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sabato 25 giugno 2016

Mamma Avvocato in cucina: biscotti con sola farina di riso

Le allergie e la dieta che mi ha fatto "sperimentare" l'allergologa mi hanno costretto ad ingegnarmi in cucina per non morire di fame o rimanere con il conto in rosso.
Così, dopo il pane, ho imparato anche a farmi i biscotti con sola farina di riso (che dunque dovrebbero essere senza glutine e pertanto adatta ai celiaci, sempre che non ci siano contaminazioni).

La ricetta da cui sono partita è de: "La cucina delle streghe" e la trovate qui, tra l'altro con foto molto invitanti dei biscottini!
Peraltro, quella indicata sulle confezioni di farina di riso a marchio "Conad" è praticamente indentica,  a quella del sito indicato.

Io l'ho modificata togliendo la vanillina (perchè mia madre non può mangiarla) e la scorza di limone (essendo allergica anche agli agrumi) e ve la spiego in modo più semplice possibile, come piace a me!

Ingredienti:

175 gr di farina di riso
1 uovo
70 gr di zucchero
70 gr di burro
1 cucchiaino o mezza bustina di lievito per dolci (io uso quello istantaneo)

Ammorbidite il burro lasciandolo a temperatura ambiente o usando il microonde, in funzione scongelamento o al minimo di potenza, così da non rischiare di fonderlo o bruciarlo.
Poi lavoratelo in una ciotola (io vi consiglio la bastardella in acciaio inox) con lo zucchero, fino ad avere un composto quasi schiumoso.



Unite l'uovo e mescolate bene, poi aggiungete la farina ed il lievito.
Io ho fatto lavorare il ricciolino che, a differenza di me, adora pasticciare in cucina ed impastare!

Impastate bene con  il cucchiaio fino a che l'impatto non inizia a raggrupparci ed a staccarsi dalla ciotola.
Lavorate la vostra "palla" con le mani infarinate poi, quando è morbida e compatta, avvolgetela in una pellicola trasparente e lasciatela in frigo per almeno mezz'ora (ma non più di un'ora, altrimenti comincia a "spezzettarsi").



Quindi tiratela fuori, togliete la pellicola e stendetela sul piano di lavoro (infarinato!) con le mani o, se preferite, con un mattarello già infarinato.


E' meglio che non sia troppo sottile, altrimenti i biscotti si rompono sollevandoli per metterli sulla tegli e, cuocendo, si seccano o bruciano.
Un pò più piccoli e alti, inoltre, da cotti saranno più morbidi e friabili.



Usate gli stampini da biscotti o un bicchiere con i bordi sciaquati in acqua fredda per "tagliare" i biscotti, poi infornate  a circa 170-180 gradi per 10-15 minuti o poco più.
Se volete, cospargeteli con zucchero a velo, cacao amaro in polvere o granelli di zucchero di canna.
Buon appetito!




A noi la prima volta sono venuti circa 15 biscotti grandi ma, avendo notato che erano più buoni quelli rimasti più spessi (non troppo però!), la volta successiva abbiamo steso meno la pasta e usato formine più piccole, ricavandone  25 biscottini morbidosi, che sono buoni anche inzuppati nel latte o nel caffè!




Per conservarli - sempre che ve ne avanzino dopo gli assaggi dei famigliari - vi consiglio di metterli in un recipiente di vetro con il coperchio in gomma (per intenderci, un tupperware ma di vetro, perchè la plastica in cucina sarebbe meglio evitarla sempre e comunque inquina più del vetro).

Io ho mangiato gli ultimi dopo cinque giorni ed erano ancora perfetti!






mercoledì 15 giugno 2016

Mamma avvocato in cucina: pane di farina Kamut e grano saraceno (o solo Kamut)

Ieri vi ho parlato della svolta impressa, per ora temporaneamente, alla mia alimentazione.
Sempre ieri, tra l'altro, ho sgarrato per la prima volta: ho mangiato un cono gelato compreso di cialda! A mia discolpa posso dire che ero a digiuno dalla sera prima e avevo saltato colazione e pranzo. Quando finalmente ho potuto mangiare, alle tre e mezza del pomeriggio, nei due bar vicini (ero ad un'ora e mezza di auto da casa) ho trovato solo il cono: tutti gli altri alimenti e gelati avevo ingredienti a cui sono allergica seriamente! Ora, però, tornerò a fare la seria!
Ingredienti
500 grammi di farina di grano Khorasan Kamut
100 grammi di farina di grano saraceno
(Se volete, però, potete usare 600 grammi di farina Kamut o cambiare un po' le proporzioni, anche se vi consiglio prevalenza di Kamut, che lievita di più)
4 cucchiai di olio (io uso extravergine di oliva)
1/2 o 1 cucchiaino di sale grosso
400 ml di acqua tiepida o anche meno (poi vi spiego)
1/2 bustina di lievito di birra da 25 grammi o comunque sui 10-15 grammi
1 cucchiaino di zucchero
1/2 bicchiere di acqua tiepida (più calda che fredda)

Per prima cosa, preparare il lievito di birra. Io la prima volta non ho letto con attenzione e, convinta che fosse lievito istantaneo, l'ho usato senza alcuna preparazuine, peraltro nella macchina del pane. Non solo è venuto un grumo non coeso e acidulo, ma poi ho avuto mal di stomaco per tutta la notte. Io, però, sono un caso patologico di imbranataggine in cucina!

Dunque voi fate così: scegliete la mezza bustina di lievito in un mezzo bicchiere di acqua tiepida o caldina, aggiungete un cucchiaino di zucchero, poi girate con il cucchiaino per qualche minuto (fino a che il lievito non è più a grumi), infine lasciate fermo il bicchiere fino a che si formerà la schiuma (dall'inconfondibile e gradevole odore di birra, però calda!). La prima volta io ho aspettato solo cinque minuti e la schiumetta era appena accennata, la seconda l'ho lasciato 20 minuti e la schiuma era così tanta che è fuoriuscita, però il lievito ha funzionato alla perfezione comunque.


Ora disponete la farina su un piano infarinato, facendo un vulcano: bordi alti circolari e un buco al centro, quello che le ricette chiamano "a fontana".
Versate il bicchiere di lievito di birra al centro del vulcano, seguito dal sale grosso e poi dai 4 cucchiai di olio.


Iniziate ad impastare, con le mani già infarinate.
Per i principianti, sappiate che all'inizio vi sembrerà impossibile formare una palla, voi però credeteci e aggiungete piano piano un po' dell'acqua tiepida (non troppa, poco per volta!), continuando a lavorare.
Inizieranno a legarsi gli ingredienti. Se vi accorgete che rimane troppo bagnata, infarinate il piano e usate tale farina per rapprendere un po' la forma. Se invece lega troppo poco, aggiungete acqua.
Io ho scoperto (lo so, per alcuni sarà scontato, per me e' una novità), che la quantità di acqua occorrente cambia in base all'umidita dell'aria ed ai giorni. A volte l'ho usata tutta, altre poco più della metà!
Ottenuta una palla morbida ma compatta, mettetela su una teglia (la stessa che poi userete per infornare, così evitate di sporcare altri contenitori), con sotto la carta forno infarinata


Coprite con un panno e lasciate lievitare fino a che non raddoppia, o quasi, le sue dimensioni. In pieno sole, quando c'è stato in questi giorni, sono bastati 45 minuti, in casa quando fuori pioveva o era nuvolo, ci sono voluti 1 ora e un quarto.
Lavorate di nuovo un po' la palla, poi riponetela di nuovo a lievitare per altrettanto tempo.

D'estate, se dopo la prima ora l'impasto ha già triplicato o quasi le sue dimensioni, potete anche infornare direttamente, senza la seconda lavorazione e lievitazione.

.
Preriscaldate il forno a 200 gradi.
Poi, prima di infornare, dividete la palla in pagnotte o datele la forma desiderata, lavorandola con le dita.


Infornate per 20-25 minuti, controllando che sia cotto: dalla doratura sopra e provando a bucarlo con uno stuzzicadenti, possibilmente alzando il pane e infilandolo nel centro del lato inferiore. Se togliendo lo stuzzicadenti non rimane nulla attaccato, il pane e' pronto!

 
Molto dorato e proporzioni Kamut/grano saraceno - 400/100 grammi.




N.b. Il pane, che sia di Kamut, di grano saraceno o misto dei due, risulterà buono ma insipido. Io ho provato ad aggiungere un po' più di sale ma senza risultato. E' proprio la farina ad essere così, credo, visto che anche facendo la pasta di grano Khorasan Kamut e salando molto l'acqua, il risultato non è cambiato di molto. Di buono c'è che non coprirà i sapori del companatico!


 
Poco dorato e quasi interamente farina di grano Khorasan Kamut

Se volete conservare il pane per più giorni, vi consiglio di avvolgerlo in un panno, ad esempio, uno strofinaccio, oppure di metterlo in una busta di carta. Niente plastica che, oltre ad inquinare, lo fa ammuffire (provato sulla mia pelle!)
Buon appetito!!!

martedì 14 giugno 2016

Novità in tema allergie e alimentazione

A fine maggio la mia allergologa ha lanciato un esperimento: mi ha chiesto di evitare per un mese alcune delle farine  appartenenti alle famiglie delle graminacee ed, in particolare, quelle "raffinate" ed il frumento, sostituendole con farina di riso, grano saraceno, farro, grano kamut, patate, quinoa, amaranto, tef e chia.
Gli ultimi tre non li avevo mai sentiti neppure nominare e comunque il tef non l'ho trovato in nessun negozio della zona, l'amaranto  costava qualcosa come 30 euro al kg (perciò ne faccio anche a meno, grazie) e sulla confezione della chia, trovata solo in semi ed a caro prezzo  vi era indicato di consumarne massimo 1 cucchiaio al giorno, perciò ho lasciato perdere, in quanto non mi avrebbe certo sfamato!

In pratica, l'allergologa mi ha vietato: grano/frumento, mais, avena, orzo, miglio, segale e tutti gli alimenti derivati di tali farine.



Mi sono ritrovata, quindi, a dover cambiare completamente alimentazione da un giorno all'altro.
Al momento, dopo poco più di quindici giorni, posso affermare che le differenze che ho riscontrato sono una impennata dei costi della spesa alimentare, poichè tali prodotti sono carissimi, la diminuzione del mio tempo libero, perchè mi tocca cucinare più spesso e alimenti che prima compravo già pronti, ed un peggioramento della mia vita sociale.
Sul fronte salute, ho avuto solo maggiori difficioltà digestive, per smaltire questo improvviso surplus di fibre e proteine!

Non so, pertanto, se l'esperimento si ripeterà.

Ci sono, comunque, anche dei lati positivi:
-  ho conosciuto alimenti nuovi (la quinoa, ad esempio, a parte il piccolo particolare del suo costo spropositato, non è affatto male) e ho introdotto una decisa variazione nella mia alimentazione ma anche in quella del ricciolino, che ha mostrato di apprezzare molto il grano saraceno misto al riso, il farro e la pasta di farro e la pasta con grano Kamut.
Certamente la nostra salute in questo ci ha guadagnato;

- sono stata costretta a cucinare di più, soprattutto alimenti che mai avrei pensato di produrre in casa, come il pane, coinvolgendo anche mio figlio nella preparazione;

- ho imparato qualche nozione in più, che non fa mai male, anche se non mi è del tutto chiara la storia per cui, essendo farro, grano Kamut, avenae riso comunque appartenenti alla famiglia delle graminacee, vengano comunque considerate meno pericolose per le allergie, in quanto contenenti proteine "vecchie" più digeribili. Mi sa che mi mancano nozioni di biologia molecolare!

In sintesi, non tutto il male viene per nuocere.

Nei prossimi giorni vi indicherò qualche ricetta, provata e riuscita, ovviamente!

giovedì 5 maggio 2016

Vivere con l'allergia

Ho scoperto di soffrire di allergie quando, in pratica, ero già adulta.
Forse perchè per via della naturale evoluzione del mio "cammino allergico".
Forse perchè qualche altro fattore ha agito da agente scatenante di allergie dormienti.
Non lo so.
So, però, che vivere con l'allergia, non è sempre semplice.
Soprattutto se, come nel mio caso, si hanno allergie ai pollini che coprono tutte e quattro le stagioni, più allergie a metalli e acari e reazioni crociate con gli alimenti.

Non ne faccio un dramma.
So benissimo che esistono problemi ben peggiori e malattie ben più gravi.
Non mi sento "malata" e, anche quando sono i medici a chiedermi se soffro di qualche patologia e se sono in salute, rispondo sempre senza esitazioni che sto bene e non soffro di nulla.
Perchè è così che mi sento e sono sempre restia a confessare che, però, ho una serie di allergie.


Lo scorso anno mi ero messa in testa di provare a fare almeno una gara di corsa, così ho prenotato l'esame di medicina sportiva.
Al termine, i medici mi hanno detto che stavo benissimoe io ho gongolato.
Poi, però, hanno aggiunto: però, mi raccomando, corra sempre e solo con il Ventolin in tasca.

Ora, a distanza di tempo, mi rendo conto di come siano cambiati alcuni aspetti della mia vita, a causa delle allergie.
Nulla di drammatico. 
Sono fortunata: non ho mai dovuto smettere completamente di praticare sport all'aria aperta, non ho più problemi ad andare in montagna, non ho subito limitazioni gravi e, soprattutto, per il momento pare che non rischi un vero e proprio schok anafilattico.

Tuttavia:
- giro con il Ventolin in tasca o in borsa e con una siringa e fiala di cortisone in auto o nello zaino; devo farmi fare un certificato medico ad hoc per i farmaci ogni volta che prendo un aereo (a parte il fatto che sino ad ora nessuno mi ha mai controllato, ma questo è un altro discorso). Io, che prima al massimo mi portavo una pastiglia di antidolorifico per il mal di testa e una fialetta di lacrime artificiali;
- assumo antistaminici dai 365 giorni all'anno a 2/3 dell'anno, a seconda dell'evolversi del clima e quindi delle fioriture; spesso vi associo uno spray nasale, talvolta spray corticosteroidi o simili;
- devo tenere sotto controllo le oscillazioni di fame e di peso che alcuni di questi spray mi provocano, senza considerare il sonno da antistaminico;
- devo variare periodicamente il tipo di antistaminico, perchè dopo un pò subentra l'assuefazione. Con tutti gli incovenienti e i rischi connessi alle variazioni.
E vale pure con gli antibiotici, poichè il medico tende a prescrivermi sempre lo stesso per non rischiare;
- devo fare visite di controllo e talvolta esami con una certa periodicità;
- devo fare i conti con il fiato corto a periodi, con la dermatite, con l'irritazione oculare, con il naso spesso tappato, la vulnerabilità ad infezioni respiratorie.

Queste, però, sono bazzecole rispetto a quelle con cui si confrontano persone con malattie diverse / più serie e, comunque, sono comuni più o meno a tutti coloro che soffrono di allergie.

Quello che davvero mi pesa nella vita quotidiana sono le restrizioni alimentari e le psservazioni talvolta ingenue, a volte malevole.

Non è facile decidere di uscire a cena: i menù fissi sono da scartare a priori e, anche nel menù à la carte, devo subissare di domande i camerieri e, comunque, correre il rischio, perchè non tutti ti prendono sul serio.
Non mi piace passare per rompiballe.
Mi rendo conto di non poter dare spazio più di tanto alla fantasia nei menù, quando invito gli amici a cena.
E, soprattutto, mi dispiace dover dire ai padroni di casa che non posso mangiare questo o quello perchè c'è l'uno o l'altro alimento.  mi sembra di imparazzare e deludere e non è bello.
Tanto più che siccome le mie non sono "allergie alimentari" ma è una sindrome orale allergica nella quale le reazioni agli alimenti non sono costanti e continue ma variano, ho difficoltà io stessa a raccapezzarmi.
Non posso seguire praticamente nessuna dieta o ricetta standard.
Non è facile viaggiare all'estero a cuor leggero e, di certo, devo evitare i ristoranti esotici (già il cinese o il giapponese sono al di fuori delle mie possibilità).

Ci sono giorni in cui mi pesa più di altri.
In cui farei qualunque cosa per poter mangiare una coppetta di fragole con la certezza di non stare male, per poter gustare di nuovo una pesca noce o una susina.
Ci sono giorni in cui sogno la classica pizza margherita.
Giorni in cui vorrei comprare una crema per il viso/il corpo senza preoccuparmi prima di testarla e senza leggere con attenzione l'etichetta.
Giorni in cui vorrei poter indossare orecchini di argento o di qualche lega o quelli che chiamano, quasi a prendere in giro, "anallergici" (rispetto a queli allergie?)

Soprattutto, però, ci sono giorni in cui proprio non sopporto un familiare che in quanto tale, anche se non strettissimo, dovrebbe ormai conoscermi, e che invece passa il tempo a domandarmi:  "Non so se c'è qualcosa che puoi mangiare qui", "sapete, con lei non si mai come fare, non può mangiare niente", "ho dovuto cucinare senza questo, quello, quell'altro per colpa sua quindi non sarà molto buono", "non mi ricordo mai, questo lo puoi mangiare"? E via così.

Giorni in cui all'ennesimo: "Non è possibile che basti un morso per farti stare male!La soglia deve essere maggiore", mi viene da rispondere in modo molto maleducato.

Giorni in cui non ho voglia di giustificarmi.
Giorni in cui sono arci stufa di dover andare dal medico di base (con relative attese e tempo perso) almeno una volta al mese solo per farmi prescrivere sempre lo stesso antistaminico, perchè più di due scatole per volta non si può.
Giorni in cui mi deprimo a spendere in farmacia più di quanto spendo dal macellaio.

Giorni in cui vorrei poter prenotare un esame medico già di per sè non facile,  semza ulteriori preoccupazioni, senza dover prima consultare l'allergologa e scoprire che prima di farlo devo attenermi ad un certo protocollo e assumere dei farmaci ad hoc, così da minimizzare il rischio.
Prima di chiedermi se posso davvero fidarmi della sanità, dal momento che il medico che mi ha prescritto l'esame, seppur informato del fatto che fossi un soggetto allergico, si è limitato ad un: "Magari può sentire la sua allergologo. Se ritiene, eh". 

E poi.
Poi vado a prendere mio figlio dopo un pomeriggio di giochi al sole: il visetto con le guanciotte rosse e le pustoline, le manine con una sorta di sfogo, le braccia che prudono, il naso colante e gli occhietti rossi .  
E prego il fato che il suo cammino allergico cambi direzione al più presto o, se non altro, che sia possibile iniziare con i vaccini da bambino, per frenarlo subito, perchè nulla di quanto sopra lo riguardi.

Ci sono giorni in cui penso solo: "A me qualunque cosa, a lui no, però!"







mercoledì 1 aprile 2015

Ultimamente, succede a marzo.


"Ultimamente", come dice Verdeacqua, "succede a Marzo", come dice Mamma Piky.

A marzo, io ed il biondino ci siamo tagliati i cappelli. Quando inizio a intravedere l'arrivo della primavera, non resisto e ci do un taglio netto.
Per il piccolo di casa si è trattato solo di una spuntatina, la seconda della sua vita (la prima è stata il 31.05.2014 - si', non ho potuto fare a meno di segnarlo sul calendario): io comunque ero commossa, soprattutto alla scoperta che è proprio ricciolino.

Ultimamente per stare dietro a nostro figlio in bicicletta, io e l'Alpmarito abbiamo irato fuori dal garage i pattini in linea.
Sappiamo ancora stare in piedi, a quanto pare, ed è ancora divertente.
Solo che io non mi ricordo piu' come si fa a frenare e chiedo aiuto a ogni rete, muro o muretto della zona.
Pero' fa sentire tanto giovani, eh?
Sempre per rimanere in tema, a marzo abbiamo provato a togliere le rotelle dalla bici nuova del nano e lui è andato, senza cadere.
Solo che quella senza pedali continua ad essere la sua preferita, forse perchè per pedalare le sue gambette fanno ancora troppa fatica. Comunque, son soddisfazioni.

A marzo ho affrontato due cause impegnative al lavoro e indossato la toga.


E' stato un successo (non la toga, che è bellissima ma giusto quelle due o tre taglie piu' della mia, pero' resta una emozione) e anche queste son soddisfazioni.

Ultimamente c'è tanto, troppo vento, e sono iniziate le fioriture primaverili.
Ma proprio solo ultimamente, tipo questa settimana, prima era sempre pioggia.
I colori delle piante e del cielo fanno venire il buone umore solo a guardarli.






E io ho tanta voglia di riprendere in mano la Reflex, perchè il tablet è tanto comodo e utile ma le foto della Reflex...ah, le foto della Reflex!

Agli inizi di marzo ho migliorato decisamente i miei tempi nella corsa (n.b. i miei tempi, in giro c'è di meglio), riempiendomi di orgoglio.


Poi l'allergia ed il vento mi hanno riportato indetro di mesi e ora faccio schifo.
Vabbè.

Ultimamente abbiamo fatto l'ultima sciata di stagione, con gli sci da fondo. Quelli da discesa li abbiamo usati una volta in tutto l'anno. Quelli da scialpinismo ancora aspettano, perchè con questo vento io sicuro che non esco.
Salutare la neve mi dispiace sempre un po'. Un bel po'.
E questa volta il nano condivideva i miei sentimenti.
A marzo ho tamponato la mia bella auto rossa, anzi granata, e ho dovuto comprarne una nuiova.
Bellissima e modernissima. Si guida che è un piacere, pero' proprio ne avrei fatto a meno.
Soprattutto perchè si è guastato anche il motore dell'altra e ieri, ciliegina sulla torta, mi si sono pure rotti gli occhiali.
Che dite, prenoto un viaggio a Luordes?
O provo a giocare all'enalotto?

Ultimamente è sempre e comunque cantiere della "casa nuova".
L'Apmarito si fa in quattro, come le discussioni e lo stress, pero' la fine è ancora lontana.

A marzo sono state discussioni tra le mamme dei bimbi del paese ed il direttore sanitario, causa pediatra. E io c'ero, per solidarietà e aiuto.
E siamo riuscite ad ottenere un risultato, anche se adesso chissà come andrà.

Ultimamente c'è stato il cambio dell'ora, l'odioso cambio dell'ora.
Io, il nano e l'Alpmarito siamo in piena sindrome: la sera non ho sonno, non ho ancora fame ma la mattina dormire tanto tanto di piu'.
Soprattutto il nano, che già, pur dormendo tutta la notte, ha sempre avuto qualche problema ad andare a letto presto (e con presto intendo le 10-10,30).
Non ho mai capito come facciamo quelle mamme che riescono a far addormentare i figli alle nove.
Se lo metto nel letto alle nove, lui gioca o legge o chiacchera comunque fino alle 10.00- 10,30 (ora 11.00 - 11.30) e non c'è santo, minaccia o castigo che tenga.

A marzo il piccolo di casa si è fatto un nuovo amichetto e quando non piove, dopo la scuola, vuole stare al parco con lui.
Cerco di accontentarlo il piu' possibile, anche se insieme sono dei terremoti e da quando va alla materna, giochi fisici e parolacce stanno diventando una triste costante.

Ultimamente mangiamo troppo, anche grazie a chi ci vuole bene.
E il nano non ha ancora aperto le uova di Pasqua!

A marzo c'è stata ancora palestra di arrampicata



E ruotine settimanali in casa...

E haloterapia, aspettando l'estate..


Ultimamente abbiamo prenotato le vacanze estive, la prima volta in assoluto con cosi' largo anticipo.
E forse questa volta ce la facciamo ad andare al mare tutti e tre insieme, per piu' di due giorni e non a ferragosto.

A marzo una coppia di amici è venuta a cena e ci ha portato la partecipazione di nozze, alla quale mancano circa 15 giorni.
Vedere i loro occhi innamorati, sentire l'attenzione con cui si parlavano, assistere alla loro felicità, è un balsamo per l'anima.
E quindi ora devo cercarmi un vestito adatto. Di nuovo.

Ultimamente abbiamo pranzato con una mia cara amica e la sua famiglia.
E guardare il mio biondino e la sua bimba giocare insieme, accrogersi di quanto sono cresciuti e di come sono belli, è stato emozionante e meraviglioso.



Con loro, il nostro primo gelato in gelateria di stagione.

A marzo ho sperato tanto, pero' anche questa volta non è andata.
E io inizio a pensare seriamente che sia perchè in qualche modo me lo merito, che sia colpa mia.





venerdì 20 febbraio 2015

Libri ed allergia

"Allergie e iper- reattività" di Jean -Loup Dervaux, edito da  Mondadori nel 2013, pag. 167




Questo venerdì non ho romanzi da proporre ma un piccolo "saggio" divulgativo dalla lettura molto scorrevole di un medico francese, che affronta il tema delle allergie, delle intolleranze e delle false allergie da tutti i punti di vista: la descrizione della malattia allergica, il come e perché si diventa allergici, la diffusione sempre maggiore delle allergie, specie tra i bambini, il ruolo dell'ambiente, la vita quotidiana del soggetto allergico, i disturbi causati dall'allergia, il modo per scoprirla.
E, naturalmente, le cure tradizionali (con una breve e semplice spiegazione sui vari tipi di farmaci utilizzati ed i loro effetti) e quelle alternative, omeopatia, fitoterapia, oligoterapia, cure non farmacologiche (termali, talassoterapia, agopuntura, rilassamento, yoga ecc.).

Il libro, infatti, riconosce e spiega che i disturbi causati dall'allergia hanno un impatto fortissimo sulla vita sociale e quotidiana dei pazienti e invita a percorrere tutte le strade possibile per contenerli e ridurli, senza mai abbandonare le cure farmacologiche tradizionali ma affiancando ad esse, volta per volte, cure e medicine alternative, quando possibile.
Senza dimenticare i consigli pratici per la prevenzione, dal microclima domestico allo sport, allo stress ed all'igiene mentale, i comportamenti all'aria aperta ecc.

L'approccio globale, completo, alle allergie e' forse ciò che ho apprezzato di più in questo libro, così come la spiegazione dei tanti volti dell'allergia, dall'asma alle manifestazioni cutanee, dai sintomi a naso e occhi a quelle alimentari.
Viene spiegata l'incidenza dei fattori ereditari e genetici (lo sapevate che un bambino nato da genitori non allergici ha il 5% di probabilità di esserlo, uno nato da un genitore allergico, il 30% ed uno nato da due genitori allergici, il 50%, con una incidenza maggiore tra le femmine che tra i maschi? E che basta essere allergici ad una sostanza per essere persone "allergiche"?)  e che le allergie si sviluppano quando incontrano il terreno giusto, intendendo per "terreno" il " profilo biochimico e neurofisiologico, autentico biglietto da visita biologico, proprio di ciascun individuo".
Quando la persona presenta un " terreno atopico " , cioè "la propensione a sviluppare reazioni anormali di tipo immunitario contro alcuni elementi, non pericolosi a priori per l'organismo", a volte amplificati da un terreno ipersensibile, allora, dopo un periodo più o meno lungo di sensibilizzazione, risentirà di reazioni allergiche.
O almeno, così ho capito io!



Il medico distingue tra allergie ed iper reattività dell'organismo, tra intolleranze e allergie, tra reazioni immediate e non.

"La reazione allergica organica e' una reazione di difesa che diviene, però, eccessiva e inadatta nel suo sviluppo. È' una sorta di errore del sistema immunitario che scambia una sostanza innocua per una dannosa (falso antigene)"


Elenca le sostanze più allergizzanti, spiega le allergie crociate (di cui soffro io) e la sindrome orale allergica (soffro pure di questa) e spiega che l'allergia non è una malattia lineare, con una unica causa ed un unico tipo di manifestazione, bensì una sindrome funzionale multifattoriale.
Per illustrarlo, l'autore usa l'immagine della clessidra.



Ed è questo ciò che pesa di più a me personalmente: non sapere mai se avrò o no una reazione allergica a determinati alimenti o esposizioni, se e quale saranno i sintomi ed il loro livello di gravità. Mangiare un giorno un limone senza problemi e poi di colpo scoprire che "sono diventata allergica" e se lo mangio di nuovo passo ore in bagno, mi viene la crisi d'asma e devo imbottirmi di cortisone e antistaminici.
In questo libro, finalmente, viene messo ben in chiaro che l'allergia è una malattia, non una paranoia o una invenzione per fare i difficili a tavola (come spesso mi accorgo pensano gli estranei, i conoscenti o i ristoratori, davanti alle mie richieste di elenchi di ingredienti e preghiere di non mettere l'uno o altro alimento), ne' un pretesto per criticare chi tiene animali o vive nella polvere (no, non è che voglio rompere le scatole, e' solo che sto davvero male!!!).
Anche se scoprire che, secondo le tabelle riportate sui libri, il mio livello di IgE specifiche e' per numerosi allergeni "importante" e "molto importante" (parla di maggiore o uguale a 35 kUI/I, io per alcuni risulto a 200 kUI/I !!!!?!!), non è consolante.



E pensare che prima di fare i primi esami del sangue, ormai anni fa, nonostante le evidenze sintomatiche, c'erano periodi in cui, a forza di sentire persone intorno a me affermare con sicurezza che non era "oggettivamente" possibile che una quantità piccolissima di un alimento o una esposizione di pochi minuti ad una sostanza potesse farmi male, quasi mi ero convinta che fosse una mia fissa e non la realtà e mi sentivo in colpa a manifestare i miei problemi!!

Una cosa però l'ho capita: vale la pena tentare anche strade alternative e continuare ad insistere con le cure e i vaccini, anche se per ora non funzionano su di me: la speranza di migliorare c'è !

Quanto ai consigli pratici del libro, alcuni sono davvero pratici e realizzabili, altri purtroppo no: non ho ne' il tempo ne' la possibilità di lavare e spolverare tutti i giorni, ne' posso cambiare il clima del posto in cui vivo o le sue piante e non mi basterebbe spostarmi di qualche chilometro per stare meglio...dovrei emigrare direttamente non so dove!
In compenso, ho notato anche io che nei periodi di stanchezza o stress l'allergia si manifesta più violentemente e frequentemente.
Ovviamente, io pratico tutti gli sport sconsigliati da tabella: sci alpino, arrampicata, scherma...
Anche quelli consigliati, però ! (Jogging leggero, nuoto in vasca, bicicletta in pianura- va be', qui pianura non ce n'è ma fa lo stesso- sci di fondo ecc.)

In conclusione: consigliato, non solo a chi soffre di allergia ma anche a chi vuol saperne di più o essere pronto a eventuali sintomi dei propri figli (sperando non ci siano mai!).

Con questo post partecipo al Venerdi' del Libro di Home Made Mamma.

lunedì 17 febbraio 2014

Di allergie e di avversione verso vegetariani e incoerenti.

Ho già accennato alle mie allergie che, ahimè, coprono tutto l'anno solare.
Perché sono allergica a quasi tutte le fioriture della mia zona, anzi del Nord Italia, ai peli degli animali, alla polvere, al nichel e molto altro.
E soffro di SOA, Sindrome Orale Allergica, una forma di allergia combinata tra alimenti e fioriture, che riguarda tutta la frutta e le verdure, passando per le erbe aromatiche.
In pratica, non so mai quale frutta o verdura, rigorosamente cotta, potrò mangiare senza stare male, veramente male.
So cosa devo evitare, quasi tutto ciò che rientra nelle sopra citate categorie, ma ogni giorno e' una scommessa, spess un'amara scoperta.
Per fortuna non ho mai avuto reazioni da shock anafilattico. Però non è che avere l'orticaria, il naso che cola e gli occhi che bruciano tutto l'anno sia bello. Neppure avere le labbra che si gonfiano, la gola che si stringe e sentire "la fame d'aria" oppure avere d'improvviso tutti i sintomi di una gastroenterite, che non passano con nessun farmaco.
Perché succede questo, se sgarro, consapevolmente (raro) o no.
Una allergia così, soprattutto se fino ai 25 anni o giù di li ne avevo solo vagamente i sintomi e mangiavi di tutto, e' penalizzante, tanto.
Non ho più voglia di uscire a cena: al ristorante passo per rompiballe, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, digiuno o sto male, perché camerieri e cuochi pensano che siano solo fisime o "un'altra di quelle alternative come vanno di moda adesso" o non considerano che nei preparati che usano c'è sempre, sempre, il pomodoro, anche poco e basta pochissimo.
Niente menù fissi, quindi, niente piatti stuzzicanti.
Se invio a cena amici o parenti, spesso cucino per loro ma non posso mangiare ciò che ho preparato e in più sto male nel prepararlo. Se no si devono accontentare e non è sempre facile. Idem per la famiglia (infatti il nano e l'Alpmarito ne pagano le conseguenze, pur se cerco di offrire loro, almeno qualche volta, ciò che io non posso consumare - per fortuna l'Alpmarito si arrangia e il nano pranza al nido).
Se mi invitano a cena, sono in imbarazzo. Perché mi hanno insegnato che si fa onore alla tavola che gli altri hanno preparato per te, che si assaggia tutto, che si finisce ciò che si ha nel piatto. Perché mangiare ciò che ti preparano e' il minimo riconoscimento che si possa offrire a chi si è dato tanto da fare per te.
Io invece, dovrei fare un elenco interminabile di cibi vietati, sapendo che getterei la padrona / il padrone di casa nella disperazione: provate voi a cucinare senza frutta, verdura ed erbe aromatiche!
Se non dico nulla, invece, non mangio quasi nulla, mi sento maleducata e li vedo dispiaciuti ed imbarazzati più di me.
Vivendo in un paese in cui per cultura e tradizione ci si incontra e ci si da appuntamento quasi sempre a tavola, non è affatto facile.
Viaggiare, soprattutto all'estero, e' diventato un problema: vado avanti a toast e panini prosciutto e formaggio, se ci sono. Così mi perdo spesso quella che è una delle gioie dello scoprire paesi e culture diversi dalla nostra: assaggiarne i sapori.
Leggo con invidia di innumerevoli diete estive e vorrei strozzare tutti quegli esperti che consigliano "una dieta sana ed equilibrata con tanta frutta e verdura"...certo facile, no?!
Aborro ristoranti, alberghi, spiagge, che espongono l'insegna: "qui gli animali sono i benvenuti".
Mi verrebbe da aggiungere: gli esseri umani allergici no, vero? Se questa non è discriminazione!
A volte mi sembra che ci si preoccupi più per gli animali che per le discriminazioni razziali o di sesso o di handicap.
Lo stesso dicasi per i treni, dove a volte sei costretto a convivere con gli animali, oltre che con persone che non si lavano e con la onnipresente polvere.
Capisco e condivido, in parte, gli animalisti ed i vegetariani (i vegani non tanto, ma ammetto di non aver mai avuto modo di parlare approfonditamente delle ragioni con uno di loro, quindi magari la mia e' solo ignoranza): anche io non voglio che gli animali vengano maltrattati, anzi, odio chi lo fa e credo che dovrebbe essere punito (le leggi ci sono ma non c'è nessuno che le fa rispettare, come al solito) anche io non ritengo giusto sfruttare gli animali con allevamenti intensivi, anche io cerco di scegliere consapevolmente dove e cosa comprare.
Però mi rifiuto di invitare a cena chi "no io per principio non mangio carne" ma neppure formaggio, uova o altri prodotti animali, senza aver nessun problema di salute e magari e' pure a dieta e quindi niente pasta o pizza.
Chi protesta al ristorante perché "ma questo posto e' scandaloso, non c'è neppure un menù vegetariano!", chi chiede "insalata fresca" nei rifugi di montagna, chi pretende di portarsi cane e gatto ovunque e lo fa mangiare sotto la sua tavola nei luoghi pubblici o sedere sui sedili nei mezzi pubblici.
Chi dice che dimagrire e' facile...basta mangiare tanta frutta e verdura! Che poi, avete mai visto una mucca magra????!!!!
Anche chi "io non mangio animali!" e poi, con il massimo della coerenza, indossa capi in pelle (e se ne frega di capire da dove arriva quella pelle e come sono le condizioni di lavoro in una conceria, soprattutto in certi paesi) e pelliccie o piumini in piuma d'oca, adora i maglioni di lana (e non si chiede come e in che condizioni vengano tosate le pecore), tiene cani di media o grossa stazza in un appartamento, facendo fare loro il giro del vicinato. Sul cemento in città, come massimo dell'esercizio fisico e così via.
A pensarci bene, detesto solo i vegetariani / vegani rompiscatole ed incoerenti, che non si rendono conto della gran fortuna che hanno a poter scegliere e non hanno abbastanza tatto o educazione da capire la differenza tra una scelta e una malattia.
Gli altri ( c'è ne sono anche di quelli che non sono così, lo so), in fondo li invidio.
Perché io la pizza margherita, i mandarini succosi ed un bel piatto di pasta al pomodoro,la torta di mele, lo strudel ecc., quanto li vorrei mangiare ancora!!!!

martedì 16 aprile 2013

Sfighe alimentari e disperazioni culinarie

Non ho ancora ripreso il mio peso forma pre-gravidanza.
E ora, che il guardaroba andrebbe aggiornato per la bella stagione (non ho più pantaloni integri, aiuto!) e vorrei programmare passeggiate e scalate, mi pesa.
Il peso pesa (letteralmente) anche sulle mie malandate ginocchia, deteriorate da anni di scherma (ebbene sì, ero una spadaccina)........
Io mi vedo la pancia e so di essere "robusta" anche se non eccessivamente (in fondo sono una taglia 44), ma dentro di me mi sento una "magra".
E quindi, non fosse che per il fiatone e le articolazioni, non chè questo fastidioso mal di schiena inziato con la gravidanza del nano e mai passato, me ne fregherei.
Però, per i suindicati motivi, non posso.
E allora, a parte praticare più sport, tempo permettendo (tempo??? Ma dove si è nascosto???), dovrei stare un pò più attenta all'alimentazione e qui viene il problema.
Non ho grosse difficoltà a ridurre i dolci, se non fosse che non è che li mangio tutti i giorni.
Il problema è ridurre latticini (la mia droga) e carboidrati.
Perchè poi, cosa mi resta da mangiare?
Pesce, solo surgelato. Quello fresco vicino a casa non lo vendono e non si vive (sani) con i bastoncini impanati di merluzzo a gogò.
Carne. Sì, però mica posso mangiarla tutti i giorni e più volte al giorno, non ne ho nè voglia nè fegato.
Insaccati e affettati...ne mangio già troppi e dovrei ridurli.
Frutta e verdura? E magari!
Però  non posso, quasi per nulla.
La novità di oggi alle due (quando finalmente mi sono seduta per mangiare) è che anche l'insalata, da oggi, è off limits.
O forse sono i grissini al sesamo, ma credo di no.
Comunque, crisi asmatica, crampi addominali e altri sintomi gastrointestinali.
Fortuna che esistono Ventolin e cortisone, però ecco, questa non ci voleva.
Ho rinunciato ad una lista infinita di verdura e frutti, ora anche all'insalata lattuga?
Non ce la posso fare.
Nè a dimagrire, nè, soprattutto, ad avere la famosa e ideale "alimentazione bilanciata".
E tutti a dirmi: mangia frutta e verdura, i vegetariani inquinano meno, la carne e i formaggi stagionati fanno male, il pane gonfia ecc.....tutto vero ma io che faccio, muoio soffocata????
Sono una donna disperata.
Andare al ristorante è un supplizio, cucinare una noia mortale, ogni pasto un terno al lotto..
oggi sono prorpio stufa di tutto questo.
E in più, è molto probabile che abbia trasmesso parte (spero non tutte) queste allergie al nano!!!
Uffi, uffi uffi.
Mi merito un pezzo di fontina, almeno, no?