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mercoledì 3 ottobre 2018

L'Immaginario Scientifico di Trieste con i bambini


Il Science Centre Immaginario Scientifico di Trieste è uno di quei musei che, a mio parere, è perfetto per ogni fascia di età: 
- per gli adulti, perchè quando si ha curiosità, non si finisce mai di imparare o...ripassare! E non tutti hanno professioni attinenti alla scienza e/o l'occasione di osservare con mano fenomeni fisici, leggi ottiche, esperimenti naturali ecc.;
- per i bambini 6-10 anni, che possono apprendere, semplicemente con l'osservazione ,l'esistenza di leggi fisiche che è molto difficile spiegare loro in modo teorico;
- per i ragazzini, che dovrebbero aver acquisito a scuola gli strumenti per comprendere ciò che osservano e quindi per assimilare e "toccare con mano" quanto studiato;
- per i bambini più piccoli...semplicemente per giocare con la scienza e girovagare, toccando quasi tutto, senza rischiare di rompere nulla e divertendosi!!!


Non a caso, noi ci siamo stati con i gemelli (14 mesi), il ricciolino (quasi sette anni), la cuginetta, prossima ad entrare in prima media e la sua mamma: tutti, compreso l'Alpmarito ingegnere, hanno apprezzato molto la visita!!


Si tratta infatti di una area museale interattiva, detta "Fenomena", in cui si possono letteralmente  toccare (anzi, si devono) gli oggetti ed apparecchiature presenti, per sperimentare in prima persona i principi della scienza che rappresentano.





Sei i percorsi tematici (moti e fluidi, percezioni, forme, specchi, suoni, luci) ma anche muovendosi liberamente, senza leggere tutte le didascalie (cosa impossibile per noi, con i bimbi al seguito), c'è da apprendere e divertirsi!!!


La sezione Kaleido, che accoglie i visitatori, è invece costituita da una sala con comodi divani rossi, luce bassa e maxischermi, che proiettano video dalle bellissime immagini con accompagnamento musicale, alla scoperta di vari temi.
Noi abbiamo visto "Zoom", un video sull'infintamente piccolo e l'infinitamente grande, che personalmente ho trovato affascinante e che hanno seguito  con attenzione anche i due "bimbi grandi" (mentre i piccoli scorazzavano per la sala!), nonchè un pezzo di "Cosmica", sui misteri dell'Universo.



Essendo arrivati già nel pomeriggio, abbiamo invece scelto di tralasciare il planetario interno al museo, chiamato "Cosmo" ...sarà per la prossima volta!



 In vari periodi dell'anno, vengono organizzati laboratori, incontri, esperimenti e dimostrazioni in aree apposite del museo.
Tenete tuttavia conto che la nostra visita con i bambini alla sola area Fenomena, più la visione di un video di Kaleido, ci ha tenuti impegnati per due ore e mezza e siamo usciti solo perchè i due piccolissimi avevano di nuovo fame!!!!


INFO:
Il biglietto di ingresso ha un prezzo contenuto, rispetto all'offerta (6,50 Euro per l'intero alla sezione museale vera e propria, più 3,5 Euro per il planetario; rispettivamente 4,5  Euro e 2,5 Euro i ridotti, fino a sei anni gratis e con possibilità di sconti per famiglia).
Unico aspetto negativo: è aperto solo la domenica, dalle 10,00 alle 18,00, con qualche chiusura straordinaria (consiglio pertanto di chiamare, prima di andarci).
La cassiera ci ha spiegato che la scelta di apertura al pubblico solo domenicale è studiata per offrire alle scuole ed ai gruppi la possibilità di visite settimanali. Dunque, una ragione valida c'è.
All'ingresso/uscita, dove è collocata la cassa, si trova un piccolo shop di giochi scientifici e magliettine con commenti a tema scienza.
Fuori, due macchinette automatiche per bevande, acqua e snack.
Si gira tranquillamente con il passeggino singolo; con il doppio affiancato, chiedete alla cassa e vi indicheranno come portarlo dalla sezione Kaleido a quella Fenomena senza problemi e potrete girare tranquillamente per la zona museale.

NELLE VICINANZE 
L'Immaginario Scientifico di Triste si trova a Grignano, a pochi chilomentri da Trieste (ne ho parlato qui, qui e qui) ed a pochi passi dal magnifico Castello di Miramare e dal piccolo Museo Immersivo dell'Area marina protetta di Miramare, il BioMa, Biodiversitario Marino (qui, il mio racconto del museo).
Inoltre, il Centro è posto davanti al mare, sulla passeggiata del porticciolo di Grignano, baia che è anche riserva marina, e in pochi minuti in auto si possono raggiungere altre luoghi di interesse, come la passeggiata Rilke, il Castello di Duino e...tanti ristoranti e alcune buone osmize, in cui rifocillarsi!
Meglio di così!!!



Infine, sappiate che esistono altre due sedi dell'Immaginario Scientifico di Trieste, a Pordenone, un un ex Cotonificio, e a Tavagnacco, in un antico mulino. 
Al nostro prossimo viaggio in Friuli Venezia Giulia, conto di andarci!

Se poi volete alcune ottime ragioni per scegliere il mare del Friuli con i bambini, leggete i mie dieci motivi o fate con me un giro in barca all'Isola di Barbana o alla Grotta Gigante di Sgonico.

Post NON sponsorizzato.

martedì 3 ottobre 2017

Ritrovarsi. 25 anni dopo.


Sono passati 25 anni.
25 anni da quando sedevamo in quei banchi bianchi, disposti a ferro di cavallo in un aula grande, la più grande della scuola, e super attrezzata.
25 anni dalla visione delle puntate dei documentari, dalle lezioni di programmazione con il linguaggio basico, dallo yoga nell’ora di religione, dalle spiegazioni sul corpo umano con il modellino gigante, dalle piantine sui banchi per insegnarci a prenderci cura di qualcuno o qualcosa, dal giradischi durante il pranzo, dagli intervalli lunghissimi per godere della natura, con il sole ma anche con la neve e la pioggia.

Eravamo tanti e diversi ma con due maestri molto speciali.
Due persone appassionate e piene di interessi, che hanno saputo trasmettere a tutti noi energia, curiosità, determinazione.
Che ci hanno tenuti uniti giorno per giorno.
Che ci hanno spronato a coltivare i nostri sogni.
Che ci hanno dato tempo e spazi, rispettando ognuno di noi e senza mai forzarci.
Che ci hanno dato fiducia.
Che hanno trasformato una realtà scolastica in una esperienza di crescita personale.

Perché non può essere un caso se dopo 25 anni ci siamo trovati in buon numero intorno ad un tavolo, a ridere, ricordare e raccontarci rispondendo alle domande della maestra (del tipo: “ sei soddisfatto della tua vita?”, mica roba scontata e con il richiamo perentorio a fare silenzio e ascoltare gli altri, mostrando quel rispetto e quella empatia che lei ha sempre considerato più importante di qualunque regola ortografica), scoprendo poi che per tutti quel ciclo scolastico era stato il migliore e che i semi piantati tanti anni fa, in modo lieve e inconsapevole erano germogliati nelle nostre scelte di adulti e nelle nostre passioni.
Dal nuoto, il rugby e lo sci di fondo, alla musica, dallo yoga e alle tecniche di respirazione alla scrittura, dalla valorizzazione dell’amicizia ai legami familiari.

E, pur nei diversi percorsi e nella lontananza geografica a cui la vita ci ha condotti, con qualche ruga e capello bianco (o senza più capelli!) ma in fondo sempre gli stessi, un po' ci siamo ritrovati.

Soprattutto, però, abbiamo ritrovato i noi stessi bambini e loro, C. e M., i maestri che hanno così positivamente influenzato la nostra vita.
Ora, con questa consapevolezza, se potessi viaggiare nel tempo, cercherei di fissare nella memoria ancora più particolari, perché quanto siano preziosi certi momenti, spesso lo scopri solo vivendo e lasciando sedimentare.

Al mio ricciolino ed a I., che hanno da poco iniziato la primaria con uguale entusiasmo, anche se purtroppo non insieme, auguro fra 25 anni di poter raccontare lo stesso delle loro rispettive classi e insegnanti!

P.s. Quanto a te, amica mia che mi leggi e che c’eri, accanto a me, noi non ci siamo mai perse, solo distratte un attimino, tra studi, matrimoni e maternità, proprio come i nostri maestri raccontavano che è successo a loro.




venerdì 21 aprile 2017

Le letture di Mamma Avvocato: "Urlare non serve a nulla"

Ho preso in prestito questo manuale in biblioteca dopo aver letto la recensione di Luisa e ricordando altri pareri positivi trovati in rete.

"Urlare non serve a nulla. Gestire i conflitti con i figli per farsi ascoltare e guidarli nella crescita" di Daniele Novara

ed. BUR Varia, 2015, Euro 13,00, pag. 280

 

In realtà, però, non mi ha entusiasmato.
Intendiamoci: è scritto con proprietà di linguaggio e le tesi dell'autore sono ragionevoli e ben esposte, tuttavia non l'ho trovato particolarmente illuminante o utile a livello pratico, forse perchè ultimo di una lunga serie di manuali sull'educazione.
Già avevo letto e sapevo, ad esempio, che i conflitti genitori-figli non sono affatto qualcosa di negativo in sè, bensì occasioni naturali e sani di crescita e confronto e dunque non vanno evitati ma gestiti, conoscevo la tecnica del "silenzio attivo" (che in fondo già praticavo qualche volta, istintivamente) e ho sempre creduto che sia necessario mantenere un certo distacco emotivo nell'educare, come genitori, senza cadere nella tentazione di comportarsi da "amici" dei figli.

Ci sono sicuramente molti spunti di riflessione, a mio parere più per l'adolescenza che per la prima infanzia, ed è sempre utile leggere da esperti che non possiamo aspettarci "obbedienza" cieca da bambini di 4 -5 anni perchè non sarebbe nè normale nè sano, però io personalmente non ho trovato nessuna nuova "tecnica" da adottare per ridurre davvero ....le mie urla!!!
Nè mi ha rassicurato apprendere che, se per farmi ascoltare, devo ripetere la stessa esortazione per X volte, è forse perchè il bambino ha introitato il fatto che non subisce punizioni fino alla Y volta e dunque egli coglie la regola solo dopo le solite ripetizioni.
Perchè, se anche fosse, quale sarebbe la soluzione? Punire subito dopo il primo richiamo, anche se non si tratta di questioni "gravi"? L'autore non lo dice.

Non amo, poi, lo stile didattico nè l'uso di espedienti grafici ora molto in voga (come riportare alcune asserzioni  in carattere più grande e con una diversa impaginazione, riquadrati, a mezza pagina), anche sui social, che mi danno l'idea che gli autori non credano nella capacità di comprensione del testo del lettore (questa, però, è una nota puramente personale). Immagino, però, che per altri possa trattarsi di un punto di forza, soprattutto per una "rilettura veloce" del testo nei suoi passaggi più significativi.

" L'adulto educativo tiene una distanza, stabilisce un contatto che non è nè promiscuo nè confidenziale ma è basato sulla reciproca distinzione e sul rispetto".

"Invece che cercare la soluzione, è meglio darsi il tempo per provare a capire cosa si nasconde in quel conflitto. Bisogna cercare di cogliere e capire il punto di vista di tutti i protagonisti e chiedersi se queste ragioni nascondano qualche elemento che non emerge in maniera esplicita ma che contribuisce ad alimentare la tensione. Tale approccio comporta la sospensione dell'idea di risolvere il conflitto." (pag. 144).

Che poi è quello che insegnano ai corsi per formare i "mediatori" nell'ambito degli strumenti di risoluzione delle controversie alternativi al processo e che tuttavia molto raramente lasciano soddisfatte le parti e hanno successo.

Inquietanti ma anche senza dubbio interessanti alcuni dati riportati, come quello sull'uso delle parolacce da parte dei figli nei confronti dei genitori, seppur la statistica si sia basata su un campione ridotto di studenti.

Ho cercato di memorizzare alcuni spunti per l'adolescenza e la preadolescenza, che già mi spaventano e ho trovato importante l'accento sulla necessità di stabilire regole chiare, concise e ferme con i bambini piccoli, esprimendole in modo impersonale e senza trasformarli in comandi (cosa che è facile che capiti, purtroppo, quando si perde la pazienza !!!).

Insomma, secondo me un manulae senza infamia e senza lode, che  consiglierei più ai genitori di preadolescenti che di bambini piccoli.


Con questo post partecipo all'appuntamento con il Venerdì del Libro di Paola.

martedì 7 febbraio 2017

Il paradosso dei cartoni animati "educativi"

La recente influenza mia e del ricciolino ha elevato per qualche giorno il numero di cartoni anonimati "subiti" e "sorbiti", portandomi a prendere coscienza di un paradosso.

I moderni cartoni animati sembrano tutti pensati per "educare" o, meglio ancora, "insegnare", a differenza di quelli degli anni '80, almeno per quello che ricordo io.

Immagine tratta dal web

Prendiamo, ad esempio, alcuni tra quelli apprezzati dal ricciolino:

- i "Super wings", in cui in ogni puntata viene indicata una parola o una usanza caratteristica di un paese del mondo e la "missione" degli aerei dovrebbe portare i bambini a imparare qualche nozione di geografia, ovviamente scelta senza un criterio logico facilmente rinvenibile;

- "Blaze e le mega macchine", in cui ogni avventura è il pretesto per introdurre nozioni sparse di geometria (es. il concetto di angolo e ampiezza dell'angolo), fisica (es. le leve), matematica (es. il concetto di maggiore o minore) ecc., in modo peraltro del tutto estemporaneo e, anche in questo caso, senza un filo logico che leghi le diverse puntate. In più, si cerca di insegnare vocaboli tecnici relativi al motore, ai diversi tipi di veicoli a motore e non ecc., operando trasformazioni alle macchine con la sola forza della "ripetizione del vocabolo giusto";

- "Dora l'esploratrice" , che personalmente non sopporto per quella sua vena di esagerato buonismo e le continue canzoncine senza capo nè coda. Il cartone vorrebbe insegnare l'inglese con l'unico metodo che sconsigliano tutti i manuali dedicati al bilinguismo che ho letto e tutte le insegnanti di lingue straniere che conosco: mischiando qualche vocabolo in lingua straniera e in frasi costruite e pronunciate in italiano, oppure inserendo frasette in inglese in un discorso in italiano. Anche in questo caso, senza che sia facilmente comprensibile quale sia il criterio logico seguito per scegliere il vocabolo o la frase della puntata;

- "La casa di Topolino" insegna a contare, a riconoscere concetti matematici, numeri e lettere e a cercare soluzioni alternative ai problemi, grazie ai fantastici "strumentopoli" di cui miracolosamente dispone Topolino ad ogni puntata;

- "Curioso come George" affronta temi quali l'ecologia (raccolta differenziata, difesa degli habitat degli animali selvatici, difesa dell'ambiente, gli orti sul tetto), la metereologia, l'astronomia ecc. partendo dai "pasticci" della scimmietta George che, da detto, cerca sempre di porvi rimedio e apprendere, aiutata da un illuminato "uomo dal cappello giallo" che non perde occasione per portarla a scoprire da vicino fenomeni fisici, naturali e scientifici.

In aggiunta, ci sono tutti quei cartoni che cercano di spiegare ai bambini alcune regole di vita civile e trasmettere valori come la forza dell'amicizia, l'importanza della solidarietà, della pace, dell'aiuto reciproco e della collaborazione, come "Gli orsetti del cuore", "La dottoressa Peluche", lo stesso "Curioso come George", i "Paw Patrols" ecc.

Ora.
Sia chiaro che non ho nulla da eccepire sulle intenzioni degli inventori/sceneggiatori di tutti questi cartoni animati, sicuramente nobili e condivisibili.

Ciò che mi disturba è:
- il metodo, che manca del tutto o io non comprendo e che, secondo me, andrebbe rivisto da pedagogisti o insegnanti competenti.
Ditemi voi che senso ha cercare di spiegare il concetto di ampiezza dell'angolo in una puntata e poi alla puntata successiva tornare a parlare di come riconoscere un numero, oppure indicare sul mappamondo il Congo senza mai aver mostrato ai bambini neppure dov'è l'Italia;

- la pretesa di rendere il cartone "interattivo" (comune ad alcuni), ponendo domande ai telespettatori e poi complimentandosi dopo qualche secondo per una risposta che potrebbe non essere stata data o esserlo stato in modo sbagliato e che comunque non è stata percepita, oppure incitando i bambini a ballare o ripetere vocaboli più e più volte a voce alta, sempre poi complimentandosi per "aver aiutato" il protagonista.
Mio figlio ora ha cinque anni ma ha capito da un pezzo che il teleschermo non registra le sue risposte e mi ripete ogni volta quanto gli  sembrino sciocche e inutili tali domande. E ai "ringraziamenti" del protagonista risponde con un sonoro: "Uffi, hai fatto tutto da solo, non lo capisci ?!"

- il lessico fantasioso, che contrasta con i termini tecnici ed i vocaboli in lingua straniera che si vorrebbero insegnare.
Solo per dirne una, perchè la dottoressa Peluche non  può segnare i sintomi sul grande libro delle "malattie" anzichè della "bua" e dare alle malattie stesse dei termini corretti o, quanto meno, usare espressioni realmente esistenti? Cambierebbe il senso dei cartoni? O forse gli ideatori sono convinti che i bambini si esprimano tutti così? E voi, davvero volete un figlio che parla di "bua" e "sgonfitosi"? Per sdrammatizzare le pratiche mediche ed avvicinare i bambini alla medicina, è proprio necessario arrivare a questo punto? Non basta usare delle perifrasi?
Davvero desideriamo bambini che sappiano come funziona un motore ad elica ma chiamino "bue" le malattie?

- in ultimo, ma primo per importanza, l'assoluta ignoranza della consecutio temporum e delle regole grammaticali basilari della lingua italiana.
I congiuntivi sono perfetti sconosciuti, le espressioni con "a me mi" si sprecano, i condizionali sembrano non essere mai pervenuti e così via.
Basterebbe aggiungere quella esagerata cadenza romana e le frasi smozzicate alla Totti per ottenere una replica su scala animata dei programmi di intrattenimento televisivo che instupidiscono gli italiani (o forse li rispecchiano, ma cerco di essere ottimista).

Una delle poche eccezioni mi pare proprio "Curioso come George" (però il ricciolino lo guarda mentre io lavo i piatti, dunque potrei essere semplicemnete stata troppo distratta io).
Sono arrivata al punto di rimpiangere "Masha e l'orso" e "Peppa Pig" (magari incorrono negli stessi errori ma non me ne ero accorta perchè all'epoca in cui andavano per la maggiore in casa nostra non ascoltavo con attenzione?).

Fatemi capire: anche i cartoni animati sono diventati un pretesto per "stimolare" l'apprendimento nei bambini della matematica, della logica e delle lingue straniere e poi si "cade" nell'imbarbarimento della lingua italiana?

Un paradosso che non mi piace per nulla.

Ditemi che non sono la sola, per favore!





giovedì 17 novembre 2016

Crescere forti e determinati

Il ricciolino, per i suoi cinque anni, ha domandato, tra le altre cose, un paio di pattini a rotelle, come quelli dei grandi.

La nonna lo ha accontentato e, quando li ha scartati, ne è stato entusiasta e ha voluto provarli subito, già in casa!


Grande è stato il suo stupore quando ha compreso che, per usarli, era meglio dotarsi di tutta una serie di protezioni (nel nuovo "color Capitan America", come ha ribattezzato l'accoppiamento blu e rosso) e, soprattutto, che non era affatto "facile come andare in bicicletta" o come "lo sci di fondo".




Eh sì, perchè per nostro figlio andare in bicicletta, prima con quella senza pedali a 18 mesi, poi con quella da grandi praticamente subito senza rotelle, è sempre stato semplice e quasi immediato. 
E neppure con gli sci ha avuto particolari difficoltà, trovando in un baleno il suo equilibrio.

Si aspettava che fosse la stessa cosa con i pattini e invece....

E' ruzzolato a terra più volte (trascinandosi anche il papà, ma vi risparmio la foto!) e comunque, nelle sue prime due uscite in pattini (per ora non abbiamo potuto farne di più, causa meteo, buio serale ed impegni), ha spesso stretto la mano del suo papà o del nonno, per farsi aiutare.

E' stato bello, per me, fotografare il ricciolino impegnato ad imparare con il supporto del papà.


E' stato bello vederlo affidarsi a lui e capire, una volta di più, quanto sia importante il ruolo dei genitori (ma anche dei nonni).

Un ruolo di supporto e di guida, di rassicurazione ma anche di incoraggiamento all'autonomia, di spinta a provare e riprovare (come recentemente ha scritto anche Veronica, prendendo spunto da criiche ricevute), affrontando le paure e le difficoltà.

E' stato bello vederlo rialzarsi ancora ed ancora e provare a "fare da solo", anche nell'indossare le protezioni ed allacciarsi/slacciarsi i pattini.


Ed è stato bello vedere la sua stanchezza e la sua soddisfazione, dopo.


Non so se e quando imparerà a sfrecciare sui pattini come pedala o scia.
Non so ancora se la voglia di pattinare sarà passeggera o se diventerà un altro modo duraturo per divertirsi e muoversi.

Quello che so, però, è che solo grazie alle cadute ed alle difficoltà, si impara a crescere e diventare forti.

Per quella che è la mia esperienza personale, ciò che si conquista regala soddisfazioni durature e spesso apprezziamo più ciò che otteniamo con un pò di fatica che ciò che ci viene quasi instintivo, a meno di non avere per esso una grande passione o inclinazione (e qui tocchiamo un tema di cui ha parlato da poco Beat).


Per questo, anche se l'instinto di facilitare mio figlio in tutto e proteggerlo è sempre presente, a volte forzo me stessa a non intervenire, a lasciar provare, a renderlo autonomo.
In questo, suo padre, che vede ovunque meno pericoli di me, è ancora più bravo, trasmettendo al ricciolino molto fiducia in se stesso (e un pizzico di incoscienza!). E' un'attitudinedi cui sono grata, che ci bilancia come genitori.

Vorrei che il ricciolino imparasse a gestire piccoli fallimenti e frustrazioni fin da piccolo, quando si tratta di delusioni tutto sommato di poca importanza oggettiva (anche se per lui contano tantissimo), perchè impari a superarle e ripartire e diventi un adulto sicuro di sè e determinato.

Chissà se ci riuscirò.

Intanto, lo porto a pattinare!






martedì 27 settembre 2016

La corsa ai corsi

Settembre.
E' ricominciata la scuola.
E' ricominciata la routine.
Sono ricominciate le corse.



No, non mi riferisco alle corse del mattino, per arrivare in orario a portare i figli a scuola ed entrare in ufficio, o della sera, per andarli a riprendere, fare la spesa ecc. ecc.
Perchè quelle, a parte i giorni di vacanza, se non si è insegnanti o casalinghe o donne che lavorano da casa, sono continuate per tutta l'estate, forse anche peggio che durante l'anno scolastico.

Io mi riferisco alle corse alle iscrizioni.

Da ogni parte, è un proliferare di volantini, avvisi sui diari, avvisi sulle porte, foglietti distribuiti al parco giochi e disseminati nei negozi, numeri telefonici ed informazioni su orari, costi e luoghi scambiati in ogni dove, con ogni mezzo.
Perchè è settembre e bisogna scegliere le attività extrascolastiche, per i figli ma anche per i genitori, pianificare, programmare ed iscrivere.

L'offerta di anno in anno sembra farsi più numerosa e articolata, dall'inglese (ormai pure per neonati) allo yoga per bimbi, dall'avvicinamento alla musica al karate, dal rugby al calcio, passando per pallavolo, scherma, danza, ginnastica artistica e ritmica, basket, atletica, nuoto, arte, recitazione ecc. ecc. ecc.

Solo che non basta scegliere. Bisogna anche provare, perchè non vorrai mica decidere a scatola chiusa, no?
E via i giri di prova!
E poi, una volta scelto, bisogna correre ad iscrivere.
Perchè se aspetti, rischi di non trovare più posto o di beccarti l'orario sbagliato, il giorno sbagliato, il luogo sbagliato, la compagnia sbagliata.

Perchè, in tutto questo turbinio di corsi, perdersi è un attimo.

Io quest'anno ho tagliato.
Ho deciso e sono andata avanti a testa bassa: nuoto, solo nuoto, per ora.
Che poi non è proprio così, perchè tanto verrà con noi in palestra di arrampicata e d'inverno ci sarà lo sci, come d'estat c'è stata la mountain bike.

Non importa se il ricciolino non ne ha gran voglia, per me imparare a nuotare è un dovere prima che un piacere e poi già ho visto negli anni scorsi che i capricci pre piscina si sciolgono come neve al sole appena entra in acqua, perchè a lui stare in acqua piace, è innegabile, quel che non gli garba tanto è l'idea di obbedire ad un istruttore.

E' solo fortuna se giorno o orario coincidono con quello di altri amichetti, perchè questa volta ho deciso io.

Sci d'invero, bici d'estate, sono state scelte sue. Guidate, quanto allo sci (fondo anzichè discesa), ma sue.
Giocomotricità in città lo scorso anno è stata un'idea sua e c'è da dire che ha tenuto duro fino a maggio, quando la noia e la stanchezza gliela si leggevano in faccia. Tanto che quest'anno gli è passata la voglia.
Ora, però, decido un pò io.
Perchè lo scorso anno il ricciolino a giungo è arrivato stanco, seppur felice. Forse non per gli impegni extra, ma con certezza non posso dirlo.
Perchè la logistica è un problema mio, non dell'Alpmarito che in settimana non c'è (per carità, non per sua volontà ma tant'è), non dei nonni che fanno già il possibile dividendosi tra i vari nipoti e che comunque per le emergenze ci sono ma la routine è un'altra cosa.
E ' mio.
E allora faccio come riesco e credo meglio io, per lui e per me.

Ascoltassi la voglia, lo porterei a musica, inglese, karate, nuoto, giocomotricità, yoga e a mille altre attività.
Perchè nulla è sprecato, nella vita.
Tuttavia, è innegabile che i corsi costino: denaro, tempo, fatica, impegno.
Dei figli ma anche dei genitori.
Quindi si impongono scelte.

Ci sarà tempo per le seconde/terze lingue (che comunque mi auguro impari a scuola, visto che le tasse le pago anche perchè abbia un'istruzione decente) e per la musica.
Ci sarà tempo per l'agonismo, qualunque sport scelga in futuro.
Ora ha bisogno di sfogarsi, fondamentalmente, giocando a casa o in giardino e praticando sport.

Sento genitori lamentarsi che alcuni sport, purtroppo, si possono praticare con i corsi solo dai 5/6/7 anni e "peccato non si possa fare prima", altri che si lamentano che alcuni sono solo estivi o invernali e allora gli istruttori "non  potrebbero pensare alla presciistica o ad un corso di bici dentro la palestra per l'inverno?"

Capto i discorsi tra gli istruttori e i dirigenti di varie società sportive, che tentano di inventarsi "corsi di avviamento" per piccolissimi o cercano soluzioni per "prolungare la stagione" perchè altrimenti si mettono a praticare altri spot "e poi li perdiamo".
E non parlo solo di persone che con l'insegnamento di attività sportive, ricreative o simili ci campano, ma anche di chi lo fa solo per passione, nel suo tempo libero.

Il risultato, mi raccontava proprio qualche giorno fa la mamma di una bimba di sette anni, è che iniziando a 4, quando arrivano all'agonistica e/o a dover apprendere davvero la tecnica ed i fondamenti di quello sport, sono già stufi, perchè per tre anni hanno fatto più o meno le stesse cose "di avviamento."

E poi sento i genitori dire che i bambini devono provare tanti sport e cambiare tutti gli anni, se vogliono, perchè "se non lo fanno adesso, quando?"
Io non sono molto d'accordo, su questo concetto, però devo ammettere che, alla fine, di certezze me ne sono rimaste ben poche.
Non è che così facendo si passa il messaggio che lo sport sia SOLO divertimento e non anche impegno, costanza e fatica?
Non è che si abituano a "consumare" le esperienze come le cose ?
Non è che non ne trarranno mai una soddisfazione duratura perchè appena la strada si fa in salita li autorizziamo a mollare e cambiare?
Non è che, per contro, insistendo perchè scelgano una strada e la mantengano, si rischia di fargli odiare lo sport in generale o di non dargli la possibilità di trovare quello davvero fatto per loro o, più semplicemente,  di renderli infelici?

Ecco.
Io non lo so.
Navigo a vista.
Però, dovendo navigare, quest'anno il mare me lo sono scelto un pò più io, anzichè gli altri.
E vedremo come andrà!

Fuori dalla scuola, intanto, osservo un pò stranita la folle corsa ai corsi.

P.s. Voi, come la vedete questa folle corsa ai corsi?
Cosa ne pensate di far iniziare ormai ogni attività nei primi anni di vita?



giovedì 28 aprile 2016

Educhiamo......in bilico su una slickline, fra euforia e paura


Educare: il compito, la responsabilità e il privilegio di ogni genitore.

Un compito, un dovere, un onere. Perchè educare costa fatica, fisica e mentale.
Non si può "lasciar passare" perchè si è stanchi, bisogna trovare sempre (o quasi) la forza di correggere, spiegare, insegnare, suggerire, reguardire, sgridare.

Non si possono allentare troppo i nostri freni inibitori, lasciare che rabbia, frustrazione o dolore prendano spesso il sopravvento, perchè l'esempio vale più di mille parole.

Tutto questo costa fatica, a volte anche vergogna ed umiliazione, perchè gli  altri sono tutti lì a guardarti e giudicarti come genitore e come persona  (e non importa se non è vero, perchè a te sembra che siano tutti lì per quello).
Tutto questo costa impegno, studio, dedizione.
Leggiamo manuali, articoli, linee guida, pareri di esperti, andiamo a conferenze, ci conforntiamo con altre mamme, con gli educatori,  con i nostri genitori, con gli amici. E poi cerchiamo di mettere in pratica, adattando i consigli alla realtà quotidiana.

Una responsabilità: c'è la scuola, ci sono i circoli sportivi, gli istituti musicali, le colonie/centri estivi, i parenti ecc., però sono i genitori in primis ad essere responsabili della condotta dei propri figli, giuridicamente, economicamente e, soprattutto, moralmente.

Una responsabilità, non esclusiva ma certo condivisa, che rimarrà sulle nostre spalle sempre, anche quando saranno adulti.
Perchè il tipo di persone che diventeranno dipenderà anche dal tipo di genitori che siamo stati.
Non solo da quello, sicruamente non  totalmente da quello, forse neppure per la maggior parte da quello, ma almeno in parte sì.

Un privilegio: abbiamo la possibilità di trasmettere a qualcuno i  nostri valori, le nostre idee, i nostri insegnamenti, di correggere i nostri errori e quelli dei nostri genitori, di aiutare nostro figlio a diventare una persona migliore, anche migliore di noi, a diventare un adulto libero, felice, consapevole, buono.
E non mi pare poco. 

Non dovrebbe stupirci, allora, che educare sia così difficile.

Io, però, ogni giorno ne rimango sopresa.

E' come camminare su una slickline, in bilico fra l'euforia e la paura, fra libri, consigli e guru dell'educazione e la saggezza popolare, fra il cuore e la ragione, fra il troppo ed il troppo poco, fra la presenza e l'assenza consapevole, fra l'offerta di stimoli e la sovrastimolazione, alla continua ricerca di un equilibrio.


Immagine dal web. Mamma avvocato è a disposizione dell'autore per eventuali richieste di cancellazione

Tutti noi, credo, vorremmo un figlio che sicuro di sè, capace di fronteggiare le difficoltà, di digerire le sconfitte e di lottare per i propri sogni,  che sappia godere dei successi raggiunti ma che non ami sopraffare nessuno e non diventi egocentrico, rispettoso di se stesso e degli altri, in grado di comprendere il valore delle cose ma non loro schiavo, con un sistema di valori solido ecc. ecc. ecc.

Eppure.

Se si loda troppo, si rischia di crescere un figlio egocentrico, saccente e incapace di ammettere i propri errori e vedere i propri limiti,
se si loda troppo poco, si rischia di crescere un figlio insicuro, fragile, senza il coraggio di inseguire i propri obiettivi,
se si pongono troppi limiti e troppe regole, si rischia di soffocare la sua personalità e creatività, di farne un frustrato, succube ed infelice oppure, al contrario, un ribelle anarchico,
se non si pongono limiti, regole e divieti a sufficienza, si rischia di farne una persona perennemente insoddisfatta, incapace di empatia e asociale,
se si stimola troppo, si rischia di renderlo un bambino infelice, stanco, iperattivo, incapace di attenzione e concentrazione,
se si stimola troppo poco, è in agguato l'apatia, si compromette lo sviluppo del cervello e la crescita corretta del corpo, si tolgono opportunità,
se si coccola troppo e si aiuta troppo, si soffoca e si rende il figlio insicuro e dipendente,
se lo si fa troppo poco, il rischio è nuovamente l'insicurezza, la paura, l'incapacità,
e così via.

La paura di sbagliare e il senso di colpa per una occasione di felicità momentaneamente negata, per quel visetto contratto sull'orlo delle lacrime, sono sempre dietro l'angolo, come la stanchezza.

Quando, però, a distanza di tempo improvvisamente tuo figlio ti sorprende con un gesto o un comportamento spontaneo, che dimostra che quei limiti, quelle regole, le ha interiorizzate...
quando, a distanza di tempo, improvvisamente tuo figlio ti chiama per guardare un fiore o un palazzo e ti dice: "Vedi mamma, come è bello questo o questo?"..
quando offre i suoi giochi ad una amichetta, divide la merenda con i compagni, propone di spegnere i cartoni e di stare a tavola tutti insieme, a chiaccherare...
quando vede immagini di morte e distruzione in tv e disegna un cannone che spara solo fiori...
quando ti chiede di andare a trovare un'altra persona che sa essere ammalata "perchè così è contenta, al parco possiamo andare un'altra volta"....
quando saluta con un sorriso chi incrocia per strada...
quando sgrida un adulto che ha posteggiato in un parcheggio riservato ai portatori di handicap dicendogli che è veramente cattivo fare così, perchè se si hanno le gambe che funzionano bisogna essere felici e camminare...
quando perde e dice "non importa, però adesso mi alleno mamma e la prossima volta vincio io"...
quando preferisce un giro in bicicletta con te, al cinema, un corsa nei prati, ai giochi sul tablet, un libro nel lettone, ai cartoni...

quando tutto questo succede, allora sai che vale la pena di sopportare pianti, capricci, "mamma non ti voglio, sei cattiva" e visetti tristi,  perchè ti accorgi che, in fondo, pur con tutti i tuoi limiti, le tue imperfezioni, le tue cadute e sfuriate, stai seminando bene.
E un giorno, se all'impegno si aggiungerà un pizzico di fortuna, forse raccoglierai bene.
Altrimenti, avrai almeno la consapevolezza di averci messo tutto l'impegno e l'amore del mondo.

Perchè educare è un atto d'amore verso i nostri figli e verso la società intera.











lunedì 11 aprile 2016

A come Ambiente.L'alternativa al centro commerciale (e non parlo di acquisti).

Le mezze stagioni regalano spesso fine settimana di pioggia e, se il sabato vola tra corsi sportivi, spese, riordino , pulizie e lavatrici, la domenica può essere difficile trovare il modo di passare una giornata in famiglia senza annoiarsi a morte o evitando che il figlio ti distrugga la casa (o distrugga i genitori).

Sento spesso parlare di famiglie che passano la domenica nei centri commerciali e, francamente, non le capisco: a parte il fatto che passare il tempo a guardare vetrine piene di oggetti che non ti puoi permettere anche se ti piacciono (perchè tutti abbiamo risorse economiche non infinite) o che non ti servono o peggio, non ti piacciono, mi pare assurdo, ma le luci al neon, il rumore, l'affollamento, il caldo irreale d'inverno ed il freddo estivo da aria condizionata, i capricci dei bambini...e per poco che spendi, vorrai non fare uno spuntino e non comprare niente niente?
Non ci credo.

E allora, perchè non  cercare delle alternative al chiuso? Ad esempio, i musei o il cinema. Qualche volta persino i faosi "gonfiabili".
Non dico sempre (ogni tanto anche lo shopping è piacevole e necessario), perchè il troppo stroppia sempre, però ogni tanto.

Noi recentemente, in una domenica di tempo instabile, dopo il Museo dell'Auto, abbiamo visitato il Museo A come Ambiente di Torino, altrimenti detto MAcA.

Anche questa volta in compagnia di un'altra famiglia (soluzione che in genere garantisce un maggior divertimento dei bambini e qualche sana conversazione tra adulti), abbiamo passato quasi tre ore in questo museo non grandissimo ma di certo ricco di contenuti e "giochi scientifici" interattivi, in una zona di Torino recentemente riqualificata, il Parco Dora, parco postindustriale 456.000 m² dove fino agli anni novanta sorgevano i grandi stabilimenti produttivi della Fiat e della Michelin.

Già la facciata del museo presenta delle sorprese perchè vi sono dei grossi "tubi" blu che scorrono nella facciata in verticale, di cui due alle due estremità dell'entrata, che funzionano come un grosso telefono senza fili e due che regalano belle illusioni ottiche.
Ovviamente, ai bimbi sono piaciuti molti.

Lo spazio museale si articola su tre piani, dedicati ad energia, rifiuti ed acqua.

La parte dedicata all'energia secondo me è più adatta a bambini che sanno già leggere e dotata di spiegazioni su schermi giganti relativi ai vari modi per produrre energia, con una parete con il "bar degli esperimenti", dove prendere kit già pronti per fare piccoli esperimenti.



Un'idea ottima che però ci ha un pò deluso perchè il personale non è stato molto disponibile e in lacune scatole mancavano dei pezzi essenziali.
Molto carino anche il simulatore della rete elettrica.









 Il piano relativo ai rifiuti ed alla raccolta differenziata propone dei giochi interattivi veramente interessanti ed istruttivi (ad esempio, un piccolo smista rifiuti metallici, la riporduzione di un impianto di teleriscaldamento da azionare, il gioco della valigetta per imparare a differenziare correttamente ed un altro per capire quali  rifiuti, se bruciati, hanno una buona resa energetica) ma, a mio parere, non proprio intuitivi.

 (teleriscaldamento)

Consiglio quindi di chiedere al personale di spiegarvi e guidarvi nell'uso.

Questa immagine, dice tutto:


Purtroppo questa volta non ho fotografato granchè...troppo presa da capire, assimilare e spiegare al ricciolino biondo!

E poi c'è il piano dedicato all'acqua, quello che ha conquistato il ricciolino biondo e la sua coetanea.








Mulini da azionare, acqua con cui giocare, passaggio dallo stato liquido a quello gassoso e solido da comandare, ciclo dell'acqua nell'ambiente e una colonna con bilancia in grado di mostrare visivamente, per ogni prrsona pesata, la percentuale di acqua presente nel suo corpo, in media.


E poi un piccolo "spazio cinema" con schermo a 180° gradi con immagini del mondo marino a varie profondità.

Persino in bagno c'era di che apprendere!




In più vi è una palazzina esterna con uno spazio espositivo dedicato all'alimentazione, con filmato introduttivo, una cucina in cui "cucinare virtualmente il pane ed altri cibi fondamentali", un frigorifero pieno per imparare il giusto ripiano in cui collocare gli alimenti per preservarne il sapore e conservarli più a lungo - la fissa dell'Alpmarito, tra l'altro - giochi per imparare a conoscere le componenti degli alimenti e le loro formule chimiche.

Lo spazio è collegato al palazzo principale da un cortile verde (su cui fare qualche corsa liberatoria).




con "orti" suggestivi, come questi:



A ridosso del museo, c'è appunto il Parco Dora


ed anche un parco giochi per i bimbi recintato, visibile dalla foto, dove abbiamo fatto tappa prima del rientro.


Lati negativi: poco personale e non troppo disponibile,  un pò troppo  affollamento (ma c'era un gruppo numeroso in visita) e alcune applicazioni e giochi non funzionanti, oltre a spazi in cui muoversi non troppo ampi.

Costo: biglietto famiglia , due adulti e due bambini sotto i 14 anni, a 20 Euro (ma guardate sul sito del museo per biglietti ed orari).
Organizzano anche eventi e laboratori, soprattutto nel fine settimana.

Il post, come al solito, non è sponsorizzato.