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giovedì 18 aprile 2019

Ho visto Notre-Dame bruciare, attraverso lo schermo.

Ho visto Notre-Dame bruciare, attraverso lo schermo.
Ho ascoltato le parole di Emmanuel Macron.
Ho sentito la notizia che uno dei pompiere intervenuti è rimasto gravemente ferito e,
per un attimo, ho pensato al valore incommensurabile di una cattedrale con mille di storia alle spalle, rispetto alla breve vita di un essere umano.
Per un attimo solo, perchè nessun monumento, per me, vale una vita e spero per lui,
mentre i media non sembrano interessati a dare sue notizie.
Ho appreso di commenti e polemiche provenienti da paesi extra europei, nei quali si diceva che non c'è stato lo stesso clamore mediatico e la stessa "gara di solidarietà" che si è vista nelle ultime ore quando si è trattato di monumenti più distanti da noi, di intere popolazioni in difficoltà
E ho pensato, non solo per un attimo, che siano tutte cavolate: l'uguaglianza delle emozioni e reazioni non esiste e non credo proprio che sarebbe un bene inventarla.
Potremmo ancora vivere, se soffrissimo per la morte di ogni uomo, donna e bambino, ogni istante, come soffriamo quando a lasciarci è un nostro caro?!?

Ho visto Notre-Dame bruciare, attraverso lo schermo.
Ho ascoltato le parole di Emmanuel Macron.
Ho riflettuto sul potere dei simboli, sulla forza della bellezza, sull'importanza dell'arte e sull'influenza della storia nella nostra identità, individuale e collettiva.
Ho pianto, pensando a ciò che è andato irrimediabilmente in fumo, a ciò che i miei figli non potranno mai vedere come l'ho visto io, come era.

Quanto poco ci vuole, a distruggere? Una vita, una casa, una scuola, una strada, un bosco, un mare, una montagna, una cattedrale?
Quanto tempo e impegno ci vuole, invece, a creare? Una vita, una casa, una scuola, una strada, un bosco, un mare, una montagna, una cattedrale?

Ho visto Notre-Dame bruciare, attraverso lo schermo.
Ho ascoltato le parole di Emmanuel Macron.
E neppure per un attimo, ho pensato al fatto che in fondo sia un luogo di culto cattolico, mentre io sono atea. Ci ho pensato solo ora, leggendo sui social alcuni commenti. Perchè per me, non ha nessuna importanza, a differenza che per altri.

Ho visto Notre-Dame bruciare, attraverso lo schermo.
Ho ascoltato le parole di Emmanuel Macron.
Ho ricordato:
noi due e quella Pasqua a Parigi di tanti anni fa,
con pochi soldi in tasca, nessuna carta di credito e le valigie smarrite da una compagnia aerea che è fallita pochi mesi dopo essere nata,
i pranzi a base di crepes, le cene di raclette ed i ristoranti esotici,
ancora sconosciuti alla provincia italiana,
il freddo pungente di un aprile che somiglia a questo e i maglioni pesanti nelle stesse valigie,
gli alberghi a due stelle con la moquette di dubbia pulizia e gli addetti all'accoglienza scortesi.
Noi due e quella Pasqua a Parigi,
in cui nulla era perfetto, eppure noi eravamo felici,
tra una passeggiata in centro ed il riposo sulla panchina davanti alla Sorbonne,
un giro in bateau-mouche e la salita sulla Torre Eiffel,
gli acquisti nelle librerie e la vista da Montmartre

Ho visto Notre-Dame bruciare, attraverso lo schermo.
Ho ascoltato le parole di Emmanuel Macron.
E ho ricordato:
noi due e quella Pasqua a Parigi di tanti anni fa,
abbracciati davanti a Notre-Dame,
l'amore nel cuore e la meraviglia negli occhi.

mercoledì 20 febbraio 2019

ALLATTAMENTO, da mamma e da trismamma, con il primogenito e con i gemelli: ESPERIENZE DIVERSE


Le mie tre esperienze di allattamento dei miei figli sono state molto diverse tra loro, sia per questioni fisiche, sia per questioni di consapevolezza personale, sia per la differenza intercorrente tra nutrire un neonato e nutrire due in parallelo.

Durante l'attesa del primogenito ho diligentemente frequentato un corso pre parto, in cui si è affrontato anche il tema dell'allattamento.
Io da sempre, pur non provando alcun fastidio nel vedere le altre donne allattare, non mi riuscivo ad immaginarmi nei loro panni e la prospettiva mi suscitava disagio, mi faceva in qualche modo “senso”.
Per fortuna l'ostetrica del corso preparto non era rimasta affatto sorpresa quando, contrariamente alle altre future mamme, che sembravano entusiaste all'idea, avevo esternato la mia scarsa voglia di allattare, spiegandone le ragioni.
Mi aveva tranquillizzato, assicurandomi che la sensazione di stranezza sarebbe sparita quando avessi avuto in braccio mio figlio e, comunque, per fortuna esisteva l'alternativa del latte artificiale.
Ero percio' entrata in ospedale con l'idea di provarci e poi decidere.
Quando il ricciolino si è attaccato al seno non ho provato in effetti nessun senso di disgusto.
Tuttavia, come ho raccontato in questo post, l'eperienza è stata abbastanza fallimentare: poco latte e arrivato tardi, il ricciolino che perdeva peso e piangeva disperato giorno e notte, il dolore, le infermiere prima, l'assistente all'allattamento poi, che sembravano non capire e insistevano che fosse solo questione di mie scelte e “scarsa resistenza al dolore”, nessuna possibilità di scelta in un ospedale in cui il latte artificiale, i copricapezzoli in argento o silicone, le coppette assorbilatte, il tiralatte ecc. erano tutti argomenti vietati.
Alla fine ho allattato il mio primogenito in modo misto per tre mesi, con fatica e e sentendomi spesso inadeguata, pur con momenti di tranquillità, prima di passare al solo latte artificiale, ascoltando il sensato consiglio del mio ginecologo.
Nonostante lo strascico dei sensi di colpa, il latte artificiale è stata una svolta per la salute del ricciolino ed una liberazione per me.
Con i gemelli, paradossalmente è stato tutto più semplice.
Durante la gravidanza non ho ricevuto alcun consiglio o pressione esterna e, nell'ospedale dove ho partorito, piu' grande e specializzato anche in gravidanze gemellari e situazioni a rischio, nessuno si aspettava che allattassi in via esclusiva due neonati.
Cosa che, tra complicazioni durante il parto e ricovero in TIN delmaschietto, nell'immediatezza in effetti sarebbe stato impossibile.
I primi giorni, percio', pur provando ad attaccare la mia bimba al seno, chiedevo e ricevevo ad orari regolari il biberon, seguendo solo il mio istinto.
Ed il mio istinto mi diceva che mia figlia era troppo piccola per rischiare di aumentare il calo di peso fisiologico, io non avevo abbastanza lucidità e forza per allattarla a richiesta e, comunque, la preoccupazione per il maschietto e la necessità di dividermi tra i due era troppo forte per consentirmelo.
Dopo qualche giorno, pero', il team di medici della TIN mi spiego', con molto tatto, quanto fosse importante il latte materno, anche in piccole quantità, per i prematuri e come tirarmi il latte per il mio bambino, per quanto non “obbligatorio”, potesse aiutarmi a sentirmi meno impotente durante al suo ricovero e più vicina a lui.
Così, quando poco dopo una delle infermiere del reparto aveva insistito perché provassi il tiralatte almeno una volta, avevo deciso di provare, anche per ingannare il tempo nelle lunghe giornate in reparto e, arrivato il latte, attaccavo mia figlia per stimolare la produzione, salvo poi continuare anche con il biberon e usare il mio latte rimanente per il maschietto.
Lo scopo era dare quel che potevo ad entrambi ma senza far perdere alla bambina l'abitudine al biberon, cosi' da potermi far aiutare da mio marito e dai familiari e non collassare io!
Per il maschietto, l’allattamento misto è continuato per mesi ma con il biberon ed uno di latte materno sui suoi 7/8 pasti abituali: andava bene anche cosi', perchè sapevo che lui aveva bisogno di aumentare rapidamente di peso, mangiando regolarmente e io avevo necessità di riposare qualche ora, soprattutto di notte.
Con la femminuccia l’allattamento è diventato quasi esclusivo, ad un certo punto: saltavo solo una o due poppate notturne, per poter dormire e, se il mio latte non bastava a placare la sua fame, integravo.
La mia maggiore consapevolezza e tranquillità, la necessità di nutrire in parallelo due bimbi e di farli crescere regolarmente, l'esigenza di sopravvire a 16/14 pasti giornalieri e alla fatica dei primi mesi con i gemelli, hanno certamente fatto la differenza rispetto all’esperienza con il primogenito.
Non ho avuto particolari sensi di colpa, ragadi, mastiti o dolori, anzi è stato un piacere allattare mia figlia e, a parte un po' di malinconia nel salutare una fase della loro crescita, non ho avuto particolari remore neppure ad iniziare lo svezzamento a sei mesi.
Soprattutto, pero', le minori pressioni esterne e la scelta di non prestare ascolto a nessun sostenitore delle due opposte fazioni estreme “solo allattamento materno, a richiesta ed a oltranza” e “latte artificiale sempre, che geniale invenzione”, mi hanno consentito di trovare un compromesso ad hoc per la nostra situazione.

Mi rimane solo il rammarico di non essere stata compresa ed ascoltata proprio dalle figure professionali che avrebbero potuto farlo, perchè sono certa che se si fosse scoperto per quale motivo il ricciolino non riusciva a ciucciare efficacemente (sembra che avesse il frenulo linguare corto, oppure semplicemente era un mangione), forse avrei un ricordo piu' roseo anche di quell'aspetto dei nostri primi mesi insieme.

A posteriori, pero', posso assicurare che avevano ragione il mio ginecoloco e l'ostetrica del corso pre parto: non conta tanto quale latte dai ad un figlio, ma come glielo dai.

Infatti, anche quando davo il biberon, latte materno o artificiale che fosse, mi sono sempre goduta il contatto fisico e la vicinanza con i miei bimbi allo stesso modo che nell’allattamento, né i miei figli hanno mai dimostrato una minore serenità rispetto a quando li ho allattati al seno.
Inoltre, il latte artificiale ha consentito anche al papà, alla nonna ed al ricciolino che mi sostituivano o mi aiutavano nel dare il biberon, di creare un legame fortissimo con i piccoli che perdura tutt’ora.

E voi, che esperienze avete avuto con l'allattamento e/o il latte artificiale? 

giovedì 31 gennaio 2019

Ad un anno dall'infortunio e sette cose (+1) che mi ha insegnato

Un anno ed un giorno fa mi sono rotta il ginocchio andando a sciare con mio figlio.
Una banale caduta, i legamenti forse ancora lassi per la recente gravidanza e parto, la forma fisica tutt'altro che perfetta, nonostante mi sentissi bene e...emipiatto tibiale rotto, crociato anteriore rotto, menisco a frammenti.


Un infortunio che mi ha costretto a rallentare, visto che fermarmi proprio non potevo.

Due gemelli di sette mesi che avevano appena iniziato il nido, un figlio di sei alle prese con la prima elementare, il lavoro da libera professionista che stava finalmente riprendendo ritmo, dopo lo stop forzato del post partum, una casa in cui ci eravamo trasferiti da quattro mesi, ancora da adattare a noi e con qualche lavoro di troppo in sospeso. Scuola, ufficio, nido e supermercati raggiungibili solo in auto.
L'infortunio mi è sembrato una tragedia, che si sommava alla stanchezza per i mesi precedenti ed alla fatica quotidiana.
Soprattutto, però, ho avuto paura di perdere un pezzo importante della mia personalità: la voglia di praticare sport.
Ho avuto paura di non poterlo più fare, di non tornare mai più "come prima", proprio quando pensavo che, essendoci riuscita dopo la prima gravidanza, anche la seconda non sarebbe stata un grosso problema.
Proprio quando mi stavo riprendendo dai primissimi mesi in simbiosi con i gemelli.

E' passato un anno, non ho ancora avuto modo di farmi operare e questa paura non se ne è ancora andata. Se ne sta sempre lì, in un angolo della mia mente.
Anche stanchezza e sconforto prendono spesso il sopravvento, perchè la salute (nostra e di chi amiamo), inutile girarci intorno, è davvero ciò che c'è di più importante nella vita.

Eppure è passato un anno e io cammino, anche in salita ed in discesa, anche per un'ora o due e riesco anche a portare il porte-enfant in piano senza grossi postumi al ginocchio, faccio le scale e guido senza alcun problema.
Pratico yoga facendo quasi tutte le posizioni, un giorno ho anche corso mezz'ora.
Il dolore c'è, specie dopo gli sforzi, spesso il ginocchio si gonfia, è comunque fastidioso sempre, pure a riposo, ma è sopportabile.
Non ho ancora avuto il coraggio di provare a sciare (fondo, non certo ancora discesa) ma è perchè aspetto la neve giusta.
Arrampico, seppur con il timore di cadere male sul tappeto.
Non sono tornata come prima, non so ancora se e quanto riuscirò a fare sport e se e quando potrò farmi operare. Nè se sia davvero necessario.
Però, sport a parte, conduco una vita normale. Mi è andata bene.

Eppure anche questa esperienza negativa mi ha insegnato molto:

1) ho capito che detesto aver bisogno di aiuto e dipendere agli altri e comunque, l'aiuto di cui necessiti non arriverà mai nelle forme che vorresti, per il semplice fatto che ciascuno di noi ha abitudini e modi di "fare le cose" diversi.
Tuttavia, io sono fortunata perchè mia madre, mia nonna e i genitori di mio marito ci hanno supportato molto. Senza di loro, non sarei riuscita ad affrontare gli impegni quotidiani, a spostarmi, a portare i bambini al nido ed a scuola ecc.
Ho dunque avuto ulteriore conferma della loro vicinanza.
Lo stesso posso dire per alcuni preziosi amici, che si sono rivelati davvero tali. 
Alcuni una volta di più, altri senza che me lo aspettassi.
Non solo mi hanno dato una mano in modo pratico ma mi sono stati vicino anche emotivamente, con telefonate, visite, messaggi ecc.
Senza di loro, forse oggi non sorriderei così.
In altre parole, le persone che ti circondano sono fondamentali;

2) ho capito che non bisogna rimandare piccoli incombenti domestici e cure personali che per noi fanno la differenza tra sentirsi a posto ed essere a disagio, perchè ogni volta che esci di casa, non sai se ci tornerai con tutte le gambe e braccia funzionanti! 
E tornarci infortunati vedendo che ciò a cui teniamo non è a posto aggrava le cose.
Parlo di particolari, gesti piccoli ma fondamentali per sentirci a posto.
Per questo, se già prima mi dava fastidio, ora non sopporto di uscire di casa con il letto sfatto, le briciole sul pavimento della cucina o le tazze nel lavello, nè di non mettermi la crema per il viso (unica ruotine di bellezza che rispetto!).
Insomma,"mai rimandare a domani quello che puoi fare oggi", come mi ha sempre detto mia nonna!

3) trovare una baby sitter è difficile. Trovarla per dei neonati è difficilissimo. Trovarla per due neonati e con la patente e la capacità di portarli in giro è una impresa impossibile. Almeno qui.
Non c'è stato nulla da fare: o non potevano gestirne due o non potevano portarli a/dal nido.
Poter guidare è dunque fondamentale, crearsi una rete di sostegno prima di averne bisogno anche;

4) i clienti non hanno pietà, mai. Nè se stai partorendo, nè se stai allattando due gemelli, nè se sei infortunata. Tu per loro sei solo un mezzo, ti pagano (o magari neppure quello) e dunque devi esserci sempre e comunque.
E allora bisogna ricordarsi che non viviamo per lavorare ma lavoriamo per vivere e che non saranno i clienti a ricordarci, ma la nostra famiglia ed i nostri amici.
Insomma, insieme alla seconda gravidanza, questo infortunio mi ha convinto che non sarò mai una perfetta donna in carriera, perchè la vita per me è soprattutto alto, pur apprezzando il mio lavoro;

5) trovarsi bene con il sistema sanitario nazionale ed i medici in generale è questione di fortuna, geografia e denaro. 
Ci sono ospedali migliori e peggiori, come pure medici più competenti e meno competenti e se non hai mezzi economici e aiuto per trovare la struttura ed il medico giusto, può capitare che le prescrizioni mediche e le diagnosi siano sbagliate e apportino più danni che benefici.
Io nel complesso sono stata fortunata ma...chi non lo è altrettanto?
Molto funziona, però non basta. Con il livello di tassazione italiano, il c.d. sistema sanitario nazionale non può essere così disomogeneo e frammentario, npn è giusto;

6) "la necessità aguzza l'ingegno" è un detto che ha molto più di un fondo di verità. 
Ad esempio, io usavo la sedia con le rotelle da scrivania per portare i gemelli in giro per casa e cavarmela da sola.
Il solo problema è che non sai cosa ti servirà prima di averne bisogno. Però gli essere umani sono davvero intelligenti e possono molto se costretti, quindi..abbiate fiducia, una soluzione si trova;

7) Io sono forte. E capace. Talmente forte e capace da riuscire a sorridere e scherzare anzichè esprimere dolore, mentre aspetto i soccorsi e i nonni, per non far preoccupare mio figlio; da rimanere sola in casa durante i giorni feriali della settimana con un ginocchio immobilizzato, due stampelle e tre figli, di cui due ancora incapaci di camminare; da affrontare fisioterapia, difficoltà e visite pensando positivo; da ripartire sempre.
Non così forte da riuscire a dimenticare, però; non abbastanza da riuscire sempre a trattennere le lacrime ripensando ai mesi difficili che ho trascorso in passato.
Ho capito che sono forte e capace. Però certe volte esserlo è sbagliato, perchè poi rischi di metterci il triplo ad elaborare gli eventi e di trascinarti lo sconforto per troppo tempo. E questo non fa bene.

Comunque, caro ginocchio, in primavera voglio provare a correre e pedalare e, non appena possibile, tornare a sciare!



martedì 1 gennaio 2019

Ripensando al 2018 , guardando al 2019

Oggi non vi racconterò come è andato il mio Natale, nè vi dirò se Babbo Natale, a cui scrissi questa accorata lettera, ha esaudito almeno uno dei miei desideri.
Lo farò domani o fra qualche giorno.

Oggi, a giudicare da quanto leggo in Internet, è la giornata degli auguri, dei bilanci e dei buoni propositi per il 2019.

Ecco, sui buoni propositi, per quest'anno passo.
Già il pensiero mi ha sempre messo ansia e, comunque, lo scorso anno ne ho formulati due piccoli piccoli, che c'entravano con lo sport ed il movimento: 23 giorni dopo mi sono rotta emipiatto tibiale, menisco e crociato anteriore del ginocchio destro. 
Quindi, col cavolo che ci ricasco!

Preferisco, dunque, dedicarmi ad un bilancio sintetico del 2018 appena volto al termine.

Momenti NO

- la mia rottura del ginocchio;
- l'incidente che ha coinvolto una cara amica, causato da un guidatore distrato dal telefonino, e i cui postumi sono ancora visibili;
- ben due operazioni chirurgiche, per i due maschietti di casa (Orsetto e Ricciolino), a poca distanza l'una dall'altra;
- spese per la casa a non finire (infatti non sono ancora finite);
- cambio di studio;
-  un problema di salute del ricciolino che ci ha tenuti per un pò con il fiato sospeso e che solo l'esito positivo di una serie di esami ha ridimensionato;
- un'infinità di malattie da raffreddamento, infantili, eczemi ecc. per tutti noi, gemelli in primis.
Anche in vacanza, anche a Natale, certo;
- litigi, purtroppo tanti. Perchè quando la stanchezza è tanta e la routine è faticosa per impegni familiari e lavorativi, è difficile non litigare.


Momenti SI'

- l'inserimento al nido di Orsetto e Principessa, perfettamente riuscito, malattie infantili a parte;
- la prima vacanza in cinque, addirittura al mare e persino con belle giornate in compagnia di care cugine;
- le prime passeggiate in montagna a cinque e brevi pedalate tutti insieme (i gemelli nel carretto);
- la prima volta sulla neve per Orsetto e Principessa;
- le gare di mountain bike del ricciolino, che lo hanno divertito ed esaltato;
- soddisfazioni lavorative;
- gli amici ed il tempo trascorso con loro;
- la famiglia o meglio, le famiglie di origine, che pur con i loro pregi e difetti  comunque ci sono vicine;
- lo yoga, che mi aiutato a recuperare la flessibilità del ginocchio e mi rasserena sempre;
- i primi passi dei gemelli;
- il primo compleanno dei gemelli ed il settimo del ricciolino, occasioni di feste, bilanci, gioia;
- il pranzo per i 90 anni di mio zio;
- l'anniversario del primo anno nella nostra casa.

Soprattutto, però, c'è una sensazione che anche nei momenti di maggiore stanchezza e sconforto e tristezza non mi abbandona.
Ci ho messo tempo a prenderne coscienza, a darle un nome, ma ora so cos'è.
E' una sensazione difficile da descrivere e spiegare ma so che qualcuno o forse molti, leggendo, capiranno: è un senso di completezza, dopo anni di incompiutezza.
Perchè ci sono i miei tre figli, quelli che, ne sono certa, erano già nel mio cuore prima ancora di essere concepiti.

E ora, il mio augurio per il 2019, semplice semplice.

 

A tutti voi che mi leggete ed alle vostre famiglie, nonchè a me stessa ed a tutte le persone care che mi circondano, auguro un 2019 ricco di salute e affetti veri e sinceri.

Perchè il lavoro ed una certa quantità di denaro sono necessari, questo è fuori di dubbio, ma sono la salute e l'affetto nostro e delle persone che amiamo, siano essi stretti congiunti, amici, parenti, conoscenze nate per caso o famiglie costruite con tenacia e passione, che rende la vita degna di essere vissuta e ci permette di creare, giorno dopo giorno, momenti di felicità, soddisfazione, gioia, tenerezza e serentà.


mercoledì 31 ottobre 2018

10 trucchi (+1), pratici e non, per sopravvivere con bimbi piccoli (anche se gemelli)

Premessa: questo post si basa esclusivamente sulla mia esperienza personale.
Pertanto non grantisco che questi trucchi funzionino universalmente, nè che siano originali rispetto a quelli adottati da altre mamme e plurimamme, però spero che vi possano essere d'aiuto o, perlomeno, strapparvi un sorriso o farvi sentire meno sole e/o "mamme allo sbaraglio alla ricerca di continua di soluzioni adatte a gestire la prole!"



1) Riordinare continuamente. Contrastare il caso senza interruzioni. Fare subito ciò che va fatto, senza rimandare (a meno che non sia questione di vita o di morte... o di cacca dei bambini) ad un dopo che non sarà mai il momento giusto.
Come? Ad esempio, mentre si transita per il corridio o una stanza per la casa, fermandosii a raccogliere oggetti per terra o fuori posto e riponendolii dove devono stare, oppure prendere una cesta e mettervi dentro tutto ciò che raccatate nella giornata, per ordinarlo nei primi cinque minuti liberi che trovate;.
Altri esempio? Se cambiate il vostro bambino, subito dopo buttate il pannolino sporco e mettete nella cesta dei panni da lavare i vestiti sporchi; entrati in casa, riponete le chiavi al loro posto, le scarpe nella scarpiera o dove sapete voi, le giacche appese ecc; dopo un pasto, riordinate subito la cucina e pulite, se va fatto, il pavimento.
Sempre, senza dimenticarvene, senza rimandare. Perchè altrimenti rischierete di non farlo più o di farlo quando è diventato un problema insormontabile, quando non potete più procrastinare e siete già con l'acqua alla gola per mille altri motivi.
Da single, c'è sempre tempo per iordinare e si trova quando lo si vuole.
Da coppia, se non riordini nel fine settimana, basterà un giorno nel fine settimana o anche mezza giornata, per rimediare;
Con bimbi piccoli, soprattutto se più d'uno, non basteranno due giorni e, se va bene, comunque due giorni da dedicare alla casa li avrete a disposizione quando i figli compiranno 18 anni. 
Sempre che se ne vadano di casa, qualche volta.

Ovviamente, insistere perchè i vostri figli in età da ragione e chi vive con voi faccia lo stesso.

2) Portar sempre  acqua e cibo e disseminare scorte di cibo e acqua ovunque. 
In borsetta, nella borsa del cambio, nella 24 ore, in auto (vostra e del partner), a casa dei nonni, nell'armadietto della palestra o della piscina (sempre che ancora riusciate a frequentare questi luoghi).
I bambini (o perlomeno i miei) hanno sempre fame e sete, anche se l'ora dei canonici cinque pasti è lontana. 
Soprattutto se è lontana e voi non siete preparati.
Bastano un pacchetto di biscotti, dei crackers, una medicina insalubre ma, grazie a ciò, a lunga conservazione.
E acqua in una borraccia o in una bottiglietta o nel biberon.  
Io però non consiglio di conservare l'acqua nella plastica a lungo, soprattutto con sbalzi di temperatura, meglio una borraccina in alluminio, da cui impareranno presto a bere anche i bambini.
E comunque tranquilli: non vi serviranno mai le scorte, fino a che non le avrete dimenticate o finite
Tra l'altro, il cibo potrebbe servire anche a voi, quando siete talmente di corsa da non avere il tempo di mangiare o vi prende un attimo di nervoso da placare sgranocchiando. 
E l'acqua?
Va sempre bene per lavare al volo manine sporche, sciaquarsi la bocca, detergersi la fronte, levare al volo una macchia dai vestiti (o almeno dissimularla), da mettere nell'apposito vano quando vi siete dimenticati di rabboccare il liquido lavavetri ecc. ecc.

3) Siate ingegnose e cercate soluzioni con mezzi semplici. 
Ad esempio: "Ho finito i cambi ed il bambino è di nuovo tutto sporco e siamo a dicembre, come lo rimetto in auto o nel passeggino per portarlo a casa?!?" (Già successo, già successo)...La copertina o l'asciugamano lasciato in auto per le emergenze che diventa pannolino di emergenza o mantella o fascia e via.
Oppure: "Si strappa sempre quel cavolo di ciuccio e le catenelle in vendita sono inefficaci o vanno bene solo per QUEL modello di ciuccio, che guarda caso ha appena perso o infilato in una pozzanghera id fango?!?" .
Createne una ad hoc (noi, ad esempio, lo abbiamo fatto con moschettoncino e cordino d'abbandono fine)

4) Doudou (overo peluche o copertina per i bebè) sempre, fin dal primo giorno, anche se i primi mesi lo ignora, anche se lo getta per terra e sembra non servire a niente.
L'oggetto transizionale, come il ciuccio, torna sempre utile, bisogna solo insistere a proporlo al vostro bimbo e, quando dovrete inserirlo al nido o lasciarlo dai nonni a dormire o avrà bisogno di rassicurazione e consolazione e voi non potrete esserci, se ne ricorderà.
Ci vorranno mesi, è vero, ma ringrazierete di averlo.
Se non altro, portandolo sempre con voi ed il bimbo, potrà fungere da marionetta per intrattenerlo, potrà essere morsicchiato durante la dentizione o usato per giocare al cucù o tentare approcci di gioco con altri bimbi...
Compratene però sempre due, uguali. Perchè se si attacca e poi lo perde...son dolori!!!

5) Fare camminare i bambini non appena imparano.
Anche se piove o nevica, anche se avete fretta, anche se siete in ritardo, anche se fanno i capricci, anche se costa fatica e tempo ed energie.
Insistere perchè camminino il più possibile, negli spostamenti brevi, ovunque e sempre.
Accettando in cambio scenate, piantini e proteste.
Lasciando a casa il passeggino ogni volta che potete, perchè non vedano neppure l'alternativa.
No, non è per farli soffrire o tormentarli, nè per far soffrire mamme e papà.
E' perchè camminare è una abitudine che si apprende, i muscoli necessitano di allenamento, la volontà pure.
E solo camminando, anche poco ma quotidianamente, diventa facile e naturale.
Tornerà utile negli anni a venire. O almeno, per noi è stato così.
E poi, volete mettere portarsi dietro un aggeggio in meno, che occupa mezzo (o tutto) il bagagliaio?!?

6) Borsa del cambio sempre pronta ed adatta alla stagione e, se si esce a cena o dopo cena, pigiamino (e doudou).
Se avrete fortuna, i bambini si addormenteranno in auto, sul passeggino, a casa dei nonni ecc. e non si accorgeranno che li state mettendo a letto arrivati a casa e continueranno a dormire!

7) Dotarsi di ciuccio fosforescente per la notte.
Ok, detto così è un consiglio semplice semplice e forse sono io che ho scoperto l'acqua calda solo di recente ma...voi lo sapevate che esistino ciucci che si illuminano al buio?!?
Io no, fino a qualche mese fa, quando mi ci sono imbattuta per caso.
E sono stati la salvezza delle mie notti.
Perchè sì, mi alzo e mi sveglio comunque ma almeno questo maledetto ciuccio lo ritrovo rapidamenmte e senza accendere la luce e svegliare gli altri figli!!!

8) Osservare e rubare le idee ed i metodi altrui.
 Non parlo di copiare testi coperti da diritto d'autore o di sottrarre oggetti che non ci appartengono o spacciare per nostre invenzioni altrui, assolutamente no.
Parlo di prendere spunto dalle esperienze e dalle condotte di genitori, nonni, educatori, insegnanti che sembrano utili ed efficaci e che dunque potrebbero fare al caso nostro, con gli eventuali correttivi del caso.
Ritenersi migliori degli altri e guardarli con sufficienza non paga, in questo senso.

9) Lasciare che i bambini decidano da soli quando sono pronti per le tappe successive della crescita (vasino, togliere il ciuccio, svezzamento ecc.), che decidano da soli il più possibile ciò che li riguarda (da cosa indossare al gioco da fare, ecc.) e lasciarli il più possibile "fare" da soli.
In fondo, in giro non è mica pieno di diciottenni con il pannolino o il ciuccio in bocca o che mangino pappine, no?
Non è per renderli autonomi o per incrementare la loro autostima o per altri illuminati motivi.
E' per sopravvivere, voi, non loro.

Perchè non so come siati messi, genitori che leggete, ma io impiego già talmente tanto tempo a discutere per le regole essenziali di sicurezza, per i compiti da fare e per i rifiuti e dinieghi che non possono essere evitati, che sto imparando a lasciare che il resto scorra, per non prendermi un esaurimento nervoso. 
Certo, ho ancora molto da imparare, non lo nego, ma mi applico!

10) Circondarsi di amici. 
Fisicamente, virtualmente, via e-mail, via whatsapp..., purchè possiate scambiare quattro chiacchere, una battuta, condividere una foto, darvi informazioni utili, consolarvi, ridere insieme, programmare gite, gustare buoni piatti o bervi una birra o un bicchiere di vino in compagnia.
Organizzare per vedersi può essere difficile, accogliere in casa richiede impegno, incastrare orari e appuntamenti non è facile. 
Secondo me, però, ne vale sempre la pena, soprattutto con i bambini.
Infatti, i genitori hanno la possibilità di svagarsi, i bimbi pure e, in più, imparano a stare nel rumore e tra le persone non appartenenti alla stretta cerchia familiare.
A lungo termine paga. 
E quando sarete soli, voi e la vostra famigliola, magari in relativo silenzio, apprezzerete di più anche quei momenti.

+ 1 
Infine, ultimo ma non meno importante: 
essere pronti a disattendere tutti i consigli e trasgredire tutte le regole sull'educazione dei figli, anche quelle che vi siete dati da soli.
Solo quando serve ed eccezionalmente, ben inteso, per adattarsi alla relatà, che ha sempre più fantasia di noi!

E ora tocca voi. Svelatemi i vostri trucchi, per favore!!!

mercoledì 24 ottobre 2018

Castagnate d'autunno (e gara di torte). Anche all'asilo nido. Vi racconto perchè è stato bello.

Qualche giorno fa, in un luminoso e insolitamente mite pomeriggio di ottobre, all'asilo nido dei gemelli vi è stata la prima riunione del nuovo anno scolastico, con una "formula organizzativa" secondo me molto azzeccata: 
mezz'ora di riunione direttrice - genitori, mentre le maestre tenevano i bambini ed i nonni e fratelli/sorelle dei piccoli preparavano le caldarroste, per poi mangiare castagne e torte in compagnia, previa premiazione della gara di torte ai frutti di stagione.



E sì, perchè oltre alla castagnata, è stata organizzata una gara per premiare le torte preparate dai genitori che hanno voluto partecipare, con tre categorie: la torta più buona, la torta più originale e la torta più bella. Quattro i premiati per ogni categoria.

Nel nostro caso, il ricciolino ha deciso che avremmo assolutamente DOVUTO partecipare e a stento sono riuscito a convincerlo della sufficienza di una torta, anzichè due (due bambini = due torte, a suo dire).

Ero però consapevole di non avere speranze per le categorie "originale" e "bella" e poche ne nutrivo per la categoria "bontà", visto che non avevo mai preparato in vita mia torte alla zucca, nocciola, castagne, mela o simili, ovvero "autunnali", perciò ho cercato di non farlo volare troppo con la fantasia, sapendo quanto è competitivo.

Invece...avevo sottovalutato le abilità culinarie e la testardaggine del mio piccolo pasticcere, nonchè il potere del web.
Per quale motivo dico così?
Perchè per il reperimento ed il dosaggio degli ingredienti, devo ancora guidare il ricciolino, altrimenti anzichè 100 gr di farina ne versa 1 kg, come l'ultima volta o al posto di 250 gr di burro me ne mette 25 oppure confonde la fecola di patate con lo zucchero a velo.
(A sua discolpa va detto che le etichette e le mie indicazioni non sono sempre chiare e tra fecola, maizena, amido di mais, zucchero finissimo, zucchero a velo ecc. non è sempre facile destreggiarsi;  le centinaia e le migliaia sostiene, invece, di non averle ancora studiate a scuola).
Per tutto il resto,però, ormai fa praticamente da solo. E con ottimi risultati.

Qui trovate la ricetta della ciambella
Internet, poi, ci ha permesso di scovare un blog di cucina con ricette fantastiche, tra cui quella della torta alla farina di castagna, che abbiamo utilizzato con piccole modifiche (qui il post con la nostra ricetta ed il link al sito di cucina!).

 
  Una volta vista l'esposizone di torte, anche il ricciolino, pur molto ottimista, ha avuto un attimo di smarrimento.










C'erano infatti torte bellissime, originali e
creative.




Tuttavia, alla fine, ci siamo aggiudicati il quarto posto per bontà, con tanto di doppio premio (per me ed il ricciolino) ed attestato!


Grande soddisfazione per il ricciolino, che aveva pronosticato che "le torte più semplici sono sempre le più buone", soprattutto per i bambini.
A onor di cronaca, comuque, tutti e tre i miei figli hanno gustato con soddisfazione anche le altre preparazioni più elaborate! 



Io, a parte piccoli assaggi delle torte altrui (compatibilmente con le mie allergie) e la vista di tante leccornie, ho apprezzato molto il clima di accoglienza, comprensione e calore che tutto il personale del nido riesce sempre a creare.
E' stato bello poter osservare i miei bimbi interagire con gli altri e le maestre e vederli muovere in un ambiente (in questo caso il giardino della scuola) e con giochi che conoscono bene ma a cui solitamente noi genitori non abbiamo accesso;
è stata una gioia constatare il perdurare del piacere di stare insieme tra il ricciolino e amichetti che hanno fratelli o sorelle ancora al nido, con cui ha mantenuto un buon rapporto nonostante i diversi percorsi scolastici;
è stato piacevole poter chiaccherare con amici o conoscenti ma ancor di più (non me ne vogliano gli altri) avere l'opportunità di scambiare due parole con persone che non avevo ancora incrociato, riconoscendoli come la mamma e/o il papà dei compagni dei gemelli;
è stato divertente, come al solito, poter parlare liberamente con le educatrici e gli altri genitori, scambiandoci consigli, ricette, informazioni ed aneddoti.


La riunione è stata breve e utile: oltre ad un cenno sui progetti da sviluppare (di cui si riparlerà a dicembre), la direttrice ha spiegato i motivi per cui l'accoglienza dei piccoli viene gestita in un certo modo e poi parlato di morsi tra bambini (spiegando in sintesi che è un "problema" che si ripresenta sempre, nonostante la loro vigilanza, vista l'importanza della fase orale nei bambini in età da nido e la loro difficioltà a esprimersi in altro modo, ma che non deve destare preoccupazioni nè far ipotizzare un futuro da bimbo aggressivo o da vittima, per i bimbi coinvolti) e dell'importanza del fatto che i genitori pongano dei confini e delle regole anche a bimbi molto piccoli, senza aver paura della reazione dei propri figli e dei loro pianti e capricci.
Discorsi importanti per le mamme che per la prima volta inseriscono i propri figli al nido, soprattutto se alla prima esperienza di maternità, ma che è utile risentire anche da trismamma!

E poi...via libera ai peccati di gola ed alle chiacchere!



Questi momenti di coinvolgimento genitori - educatori, dentro le strutture scolastiche, queste opportunità di confronto in un clima disteso, sono forse ciò che trovo più bello del periodo di frequenza del nido e, per quella che è stata la mia esperienza con il ricciolino, della scuola dell'infanzia.
Certo, è innegabile che comportino uno sforzo notevole tanto per il personale scolastico, dalle educatrici, ai cuochi, agli ausiliari, quanto per i genitori, che devono incastrare un nuovo impegno tra i mille che già affollano giornate lavorative e di cura dei figli e metterci del loro, però fino ad adesso dal mio punto di vista ne è sempre valsa la pena.

Mi piacerebbe che fosse così anche alla primaria, che ci fossero simili occasioni ed un simile contatto scuola - famiglia anche nel ciclo scolastico delle elementari!!!

E voi, cosa ne pensate?
Vi piacciono queste iniziative o no? 
Le organizzano anche nel nido, alla materna o alle elementari che frequentano i vostri figli?
Se siete maestre, come le vivete?
Sono molto curiosa di conoscere la vostra opinione!

P.s. Sono un disastro nello scegliere i titoli dei miei post.
Le regole dei SEO le ignoro spesso, con buona pace dei numeri di affluenze.
Mi alleno ad essere sintetica ma a volte questo spazio mi serve proprio per dire, tutto quello che sento di voler esprimere, dunque non posso sintetizzare.
Perciò perdonatemi, ma in questo caso il titolo è quello che è.

lunedì 8 ottobre 2018

Una casa che parla di noi

E' passato poco più di un anno da quando la "casa nuova" è diventata in gran parte abitabile.

E' passato poco più di un anno è la casa già parla, inequivocabilmente, di noi. 

I suoi muri hanno ascoltato le nostre risate, sentito il ricciolino imparare a leggere ed i piccolini imparare a gorgeggiare e parlottare.
Sono stati la mia gabbia, nei momenti di sconforto, solitudine, paura.
Sono stati il mio rifugio, quando fuori il mondo aggrediva o, semplicemente, il clima si faceva inclemente.
Le sue stanze riecchieggiano di gridolini infantili, urla materne, battutine, ninne nanne, conversazioni, richiami, pianti e grida eccitate.

Il primo collage del ricciolino, sulla "sua" casa.

I suoi pavimenti hanno accolto i primi passi di Orsetto e Principessa, tremato al costante lancio di giochi, scricchiolato all'impatto con piatti e bicchieri in mille pezzi, allo strisciare di mobili spostati.
Ogni giorno, accolgono con stoica pazienza un mare di pupazzi, palline, rotelle, scivolate, salti e oggetti sparsi ovunque.
Fanno da sfondo, ora duro, ora più flessuoso, a cadute, capricci, pianti di dolore ma anche abbracci, costruzioni e gioiosi rotolamenti.

Le sue finestre hanno visto visini attenti guardare fuori, verso una persona cara in arrivo o a scoprire la pioggia e la neve, guardare il vento muovere le foglie ed i lampioni.
Specchio doppio, del mondo fuori e della vita dentro.
Portano i segni di polvere di intonaco e mattoni, di manine sporche appiccicate, coperte da tendine sempre troppo stropicciate da pugnetti impazienti.

I suoi soffitti sono stati casa di risonanza, per tutti i momenti di felicità e calore, come per quelli di noia e delusione.
Alcune lampadine pendono ancora nude, proiettando una luce impudica, in cerca del vestito adatto, che proprietari distratti da mille incombenze più urgenti, non hanno ancora trovato il tempo di donare loro.
Altre si sono già bruciate, durate giusto il tempo di accorgersi di loro, altre ancora risplendono attraversi supereroi colorati o colori accesi, alimentando sogni bambini.

Le sue pareti hanno accolto quadri e fotografie, osservando crescere la nostra famiglia attraverso l'alternarsi del contenuto di cornici e lavoretti scolastici.
Ci fanno scudo contro il freddo dell'inverno ed il caldo dell'estate e, a volte, ci isolano impietose, vedendosi restituiti sguardi stanchi e sbadigli annoiati; altre volte, invece, accolgono festanti amici, parenti e semplici conoscenti in visita.

La cucina è, come sempre, il cuore della casa, molto più del salotto, adibito più a campo da gioco che a luogo di conversazione e/o svago.
Forse perchè siamo italiani e non c'è accoglienza o festività che non implichi mangiare o bere insieme, fosse anche un semplice caffè. Forse perchè così siamo noi.

La nostra camera è ancora "di tutti", ritrovo per la notte e per i sonnellini, scenario di coccole, abbracci, letture della buonanotte, litigate, pianti di stanchezza.
Dispensario di creme e cremine, luogo di cambio e vestizione, culla nelle malattie, parco giochi nei momenti di ozio stanco.

Nell'ingresso si stratificano piumoni, giacche invernali, gilet e impermeabili estivi, cappellini da sole e di lana, sciarpe e seggiolini auto;
scarpe spuntano da ogni dove, accompagnando le stagioni e tre coppie di piedini in crescita.

Tutte le stanze sono ancora in divenire: cambiano le disposizioni dei mobili e degli arredi, seguendo la crescita dei tre piccoli abitanti e le esigenze lavorative dei grandi.
A volte deposito, a volte ambienti accoglienti, mutano in cerca della soluzione migliore, forse non sapendo che il migliore di oggi è diverso dal migliore di domani e basta un nulla, per rivoluzionare priorità e stili di vita.

E' passato poco più di un anno e la casa vecchia, quella che il ricciolino chiama ancora "sua", non mi manca per nulla. 
Mi mancano i luoghi intorno, i rituali costruiti dall'abitudine, le montagne dietro e le vigne che si stendevano davanti, i sentieri già percorsi in anni e anni di frequentazione, le persone intorno.
Quelli sì.
Quelle sì.

Molto c'è ancora da fare. Il cantiere è tutt'altro che chiuso, su più fronti. 
Purtroppo.
Questo, infatti, è l'aspetto più negativo, insieme alle infinite risorse di tempo, finanze e spazio mentale che questa casa ci ha sottratto.
Risorse che sono mancate a noi, alla nostra famiglia, alla coppia, ai fine settimana, ormai da anni, e che nessuno ci ridarà indietro.
Ne è valsa la pena? Ne vale la pena?
Al momento, non sono sicura della risposta.
Ditemelo voi, se ci siete già passati!
Quel che so, è che è passato poco più di un anno e questa casa, 
gialla come il sole e grigia come la nebbia, umorale come me, 
ogni giorno che passa, parla sempre più di noi.



lunedì 1 ottobre 2018

Cose belle e cose brutte dell'autunno: 7 ragioni per cui mi piace e 5 per cui non mi piace l'autunno

AUTUNNO: 7 aspetti che amo e 5 che detesto

I sette aspetti che mi fanno amare l’autunno:



1- l’arrivo del fresco (FRESCO, non FREDDO).
L’aria che si fa più frizzante e regala una sferzata di energia, dopo mesi di afa e calore, che spesso inducono al torpore ed all’apatia. 
Soprattutto mattino e sera, è un piacere sentire il fresco sulle braccia ed il viso, senza però ancora rischiare l’assideramento!
E poi, di notte si dorme decisamente meglio, grazie alle temperature più miti ma ancora senza riscaldamento; 
2- l’arrivederci delle zanzare. Finalmente non è più necessario cospargersi di Autan ad ogni uscita o cercare di alleviare gonfiori e pruriti di grandi e piccini con creme post puntura. Un sollievo, se pensate che io ed i piccoli veniamo letteralmente divorati non appena mettiamo il naso fuori casa e pure dentro, nonostante zanzariere e piastrine. Per dire, ieri, il tempo di salire in auto e, nonostante siano le ultime zanzare rimase, mi hanno punto in tre;

3 - le tonalità calde della natura ed il loro contrasto con l’azzurro intenso dei cieli sereni.  
Perché in autunno trionfano tutte le sfumature di giallo, oro, arancio, rosso e marrone, a cui i verdi delle foglie e i colori brillanti dei fiori lentamente cedono spazio. 
Eppure nelle giornate di sereno, il cielo sa essere incredibilmente azzurro/blu, in un contrasto caldo/ freddo che trovo affascinante.
Le tonalità di giallo e rosso, secondo me, richiamano il calore di casa e della famiglia, pasti in compagnia di amici, il fuoco del camino o delle stufe, la voglia di caldarroste e bevande calde. 
Invitano a circondarsi di affetto; 


4- la sensazione dei tessuti autunnali sulla pelle.  
Il ritorno della lana, che a volte gratta ma trasmette calore, l’avvolgente "caldo cotone", il morbido pile, l’elegante velluto. 
Cambiano i tessuti, le consistenze, i colori e anche le forme degli abiti. 
E dopo l’iniziale smarrimento, diventa un piacere ed una riscoperta;

5- i suoni: i tappeti di foglie da attraversare con le bici o a piedi, con i loro scricchiolii e fruscii; la campanella della scuola, il rumore delle gocce di pioggia sui vetri, il vento che muove alberi, pali e foglie, le grida entusiaste dei bambini quando finalmente si può stare all’aperto, i campanacci delle mucche, durante i giorni di desarpa;


 6- le sagre di paese: tornati dalle vacanze anche i membri delle locali pro loco, è tutto un fiorire di eventi e sagre, dalla castagna, all'uva, dalle visite per cantine alla sagra dei funghi porcini, passando per le feste patronali di San Michele alle immancabili desarpe (la discesa delle vacche dagli alpeggi di montagna alle stalle, per l'inverno).
C'è occasione di mangiare e di bere fuori praticamente ogni fine settimana!!!


7- le cime delle montagne imbiancate dalla prima neve, che fanno capolino dalle nuvole, dopo le girgie giornate di pioggia, risplendendo nel cielo tornato terso.




5 cose che odio dell’autunno:

  1. Le giornate di pioggia interminabile :-(;
  2. Le cimici, che sembrano voler dare il cambio alle zanzare nell’infastidire gli esseri umani;
  3. Il buio sempre più presto la sera, che sembra sottrarre momenti di vita e ingarbuglia il buon umore;
  4. Il cielo grigio, che nasconde azzurro, sole e persino nuvole, uniformando il mondo sotto una coltre asfissiante di “non colore”;
  5. La fine di tutto ciò che di positivo l’estate rappresenta per me: le vacanze, la maggior libertà di tempi, luoghi e modi, l’alimentazione più variegata e leggera, grazie a frutta, verdura, gelati e freschi spuntini, la sensazione del calore del sole sulla pelle, la luce onnipresente, che fa venire voglia di vivere ai 100 all’ora, la sospensione della routine scolastica…e molto altro.

Da una settimana, è ufficialmente autunno. Ufficiosamente, qui l’autunno quest’anno è arrivato più tardi del solito e, anziché fare capolino già ai primi di settembre, ha atteso fino a questo fine settimana, per poi bittarci a capofitto nel fresco e nel grigio.

Salutare l’estate non è mai facile e mi mette una discreta dose di malinconia, però mi aiuta concentrarmi sui lati positivi dell’autunno e…cercare di dimenticare quelli negativi!

E voi? Cosa amate e odiate dell'autunno?



lunedì 24 settembre 2018

QUANDO SIAMO IN DUE

Quando siamo in due

 

Quando siamo in due, la mattina è meno pesante sistemare i bambini in auto e partire per scuola e nido.
Perchè le scale con bimbo in braccio le faccio una sola volta e i giri per caricare la macchina di sacche, borse e cartelle di lavoro, diminuiscono da tre a due.
Perchè mentre uno sistema la cucina, l'altro può rifare il letto, senza sottrarre il doppio di minuti preziosi al conto alla rovescia per l'uscita di casa, che la mattina i minuti mancano sempre.

Quando siamo in due, spesso a pranzo mi tocca cucinare e impego un'ora per un pasto che in genere mi sbrigo in 15 minuti netti.
Però altre volte cucina lui e comunque due parole in tranquillità tra adulti, riusciamo a scambiarcele.

Quando siamo in due, si può andare in bagno con la porta chiusa.

Quando siamo in due, portare il ricciolino ad allenamento non è un problema.

Quando siamo in due, posso portare i gemelli ai giardinetti senza l'ansia di perderne uno o che entrambi si lancino ingiochi spericolati, su due strutture diverse.

Quando siamo in due, il passeggino nei tratti brevi può rimanere in auto e Orsetto e Principessa possono camminare.

Quando siamo in due, è più facile andare dalla pediatra, nel cui ascensore non entra il passeggino doppio.

Quando siamo in due, la spesa grossa al supermercato con i tre bambini è una delle incombenze settimanali, non una delle sette fatiche di Ercole.

Quando siamo in due, posso andare ai convegni, perchè i bimbi al nido puoi andare a prenderli lui, che ha i seggiolini-auto montati e non vede la missione come "impossibile".

Quando siamo in due, il ricciolino può godere di momenti di attenzione esclusiva.

Quando siamo in due, possiamo andare in montagna con i bambini a camminare, che è la cosa che ci piace di più fare.

Quando siamo in due, svegliare i gemelli dal riposino pomeridiano, dare loro la merenda, cambiarli e andare a prendere il ricciolino a scuola, è sempre una corsa, ma più umana che da sola.
Perchè uno può rimanere in auto mentre l'altro corre all'uscita.
Quando siamo in due, la cena dura sempre troppo, però il dopo cena è più facile, perchè mentre uno lava Orsetto e Principessa e li prepara per la notte, l'altro può spreparare la tavola, lavare i piatti e pulire la cucina. 
E magari si riesce anche a sentire un tg o il ricciolino che legge ad alta voce.

Quando siamo in due, per le nove i bimbi sono quasi sempre a letto, mentre se sono sola, ci metto anche mezz'ora in più.

Quando siamo in due, diventa possibile pensare di uscire per un pasto fuori o andare da amici o a qualche festa di paese. Oppure si può portare il ricciolino a letture ad alta voce o a teatro. 
Perchè talvolta lo faccio anche da sola , ma che fatica assurda!!!

Quando siamo in due, è tutto un pianificare, prendere decisioni e discutere strategie comuni.
E poi c'è sempre qualcosa da aggiustare che era rimasto indietro e così si finisce per non potersi fermare mai.
Finisce che non c'è mai tempo per la coppia.

Quando siamo in due, nonostante spesso sia difficile, mi sento meno sola.

Quando siamo in due, assurdamente, siamo più in ritardo che quando sono sola.
Quando siamo in due, inspiegabilmente, siamo più in ritardo che quando sono sola.

Restano due problemi, oltre a quello (in fondo trascurabile) dei ritardi:
  1. io ormai mi sono creata una routine ed una organizzazione fatta per reggere sulle mie spalle l'essenziale e a fatica tollero deviazioni dal mio modo di affrontare gli impegni e le incombenze;
  2. quando siamo in due...accade troppi pochi giorni e, quando succede, la mole di impegni rimandati a "quando siamo in due" e la stanchezza accumulata rendono difficile mantenere calma e armonia.
E niente, una soluzione ancora non l'abbiamo trovata.

Sì, a volte la nonna fa le veci del "secondo" ed è di grande aiuto, a volte qualche "recupero" da/per scuola e/o allenamento del ricciolino lo fanno il nonno e la nonna, però per molti versi, come è d'altronde giusto che sia, non è la stessa cosa che quando siamo in due, io e lui.

Voi? Cosa cambia quando siete soli a gestire i figli/casa/lavoro/impegni extrascolastici e quando siete in due? Siete quasi sempre sole/i o in due?

giovedì 12 luglio 2018

I primi sei mesi di nido dei gemelli: come una seconda casa!

Orsetto e Principessa hanno iniziato la loro avventura al nido a gennaio, a 6 mesi appena compiuti, 5 mesi “corretti” ( in base alla loro prematurita').


La scelta della struttura, tra due, è stata ardua: la prima, privata, era più vicina, comoda per la flessibilità di orari e di costi, dotata di spazi interni ed esterni ed arredi adeguati e le educatrici hanno fatto sia a me che all’Alpmarito un’ottima impressione.
In più, abbiamo raccolto in giro solo giudizi positivi.

La seconda era più lontana e con orari e chiusure fissi, essendo una struttura comunale.
Tuttavia era lo stesso asilo nido che aveva frequentato il ricciolino, con le stesse educatrici e lo stesso personale di cucina ed ausiliario.
Il nido in cui ci eravamo trovati così bene, apprezzando tutto, 
dalle giornate “a porte aperte ai genitori”, alle iniziative come i laboratori di riciclo (per creare cornici e scatole con materiale di recupero).


Amici fin dal nido.

Quello in cui il nano ha stretto amicizie che durano ancora, a distanza di cinque anni, nonostante le scuole poi frequentate siano state diverse.


Quello in cui abbiamo trovato persone speciali, stretto amicizie tra genitori e conosciuto educatrici appassionate, accoglienti, materne e competenti. Brave maestre e persone buone.
quando il ricciolino si "diplomo' " al nido!

Quello alle cui feste di fine anno, io ho sempre pianto di commozione 
e gratitudine, per il mio bimbo che cresceva e l’ambiente positivo in cui lo stava facendo.
Mentre accompagniamo i piccoli al nido, il ricciolino si gode il giardino della scuola!
Alla fine, ho deciso di pancia e di cuore, anche perché, mentre il ricciolino era entrato a quasi dieci mesi, i piccoli avrebbero iniziato ad appena sei mesi, cinque corretti, ovvero appena capaci di stare seduti ed a svezzamento appena cominciato.
I miei timori, perciò, erano molti e sentivo il bisogno di sapere che Orsetto è Principessa sarebbero stati accolti da persone con cui parlare liberamente di qualsiasi eventuale dubbio o difficoltà.

Ora, a distanza di sei mesi, posso confermare di essere molto soddisfatta dalla scelta!

Dopo una settimana di inserimento progressivo, i piccoli hanno iniziato a frequentare con regolarità, malattie a parte. Queste purtroppo non ci hanno mai dato tregua, forse per i pochi mesi dei gemelli, per la loro maggiore (relativa) fragilità, forse per l’inizio in pieno inverno e perché, comunque, erano sempre malanni moltiplicati per due. Non so.

Comunque, Orsetto e Principessa si sono adattati in fretta ai pasti a tavola, prima con pappine e ora, per la bimba, come i “grandi” (ovvero normale ma logicamente a pezzetti) ed alla routine del nido, senza particolari problemi di distacco (grazie anche all’età) o per fare la nanna. E si sono affezionati alle loro educatrici, con cui stanno molto volentieri.

Inizialmente sono rimasta un po’ delusa quando ho saputo che sarebbero stati inseriti in sezione diversa da quella che era stata del ricciolino, quindi senza la sua educatrice. 
Poi, però, mi sono ricreduta perché entrambe le educatrici (una per ciascuno, affinché i piccoli avessero una figura di riferimento esclusiva, senza doversela “dividere”), che comunque già avevo conosciuto ai tempi, sono bravissime e la diversità rende l’esperienza dei gemelli ancora più autentica, per me, aiutandomi a non fare paragoni.

Ci sono state le riunioni di spiegazione del programma, quelle di fine anno scolastico, con tanto di diapositive con le foto dei bimbi nei vari momenti della giornata, c’è stato il pomeriggio in cui noi genitori abbiamo potuto stare con i bimbi all’asilo per vederli interagire con i loro compagni e le educatrici e conoscerci fra adulti e c’è stata la festa di fine anno.

Bellissima!
Si è svolta in giardino e prima ci sono state delle piccole recite di educatrici e bambini dell’ultimo anno (“i grandi”!), con le orecchie da topino o vestiti da piccole pulci, con due filastrocche brevi e la messa in scena della storia di Cappuccetto Rosso, poi la consegna dei “diplomi” ai grandi e dei regali alle maestre, infine, verso le sei e mezza, la ricca merenda sinoira all’aperto, con pasta, gelato, frutta, affettati ecc.

Per i piccolissimi, come i miei gemelli, le educatrici hanno preparato un tavolino appartato con i seggioloni, la cucina ha preparato la minestra di verdure e fornito piattini e bicchieri con il beccuccio.
Inoltre, più volte mi hanno chiesto se avessi bisogno di aiuto per poter mangiare anche io (siamo andati solo io ed il ricciolino, poiché l’Alpmarito era via per lavoro).

Il ricciolino ha giocato con i suoi amici, che hanno i fratellini/sorelline che frequentano anche loro il nido, io ho chiacchierato con genitori ed educatrici ed il clima è stato festoso e, soprattutto, sereno e caldo.

Sono stata bene, siamo stati bene.

Come ho detto a maestre e direttrici, ringraziandole, grazie al loro impegno e all’armonia che sanno creare, entrando al nido mi sembra di portare i miei bimbi in un luogo che è come una seconda casa.

Tutto questo oltre al valore educativo che sono convinta abbia la frequenza del nido (così come una buona scuola materna): l’apprendimento che deriva dal contatto continuo con bimbi più grandicelli, la possibilità di giocare con i coetanei, l’abitudine a confrontarsi anche con i più piccoli, imparando ad avere riguardo per loro.
I lavoretti di riciclo creati al nido, quando lo frequentava il ricciolino


Purtroppo, infatti, se non si ha una famiglia allargata numerosa o tanti amici con figli con cui trascorrere il tempo regolarmente, è difficile che si possano offrire le stesse esperienze di socializzazione e confronto ai bimbi a casa, con nonni o baby sitter (questo senza nulla togliere a chi compie scelte diverse, poiché tutte che hanno lati positivi per genitori e bimbi) e ciò potrebbe mettere in difficolta piccoli già di loro più introversi o riflessivi.

E poi, vuoi mettere lasciare che i bimbi facciano spesso giochi creativi ed euristici con materiali più disperati e, quasi sempre, super sporchevoli, senza avere l’onere di inventarseli, organizzarli e ripulire tutto e tutti?!?!!!