giovedì 31 marzo 2016

Il museo nazionale dell'auto di Torino: un museo a misura di bimbi (e genitori!)

Qualche domenica fa, io ed un'altra mamma "momentaneamente single" come me (= con il marito al lavoro come il mio) con due figli di 4 e 8 anni, abbiamo deciso di portare in gita i nostri bimbi.

Scartata l'idea iniziale del Safari Park, a causa della minaccia di pioggia, abbiamo optato per il Museo Nazionale dell'Automobile di Torino, a cui non era stata nessuna delle due.


Ebbene. Scelta azzecata, per noi e per i nostri figli ed è per questo che ho pensato di raccontarvelo: infatti non sono molti i musei in cui far trascorrere piacevolmente il tempo ai bimbi senza che facciano danni o si annoino e, soprattutto, non sono molti i luoghi chiusi in cui trascorrere le domeniche di brutto tempo in modo divertente ed istruttivo per grandi e piccini.

Questo a me è parso il museo giusto.

Prima un pò di storia: nell'opuscolo illustrativo si legge che, fondato nel 1932, il Museo Nazionale dell'Automobile è oggi uno dei musei tecnico - scientifico più famosi al mondo.
Ristrutturato nel 2011 e inserito nel 2013 dal "The Times" nella classifica dei 50 migliori musei del mondo, ha una impostazuione educative scientifica, con lo scopo dichiarato di trasmettere alle generazioni future il messaggio che: " la storia della mobilità è la storia della creatività applicata alla funzionalità e deve insegnare a riflettere su cosa sarà del futuro della Terra se non iniziamo a prendercene cura". 
Dal 2014 il museo è diventato interattivo, si è dotato di rete wi-fi aperta e gratuita e di una App dedicata.

In parole povere: è moderno, interattivo e molto curato negli allestimenti.
Si parte dalle prime autovetture, poco più che carrozze, e dalla storia delle officine meccaniche e dei primi giri in auto nel mondo, con ampio spazio dedicato alle imprese italiane ed alla prima donna ad aver ottenuto la patente.



Poi, attraverso la storia dei mezzi di trasporto, si narra anche la società e il costume del Novecento.
Vi sono proiezioni cinematografiche del periodo, 200 automobili originali di diverse marche, filmati storici e indicazioni sulle evoluzioni della tecnica e gli avvenimenti storici che hanno segnato le varie epoche.



Dal momento che le auto non sono delicate come dipinti, i bimbi possono avvicinarsi e toccare (o meglio, non dovrebbero ma se capita, non è nulla di grave), il personale è numeroso e con noi è sempre stato gentile nel far osservare le regole, senza imporre rigoroso silenzio o libertà di movimento (poi, certo, nessuno dei bambini si è messo a salire sulle auto o urlare senza controllo, questo è ovvio).

I filmari hanno catturato i piccoli, così come gli allestimenti delle sezioni relative alle auto più moderne e da corsa, veramente ben  fatti e curiosi, che hanno fatto fare a me ed alla mia amica M. un vero tuffo nel passato nostro e, soprattutto, dei nostri genitori.




(questa foto è relativa alla divertentissima sezione dedicata agli arredamenti creati con pezzi di auto)


Non sono mancate le auto da corsa, i grandi piloti e uno sguardo al futuro ed ai prototipi innovativi






C'è poi un piano con una specie di mini trenino sui cui fare un giro (o anche tre di seguito, come abbiamo fatto noi), che mostra il funzionamento di una catena di montaggio e le varie fasi di assemblaggio dell'auto.
Inutile dire che è piaciuto molto ai bimbi, così come sedersi su apposite sedie per vedere, tramite una sorta di casco, i video degli spot pubblicitari delle auto, divisi per anni e tipologia (i più stravaganti, i comici, gli innovativi, i descrittivi ecc.).



Ovviamente non manca il settore dedicato ai motori ed alla meccanica, oltre che alla evoluzione della ruota.
Noi, non avendo uomini interessati al seguito, siamo passati rapidamente.



E poi un pavimento illuminato con tutta Torino da calpestare e su cui correre, che ha dato sfogo al ricciolino ed alla sua amichetta, in un giro di visita che per noi è durato due ore e mezza abbondanti.



Le auto preferite del ricciolino biondo? Eccole!



 Non male come scelta, vero?

Insomma, merita davvero una visita e devo ringraziare Francesca, del blog Patatofriendly per avermi spinto, con il suo racconto, ha vedere un pezzo di Torino che mi era sfuggito durante gli anni dell'Università.(qui trovate il racconto, le foto e le info di Francesca).

Infoemazioni utili: il museo è nelle vicinanze del Lingotto fiere, vicino al Po e ad aree verdi con parchi giochi, in cui fare un picnic, volendo, o sfogare le energie dei più piccoli dopo la visita.
Nel museo i bagni sono dotati di fasciatoio, ci sono armadietti capienti per riporre ciò che si vuole lasciare all'ingresso ed un ampio bar-ristorante.
Volendo, organizzano anche laboratori e visite didattiche.
Il biglietto di entrata non è economico (12,00 Euro) ma il museo era pulitissimo (e non è mai scontato), molto grande e tutte le apparecchiature tecnologiche erano funzionanti. Comunque i bimbi con meno di 6 anni entrano gratis e quelli fino ai 14 anni pagano il ridotto (Euro 8,00).
Trovate tutte le informazioni pratiche e gli orari sul sito del museo.

p.s. Il post non è sponsorizzato bensì frutto dell'entusiasmo di una bella giornata!

venerdì 25 marzo 2016

Le letture di Mamma Avvocato: "E' tutta vita" e "Mi piaci, ti sposo"

"E' tutta vita" di Fabio Volo, ed. Mondadori, 2015, euro 19,00, pag. 234
Avevo già letto, in passato, un romanzo di Fabio Volo, senza esserne affatto convinta. Ciò nonostante, dopo aver letto l'opinione positiva di Mamma Piky e averlo trovato a disposizione nello scaffale "novità" della biblioteca proprio il giorno dopo, l'ho preso in prestito.
Devo ammettere che l'ho letto quasi d'un fiato. Scorre e coinvolge, anche se il protagonista maschile non ispira nessuna simpatia (almeno, non a me) e in quello femminile non mi sono ritrovata granché.
Ha il pregio, però, di raccontare da un punto di vista maschile lo sconvolgimento di una coppia all'arrivo del primo figlio, esprimendo sentimenti forti senza censure e raccontando una quotidianità incentrata sul nuovo nato da cui tutti noi siamo genitori siamo passati.
Voglio sperare che non tutti gli uomini siano come Nicola, il protagonista ma credo che faccia bene, ai noi donne, provare ad immedesimarci nell'altra metà della nostra coppia e, ai papà, magari riconoscersi in questo romanzo in cui, ve lo dico subito, il lieto fine c'è, anche se a mio parere un po' troppo affrettato.
Avrei voluto che lo leggesse anche l'Alpmarito per sapere il suo parere e per avere la possibilità di parlarne ma la sua risposta è stata categorica: non ho bisogno di leggerlo per sapere che sarà una c...a. Alla mia insistenza, ha ribadito che se proprio avessi insistito lo avrebbe letto ma che dubitava avrebbe cambiato idea, dunque ho lasciato perdere.
"Non avere figli è come fare una passeggiata in campagna. Trovi un albero vicino a un ruscello, ti puoi sedere sotto la sua ombra, puoi fare una bella pensi ch'ella e mangiare qualche frutta. Niente male, direi, non ci si può lamentare. Avere figli è come camminare in montagna, la salita è molto in faticosa della pianura, ma quando alzi lo sguardo vedi panorami che da qui non si vedono. La vita che hai scelto è quella da cui si vede il mare, per cui non rompere i coglioni ogni volta che c'è una salita ripida.", pag. 217
***
Tra una coda in cancelleria ed una dal medico, ho letto anche questo romanzo, in formato e-book:
"Mi piaci, ti sposo" di Simona Fruzzetti, ed. piemme
Anche in questo caso, l'ispirazione è venuta da Mamma Piky, che ne aveva parlato molto bene, pur precisando il suo carattere di lettura d'evasione al femminile.
Io, però, ne sono rimasta un po' delusa.
La trama, in stile Kinsella, non mi ha convinta, pur essendo certamente divertente.
Ho trovato lo stile un po' troppo colloquiale e mi hanno infastidito lo scarso uso della punteggiatura e alcuni errori che, in parte, forse non dipendono dall'autrice (come la virgola alla fine di molte battute, nei dialoghi, al posto del punto. A meno che non sia così solo nel mio eBook? E' un problema del Kindle?) e per la restante parte, voglio sperare, sono stati voluti perche' ritenuti appropriati alla protagonista.
Francamente, però, alcuni mi hanno fatta sobbalzare (ad esempio: "Forse per te era meglio una camomilla,» faccio notare ammiccando la tazzina."; o ancora: «E certo, lui è un notaio. Scommetto che se faceva il fornaio a quest’ora non eri qui a incolparmi di aver fatto saltare il matrimonio dell’anno.»; o ancora: «Spero che nella tua borsa non ci sia stato qualcosa di fragile,» mi sussurra guardandomi attraverso il vetro.")
In compenso, il suo blog mi piace, dunque continuerò a seguire i suoi scritti on line anziché i suoi romanzi, il cui costo in formato e-book, questo va precisato, e' decisamente contenuto.
Con questo post partecipo al consueto appuntamento del venerdì di Paola.

lunedì 21 marzo 2016

Ritrovarsi

Da troppo tempo l'Alpmarito lavora tanto, troppo, anche nel fine settimana. Lo fa per noi, per se stesso, perché non si può non fare.

Quando non lavora, ci sono le commissioni e il ricciolino biondo, da seguire, con cui stare, con cui giocare, come è giusto che sia.

Però, a volte, bisogna anche ricordarsi di essere una coppia. Ritrovarsi.

Per me, la mezza giornata rubata al lavoro e agli impegni della scorsa settimana e' stato questo: ritrovarsi.

Su una pista praticamente vuota, i muri della nera ben battuti e a disposizione, il sole alto nel cielo, nessuna coda, una discesa dietro l'altra, la velocità, il Monte Rosa a incorniciare il tutto. Sentirmi bene.

Godersi la sciata e la montagna tutta nostra.

E noi, a fare ciò che ci è sempre piaciuto fare.

In fondo, bisognerà pure trarre qualche vantaggio nell'abitare a venti minuti dalle piste da sci, visto che tutti i fine settimana si subisce l'inquinamento da traffico turistico e l'imbottigliamento davanti a casa!

sabato 19 marzo 2016

"La verità, vi spiego, sull'amore": le letture di Mamma Avvocato

"La verità, vi spiego, sull'amore" di Enrica Tesio, ed, Mondadori, anno 2015, pag. 235.

Ho ordinato, comprato e affrontato la letture del romanzo di Enrica Tesio piena di aspettative.
Seguo da tempo il suo blog Tiasmo apprezzandone i contenuti e lo stile, dolce e nello stesso tempo incisivo, leggero e profondo. Me la immagino, mentre scrivo, con un sorriso lieve sulle labbra, a volte un po' nostalgico o malinconico, ma pur sempre un sorriso.
E poi è torinese ed io ho vissuto a Torino e sono e resto una piemontese, anche se ora ho oltrepassato il confine della Regione (anche se di pochi chilometri).
Sapevo che nel suo romanzo avrei trovato anche parte del suo blog. Mi è già successo di leggere libri di altre blogger, a volte trovandoli un po' una replica del blog, altre rimanendo delusa, altre restando favorevolmente colpita.
Questa è una di quelle volte: la realtà ha ampiamente superato anche le mie già elevate aspettative!
Il romanzo e' divertente, fa sorridere e sognare, riflettere sui sentimenti, i rapporti di coppia, il senso di essere una famiglia. E lo fa con il suo stile particolare, lo stesso dei post.
Ho riconosciuto qualche passo già letto su blog e social ma integrato in una storia per me nuova, in cui accade poco a livello di azioni ma tantissimo a livello di sentimenti, cambiamenti familiari ed emozioni.
Un bel romanzo, che ho consigliato anche a mia madre e mia nonna e in cui, forse, tutte noi mamme e donne, soprattutto della mia generazione (che è la stessa della Tesio) possiamo riconoscerci.
Semplicemente un libro sui sentimenti e sulla maternità spassoso e toccante.
"E ci chiudiamo in noi stessi, che' il buio non entri.Ed è questa l'unica lettera, l'unica cosa che dovrei scrivere a Sara, che' se hai fortuna come me i figli ti trovano anche quando ti senti perduta."
"La maternità è tutta una lunga attesa che lui o lei comincino a fare qualcosa di diverso...Se sei una mamma tocca sempre aspettare e, quando non si aspetta, si rimpiange il tempo perduto...."
Oltre al libro, c'è una chicca: il Mammopoli, un gioco dell'oca per mamme e bambini, disegnato da Bura Bacio, in fondo al libro, a colori.
"A questo punto la notizia buona e' che il Mammopoli e' finito, il bambino dorme e tu puoi andare a piangere in salotto con la scusa che stai guardando una puntata di "Grey's Anatomy". La notizia cattiva e' che il Mammopoli e' un gioco, nella vita vera dubito che tu possa stare in salotto. Nella vita vera una madre non riposa. Si dice che Dio sia padre è infatti il settimo giorno sì è riposato.Una madre no."
E voi, lo avete letto? Vi è piaciuto quanto a me? Cosa ne pensate?
Con qualche ora di ritardo, partecipo all'appuntamento del Venerdì del Libro, pregando Paola di perdonarmi!

giovedì 17 marzo 2016

Ci sono giorni...eppure vivo.

Ci sono giorni in cui non va.
Non sei triste davvero, solo giù di tono, quasi apatica.



Giorni in cui trovare qualcosa di decente da indossare ti sembra una impresa impossibile.
Giorni in cui entri in ufficio già stanca.
Giorni in cui basta una parola non detta per farti sentire trasparente.
Giorni in cui ti sembra che le ore scarrano tra le dita, mentre aspetti solo che arrivi sera e sia ora di dormire.
Giorni in cui lo sforzo di cucinarti il pranzo ti fa passare la voglia di mangiare.

Non c'è niente che non vada davvero.
O meglio, niente che tu possa cambiare, soprattutto niente che tu possa cambiare nell'immediato, che dipenda da te.

Eppure fatichi a sorridere, "non hai voglia", anche se poi fai tutto ciò che devi fare, a casa come al lavoro.

Forse i giorni così bisognerebbe solo lasciarli passare.
Forse è solo stanchezza.

Però non mi piace.
Non voglio.
Mi sembra uno spreco, uno sperpero assurdo.

Allora mi do della sciocca, faccio la doccia, mi metto la crema, indosso una maglia rosa, lavoro, guardo la natura sbocciare, penso a quando andrò a prendere mio figlio a scuola, mi costringo a sorridere.

E vivo.








p.s. E magari prenoto pure il dosaggio di magnesio e potassio che mi ha prescritto l'allergologa e cerco di andare a dormire un'ora prima!

 



martedì 15 marzo 2016

I vantaggi della secondogenitura

Pochi giorni fa vi ho raccontato quelli che, secondo me, sono gli svantaggi di essere una secondogenita, premettendo di non mettere in dubbio l'amore dei genitori per ciascuno dei propri figli.

Oggi vorrei elencarvi quelli che credo siano i vantaggi del nascere per secondi.


1. Il primogenito/la primogenita può averti già aperto la strada, affrontando le discussioni con i genitori per ottenere permessi o vantaggi che a te, invece, basterà domandare per ottenere.
Può valere per l'uscire la sera con gli amici, il cinema o la pizza, le vacanze da soli o anche solo guardare la tv fino alle 21.30 anzichè le 21 o mangiare la caramella in più.
Non è detto, però, che i primogeniti facciano sempre da "apripista".
Nel mio caso, ad esempio, sono stata io ad insistere per frequentare l'università risiedendo per qualche tempo in città e sempre io a discutere per ottenere il permesso a prendere la patente della moto (e poi se ne è giovato anche mio fratello maggiore).
In altri casi, il grosso del lavoro lo ha fatto lui.

2. La pressione delle aspettative e delle ansie dei genitori è certamente minore, poichè ripartita su due figli anzichè su uno. E' un vantaggio anche per il primogenito, che si attenua per entrambi i figli se di sesso diverso, quando le aspettative sono in parte diversificate in base al sesso di nascita.

3. Ci sono più bambini che girano per casa, più amichetti, più feste, gite, pic nic in compagnia.
Perchè una volta sei tu ad invitare qualcuno, un altra è il primogenito, una volta si festeggia te, un'altra lui, una volta siete invitati alla festa di un tuo amico, una volta a quella dei suoi. Insomma, le occasioni di gioco ( e scorpacciata di dolciumi) in compagnia si moltiplicano, soprattutto se si è vicini per età e alcuni bambini vanno d'accordo con entrambi.

4. Ci sono più giochi, libri  e cartoni a disposizione in casa. E' vero, bisogna sempre condividere, spesso si litiga, spesso bisogna mediare ma, nel complesso, le opportunità ed in beni materiali aumentano.

5. Non sei (quasi) mai del tutto privo di un compagno di giochi, volendo di un complice per le tue marachelle.
Magari il rapporto con il primogenito non è proprio idilliaco oppure devi adeguarti al gioco che ha scelto lui (ma altre volte sarà lui/lei ad adeguarsi al tuo), però i lunghi viaggi in auto, i pomeriggi di pioggia, le giornate estive, le serate in casa, saranno sempre più piacevoli perchè, volendo, avrai sempre qualcuno con cui giocare, soprattutto se si è vicini di età.

6. Non ti senti mai solo. Quando inizi un ciclo scolastico, di solito conosci già la scuola materna, elementare o media, perchè ci andavi già ad accompagnare lui/lei, oppure lui/lei ancora la frequenta e sai che se avessi davvero bisogno, ci sarebbe. 
Non sei mai solo al centro estivo o colonia e a volte puoi iniziare a praticare uno sport o suonare uno strumento che sai già ti piacerà, perchè il primogenito ci è già passato e tu hai potuto provare.
Oppure puoi scegliere un'attività totalmente diversa che sia solo tua.
Crescendo, se il rapporto tra fratelli si mantiene sereno (il che, purtroppo, non sempre capita, soprattutto dopo i rispettivi matrimoni/convivenze), non sei mai solo neppure nell'affrontare momenti difficili della vita, dalla malattia, a incidenti, problemi lavorativi, necessità dei genitori.

7. I pranzi e le cene di famiglia sono più numerose, chiassose, allargate, divertenti. E si mangia pure di più. Almeno, questa è la mia esperienza e quella di mio marito!

8. I genitori di solito affrontano il loro compito con te in modo più rilassato e meno rigido che con il primogenito. Certo, a volte si aspettano che tu sia uguale a lui e fanno spiacevoli confronti, però si adattano anche più facilmente e cedono prima.
In altre parole: è più facile prenderli per sfinimento!
I terzi/quarti/quindi e via dicendo, in questo, hanno la strada spianata.

9. Hai la possibilità di trovare un confidente in casa, più adatto a certi discorsi dei genitori.

10. Anche se non hai ancora la macchina o sei più piccolo dell'età a cui i tuoi genitori hanno consentito al primogenito di uscire da solo, puoi contare su di lui (o sui suoi amici) per i passaggi o sfruttare la carta del "ma dai, c'è lui/lei a controllare!" per godere di libertà più precocemente. Certo, a patto di ignorare i suoi musi lunghi perchè deve portarsi la "sorellina" o il "fratellino" appresso!

11. Se il primogenito è maschio e tu sei femmina o viceversa, significa che avrai in casa esponenti dell'altro sesso che sono suoi amici/che poco più grandi di te e, se sei fortunato, qualcuno sarà anche molto carino/a.
E questo, nell'adolescenza, non guasta!

12. Infine, ti abitui fin da piccolo a mediare, condividere e accettare limitazioni e rinunce ma anche ad apprezzare le rinunce, i limiti  e le condivisioni che gli altri accettano per te. A volte anche a fare squadra. Ed è un insegnamento davvero prezioso.

Secondogeniti, che ne pensate? Avete altro da aggiungere o osservazioni da fare?




lunedì 14 marzo 2016

I sogni e la realtà: overo great expectations, grandi speranze e grandi aspettative


Da che ho memoria, ho sempre desiderato fare l'avvocato, come mio padre, e nello stesso tempo, essere una mamma lavoratrice, come mia madre, che ricordo bellissima vestita "da ufficio"  ma anche sempre presente e pronta a giocare e portarci di qua e di là.

Mi immaginavo avvocato di successo, impeccabile e preparatissima ma anche mamma presente, capace, giocosa, attenta.
Con tre figli almeno.

Mi immaginavo sempre di corsa ma non in affanno, occupata ma non preoccupata.

Immaginavo un gatto ad accogliermi sulla porta di casa o in balcone a prendere il sole, i bambini fare i compiti tranquilli in cucina mentre io sistemo e il marito prepara la cena.

Immaginavo un uomo con  cui condividere tutto, capirsi al primo sguardo e ridere molto.

Di diventare una cuoca passabile, invece, non l'ho mai neppure immaginato (per fortuna).

Immaginavo passeggiate in montagna e a sciare con bimbi al seguito, prima nel porte-enfante e  poi in fila dietro di noi. 
Immaginavo estati in tenda, giri in bici, arrampicate tutti insieme.
Tanto lavoro e tanto tempo libero insieme.

Immaginavo giornate con i miei fratelli e le loro famiglia, i loro figli.
Pranzi o cene nel weekend tutti insieme, a casa dei miei genitori, con i cuginetti che crescono insieme.

Immaginavo di fare tanti picnic e gite con gli amici di sempre, condividere attivitàò, sport, visite e viaggi.

Immaginavo di far addormentare mio figlio suonando Bach al pianoforte.

Diventando mamma, però, non sono riuscita a costruire una realtà identica ai miei sogni.
In parte è dipeso da me, senz'altro, tuttavia per la maggior parte sono state gli eventi della vita e le altrui decisioni a modificare le aspettative.

Sono diventata avvocato e, tutto sommato, sono abbastanza soddisfatta del mio lavoro.
Sono sempre di corsa, ma anche in affanno.
Occupata ma anche preoccupata.
Il gatto c'è (anzi, la gatta) però qualche volta quando noi rientriamo in casa lei preferisce uscire a farsi una passeggiata e godersi il silenzio (e non riesco proprio a darle torto!).
Ci sono lavoro e tempo libero, solo che sembrano non essere mai in sincronia.
Il figlio è uno solo, il fato per ora ha deciso così anche se il tre, per me, rimane il numero perfetto.
I compiti da fare per fortuna non ci sono ancora e mentre io cucino il ricciolino più che disegnare o giocare tranquillo reclama attenzioni.
Il marito che prepara la cena c'è solo a singhiozzo, anche se non per colpa sua.
Condividiamo molto ma non tutto (e forse è meglio così) e mi sono rassegnata al fatto che gli sguardi delle donne non sono così intelleggibili come ci piace pensare.
Non ridiamo più molto, presi da mille pensieri e occupazioni, però ci capiamo ancora quanto basta.
Come cuoca ho guadagnato punti, più di quanto mi aspettassi, a patto di non essere troppo esigenti e non allarmarsi per un leggero odore di bruciato.
Sport e gite insieme ci sono tutte, anche se è quasi sempre più faticoso che andare a lavorare e non tutto si può ancora fare in tre, però è questione di tempo e va bene così, perchè quando "facciamo qualcosa" insieme siamo davvero felici.
Il pianoforte non è ancora riuscito ad entrare in casa nostra, ma non ho perso la speranza.
La paura, semmai, è di non saperlo più suonare.

La mia famiglia di origine si è disgregata e i cuginetti si vedono, quando va bene, una o due volte all'anno, spesso per caso.
Ma non dipende da me e mi sono rassegnata.
In questo, la famiglia di origine di mio marito ha superato le aspettative ed un pò compensa.

Questo, però, rimane il mio più grande cruccio, come non riuscire più a vedere gli amici di sempre con l'assiduità di prima e, soprattutto, non riuscire a condividere altro che pranzi o cene, per la maggior parte.
Che è già bello e mi piace, però vorrei riuscire a fare di più.
Forse, però, anche in questo caso è questione di tempo.

Insomma, da mamma in tailleur e cartella con figlio sorridente per mano, come mi immaginavo, mi sento più mamma in tailleur con cartella dimenticata per terra in qualche angolo e figlio piangente attaccato alla gamba o mamma in tailleur con cartella sbrindellata che urla al figlio sorridente: "Adesso basta giocare, dobbiamo andare, siamo in ritardooooooo!!!"

Di una cosa però sono certa: mio figlio supera ogni immaginazione. Non avrei potuto sperare di più (sì, anche quando fa i capricci o alla sera mi fa urlare dal nervoso perchè non vuole andare a dormire, sì).






venerdì 11 marzo 2016

"Primogeniti, mediani, ultimogeniti...", un libro per riflettere sulll'ordine di nascita.

"Primogeniti, mediani, ultimogeniti...Come l'ordine di nascita inluenza il carattere e la personalità di un bambino", di Michael Grose, ed. Red, pag. 110, Euro 12,00


Ieri vi ho parlato degli aspetti negativi dell'essere un secondogenito, ovviamente secondo l'esperienza mia e dei secondogeniti con cui mi sono confrontata.

Oggi, vorrei consigliarvi un breve saggio, cercato e letto proprio per approfondire le mie impressioni sul tema.

Secondo l'autore: "L'ordine di nascita è il fattore meno compreso e più sottovalutato tra quelli che influenzano il comportamento umano, ma uno dei più semplici da capire. Per comprenderlo basta un pò di buon senso.." 
Capirlo e tenerne conto può aiutare nelle relazioni tra familiari, nella scuola, sul luogo di lavoro, tra amici e nella vita di coppia.
Con due importanti precisazioni, ripetute più volte nel saggio:
- la prima, a mio parere scontata, è che "..l'ordine di nascita è solo una delle determinanti del futuro del bambino, non una sentenza per la vita";
- la seconda, ragionevole, che bisogna tener conto anche della funzione che la persona occupa in famiglia, acneh a prescindere dalla posizione di nascita e che può esserle stata assegnata, nonchè del modo in cui genitori trattano i figli, del sesso e delle differenze di età tra fratelli, nonchè del temeramento di questi ultimi.

Il libro descrive le variabili familiari che influenzano la personalità, poi i caratteri che mediamente si riscontrano nei primogeniti, nei figli unici, nei secondogeniti e mediani, infine nei figli minori, dedicando a ciascun ordine di nascita un capitolo a sè, concluso sempre con i consigli per rapportarsi a ciascun figlio in base al suo ordine di nascita e come smussare i lati negativi del carattere o prevenire tensioni e disagi.

Ad esempio, dei secondi si dice che sono per la maggior parte: flessibili, diplomatici, pacificatori, spiriti liberi e generosi.
Se sono anche mediani "sono spesso gli adulti dal carattere più tenace. Sono anche i più difficili da identificare in quanto la loro personalità è influenzara dal contesto in cui si trovano, in partciolare dal fratello maggiore e dalla costellazione familiare.
Molti secondogeniti inoltre sono ribelli ed è più probabile che agiscano in modo stravagante o imprevedibile."
"I figli di mezzo sono i candidati più probabili a rompere le tradizioni familiari".
Laddove i primogeniti tendono a essere: responsabili, perfezionisti, fedeli alle regole, conservatori, deteminati e stabilire obiettivi.

Passa poi ad analizzare brevemente le varie "combinazioni" familiari (ad es., primogenito con fratelli, primogenito con sorelle, primogenito con fratelli e sorelle, ecc) e le caretteristiche che ne derivano negli individui.

Io, ad esempio, secondo il libro sono una secondogenita che è anche mediana, avendo un fratello minore, dovrei avere anche caratteristiche della primogenita (e per quello che mi riguarda posso confermalo), dal momento che sono l'unica figlia femmina e mio fratello ha nove anni in meno di me, mentre il carattere di solito si forma nei primi cinque o sei anni di vita.

In un altro capitolo che ho trovato particolarmente interessante, l'autore esamina lo stile genitoriale in base all'ordine di nascita dei genitori, per poi "smontare" le convizioni sbagliate dei bambini e offrire qualche suggerimento su come affrontare la rivalità tra fratelli, con alcuni consigli che io ho trovato tutt'altro che scontati e banali.
Inoltre Grose fa alcune interessanti considerazioni  sull'impatto sociale della dominuizione del numero medio di figli per famiglia e la presenza sempre più preponderante di figli unici.

Io, nelle descrizioni dei figli, seppur schematizzate e semplificate, ho rivisto molto sia di me che dei miei fratelli, nonchè di mio marito (primogenito) e dei suoi fratelli, così come vi ho visto molti amici di diverso ordine di nascita.
Insomma, una lettura non impegnativa, non certo stupefacente ma comunque sicura fonte di riflessioni e stimoli.

"La conoscenza dell'ordine di nascita vi aiuterà dunque a comprendere che il vostro posto nella famiglia d'origine ha esercitato un influsso fondamentale sulla vostra vita, dal rendimento scolastico, alla scelta della professione e perfino alla scelta del partner. Il vostrio ordine di nascita e quello dei vostri genitori influisce sulla vostra relazione affettiva, così come sul tipo e sul numero dei vostri amici.
In quale posizione avreste voluto nascere? Ogni bambino mi dice che la sua posizione è la peggiore. I primogeniti si lamentano dei genitori rigidi o della vota dura che hanno avuto in confronto ai fratelli (- è mio marito!- ). I secondogeniti e i nmediani recriminano gli svantaggi che comporta il dover seguiire i passi di un altro (-sono io!-). Gli utlimogeniti sottolienano che nessuno li ha mai presi sul serio.
In realtà, ogni posizione ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, per cui è meglio convivere serenamente con la propria."
 "Il giudizio sui vostri figli sarà influenzato dalla vostra posizione di nascita. "

Questo è il mio consiglio di lettura per il Venerdì del Libro di questa settimana.

giovedì 10 marzo 2016

Essere un secondogenito o una secondogenita.Il brutto di essere il secondo figlio.


Ogni volta che leggo e sento discorsi relativi ad avere più figli, mi pare che tutti i genitori si preoccupino della reazione del primogenito e giustifichino le proprie scelte con riferimento anche/solo al benessere del primogenito.
Una delle domande classiche che sento rivolgere alle neo bismamme è: "Come ha preso la nascita il primogenito? E' geloso?"
Mamme che temono di non poter amare il loro secondo figlio quanto il primo (salvo poi amarlo altrettanto quando nasce, ovviamente), mamme che temono di trascurare il primogenito, che si preoccupano di far arrivare un regalino al primo in occasione della nascita del secondo o che invitano parenti e amici in visita a prestare attenzione (e portare un dono) anche al primo figlio.

Niente di male, si intende. Anzi, mi paiono precauzioni, preoccupazioni e curiosità fondate.
Però...
C'è un però.
E' raro che qualcuno si preoccupi di come si troverà, questo secondogenito, arrivando in una famiglia già formata, di come si sentirà rispetto al primogenito, di cosa penserà, nella vita, del suo essere arrivato secondo.

Io sono la seconda di tre figli, l'unica femmina, ed ho sempre pensato che l'ordine di nascita abbia in qualche modo influito sul mio carattere e la mia personalità.
Perchè così come non è facile passare da figlio unico a primogenito, non è però neppure facile essere sempre e comunque il secondo.

Essere secondi vuol dire non poter godere mai dell'attenzione esclusiva di genitori e nonni (nonchè di altri parenti e amici di famiglia).
E non parlo di momenti dedicati in modo esclusivo ad un figlio piuttosto che all'altro, perchè questo è possibile volendo, e molti genitori lo fanno.
Parlo della consapevolezza di essere il primo ed unico pensiero della propria mamma al risveglio, che i tuoi genitori pensano a te prima di ogni altra cosa, si preoccupano solo di te e della tua felicità e salute prima di ogni altra preoccupazione.
E vi assicuro che si percepisce, sempre.

Essere secondo vuol dire doversi adattare non solo a due genitori, ma a due genitori + 1, un bambino, uno che è pari a te (ossia non adulto e figlio quanto te).
Sin dal primo respiro.

Essere secondo vuol dire che, per quanto i tuoi genitori/nonni ti amino quanto il primo figlio, le loro emozioni nei confronti di ciò che dirai e farai, saranno comunque sempre diverse rispetto a quelle che hanno provato di fronte alle prime volte del loro primogenito.
Perchè lo stupore, la meraviglia, la magia delle prime volte del tuo primo figlio, non credo si possano ricreare assolutamente identiche e con la stessa intensità anche in merito al secondo/terzo ecc.
E, lasciatemelo dire da figlia (non da bismamma, perchè non lo sono), è una sensazione che si percepisce.

Essere secondi significa dover sgomitare per crearsi un posto in famiglia, per imporre i propri bisogni e i propri desideri, sempre.
Dal giocattolo al cibo in tavola.
Perchè è vero che i secondogeniti spesso possono contare su un fratello/sorella più grande con cui giocare, che adorano ed imitano, e sui suoi giochi ed amici, però è anche vero che spesso abitudini, ritmi e gusti imposti dal primogenito si sono ormai radicati e non vengono modificati se non con fatica.

Essere secondogeniti significa adattarsi a abiti, giochi, mobili per l'infanzia di seconda mano, non dico sempre, ma di sicuro qualche volta.
Non comprati apposta per te, ma per il primogenito e poi "passati" a te, anche se ancora troppo grandi, se vecchi o del colore che non ti piace.

Essere secondogeniti significa subire il confronto con il primogenito e con le aspettative create dal carattere, dalle reazioni e capacità del primogenito, a casa come a scuola (se è la stessa).

Essere secondogeniti significa dover sempre cercare di attirare le attenzioni e meritare l'approvazione dei propri genitori in campi diversi da quelli in cui eccelle il primogenito, perchè altrimenti hai perso in partenza o ti imbarchi in una guerra senza fine con tuo fratello/sorella.
Oppure significa adattarsi a non primeggiare mai.

Essere secondogeniti significa non avere mai la prima/ultima parola in ogni discussione.
Oppure adattarsi a ingoiare parole e opinioni e stare in silenzio.

Significa sentirsi zittire perchè "sei troppo piccolo" o sentirsi rispondere "sei troppo piccolo per capire", non solo da genitori, nonni, parenti ecc., come qualche volta accade a tutti, ma anche da un primogenito che si atteggia a sapientone e che, in effetti, percepisci più forte e competente, perchè più grande.

Essere secondogeniti significa ricevere un giudizio non solo dei genitori, ma anche del primogenito e quest'ultimo, a volte, per te significa ancora di più.

Essere secondogeniti significa sentirsi presentare come: "la mia sorellina/il mio fratellino" agli amici del primogenito, quando quel "-ino" ti sta davvero stretto, non fosse altro che per il desiderio di tutti i bimbi di sentirsi grandi.

Essere secondogeniti significa avere qualcuno che sminuisce le tue conquiste, magari inconsapevolmente, spesso senza mala fede, ai tuoi occhi prima ancora che agli occhi di genitori ed estranei.
Perchè, ad esempio, se hai appena imparato a leggere e vuoi mostrare quanto sia straordinario e cerchi di spiegarlo, è difficile che tuo fratello/sorella grande a un certo punto, pur lodandoti, non ti dicano anche che loro, comunque, lo sanno già, ci sono arrivati prima di te (e non importa se è un prima dettato solo dalla legge del tempo).

Essere secondogeniti significa aspirare sempre alla compagnia ed ai giochi del primogenito, che però spesso e volentieri ti rifiuta o tende ad emarginare.
E comunque, per i suoi amici, resterai sempre "il fratello/la sorella di".

Essere secondogeniti significa dormire sempre più in basso nel letto a castello, non ricevere certi regali "perchè tanto ha già quello del fratello/sorella", significa occupare una stanza che non è mai stata tua, ma solo "sua" e poi "vostra"/"nostra" e magari pure occupare i cassetti/ante dell'armadio liberati dalle sue cose per le tue.

Essere secondogeniti significa, a volte, avere meno possibilità di scelta, perchè se tuo fratello/sorella già fa basket/danza il martedì e giovedì in un posto, difficilmente tua madre e tuo padre ti iscriveranno al corso di musica/pattinaggio o quel che si vuole che si svolge in altro luogo le stesse sere/pomeriggi, per ovvi motivi.
E qausi sicuramente tenteranno anche il colpo di farti appassionare allo stesso sport o alla stessa attività extrascolastica, così da facilitare l'organizzazione familiare e ottimizzare costi e attrezzature.

Essere secondogeniti significa subire il condizionamento che le esperienze con il primogenito hanno impresso ai tuoi genitori.

Essere secondogeniti significa, a volte, sentirsi l'ultima ruota del carro.
Soprattutto se un genitore, sottovalutando il dolore che sta infliggendo, te lo dice pure.


Ecco perchè, non dovrebbe stupire così tanto che, a volte, siano più gelosi i secondogeniti dei primogeniti.


P.s. Doverosa precisazione: con questo post non voglio sostenere che i secondogeniti crescano necessariamente male o si sentano sempre trascurati, ma solo far notare i lati negativi del nascere per secondo (ma anche per terzo, quarto, quinto ecc.)
Perchè, secondo me, troppo spesso non ci si pensa neppure.
Ovviamente ci sono anche alcuni lati positivi, sempre secondo la mia esperienza, che però vi racconterò un'altra volta!

martedì 8 marzo 2016

La festa della donna e le toghe rosa. Perchè oggi io voglio festeggiare.

Oggi, 8 marzo 2016, in occasione della festa della donna il CNF (Consiglio Nazionale Forense), con la sua newsletter via mail, mi ricorda che "Secondo gli ultimi dati relativi all’Albo telematico, aggiornati a dicembre 2015, le Avvocate iscritte sono infatti 111.605, ossia il 47% di tutti gli iscritti. Un numero che fa impressione anche solo paragonandolo al numero delle Avvocate iscritte nel 1981: appena il 7%."


Dal 7% al 47%, in 34 anni.
Un numero che impressiona e lo fa in positivo.

Ancor più impressionante, però, è pensare che, secondo i dati di Cassa Forense: "il reddito professionale medio femminile nel 2014 è stato pari a euro 22.070, contro i 51.503 dei colleghi uomini."

Le donne rappresentano quasi la metà dell'avvocatura, dunque, ma guadagnano in media meno della metà dei loro colleghi maschi.
E non mi si dica che è perchè lavorano meno ore o si dedicano meno alla professione.
Se lo fanno, quando lo fanno, è perchè devono occuparsi anche della famiglia e della casa, quando quasi sempre i colleghi maschi delegano alle loro mogli/compagne.
La verità è che la parità non esiste, non ancora, nè nelle libere professioni nè nella intimità domestica nè nel lavoro dipendente.

Non solo.
La stessa mail mi informa che l’Istat nell’ultimo rapporto del giugno scorso ha concluso che: “La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri”.

Viene da pensare che, se questa è la situazione, c'è poco da festeggiare.

Eppure no.

Oggi, secondo me, bisogna partire da quei dati per festeggiare le conquiste, per pianificare i prossimi passi di una lotta di civilità pacifica eppur dura e dolorosa, per sognare in grande.
Come noi donne, se vogliamo, sappiamo fare.

La storia lo dimostra.

Lidia Poet, laureata in Giurisprudenza nel 1881, fu la prima donna ad essere iscritta ad un Albo di Avvocati nel 1883.
Nessuna legge lo vietava, eppure la Corte d’Appello di Torino annullò l’iscrizione con una sentenza che ha fatto la storia (confermata dalla Corte di Cassazione).

La questione sta tutta in vedere se le donne possano o non possano essere ammesse all’esercizio dell’avvocheria (…). Ponderando attentamente la lettera e lo spirito di tutte quelle leggi che possono aver rapporto con la questione in esame, ne risulta evidente esser stato sempre nel concetto del legislatore che l’avvocheria fosse un ufficio esercibile soltanto da maschi e nel quale non dovevano punto immischiarsi le femmine (…). Vale oggi ugualmente come allora valeva, imperocché oggi del pari sarebbe disdicevole e brutto veder le donne discendere nella forense palestra, agitarsi in mezzo allo strepito dei pubblici giudizi, accalorarsi in discussioni che facilmente trasmodano, e nelle quali anche, loro malgrado, potrebbero esser tratte oltre ai limiti che al sesso più gentile si conviene di osservare: costrette talvolta a trattare ex professo argomenti dei quali le buone regole della vita civile interdicono agli stessi uomini di fare motto alla presenza di donne oneste. Considerato che dopo il fin qui detto non occorre nemmeno di accennare al rischio cui andrebbe incontro la serietà dei giudizi se, per non dir d’altro, si vedessero talvolta la toga o il tocco dell’avvocato sovrapposti ad abbigliamenti strani e bizzarri, che non di rado la moda impone alle donne, e ad acconciature non meno bizzarre; come non occorre neppure far cenno del pericolo gravissimo a cui rimarrebbe esposta la magistratura di essere fatta più che mai segno agli strali del sospetto e della calunnia ogni qualvolta la bilancia della giustizia piegasse in favore della parte per la quale ha perorata un’avvocatessa leggiadra (…). Non è questo il momento, né il luogo di impegnarsi in discussioni accademiche, di esaminare se e quanto il progresso dei tempi possa reclamare che la donna sia in tutto eguagliata all’uomo, sicché a lei si dischiuda l’adito a tutte le carriere, a tutti gli uffici che finora sono stati propri soltanto dell’uomo. Di ciò potranno occuparsi i legislatori, di ciò potranno occuparsi le donne, le quali avranno pure a riflettere se sarebbe veramente un progresso e una conquista per loro quello di poter mettersi in concorrenza con gli uomini, di andarsene confuse fra essi, di divenirne le uguali anziché le compagne, siccome la provvidenza le ha destinate”.
(Corte d’Appello di Torino 11/11/1883 in Giur. it. 1884, I, c .9 ss in ordine alla richiesta della dottoressa Lidia Poet di essere iscritta all’Albo degli Avvocati)

Trent’anni dopo, ci riprovò Teresa Labriola, che fu respinta dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma.
Solo nel 1919, con la  Legge 1126 del 9/3/1919 alle donne fu consentito l’esercizio alle libere professioni e a tutti gli impieghi  pubblici, con l'eccezione, tuttavia, di quelli che implicavano poteri pubblici giurisdizionali o l’esercizio di diritti e di potestà politici o che attenevano alla difesa militare dello Stato.
Fautore di tale legge fu un uomo, Ludovico Mortara, avvocato, docente universitario e ministro Guardasigilli.
A 65 anni, nel 1920, Lidia Poet ebbe finalmente la possibilità di iscriversi all'Albo e di restarci.
Nel 1945 fu riconosciuto alle donne italiane il diritto di voto e nel 1961, finalmente, la possibilità di entrare in magistratura e nella diplomazia.
La prima donna avvocato Presidente di un Consiglio dell'Ordine forense fu Angiola Sbaiz, eletta a Bologna nel 1978. 

Da 0 al 47%. 
Da 0 al  43% circa del reddito maschile.

Ci sono voluti più di cent'anni, ma il pareggio è dietro l'angolo, almeno numericamente.
Di strada da percorrere ne resta tanta, in tema di riconoscimento del valore del lavoro femminile, parità (effettiva) di diritti e rispetto, soprattutto di rispetto.
Forse, se per una volta noi donne la smettessimo di farci la guerra le une contro le altre e trovare ogni pretesto per criticarci a vicenda, forse se facessimo fronte comune e la smettessimo di lamentarci di chi non ci festeggia perchè non ci festeggia e di chi lo fa perchè lo fa o per il modo in cui lo fa, forse se ci impegnassimo a crescere figli non costretti da stereotipi di genere fin dalla più tenera età ma liberi di essere e sognare, forse, e dico forse, non servirebbero altri cent'anni.

Forse, dico forse, potremo contrastare la deriva della "decrescita felice" sulle spalle delle donne, la spinta a farci tornare ad essere "solo" mogli e madri, senza libertà di essere altro o di più.

Io, oggi, voglio crederci.








lunedì 7 marzo 2016

Mamma avvocato in cucina: salame di cioccolato (nonchè aggiornamenti dal fronte salute)

Nelle ultime due settimane, i virus/batteri l'hanno fatta da padrona in casa nostra.
Il ricciolino si è ammalato quando i suoi compagni di scuola stavano guarendo, dopo aver strenuamente resistito a tre settimane di contatto con piccoli untori (senza alcuna colpa, poveretti).
A parte i problemi logistici e il dispiacere di vederlo malato, comunque, nulla di grave: ho sempre pensato che quando si tratta di malattie "normali", affrontarle e sconfiggerle aiuti a crescere e irrobustirsi.

Peccato solo che lui se la sia cavata con due giorni di febbre, un gran raffreddore e tanta stanchezza, mentre io, ovviamente, mi trascino da una settimana e da due giorni sono pure completamente afona.
Che, capirete, per un avvocato non è proprio il massimo.

Solo l'Alpmarito è riuscito a sfuggire all'influenza (forse perchè sta pochissimo in casa?) e ora gongola per il relativo silenzio che pervade la casa !!!

Comunque, per far tornare l'appetito al ricciolino e intrattenerlo, abbiamo preparato il SALAME DI CIOCCOLATO con la ricetta del quaderno preparato lo scorso anno alla scuola materna, quando il filo conduttore dell'attività didattica era il cibo.

Ecco gli ingredienti e la preparazione, che abbiamo seguito passo a passo.


Come biscotti, abbiamo usato gli Oro Saiwa, quale cacao, quello amaro come da ricetta, a differenza dell'esperimento dello scorso anno, in cui avevamo deciso di utilizzare il cioccolato avanzato delle uova di Pasqua, con risultati non proprio entuasiastici, sia come consistenza (troppo molle e appiccicoso) che come sapore (era cioccolato al latte e il salame è risultato troppo dolce per i nostri gusti).

Io pensavo fosse più complesso, invece è proprio semplice e relativamente veloce e, in più, non serve accendere il forno: così si risparmiano energia e tempo!



La resa non è stata perfetta dal punto di vista della forma del salamino (anzi, salamone, come lo ha ribattezzato il ricciolino biondo), ma il gusto era ottimo...tanto che è durato un giorno solo!!!

Eh già, gli uomini di casa se lo sono sbaffato tra merenda, dopo cena e colazione della mattina dopo.



Mentre a me ne è rimasta solo una fettina sottile !!


Che ne dite? Lo preparate anche voi con i vostri figli?Se sì, la vostra ricetta è più o meno la stessa ?