domenica 17 gennaio 2016

Imparare a contare e a riconoscere i numeri (nonché le lingue) giocando

Il ricciolino biondo ha sempre voglia di giocare.

Ed è normale per un quattrenne pieno di voglia di vivere.

Solo che a volte, la sera dopo la cena o il pomeriggio dopo la scuola, noi siamo distrutti e lui, anche se con gli amichetti, ha bisogno di calmarsi un po' e fermarsi.

Per quanto lui non stia fermo davvero neppure con i giochi da tavolo o mangiando!

Per intrattenerlo e, nel contempo, aiutarlo ad imparare i numeri, che lo affascinano in modo particolare, nelle tre lingue (italiano, francese e ora anche inglese che stanno introducendo alla materna), abbiamo allora iniziato a proporgli dei giochi da tavolo classici, anche se rivisti con i personaggi dei cartoni o delle storie del momento.

E funziona, sia per noi tre/due soli, sia quando si associa qualche nonno, un cuginetti o un amichetto.

Il nostro preferito del momento, regalo della Befana, e' questo: la scatola contiene un tabellone che da un lato ospita il gioco dell'oca, in versione Petit Prince del cartone animato appena uscito al cinema (di cui vi parlerò presto, perché ci ha incantato) con l'Aviatore, Le Petit Prince, Madame (la mamma della piccola protagonista) e la bimba, con i serpenti che ti fanno indietreggiare fino alla casella in coda e l'aquilone che ti fa avanzare siano alla sua punta e tante stelline decorative.

100 caselle con un bellissimo e grande dado di legno decorato da stelline gialle al posto delle palline, così da imparare a contare, prima per capire il punteggio fatto, poi per muovere la pedina sul tabellone.

D'altro lato c'è quello che ai miei tempi si chiamava "Non t'arrabbiare", un gioco che io adoro e che, davvero, può far litigare perché la situazione può ribaltarsi all'ultimo: lo conoscete anche voi, vero?

Anche le pedine (quattro per ciascuno dei quattro personaggi), come il dado. sono di legno robusto e molto carine. Hanno solo la fastidiosa tendenza a cadere facilmente quando a giocarci e' il ricciolino biondo! Io le avrei fatto un po' più stabili.

Il bello di "Non t'arrabbiare" e' che è anche un gioco di strategia, dunque sviluppa pure la logica, oltre alla virtù della pazienza, senz'altro la più difficile da apprendere per i piccoli!!!

A Capodanno, dagli amici, abbiamo giocato ad un'altra versione del gioco dell'oca Dami, quello delle Storie del Bosco di Tony Wolf,della Giunti: veramente curatissimo nelle illustrazioni, simpatico e ben fatto, con l'albero centrale pop-up.

Come qualsiasi altra versione del gioco, i bimbi sono invogliati a contare.

Poi ci sono le carte dell'Uomo Ragno, trovate nel l'uovo di pasqua già l'anno scorso e molto apprezzate del ricciolino.

Si possono usare per due giochi diversi, con spiegazioni incluse: action game ed il gioco delle famiglie.

Noi, però, le usiamo come se fosse "Uno", per imparare a riconoscere i numeri (da 1 a 4), le lettere maiuscole ed i colori, necessarie per fare gli abbinamenti, il tutto sempre in francese.

Con il tempo, il nano e' diventato sempre più abile e si diverte.

Infine, questa confezione di giochi matematici, ricevuta in regalo per lo scorso compleanno da un amichetto del cuore con la mamma previdente ed intelligente.

Anche in questo caso, usiamo tutti i giochi cercando di ripetere i numeri in francese e usando vocaboli in francese per descrivere la loro forma. Ovviamente, però, va benissimo anche in italiano o in inglese o in qualunque altra lingua!

Il cartone e' abbastanza robusto, i colori vivaci e le immagini accattivanti, in più gli incastri fungono sempre da strumento di controllo della correttezza degli abbinamenti.

Ci sono 7 giochi diversi, dalla tombola in cui contare gli animali della fattoria o dei numeri (a seconda di come si girano i cartoncini), al palazzo in cui conteggiare le persone sul balcone ed abbinarle ai numeri (e dall'altro lato semplice addizioni) ,

 

E poi giochi di logica per apprendere le forme geometriche e gli insiemi (mezzi di trasporto, frutti, persone, animali ecc.) ed imparare a fare le somme.

Anche in questo caso, spesso cerchiamo di usare il francese per indicare qualunque forma, animale e oggetto e contare, tanto per cercare di allenarci un po' al bilinguismo!

Ovviamente, l'Alpmarito corregge e riprende più me che il ricciolino biondo, il quale però è decisamente più pigro!

E voi, che giochi suggerite per sviluppare logica e matematica divertendosi, magari in compagnia?

Vi piacciono questi?

P.s. il post non è sponsorizzato, ma solo il frutto della voglia di condividere idee ed esperienze con altre mamme e, possibilmente, trovare passatempi intelligenti per i pomeriggi di pioggia, i giorni di malattia o le serate in casa!

 

venerdì 15 gennaio 2016

Fiabe sotto la neve e avventure corsare

In occasione del consueto appuntamento con il Venerdì del Libro, questa settimana vorrei farvi conoscere un libro che ci ha portato Babbo Natale, è piaciuto moltissimo al ricciolino biondo e ci sta tenendo compagnia come lettura della buona notte in questo inverno, che nevichi o no!

"Fiabe sotto la neve" ,  ed. Nord - Sud



Si tratta di una raccolta di 5 fiabe caratterizzate dall'ambiente innevato ed il periodo invernale in cui si svolgono le storie, di autori e con illustrazioni diverse, tra cui Piuma, l'orsetto polare che noi già conoscevamo, anche se grazie alla serie in francese della Nord-Sud, "Plume".



Tutte e cinque le fiabe sono belle, alcune più poetiche, altre più tenere, altre ancora avventurose.




Le illustrazioni sono tutte molto delicate e suggestive, a mio parere.
Adatto dai 3/4 anni in sù.

Nelle grazie del signorino di casa, in questo periodo, c'è anche un altro libro, di tutt'altro genere e pensato, in realtà, per bimbi più grandicelli e per mamme e papà avventurosi o curiosi di notizie storiche.

" Il mondo dei pirati. I tagliagole dei Caraibi", ed. Il Castello


Noi lo abbimo preso in biblioteca già tre volte e letto con pazienza.
Il ricciolino non ha capito tutto, però apprezza ed, ancor di più, il suo papà.


Attenzione: non mancano dettagli raccapriccianti!!

Per gli amanti delle avventure corsare, non può mancare.



Che dite, vi piacciono?

mercoledì 13 gennaio 2016

Con Spiderman in testa

Quando ero piccola io, Spiderman si chiamava l'Uomo Ragno, adesso lo chiamano così soltanto più le nonne.

Eppure è sempre lui, uno dei supereroi più amati, che ritorna e ha incantato, tra i tanti, anche il mio ricciolino biondo.

Così, un giorno, mi sono messa a cercare gli schemi o il disegno di un cappello a lui ispirato e, grazie a Pinterest, ho trovato l'idea giusta, rielaborata a modo mio.

Poi abbiamo messo a lavoro nonna D., perché il ricciolino lo voleva subito subito e io creo ma con tempi lunghi.

Insomma, abbiamo mescolato tecnologia e tradizione.

Ed ecco il risultato.

E questo è il particolare del ragnetto che ha voluto sopra mio figlio.

Che dite, vi piace?

Anche vo potete contare su mamme e nonne creative che soddisfano i nipotini o riuscite a farlo voi stesse?

lunedì 11 gennaio 2016

Eleganza, formalismo e incongruenze modaiole

Un giorno una conoscente, il cui nipote esercita la professione di avvocato a Milano, mi aveva riferito che, andando in udienza in un Tribunale della provincia di Torino e in quello della Regione in cui vivo, aveva notato la "mancanza di eleganza" dei legali e dei giudici o, almeno, un "livello di eleganza" inferiore a quello a cui era abituato.
E so che anche altri colleghi e colleghe "di fuori" hanno esternato lo stesso pensiero.
Parallelamente, io stesso e molti miei colleghi, avevamo notato, nei Tribunali delle grandi città, delle "mise" per noi audaci e dei completi alquanto stravaganti, del tipo da rivista di moda, più che da negozio reale.
Ci riflettevo giusto questa mattina, mentre mi muovevo tra i vari uffici giudiziari in mezzo ad una forte nevicata e la neppure rigida temperatura di 0 gradi.
Perché quando nevica o fa freddo, in quel luogo i colleghi, semplicemente, si adeguano, indossando giacche a vento o piumini e stivali o scarpe tecniche, insieme al tailleur o al completo gessato o preferendo pantaloni un po' più sportivi o gonne con collant 50 denari.
D'altro canto, c'è chi scende da vallate innevate per tre mesi all'anno e magari ha dovuto spalare la neve del vialetto prima di partire oppure sa che potrebbe capitare di montare le catene o aiutare qualcuno a farlo, o ancora, semplicemente, e' disposta a barattare l'eleganza, ma meglio sarebbe dire (secondo me) il formalismo, con gambe integre, anziché rischiare una rovinosa scivolata sul ghiaccio.
Perché i gessi, indubbiamente, tanto eleganti non sono.
Anni fa, in Norvegia e Svezia, a dicembre, avevo notato in vetrina tantissimi stivali e scarpe, da uomo e da donna, in cuoio, da abbinare a completi e gonne ma foderati e con delle sorte di mini rampocini (cioè delle punte di ferro) sul tallone. Le usavano in tanti.
Nel teatro di Oslo, dove eravamo andati di pomeriggio a vedere lo Schiaccianoci, c'erano degli spogliatoi con armadietti chiusi a chiave, nel guardaroba, dove il pubblico, prima di entrare a teatro, poteva svestire se' ed i bambini e cambiare le scarpe.
Ho visto madri arrivare con dopo sci e zaini sportivi e uscire dal guardaroba con tacchi alti e borsetta, figlie con tute da sci trasformate in piccole principesse con le ballerine ai piedi. Lo stesso per gli uomini.
Forse il concetto di eleganza viene troppo spesso confuso con quello di formalismo?
Quale è la persona vestita in modo inappropriato, in occasioni simili?
E comunque, spiegatemi come mai se ad indossare maglioncino e pantaloni di velluto e' una persona molto influente o benestante (o anche solo il magistrato), viene guardato con benevolenza o ammirazione, perché capace di stravolgere i formalismi, mentre se è una persona normale, viene considerato "poco elegante"?
Forse in Italia si dà troppa importanza all'apparenza, anziché alla sostanza, per quanto creda anche io che certi abbinamenti non si possano vedere e che come noi, pochi altri sanno vestirsi con altrettanto gusto!
Solo che il gusto e' soggettivo e noi spesso ce ne dimentichiamo e giudichiamo con troppa facilità.
Talmente soggettivo che io, ieri, in un rapido giro di tre negozi di abiti femminili, non ho trovato nulla che mi piacesse e spesso mi chiedo con che coraggio certi colleghi indossino completo rigati che sembrano pigiami del nonno, abitini leopardato con decolte' abbinate e costumi hawaiani.
Salvo poi, nel contempo, ammirarli per la sicurezza di se' che dimostrano e la padronanza con cui li indossano.
Come le donne con tacco 12 sui cubetti di porfido o quella collega che questa mattina, controcorrente, viaggiava con un cappottino nero al ginocchio, sotto la minigonna nera e una maglia scollata, gambe nude e stivali neri, con il tacco alto, i capelli sciolti alla neve.
Ecco, non so cosa non darei per poter uscire così in un giorno come questo e non per piacere o piacermi e sentirmi bene (che poi, alla fine, e' l'unica cosa che conta) ma perché per farlo senza prendersi una bronchite, una tonsillite o almeno un raffreddore, bisogna avere un fisico bestiale!
Voglio dire, io mi vesto in modo invernale (ma senza troppi strati per non sudare) e sto male da un mese!!!
Comunque, donne, chi di voi li usa, illuminatemi: che senso hanno i vestitini invernali in lana, senza maniche, magari con il collo a dolcevita?
O quelli in cotone, sempre senza maniche, magari scollati, ma inequivocabilmente invernali?
Sarò ignorante, ma io non ho capito, come si usano? Con una giacca o maglia aperta sopra, anche dentro gli uffici, dove magari ci sono 20 gradi, tanto per crepare di caldo, peggio che ad agosto?
Oppure senza nulla sopra durante il lavoro, a gelarsi le spalle?Non avete freddo?!?
Soprattutto, però, cosa ci mettete sotto? Perché io, con la lana a pelle, a meno che non siano giusto gli avambracci, passo le ore a grattarmi come una ossessa, manco avessi i pidocchi su tutto il corpo!!!
(Ditemelo, che magari trovo la scusa per comprarmi il vestitino, ovviamente senza maniche e di lana, che ho adocchiato ieri e spiegarlo a mio marito!)
Misteri della moda (e di certi ambienti di lavoro).

venerdì 8 gennaio 2016

"Punto di contatto"

"Punto di contatto" di Andy McNab, Longanesi ed. 2015, pag. 446, euro 19,90 (edizione rilegata)
Le feste sono finite e quindi torna l'appuntamento con il venerdì del libro di Home Made Mamma, che mi è mancato molto.
Durante le c.d. Vacanze natalizie sono stata molto in giro e tra le serate tra amici e parenti fino a tardi e la presenza del ricciolino biondo, ho letto meno libri miei e più libri per l'infanzia (alcuni bellissimi!)
Non mi sono fatta mancare, però, un thriller mozzafiato di un autore che amo molto e che non mi ha deluso neppure questa volta: Andy McNab.
Il suo personaggio, che ho imparato a conoscere nei suoi romanzi precedenti (ad esempio questo o questo),ovvero Nick Stone, e' un ex agente del SAS che si trova, suo malgrado, nuovamente coinvolti in una vicenda difficile, impegnato a salvare la vita di una donna che aveva giurato ad un amico di proteggere, rapita dai pirati in Africa.
Peccato che non dovrà vedersela solo con i rapitori, ma anche con i suoi sentimenti e sensi di colpa, con ex colleghi e altri "cattivi".
Il bello dei romanzi di questo autore, secondo me, e' lo scenario sociopolitico in cui sono ambientati, sempre verosimile (quando non proprio reale) e attuale e la plausibilità dei particolari e delle scene di azione, nonché il fatto che il protagonista sia un personaggio a tutto tondo, ricco di umane contraddizioni e debolezze.
Insomma, si vede che è scritto da uno che certe situazioni le ha vissute davvero perché anche l'autore è un ex agente del SAS.
Consigliato agli amanti del genere, soprattutto se avete già letto i precedenti romanzi, ma anche a chi non ha mai preso in mano un thriller, perché quelli di McNab secondo me sono veramente appassionanti.
P.s. Se siete curiosi/e, sappiate che in lettura, sul mio comodino ora ci sono questi:

giovedì 7 gennaio 2016

Della nostalgia post epifania e dell'incanto dei presepi

Rimuovere gli addobbi disposti in casa con tanta cura appena un mese fa, mi mette sempre molta nostalgia.

Una malinconia dolce, consapevole, ma pur sempre malinconia.

E allora, per scacciarla, perché non ricordare i bellissimi presepi visti durante una passeggiata nel borgo di Bard (AO).

 

Ormai questo paesino e' famoso per il suo Forte (quello delle scene iniziali di "Avengers - Age of Ultron", tanto per capirci), diventato un apprezzato polo museale, però nel periodo di Natale, si arricchisce anche di tanti graziosi presepi, la sera suggestivamente illuminati, di tutti i materiali, fogge e dimensioni...

...dentro l'acqua, nelle numerose fontane ......

..e fuori, sui davanzali delle case e nelle nicchie delle mura.

 

Perché si può credere o no nel significato religioso del Natale, però l'incanto che può regalare uno dei suoi simboli, secondo me, rimane sempre, soprattutto se frutto di creatività e impegno.

 

Piaceranno anche ai bimbi, garantito!!!

P.s. Ci sono molti parcheggi liberi nelle vicinanze nel borgo, che percorre pedonalmente, anche con i passeggini (il traffico veicolare e' riservato ai residenti è possibile solo durante alcune fasce orarie, dunque i bambini possono muoversi senza pericolo). In massimo dieci minuti, in salita, si raggiunge anche il Forte, dove ci sono sempre mostre temporanee, oltre al Museo delle Alpi ed alle piccolo museo "Alpi dei ragazzi".