venerdì 23 settembre 2016

"Sottacqua. Sottoterra" e "I draghi del Latemar": le letture del ricciolino biondo

"Sottacqua. Sottoterra" di Aleksandra Mizielinska e Daniel Mizielinski

ed. ElectaKids, 2015, ed. Italiana Mondadori Electa S.p.a, 22,00 Euro, pag. 108

 

Questo libro, di due autori polacchi, e' scelto in biblioteca dal ricciolino, un giorno che vi è andato con mia madre, all'inizio di agosto.

Ora, a fine settembre, e' ancora a casa nostra (tranquilli, ho rinnovato il prestito).

Perché? Perché è bellissimo, sia per l'idea di base, sia per le illustrazioni, nonché ricchissimo di informazioni.

Non è il tipo di libro che si legge una sola volta e tanto meno in un'unica serata. E' lungo e denso perché, con il suo ampio formato e le sue pagine "doppie", conduce il lettore in un viaggio entusiasmante fino al centro della Terra, a conoscerne il nucleo.

Da un lato, si parte dalla superficie del mare per immergersi ed esplorare gli abissi marini, fino alla fossa delle Marianne e, appunto, al centro della Terra, attraverso la fauna acquatica, la storia delle immersioni subacquee e dei sottomarini, il relitto del Titanic, i pozzi petroliferi, le formazioni rocciose e molto altro ancora.

Aprendo il libro dalla parte opposta, invece, si scende nelle viscere della Terra, tra miniere, metropolitane, minerali, vulcani ecc.

Malgrado sia pensato per lettori un po' più grandi del ricciolino biondo (direi perfetto dai sette/otto anni), lui lo sta apprezzando tantissimo e ascolta con attenzione la lettura serale, pagina dopo pagina.

Veramente una piacevolissima scoperta anche per noi, visto che le informazioni e curiosità fornite non sono affatto scontate!

***

"I draghi del Latemar" di Beatrice Calamari, illustrazioni di Simone Frasca

pag. 85, ed. Effe e Erre, Trento, giugno 2016, Euro 12,00

Abbiamo acquistato questo albo illustrato, in formato non rigido (quindi un po' fragile, nelle mani di un bambino di quattro anni), nel corso della nostra vacanza estiva in Trentino - Alto Adige, ai piedi del Latemar.

Il libro, infatti, e' stato pensato dalla società Latemar 2200 S.p.a., che gestisce la funivia del Latemar ed il progetto MontagnaAnimata, di cui vi parlerò presto in un'altro post.

Narra la storia della scoperta, da parte di un variegato gruppo di bambini di Predazzo, dei draghi del Latemar.

Un giorno, nel fondo valle, questi bambini sentono alla radio un nuovo deejay, di nome Cikky, che con le sue parole insinua in loro il dubbio dell'esistenza, sulla montagna, di una comunità di draghi, spingendoli a cercarli e instaurare con loro un rapporto di amicizia e reciproco aiuto, perso nella notte dei tempi a causa della scorrettezza degli esseri umani.

Una storia di fantasia ambientata nella zona del Latemar, che fa venire voglia di esplorare la montagna come i piccoli protagonisti ed invita ad "aprire il cuore".

In fondo, vi sono le "schede personali" dei draghi protagonisti della storia.

Anche in questo caso è un libro forse più adatto a lettori dai sei /sette anni, ma è comunque piaciuto molto al ricciolino biondo, aiutandolo a fissare nella memoria la gita estiva in zona. D'altra parte, a quale bambino non piacerebbe l'idea di conoscere dei veri draghi?

Noi abbiamo acquistato il libro sul posto, alla stazione di arrivo della funivia del Latemar, però penso che sia reperibile anche altrove.

Se state programmando un viaggio in Trentino, sarà anche un ottimo acquisto per prepararsi alla partenza!

 

Con questo post, come di consueto partecipo al Venerdì del Libro di Home Made Mamma.

 

giovedì 22 settembre 2016

Muffins senza lievito e con farina di riso. Mamma avvocato in cucina.

I miei esperimenti culinari, alla ricerca dell'ingrediente che mi crea problemi allergici, continuano.
A volte con successo!
Ecco allora i miei
Muffins con farina di riso, senza lievito
Ingredienti per 4 muffins grandi o 8 piccoli:
70 gr di burro
80 gr di zucchero
2 uova
125 gr. di farina di riso
Mezzo cucchiaino di bicarbonato di sodio (che sostituisce il lievito chimico, di birra ecc.)
1 pizzico di sale
2 cucchiai di latte intero
Zucchero a velo o bastoncini colorati di zucchero per la decorazione, se volete.
Procedimento|
Per prima cosa, ammorbidite il burro (lasciandolo prima a temperatura ambiente o passandolo nel forno a microonde), inseritelo in una ciotola capiente dai bordi alti (io uso una bastardella in acciaio), unite lo zucchero e lavorateli con la frusta elettrica o a mano (in mancanza con un cucchiaio), fino ad ottenere un composto schiumoso e omogeneo.
Aggiungere le due uova e continuare a mescolare, a mano o con la frusta.
A quel punto aggiungere la farina, il mezzo cucchiaino di bicarbonato (le ricette consultate in rete parlano di un cucchiaino pieno ma, siccome se esagerate butterete via tutto, io consiglio di diminuire la dose a titolo precauzionale) ed un pizzico di sale, mischiando il tutto con un cucchiaio.
Infine, allungate un po' l'impasto con i due cucchiai di latte. Io uso quello intero vaccino, ma nulla vieta di usare quello di soia, piuttosto che quello vaccino scremato o di riso.
Versare il composto negli stampi, in silicone o antiaderenti, senza riempirli fino all'orlo per evitare che, lievitando, fuoriescano.
Infornate a 180 gradi per circa 15 minuti, verificando la cottura inserendo uno stuzzicadenti: se esce pulito, significa che è cotto. Non esagerate, però, per non renderli troppo duri!
Se vi fa piacere, spolverateli con lo zucchero a velo o con i bastoncini colorati di zucchero.
Se riuscite a non mangiarli tutti subito, conservateli in una scatola di latta o in un contenitore chiuso di vetro.
Ed ecco il risultato...
..nostro...
Qui con il primo morso del ricciolino!
Con il primo morso del ricciolino!

...e di mia madre, che ha voluto provare dopo aver assaggiato i miei.
Con ottimo risultato, direi!
Pensate che sono piaciuti persino a mia nonna, perché non eccessivamente dolci.

Buon appetito !

martedì 20 settembre 2016

Baj e i suoi generali: apprezzare l'arte con i bambini.

La nascita del ricciolino biondo, orami quasi cinque anni fa, non ha impedito a me ed all'Alpmarito di continuare a girare per mostre e musei, come ci piaceva fare prima.

Certo, finchè il ricciolino era un neonato, per certi versi era persino più semplice, visto che di solito si addromentava beato sul suo passeggino o comunque stava in braccio a guardare con noi e si faceva distrarre facilmente (a parte una occasione in cui ha dato il peggio di sè, costringendoci ad uscire a turno per guardarlo e non disturbare gli altri).
Poi c'è stata la fase dello "spingo il mio passeggino dentro i locali e tocco tutto", in cui in pratica bisognava tenere sempre un occhio (e due mani) su di lui e uno sui quadri.
Ora, se la mostra cattura almeno un pò il suo interesse, un'oretta di visita non richiede grandi sforzi, se gli piace resiste anche due ore, se invece proprio non lo attira, piuttosto facciamo a turno.

Cerchiamo però, di andare comunque, se si tratta di mostre o musei che ci ispirano, e portare anche il ricciolino biondo, ovviamente programmando di restare meno e di dedicare tempo a ciò che può piacere a lui prima o/e dopo (come un giro la parco giochi perchè "si sfoghi", un gelato premio ecc.).
Questo perchè, secondo noi, l'abitudine a girare per mostre, musei, castelli ecc. si impara e apprende proprio così, facendolo fin da piccoli.
Non solo. 
Lo portiamo con noi anche per cercare di trasmettergli la curiosità e la voglia di scoprire e capire, che si tratti di opere d'arte pittorica o monumenti, di musei interattivi dedicati all'ambiente o acquari, di castelli o sculture.

Sotto questo aspetto, io e l'Alpmarito non possiamo che ringraziare i nostri genitori, per averci portato molto in viaggio e per musei (che all'epoca non erano certo predisposti con aree per i bambini o giochi interattivi dedicati ai piccoli visitatori, almeno non in Italia!) e averci trasmesso la curiosità per l'arte.
Poi, ovviamente, i gusti sono gusti e quindi non sempre ciò che piaceva a me incontrava lo stesso entuasiasmo dei miei fratelli o dei miei genitori e viceversa, però qualcosa mi è rimasto dentro, la voglia di "vedere" è restata anche crescendo, sia in me che nei miei fratelli.
Non che io sia diventata un esperta d'arte, tutt'altro, nonostante gli studi classici! 



Così, un giorno d'estate, dovendo io andare ad Aosta per sbrigare commissioni di lavoro, ne ho aporfittato per andare, con mia madre ed il ricciolino,  a vedere una mostra temporanea che si è rivelata davvero ben allestita e completa, di un pittore che mia madre ha sempre amato: Ernesto Baj. 

Artista ed intellettuale milanese, scomparso nel 2003, Baj è conosciuto ai più per i suoi "Generali", satira feloce dei c.d. uomini di potere, tutti nastrini, merletti ed apparenza, con i denti aguzzi nascosti dietro falsi sorrisi.




La mostra, denominata "L'invasione degli ultracorpi", contiene una cinquantina di opere, tutte dedicate al tema degli "ultracorpi", del periodo 1951 - 1985.


Confesso che io avevo visto le sue tele (e solo quelle), che apprezzavo, ma non conoscevo la storia della trasformazione della figura dell'ultracorpo nella produzione artistica di Baj, nè avevo mai compreso appieno la polemica sottostante le sue rappresentazioni.

Mia madre era molto più preparata!


La mostra, comunque, con i suoi pannelli informativi ben fatti ed il suo percorso, mi ha permesso anche di capire, non solo di "godere" della visita, convincendomi ancora di più della complessità e bellezza dell'arte in generale e dell'abilità di alcuni artisti in particolare.

Tra l'altro, non è che le opere di Baj e la critica ad esse sottostanti non siano più attuali, tutt'altro!

Ovviamente, il ricciolino non ha compreso il "senso" delle opere, tuttavia pare essersi divertito e mi ha detto più volte che i quadri  e le altre creazioni gli sono piaciute.
Insomma, obiettivo raggiunto, per questa volta!


Sono esposte cinquanta opere tra le più significative del maestro: dipinti e collage, esemplari dalle serie dei “mobili” e degli “specchi”, dei “meccani”, dei “generali” e delle “modificazioni”; oltre a trenta piccoli personaggi “in meccano” che costituiscono il Teatro di Ubu (1985) e l’installazione monumentale dell’Apocalisse (1978-83). La rassegna è dedicata al tema dell’ultracorpo nell’opera di Enrico Baj a partire dal 1951 fino al 1985. Passando attraverso i diversi periodi produttivi essa ricostruisce le trasformazioni e i cambiamenti di questa particolare “figura” sempre al centro della ricerca dell’artista milanese. - See more at: http://www.artslife.com/2016/08/04/enrico-baj-ad-aosta-visite-guidate-allinvasione-degli-ultracorpi/#sthash.mxiGoqq6.dpuf
artista e intellettuale milanese scomparso nel 2003 - See more at: http://www.artslife.com/2016/08/04/enrico-baj-ad-aosta-visite-guidate-allinvasione-degli-ultracorpi/#sthash.mxiGoqq6.dpuf


E dopo l'arte, il divertimento all'aria aperta!
Non lontano dal Museo Archeologico Regionale di Aosta, in pieno centro, si trova un ampio parco giochi, in cui il nano si è scatenato.
Se non lo trovate (è un pò nascosto, chiedete in giro senza remore!)





Se Baj vi piace e non volete perdervelo o non lo conoscete ancora e vorreste saperne di più, sappiate che la mostra è aperta ancora fino al 9 ottobre, tutti i giorni dalle 9 alle 19, ed è ospitata nel Museo Archeologico Regionale, in Piazza Roncas 12.


E voi, conoscete le opere di Baj? Vi piacciono? Portate i bambini per mostre e musei? I vostri genitori vi portavano? Cosa ne pensate?

P.s. Post non sponsorizzato.

lunedì 19 settembre 2016

La Val di Rhemes ed il Parco Nazionale del Gran Paradiso con i bambini

La Valle di Rhemes è una delle vallate valdostane che si dipartono dal capoluogo, Aosta.
Il piccolo Comune di Rhemes Notre-Dame (AO), in cima alla vallata, fa parte del Parco Nazionale del Gran Paradiso, come Cogne (qui e qui), è circondato da meravigliose montagne, adatte ad escursioni di tutti i livelli: la Granta Parey - 3.387, la Grande Rousse - 3.607, la Becca della Traversière - 3.337, la Cima Tanteleina - 3.601 e molte altre.

La sua migliore qualità, a mio avviso, è di essere una vallata ancora abbastanza selvaggia, che offre d'inverno sci di fondo, sci alpino (completo di snow park per i bimbi) , itinerari per lo scialpinismo e le ciaspolate senza però essere affolato come i grandi comprensori e, d'estate, è un posto tranquillo, ideale per le famiglie.

Una delle passeggiate classiche, sempre bella, è quella che, dal piazzale del Thumel , mt. 1850, conduce al Rifugio Benevolo, mt. 2287.


Un'ora e mezza (segnavia 13) - un pò di più con bimbi piccoli (noi ci abbiamo messo quasi due ore) - affatto impegnativi.


Dopo i primi minuti di salita nel bosco, il sentiero diventa in falso piano per quasi tutto il resto della gita..

 ..regalando scorci bellissimi sullla vallata aperta..


...sul fiume e le sue cascate e guie...


...fino ad arrivare alla cascata che viene chiamata "Velo di sposa". Perchè? Giudicate voi stessi!



...passato un ponticello con tanto di tavolo da pic-nic, appena sopra il vecchio ponte in pietra (seminascosto dalla vegetazione in crescita), dinnanzi ad un'altra cascata...


..inizia la salita finale: mezz'ora al massimo, ma ripida (in alternativa si può seguire la più lunga ma meno impegnativa stradina sterrata), per giungere infine al rifugio.



Da bambina e da ragazzina, l'ho fatta spesso, con gli zii ed i miei genitori. 
Da adulta, il Rifugio Benevolo è stato più il punto di partenza, che di arrivo: arrivati lì, con l'Alpmarito, ci spingevamo oltre, verso sentieri ancora meno trafficati e bellissimi, verso il ghiacciaio o verso il lago Goletta o ai piedi della Granta Parey, al confine con la Francia.






 Il ricciolino biondo ci è stato per la prima volta nella mia pancia, quando sono andata al rifugio incinta di sei mesi, mentre la reazione delle persone che incontravo andava dallo stupito all'intenerito alla aperta disapprovazione. 


Questa estate, invece, ha compiuto tranquillamente tutto il tragitto da solo, giocando a fare il pirata con la sua pistola nera...



..e la guida alpina che accompagna ed istruisce i suoi clienti (io e la nonna)!!!

Essendo all'interno del Parco Nazionale, ci sono moltissime marmotte, stambecchi e camosci e...persino il Gipeto, il più grande uccello d'Europa, che potrebbe decidere di sorvolare la zona proprio mentre ci siete voi!


Per vedere gli animali, però, bisogna partire un pò presto o andare nel tardo pomeriggio, quando il flusso di escursionisti si calma, il sole non è ancora/più alto nel cielo e gli animali si muovono con più tranquillità.
Di sicuro, però, ne sarà valsa la pena!



La vista che si gode durante la passeggiata e poi giunti al rifugio è veramente magnifica:
...la Granta Parey ...


...il ghiacciaio di Goletta...


...oltra alla vallata ai nostri piedi..



P.s.  Al Thumel, punto di partenza per l'escursione, vi è un ampio parcheggio, in parte libero in parte a pagamento. Dovete lasciare lì amacchina e proseguire a piedi  dieci minuti sulla strada asfaltata, prima di arrivare alla casa ed alla stalla nelle cui vicinanze inizia il sentiero, segnavia n. 13.
Qui trovate informazioni sul Rifugio Benevolo.

giovedì 15 settembre 2016

Cous Cous zucchine e ceci: Mamma Avvocato in cucina

Terminato il periodo di sperimentazione di una alimentazione senza farine "raffinate", nell'ultimo mese sono tornata a reintrodurre tutti gli alimenti che avevo evitato.
Ormai, però, "il danno era fatto": essere costretta a provare sapori e ingredienti nuovi, ha stimolato la mia voglia di cambiare e sperimentare, anche nell'ottica di offrire al ricciolino biondo una dieta varia (non necessariamente sana ma variare aiuta a equilibrare e dunque evitare grossi scompensi).
Anche perchè il piccolo di casa ha apprezzato molto i piatti preparati con farina di farro, riso, grano saraceno e quinoa!

Così, per la prima volta nella mia vita (giuro!), qualche sera fa ho provato a cucinare il cous cous.
Mi è venuto talmente bene, almeno esteticamente, che mi hanno chiesto la ricetta.
Eccola qui, insieme a qualche consiglio che avrei voluto ricevere io prima di provare!

Ingredienti:
- cous cous
- due cucchiai di olio di oliva per friggere
- tre cucchiai di olio extravergine di oliva per condire a crudo
- cinque zucchine fresche
- una scatola di ceci 

Prima di tutto, per chi non lo sapesse (come me fino a pochi giorni fa), il cous cous non è altro che un insieme di granelli di semola (ossia farina di grano duro) cotti a vapore, usato nella cucina nordafricana e siciliana.
Si compra già precotto e poi si deve cuocere per assorbimento di acqua bollente, dunque la sua preparazione è molto rapida (dai 5 ai 15 minuti a seconda delle marche).
Io ho usato 350 gr. di cuos cous e mi è venuto un intero grilèt (termine piemontese per insalatiera e zuppiera), più che sufficiente per sei persone.
Per prima cosa, "sgranate" il cous cous, ossia versatelo in un grilèt, abbastanza grande da contenerlo anche quando l'acqua lo avrà gonfiato, e usate la forchetta e/o le mani per separare bene i granelli, eventualmente aiutandovi con un pò di olio a crudo.
Questa è la parte che piace anche ai bambini!

Intanto mettete a bollire una pentola d'acqua (o usate il forno a microonde): la proporzione tra cous cous e acqua dovrebbe essere 1:1 ma sul alcune confezioni è riportato 1:2 o 1:3.
Sulla mia, ad esempio, c'era scritto 1:1 ma alla fine ho dovuto fare quasi 1:3. Il mio consiglio è di iniziare con tanta acqua quanto cous cous e poi aggiungerne al bisogno.
Salate l'acqua mentre si scalda, in modo che il sale si sciolga prima di unirla al cous cous.

Versate poi l'acqua caldissima sul cous cous e lasciatelo dai 5 ai 15 minuti, girandolo ogni tanto con la forchetta: l'acqua deve essere assorbita, gonfiando il cous cous, che deve risultare cotto ma non troppo.

Aggiungete il condimento che avete preparato a parte.
Io ho unito due ingredienti letti su diverse ricette online: zucchine e ceci.
In realtà nessuna ricetta li prevedeva insieme ma:
a. i ceci piacciono molto all'Alpmarito e, non essendo dolci, contrastano con il gusto dolce del cous cous;
b. volevo prepare un piatto unico, quindi inserire legumi per le proteine, carboidrati con il cous cous e verdura, con le zucchine;
c. in pratico non avevo altro in casa che piacesse più o meno a tutti!
In realtà, le combinazioni possono essere le più varie, sia tra verdure, verdure e legumi, sia con carne o pesce o, anche, varianti estive con dadini di mozzarella o altri formaggi e prosciutto, pomodorini e olive ecc. Vi consiglio, però, di tener presente il gusto dolce del cous cous. 
Veronica, ad esempio, mi ha suggerito zucchine ed uvetta.

Ho fatto cuocere zucchine, tagliate a rondelle (ma se potete tagliatele a dadini, per una migliore resa estetica del piatto) e ceci in una padella antiaderente con olio d'oliva (io non posso usare arachide e semi vari e devo limitare l'olio di girasole).
Poi li ho uniti al cous cous, insieme a tre cucchiai di olio extravergine d'oliva.

Et voilà!



Per essere il mio primo esperimento, non male!
Si può mangiare sia caldo, sia freddo, anche in base agli ingredienti.

N.B. Piccola nota lessicale. Ho scritto cous cous, che è il termine francese per indicare l'alimento, perchè dove vivo è il termine più utilizzato. In italiano, invece, dovrebbe essere cuscus.





mercoledì 14 settembre 2016

Aria di cambiamento!

Ieri ho lanciato un sondaggio.
Visto  il risultato, sono lieta di annunciare che, con 16 voti a 8 (tra fb e blog) ha vinto la grafica n. 2, che trovate già qui sopra, in bella mostra!

Comunque gli estimatori della prima grafica non devono preoccuparsi: ho già deciso che fra qualche mese farò cambio, così da tenere alta la vostra attenzione, rinnovare il blog e fare felice anche il ricciolino biondo.

Già che c'ero, ho modificato anche lo sfondo ed il menu, sempre con il prezioso aiuto di Elisabetta.
Eh sì, perchè è lei la grafica che ha creato le due immagini per le testate e mi ha suggerito le altre modifiche!

Ho poi inserito due nuove pagine, una per presentarmi decentemente a chiunque mi segua o abbia voglia di farlo, ed una per raccogliere i miei contatti, e- mail e social.

Sto diventando una vera "blogger", che dite?

Vi piacciono le novità?

      GRAZIE ANCORA, DI  AD ELISABETTA !!!