti (scivere e leggere ad alta voce un anneddoto che ci riguardava, inventare in gruppetti una storia con i vari aneddoti e poi rappresentarla teatralmente), che l'apprendimento è stimolato dalla "testimonianza", ossia dall'esempio fornito dagli adulti, genitori e insegnanti in primis.

E su questo, credo non ci siano dubbi.

Poi, dalla "condivisione", ossia da giochi che prevedono delle interazioni, delle condivisioni del proprio vissuto e delle proprie idee con il vissuto altrui.
Sulle prime, non avevo capito il concetto, poichè l'esperto ha esordito affermando che i giochi proposti al bambino non dovrebbero mai essere solitari.
E io su questo non sono d'accordo: trovo che giocare da soli stimoli creatività, fantasia, conoscenza di sè, riflessioni, crescita personale, insegni a bastare a se stessi ed arricchisca l'io.

Successivamente ho compreso che l'intento non era quello di escludere il gioco individuale ma spiegare il ruolo importante  dell'interazione con gli altri per la crescita e stimolare noi genitori a giocare con i figli,  mettendoci del nostro, non restando soggetti passivi.

Tutto ciò senza, e questo era il terzo punto, "sostituirsi" ai bambini, ossia bloccare le loro idee o i loro tentativi, per accorrere in loro aiuto, a partire da tutti i gesti della vita quotidiana fino al gioco.
Senza proporgli sempre attività diverse e guidarli eccessivamente, anzichè lasciarli liberi, ad esempio, di disegnare ciò che vogliono, inventare regole, impersonare il personaggio che preferiscono ecc.

Spesso noi genitori tendiamo a voler proteggere i nostri figli dagli errori oppure non abbiamo il tempo di lasciare che sperimentino e provino a fare da soli o, ancora, temiamo che si annoino.
Così facendo, però, rallentiamo anche la loro crescita.
Peccato che a volte,  dalla teoria alla pratica, il passo sia lungo!

Infine, il professore ha posto l'accento sul valore positivo di un sentimento che tutti tendiamo ad evitare: l'imbarazzo.
Diversi studi avrebbero dimostrato che, invece, l'imbarazzo è positivo perchè stimola il nostro cervello a cercare risposte nuove e più efficaci, fungendo da stimolo positivo.
Dunque, non dovremmo mai evitare ai nostri figli situazioni di imbarazzo.

Per quel che mi riguarda, però, io non credo del tutto a questa ricerca: nelle situazioni imbarazzanti molto difficilmente riesco a dare il meglio di me e a trovare soluzioni alternative, soprattutto se si tratta comunque di situazioni in cui è in gioco qualcosa di importante, come sul lavoro.
Il discorso cambia se si tratta di giochi, spettacoli, esibizioni o situazioni di vita quotidiana da mamma: in quei casi tutto è rimediabile!
Certo è, comunque, che affrontare situazioni difficili e imbarazzanti spesso aiuta ad accrescere la propria autostima, le proprie capacità e la prorpia preparazione all'imprevisto.
Sempre se ne usciamo indenni, ovvio!
Con i bambini, credo che la differenza tra l'imbarazzo come situazione di crescita o come "trauma", stia nella capacità degli adulti di non denigrarli o sminuirli, neanche inconsapevolmente, e farli sentire comunque accettati.

Il consiglio finale ? Non smettere mai di giocare e di proporre attività e giochi differenti ai nostri figli, nonchè di lanciarci noi stessi in attività e situazioni nuove.
E su questo punto, non ho nulla da dire!!!

E voi, cosa ne pensate di questi quattro punti e dei consigli dell'esperto ?
E dell'imbarazzo ?

mercoledì 27 maggio 2015

Una grotta da Guinness dei Primati (la Grotta Gigante) e le osmize

Durante la nostra Pasqua in Friuli, abbiamo avuto l'occasione di visitare una meraviglia della natura:

la Grotta Gigante di Sgonico, in provincia di Trieste
e poi di rifocillarci in una caratteristica osmiza

Dopo le bellissime grotte di Toirano e l'apprezzamento dimostrato dal ricciolino biondo di casa e dopo aver ammirato, non ancora mamma, le grotte di Postumia, non potevamo certo farci sfuggire questa altra grotta !

A pochi chilometri da Trieste, vicina alla panoramica strada costiera ed al Castello di Miramare, questa grotta calcarea, nel cuore del Carso triestino, di 10 milioni di anni, è profondissima  (la base di trova 156 metri sotto il la superficie e in un punto, non visitabile, raggiunge quasi il livello del mare, dopo una discesa di 160 metri).
La visita fa fare un dislivello di 101 mt, con ben 500 scalini (abbastanza scivolosi, perchè l'umidità è al 96%) per scendere e .....altrettanti per salire!

Se avete un bimbo, perciò, mettetevi e mettetegli scarpe comode o contate, se è piccolo, di avere uno zaino porta bimbo o di mettervelo a spalla.
Vi assicuro, però, che ne varrà la pena perchè vi troverete dinnanzi ad uno spettacolo magifico, che le foto rendono solo in minima parte.




La visita è guidata, in gruppi purtroppo numerosi (perciò è difficile sentire le spiegazioni), però c'è tempo per guardarsi intorno e osservare..

"La parte più imponente della cavità è rappresentata dalla Grande Caverna, una camera sotterranea di forma ellissoidale alta 98,5 m, lunga 167,3 m e larga 76,3 m, il cui fondo si trova a 115 m sotto la superficie e circa 160 m sopra il livello del mare. Per le sue eccezionali dimensioni la Grotta Gigante è stata inserita nel 1995 nel Guinness dei Primati come grotta turistica contenete la sala più grande al mondo”.



La particolare forma e l’enorme volume della Grande Caverna sono probabilmente dovuti alla fusione di due antiche gallerie sovrapposte. Sarebbe infatti crollato in epoche remote il pavimento di roccia che separava due distinte cavità, dando origine all’unica enorme sala oggi esistente." (dal sito ufficiale della Grotta Gigante, dove trovate tutte le informazioni utili per la visita)


 Le stalagtiti e le stalagmiti sono affascinanti !
Quanto ai tubi di plastica trasparenti che vedete nella foto, sono lunghi 95 metri e proteggono fili d'acciaio che, fissati alla roccia del soffitto, tengono sospesi due pendoli geodetici che misurano el inclinazioni e oscillazioni delle roccie, amplificandole di 40.000 volte e quindi consentendo di percepire anche movimenti per noi assolutamente impercettibili.
I dati vengono raccolti dall'Università degli Studi di Trieste e consentono di studiare terremoti, maree terresti, oscillazioni libere della Terra, fenomeni idrologici e deformazioni termiche.
Inoltre, sono collegati ad un sismografo che fa parte della rete di rilevazioni dei terremoti del Nord Italia.

Sullo sfondo vedete le scalinate per salire, a zig zag...non male, vero ?



 Quasi alla fine della salita (le scale sono protette da reti metalliche), si trova un belvedere, da cui affacciarsi sui 95 mt del fondo della grotta.
La temperatura interna è costante a 11 gradi ma a salire...si suda, anche considerando l'umidità !!
All'ingresso dell'area si trova la biglietteria ma anche un centro di accoglienza dei visitatori ed il museo speleologico dove ingannare l'eventuale attesa (noi siamo arrivati appena prima di una visita e quindi non lo abbiamo visto), in mezzo ad un'area verde. Poco lontano c'è anche un bar ristoro.

Io, però, dopo tanta fatica, vi consiglio di andare a cercare un'osmiza o osmizza, come abbiamo fatto noi!

Cos'è? Una sorta di osteria tipica friulana, cantina o locali dove si consumano prodotti del luogo, si beve vino locale e si fa  quella che in Piemonte si chiama "merenda sinoira", una cena/pranzo - merenda, con piatti semplici ma super saporiti.

Il nome dereva dalla storia, addirittura all'epoca di Carlo Magno, quando l'Istria e Trieste (all'epoca Tergeste) entrarono a far parte del Regno Franco. Pare che Carlo Magno concedesse ai viticoltori di vendere direttamente il loro vino segnalando tale attività con l'esposizione di una frasca di edera e cos' anche in epoca mediovale.
Poi, nel periodo di dominazione sburgica, alla fine del 1700, un decreto permise agli agricoltori di vendere vino sfuso e generei alimentari prodotto in casa, senza dazi, per un periodo di otto giorni per volta,
 Il termine osmizza (in sloveno osmica - pronuncia: osmizza) viene da osem che significa “otto” e indicava la durata della concessione del periodo di apertura, di otto giorni appunto, delle osmizze.




Anche oggi le cantine del Carso non sono sempre aperte, poichè il periodo di apertura consentita è legato alla produzione di vino.
Quindi conviene accertarsi delle aperture (ad esempio, qui).
Anche in questo caso, devo dire che ne vale la pena!!!


 Il vino era ottimo, era "terrano", un vino DOC della provincia di Triste e del Carso della Gorizia, nonchè della zona di Sesana, in Slovenia,  dal sapore robusto, come piace a me.
Si sposava con i piatti semplici e buonissimi !


Il locale, con panche e stufa a legna, faceva sentire a casa.
Inoltre, la tranquillità di questi luoghi li rende apprezzabili anche dai bambini, come il cibo.





Noi, con la scusa che fuori pioveva e faceva freddo e avevamo percorso 1000 scalini, ci siamo lasciati un pò andare con cibo e vino, nonchè con chiacchere in compagnia (il gruppetto di ragazzi vicino a noi avranno pensato che eravamo due madri, io e mia cugina, snaturate!!).ù

E comunque, questo viaggio mi ha convinto una volta di più che l'Italia in fatto di cibo e vino è al top  (e pure a bellezze naturali, non è certo messa male!!!).





lunedì 25 maggio 2015

Domeniche in montagna, dove si nasconde la serenità

Ieri abbiamo fatto la nostra terza escursione non invernale della stagione (per dire estiva, è ancora presto).

Non nascondo che dedicare la domenica alle passeggiate in montagna, da quando c'è il nostro biondino è molto faticoso, anche psicologicamente.
Il difficile inizia già nella scelta della meta: non troppo in alto, non troppo freddo, non troppo lunga, con sentiero non troppo esposto e possibilmente, con qualche distrazione sul cammino o all'arrivo, che si tratti di un parco giochi vicino al posteggio dell'auto, di una cappella votiva o un borgo suggestivo, da trasformare nella casa di magici amici, di mucche al pascolo o di un bel panorama, di ruscelli da attraversare in modo avventuroso o alberi secolari da scoprire.

Perchè portare un bimbo in montagna significa innanzi tutto adattarsi a lui, ai suoi ritmi, alle sue capacità ed alle sue gambette, e poi distrarlo continuamente.
Perchè i bimbi non si stancano, semplicemente si annoiano se non stimolati.

Poi bisogna preparare gli zaini, vestirsi, fare colazione, preparare l'occorrente per i panini e infine, se tutto va bene, dopo un'ora e mezza di preparativi, si potrà salire in auto.

Al ritorno poi, la faccenda si complica, perchè dopo aver disfatto gli zaini, c'è la cena o la merenda da preparare e la doccia per tutti che ci attende, oltre alle normali incombenze domestiche.

Mi chiedo spesso se ne valga la pena, se non sia meglio limitarsi a fare due passi dietro casa o stare in casa a godersi il divano o il tappeto con i giochi.
Immancabilmente, però, quando mi trovo sul sentiero, la risposta è sempre SI', ne vale la pena.

Volete sapere perchè? La risposta è nelle foto che ho in casa, quelle in cui sorrido felice, con amici, con mio figlio, con l'Alpmarito.
O sono in viaggio o sono in montagna.

Perchè è lì che trovo più facilmente la mia dimensione, che trovo me stessa, anche se attraverso la fatica e la scomodità.
Perchè è lì che percepisco la libertà, quella di scegliere dove andare, cosa fare, chi essere.
Perchè è lì che ciascuno è solo se stesso, con i propri limiti, le proprie capacità ed il proprio carattere e le sovrastrutture sociali possono essere lasciate indietro.
Perchè siamo nati per muoverci, per toccare, per esplorare.
Anche a tre anni.



Perchè le piccole fragoline selvatiche sono infinitamente più buone di qualsiasi grossa fragolona coltivata.



 Perchè qualunque ramoscello caduto, è meglio di qualunque spada di plastica.

 Perchè una cappella votiva su un roccione,
in mezzo al bosco,
significa che in quel luogo, uomini vissuti anni A.C., andavano a pregare la Dea Madre. E la spiritualità si respira davvero.

Ed è meglio di qualunque parco divertimenti. Basta giocare e osservare il mondo con occhi curiosi.

Donnas (AO)

Magari cercando di individuare dall'altro la propria casa, la propria scuola,  in mezzo alle altre.

Osservando il colore del cielo, le foglioline di diversa forma e colore, la meraviglia dei fiori primaverili...
Donnas e Pont Saint Martin (AO)


la vita in tutte le sue forme...


ed in tutti i suoi colori..


A volte prende un pò di nostalgia, pensando che non tanto tempo fa, forse giusto due o tre generazioni prima di noi, questi luoghi erano pieni di vita, gioia, calore, speranza, fatica, dolore, risate, tristezza...pieni di vita umana.

E ora sono abbandonati, in nome di un progresso che non è sempre tale.






"Grazie montagna per avermi dato lezioni di vita, perchè faticando ho appreso a gustare il riposo, perchè sudando ho imparato ad apprezzare un sorso di acqua fresca, perchè stanco mi sono fermato e ho potuto ammirare la meraviglia di un fiore, la libertà di un volo di uccelli, respirare il profumo della semplicità, perchè solo, immerso nel tuo silenzio, mi sono visto allo specchio e, spaventato, ho ammesso il mio bisogno di verità e amore.
Perchè soffrendo ho assaporato la gioia della vetta percedendo che le cose vere, quelle che portano alla felicità, si ottengono solo con fatica. E chi non sa soffrire, mai potrà capire."(Battistino Bonali).



Sullo sfondo, il forte di Bard



Info: siamo partiti da "Albard di Donnas", raggiungibile imboccando la strada che sale dietro il Municipio di Donnas, dalla statale che collega Donnas ad Aosta (seguite i cartelli), per poi parcheggiare ad Albard, dove si trova anche questo bel parco giochi, con tanto di fontana di acqua fresca e panchine...

 Si imbocca la sterrata, che presto diventa sentiero, per "Verale", che si raggiunge in circa un'ora e mezza di salita (noi ne abbiamo impiegate quasi due con il ricciolino biondo).
Superato il borgo fotografato, si giunge in poco tempo ad un bivio, si può proseguire verso la cima oppure scendere ad Albard di Bardnel bosco, per poi rientrare alla macchina seguendo i tornanti della strada asfaltata in discesa, così da effettuare un percorso circolare.

Oppure si può ridiscendere dalla stessa via della salita.
Se vi servono altre informazioni, sarò felice di fornirvele!


"Ogni cima che raggiungi, non è altro che una tappa intermedia." (Seneca)