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venerdì 8 novembre 2019

8 anni. Otto anni.

Oggi compi 8 anni.
Otto anni.
 Otto, 8. Lo senti il suono tondo tondo di questa parola?


Io non ci credo, che siano già passati 8 anni.
Eppure dovrei, visto che ho appena regalato ad un'amica molte delle prime tutine e dei primi vestitini.
Dovrei, visto che ho riempito tre hardisk esterni delle tue foto, dalla nascita a ieri. E non sono hardisk piccoli.
Eppure mi sembra incredibile.

Riguardo quelle stesse foto, tu con il cappellino rosa con scritto "Born in 2011", che ti ha messo il tuo papà dopo il primo bagnetto in ospedale.
Tu in braccio a me, stanca ed incredula dopo il parto.
Tu giallino per l'ittero e poi pustoloso per l'acne neonatale.
Tu, bellissimo, dagli occhi grandi curiosi e la testolina perfetta, tonda e pelata.
Tu, biondo e ricciolino.
Tu, che non gattoni ma ridi tanto e ti tiri su dritto come un fuso.
Tu, che muovi i tuoi primi passi a neanche 10 mesi.
Tu che parli senza sosta, allora ed ora.
Tu, sempre avanti su tutto, sempre perspicace, curioso, attento, intelligente.
E nello stesso tempo tu, un bimbo di incontenibile energia che non sai tenere in ordine la sua camera neanche sotto minacce, che dimentica vestiti per terra in tutta la stanza, che non hai mai voglia di farsi una doccia ("Ma perchè? Mi sono già lavato due giorni fa!!!!"), che indossi abiti giusti giusti, meglio un pò corti, perchè se appena più lunghi gridi al fastidio.
Tu, che vuoi coccole e baci ma non davanti ai tuoi compagni di classe.
Tu, che mi aiuti con i tuoi fratelli e li adori quanto loro adorano te ma qualche volta, lo so, vorresti solo liberartene momentaneamente e tornare ad essere un figlio unico.
Tu, che quando hai voglia di concentrarti prendi 8 e 9, quando ha solo voglia di correre a giocare, collezioni errori su errori perchè vuoi solo finire in fretta e non ti importa di nulla.
Tu, che mangi sempre e sempre tanto e non sei mai sazio, eppure ti si vedono le ossa dappertutto.
Tu, forte e muscolo, agile e scattante.
Pure troppo, a volte. Perchè un'attività tranquilla con te è impossibile, saltelli sul divano o sulla sedia anche mentre guardi la tv.
Tu, che preferisci "Hazzard" e "Walker Texas Ranger" ai cartoni e, se li guardi, scegli sempre "Alvinn", anche se sono puntate che sai a memoria.
Tu, che mi hai fatto penare nella lettura perchè non volevi saperne di leggere da solo ed alta voce e che ora divori un libro dopo l'altro, un fumetto dopo l'altro e leggi pure per i tuoi fratelli.
Tu, che scrivi in modo disordinato come me, buchi i quaderni quando cancelli (come facevo anche io) e ami la matematica (e io proprio per nulla!).
Tu, che da grande vuoi fare la guardia forestale in MTB e vincere il Giro d'Italia ed il Giro di Francia ma "però il francese non mi piace, io non lo voglio parlare neanche se vinco!".
Tu, che toglietemi tutto tranne la bicicletta.
Tu che vai forte in bici e sugli sci e ancora fatichi in piscina ma ti impegni e si vede.
Tu, che preferisci andare in montagna anzichè al mare, a meno che non sia quello della Sardegna, che ti è rimasta nel cuore.
Tu, che riesci ad impastare perfettamente in poco tempo, perchè hai sempre le mani caldi, l'entusiasmo nel cuore e la forza nelle braccia.
Tu, che sei con me sempre da otto anni.
Tu, che anche quando mi fai perdere la pazienza poi sai sempre farti perdonare (e farmi sentire in colpa).



Quante attività, quanti sport, quanti viaggi, visite e camminate, abbiamo fatto insieme.
Quante letture, sciate, corse e giochi, in questi otto anni.
Quante parole, per te e con te.
Non so cosa ti rimarrà delle nostre giornate, quando sarai grande.
Cosa rammenterai a livello cosciente e cosa ti resterà dentro.
Quali ricordi serberai, da adulto, della tua infanzia.
Non so come sarai, fra altri 8 anni e poi a 18, 28,38, 48, 58, 68, 78, 88, 98, 108...
Spero, però, che manterrai questo tuo strano miscuglio di pragmatismo e creatività, magia e realismo, che non ho mai trovato in nessun altro prima d'ora.
E la capacità di piangere e provare empatia che dimostri ora, così come quella di ridere, fare lo sciocchino e sognare, che ti contraddistingue da sempre.
Spero ricorderai che ti ho sempre voluto e ti voglio bene e sempre te ne vorrò, senza se e senza ma.

Auguri bimbo mio.

8 anni. Lo senti il suono tondo tondo di questa parola?
A me piace tantissimo.

giovedì 24 ottobre 2019

Son notti travagliate

Son notti travagliate

Attenzione: astenersi dalla lettura stomachi delicati !

Ogni genitore lo sa (e pure i nonni, se non hanno preferito dimenticarlo):
Signor Diarrea e Signorina Vomitina arrivano sempre di notte.
Possibilmente nel cuore della notte e nel pieno della fase REM.
Fanno la loro comparsa silenziosamente, senza bussare, senza telefonare prima per avvertire. Maleducati!
Quando si manifestano, è già troppo tardi per intervenire e salvare, per lo meno, letto e piumoni.
Sì, perché Signor Diarrea e Signorina Vomitina arrivano preferibilmente in autunno/inverno, meglio se quando diluvia da giorni.
Se è primavera, è di quelle piovose, 
se è estate, allora è quando si è in vacanza, rigorosamente in albergo o in casa altrui.


Signorina Vomitina io me la immagino come una donna alta alta e secca secca, nubile e senza figli non per scelta, resa acida e pettegola dalla solitudine.
Lei gode, a impossessarsi dei nostri pargoletti e renderli dei mostriciattolo che rigurgitano latte o cibo acido, squassati dai tremori e indifesi.
Lei ride, mentre il povero genitore di turno (di solito la mamma, più rapida a reagire, interpretare i rantoli notturni e fiondarsi fuori dal suo letto in quello del nanerottolo cercando con tuffo carpiato di salvare dal disastro appiccicoso e rancido almeno il piumone ed i pupazzi per la nanna preferiti!) 
finge una pazienza che non ha e fa la doccia al figlio piagnucolante, mette a mollo in acqua calda e sapone o lava subito pigiamo, lenzuola, coprimaterasso, doudou, guanciali e quant’altro, riveste il bimbo, lo dota di capiente bacinella a bordo letto e poi riprepara il suddetto letto e somministra acqua rigorosamente gelata o coca-cola fredda, che conserva in dispensa proprio per queste evenienze (e per bersela di nascosto dai figli nei momenti di sconforto).
Il tutto imprecando tra se’ e se’ o bassa voce, contro il destino beffardo o incolpando l’altro genitore o addirittura se stesso di non aver messo - proprio quella notte li’- il coprimaterasso cerato o aver usato -proprio quella notte li’- il piumino d’oca!
Se tutto va bene (bene un paio di balle!), mente il figlioletto riprende sonno in un nano secondo, il genitore stremato può collassare su letto o divano e cercare di riprendere sonno.
Ovviamente con orecchio vigile e attento ad ogni cambio di sospiro o colpo di tosse che potrebbero preannunciare un altro attacco di vomito.
Se va male, il genitore stremato ed assonnato dovrà pure lavare il pavimento e, proprio mentre starà ancora rivestendo i figlio o, appunto, disinfettando per terra o ancora -diabolica Signora Vomitina!- non appena collasserà sul letto,
il bambino ricomincerà a espellere, non beccando neppure di striscio la bacinella, giustamente.
Altro giro, altre docce, lenzuola, pigiamo, coperte, lavaggi, vestizioni, fino al mattino, quando al suono della sveglia, il piccolo miracolosamente si addormenterà tranquillo.
 LUI/LEI, non il genitore.
Perché Signora Vomitina e Signor Diarrea arrivano sempre durante la settimana, quando il giorno dopo la sveglia suona inesorabile e sono in programma miliardi di impegni, possibilmente richiedenti un alto livello di attenzione e capacità neurologiche.
Se giungono di venerdì sera, è perché sabato almeno uno dei genitori lavora.
Se giungono di sabato, è perché si è in viaggio o in procinto di partire, magari pure con mezzi pubblici dai servizi igienici notoriamente puliti o per un luuuuuunghissimo tragitto in auto.
Diabolici Signorina Vomitina e Signor Diarrea!!!

Signor Diarrea io me lo immagino tondo, basso, calvo e con un aspetto solo apparentemente innocuo e bonaccione. 
Tutto vestito in varie sfumature di marrone, colore con cui lui ama dipingere pelle, vestiti, lenzuola e coperte dei poveri bambini che prende di mira.
Ancor più silenzioso di Signorina Vomitina, che di solito manda avanti per seguirla a ruota appena lei ha terminato il suo sporco lavoro, il suo transito lo riconosci dall’odore. 
Terribile e temuto risveglio olfattivo.
Le sue tracce sono ancora più difficili da mandare via dai tessuti, però, grazie al cielo, anche quando le vittime sono molto piccole, alla terza o quarta limonata ben zuccherata che il genitore li costringe ad ingurgitare tra pianti e divincolamenti, non potendo somministrare medicine, di solito Signor Diarrea si ritiene soddisfatto e toglie il disturbo.
Per ricomparire la notte successiva, tra crampi ed effluvi maleodoranti, nel fratellino/sorellina di turno, per poi concedere una visita anche ai genitori.
Personcina educata, eh!

Cari miei Signor Diarrea e Signorina Vomitina, lasciate che ve lo dica con il cuore, una volta per tutte e a nome dei genitori di tutto il mondo: ci avete rotto!!!

P.s. L'illustrazione è opera di Elisabetta
grafica, ispirata dal post! Grazie Elisabetta!


lunedì 30 settembre 2019

Ode ai genitori del mattino

Ode ai genitori del mattino 

Ode alle mamme che si svegliano stanche come se non fossero ancora andate a dormire
e preparano la colazione o l’ennesimo biberon con gli occhi stropicciati di sonno, stiracchiando comunque un sorriso.
Ode alle mamme che a dormire non ci sono ancora andate
e prima di concedersi il meritato riposo dopo una notte di lavoro
trovano la forza di accompagnare i figli a scuola.
Ode alle mamme che si svegliano all’alba, 
per una corsa in solitudine, 
un momento di meditazione,
una pratica di yoga,
un caffè in pace,
prima che la casa si risvegli,
e si ricominci a correre.
Ode alle mamme che si svegliano all’alba,
per accendere la lavatrice,
stendere i panni,
stirare le camicie o svuotare la lavastoviglie,
prima che piedini infantili saltellino in giro
manine afferrino le sue e vocine esigenti chiedano attenzione.
Ode alle mamme che accolgono in cucina,
con torta o biscotti appena sfornati,
l’odore buono dell’impasto nell’aria e sulla pelle
o merendine e biscotti confezionati
l’odore buono del gusto preferito
Ode alle mamme che ingurgitano la colazione in piedi,
facendo la spola tra un figlio e l’altro,
perché tutto funzioni
e a quelle che la colazione della madre è sacra, nessuno disturbi.
Ode alle mamme già esaurite alle sette del mattino,
che dopo coccole e moine e tentativi di imbonimento vario,
senza alcun apprezzabile risultato,
gettano la spugna e iniziano a urlare,
che è tardi, tardissimo, bisogna sbrigarsi,
buttando giù dal letto i pargoli,
lanciando vestiti,
sequestrando la colazione
e caricando di peso in auto figli piangenti.
Ode alle mamme che non ci provano nemmeno,
con coccole e moine,
e alla fine, comunque, i figli a scuola li portano in orario 
e i bambini sono sereni e contenti.
Ode alle mamme con gli occhi lucidi,
dietro la porta di nidi e asili,
che si è chiusa trattenendo il bimbo in lacrime,
e il loro cuore stretto in una morsa.
Ode alle mamme allegre,
che cantano ascoltando la radio,
in cucina, sotto la doccia, in auto,
scherzando mentre camminano mano nella mano al loro bambini,
verso una porta che varcano sorridenti,
per uscirne fiduciose e un po' più serie,
già proiettate alle incombenze quotidiane.
Ode alle mamme che corrono con i figli in braccio,
facendo slalom su un marciapiede troppo affollato,
e veloci accompagnano e baciano i loro bimbi,
per poi schizzare via nel traffico congestionato.
Ode alle mamme che già pregustano il caffè con le altre
al bar davanti alla scuola,
libere dai bambini e dai pensieri,
per cinque minuti almeno, di chiacchiere in compagnia.
Ode alle mamme che salutano gli altri genitori,
che ricordano i nomi degli altri bambini,
che dispensano sorrisi e parole gentili,
anche nella frenesia del mattino.
Ode alle mamme che non salutano nessuno,
chiuse nei loro pensieri 
o assorbite dalla propria intimità materna.
Ode alle mamme che si alzano in silenzio,
in silenzio si vestono, mangiano ed escono,
lasciando i bimbi ancora addormentati
e un bacio lieve sulle loro guance morbide,
sospirando perché vorrebbero esserci,
ad accompagnarli al suono della campanella,
mano nella mano dentro quel cortile chiassoso
e invece…eppure forse…
Ode alle mamme che ridono guardando i bimbi saltare nelle pozzanghere 
con gli ombrelli o le mantelle colorate e un po’ sbilenche
e non importa se si bagnano, che tanto poi si asciugano
e quelle che no, per carità non ti bagnare, non prendere freddo, non ti sgualcire, che se ti ammali poi, come facciamo?
Ode alle mamme che fanno le trecce, pettinano, lavano e sistemano,
abbinando vestiti e calzature,
e ode a quelle che non ci pensano neppure
e magari capita che il figlio lo portino a scuola in pigiama.
Ode alle mamme che parcheggiano dove c’e’ posto, 
anche se significa fare una parte del tragitto a piedi.
Ode anche a quelle che parcheggiano dove capita, 
che la doppia fila è routine e i posti riservati sono riservati a loro.
D’altronde hanno il suv, vuoi mettere?
Ode alle mamme di gemelli,
che ai commenti “li avrei voluto tanto anche io, che fortuna”,
sorridono pensando “è solo perché non sai cosa significa!”.
Ode alle mamme di gemelli,
che avanzano con passo lungo, doppio zainetto, doppio passeggino, doppio grembiulino, un bambino per parte, il sorriso in viso,
la soddisfazione di essere arrivate in tempo, senza troppi drammi,
felici di essere mamme di gemelli.
Ode alle mamme che di figli ne portano uno
e a quelle che ne portano due, tre, quattro, cinque o anche di più,
magari in scuole diverse, in orari diversi
ed alla fine dovrebbero concedere loro il patentino da tassista,
così, ad honorem.
Ode alle mamme che i figli li svegliano, nutrono e preparano con una sola mano,
l’altra a tenere il cellulare,
basta non anche a guidare.
Ode alle mamme organizzate, 
che hanno già pronto al risveglio,
i vestiti da indossare, la borsa da afferrare e la tavola a cui mangiare.
Ode alle mamme che improvvisano,
sempre,
dalla sveglia al suono della campanella,
e ci riescono pure bene.
Ode alle mamme di bimbi disabili,
che oltre che contro il tempo e la sveglia,
devono lottare con le istituzioni e l’indifferenza
e gli immancabili maleducati che occupano il posto auto loro riservato
e riescono pure a non mandarli a stendere.
Ode alle mamme riposate e rilassate, che si svegliano con calma 
e con calma e gentilezza preparano i bambini
arrivando in perfetto orario o addirittura un po' in anticipo.
Sempre che esistano, queste ultime mamme.

Ode ai papà, che fanno come le mamme di cui sopra
o anche diverso, ma lo fanno.


Ode ai genitori del mattino, 
perché sono bravi.

Sì, comunque vada.



giovedì 18 luglio 2019

Gemelli: un rapporto particolare !

L'arrivo di Orsetto e Principessa, i miei gemellini di due anni, dopo la prima maternità "singola", mi ha permesso di osservare il loro rapporto fraterno e cogliere qualche piccola differenza tra l'essere fratelli "normali" e l'essere "fratelli gemelli".


Orsetto e Principessa sono ancora piccoli e quindi quando riscrivero' questo post, fra qualche anno, mi aspetto di annotare sia cambiamenti nel loro rapporto che consolidamenti della situazione attuale.



Per ora, comunque, il loro rapporto è davvero particolare, di unità, collaborazione e..un pizzico di gelosia!
 
In particolare: 

1 - sono uniti e complici nelle marachelle che combinano continuamente.
E quante ne combinano, sfruttando il doppio di astuzia, idee geniali e forza bruta !!!



2 - si supportano a vicenda nei momenti di crisi: basta che uno dei due pianga, che l'altro accorra per informarsi di cosa sta capitando o per portargli il ciuccio o il doudou consolatori;


3 - all'asilo entrano insieme ma poi si dividono nei giochi, ciascuno preso dai suoi interessi e dai suoi amichetti, solo parzialmente uguali.
Al momento di uscire, pero', si cercano di nuovo e non varcano la porta se non insieme o, comunque, aspettandosi a vicenda;


4 -  non dipendono uno dall'altra ma si autano a vicenda volentieri nei gesti pratici: dal passarsi l'acqua all'aprirsi i biscotti, ad infilarsi le scarpe o togliersi i vestiti.
Escono mal volentieri di casa uno senza l'altro e, se capita, si informano di dove si trova l'altro e del perchè non c'è.
Anche da soli, pero', sono sereni e sanno giocare;



5 - si punzecchiano e spesso picchiano: qualche morso, tirate di capelli, spintoni, accese proteste...capita di tutto sia mentre giocano che mentre si contendono qualcosa.
Pero' basta poco per far tornare il sereno, perchè ridano di nuovo, complici, o si scusino con una carezza;



6 - entrambi stravedono per il fratellone, che cercano continuamente di coinvolgere e vorrebbero sempre vicino.
Quando non c'è o non vuole, pero', giocano tranquillamente fra loro;

7 - sono gelosi delle attenzioni di mamma e papà e dei nonni. Questo, pero', vale anche per il fratellone, che si comporta esattamente come loro, rivendicando me, il papà e i nonni tutti per lui, appena puo'.
Il che mi sembra, devo dire, normale;

8 - cercano molto il contatto fisico tra di loro: amano farsi il bagnetto insieme, per osservarsi e giocare con spugne e contenitori, si abbracciano, si tengono per mano, si sdraiano vicini nel lettino di uno o dell'altro per giocare e chiaccherare, cantando insieme le canzoncine dell'asilo;

9 - in compenso, pero', non riescono a dormire vicini tranquillamente. Non ci sono mai riusciti, neppure appena nati!!! Si disturbano a vicenda fino a svegliarsi e piangere.
Lo stesso accade quando devono condividere spazi ristretti come il carrettino da bici, che usiamo anche come passeggino da trekking: la pace è davvero solo questione di secondi, poi o si addormentano entrambi (e allora si hanno 15-30 min. di tranquillità, ma non di piu') o si picchiano selvaggiamente, piangendo come disperati!!!

10- si capiscono a vicenda con estrema facilità. Non è tanto che abbiano un linguaggio loro, è piuttosto che, il loro linguaggio, fra di loro lo capiscono perfettamente, mentre a volte noi stentiamo a comprendere cosa vogliono, cosa provano o, piu' banalmente, cosa dicono;

11- insieme, riescono a fare giochi di ruolo e/o giochi strutturati molto piu' facilmente di quanto facesse, alla stessa età, il ricciolino o di quanto veda fare agli altri bimbi al nido o al parco.
Forse perchè è funzionale a divertirsi, ma hanno imparato piu' in fretta a condividere i giochi e a dividersi i ruoli per giocare.


12- si imitano e incoraggiano a vicenda (ad esempio, quando uno dei due arrampica, va in bici senza pedali, corre ecc.) ma senza mai entrare in competizione fra loro, come invece fanno a volte con il fratellone. Al momento mi danno l'impressione di sentirsi sempre alla pari e che siano  felici dei progressi reciproci senza alcuna invidia. E speriamo continuino cosi'!


Se confronto il loro comportamento con quello che avevo io con i miei fratelli o con quello che hanno loro con il ricciolino, qualche differenza c'è: la stessa affettuosità e capacità di giocare insieme ma molta meno tolleranza per la vicinanza reciproca quando è "forzata".


E' come se non riuscissero a stare tanto lontani perchè abituati ad essere sempre insieme e dunque si cercassero continuamente ma, nello stesso tempo, fossero insofferenti quando non possono ricavarsi, a piacere, spazio vitale autonomo.
Laddove, invece, tra fratelli "normali" mi pare ci sia voglia di giocare insieme e affetto, ma anche meno bisogno di "sgomitare" quando si vuole stare soli.


Le persone che incontro per strada ed i familiari osservano che sono bambini fortunati perchè, in quanto gemelli, hanno sempre qualcuno con cui giocare e non si annoiano facilmente.
Insinuano anche che, cosi', io ho piu' tempo libero e non devo sempre giocare con loro.

La verità, pero', è che, se da un lato essere in due è spesso una fortuna, dall'altra si vede che vorrebbero spesso stare da soli, o tranquilli a giocare per conto proprio o con noi/il fratellone, senza la continua ingerenza dell'altro gemello.


E io? Passo piu' tempo a rimediare alle monellerie che, forti della loro unione, riescono a combinarmi e a dirimere i conflitti tra i due prima che si facciano male sul serio, di quanto tempo passassi a giocare con il primogenito alla loro stessa età, ve lo assicuro!!!
Insomma: altro che piu' tempo libero!

Vederli camminare per mano parlottando o abbracciarsi con tenerezza, pero', è un meraviglioso dono della maternità gemellare.

 Mi auguro che, nel tempo, conservino la loro unità e complicità (magari indirizzandola in comportamenti viruosi, invece che in marachelle!), senza pero' escludere il ricciolino o soffocare le reciproche personalità.


Mi auguro, insomma, che siano sempre, anche da adulti, tutti e tre, un porto sicuro l'uno per gli altri da cui prendere il largo e poi tornare, sicuri del reciproco affetto e della reciproca comprensione, pur nel rispetto della diversità ed unicità di ognuno.


 E voi, cosa ne pensate? Come è il rapporto tra i vostri figli, gemelli o no? Vedete delle differenze?

mercoledì 10 luglio 2019

Togliamo il pannolino! Consigli su come organizzarsi e la mia esperienza


Quando un bambino compie i due anni, prima o poi tutti i genitori si trovano ad affrontare la fatidica sfida dello...."spannolinamento"!
Una tappa nel cammino della crescita e dell'autonomia importante, che però  è quasi sempre vissuta con un certo timore.

D'altro canto, diciamocelo, a chi piace l'idea di lavare indumenti e pavimenti (e spesso anche lenzuola, peluche ed oggetti vari) sporchi di cacca e pipì, magari più volte al giorno?!?

Per praticità, lo si fa preferibilmente in primavera o estate, però io posso garantirvi per esperienza diretta che si sopravvive anche se si affronta lo spannolinamento in pieno inverno nevoso !

Era pronto e lo abbiamo assecondato abbiamo dovuto assecondarlo, a casa ed al nido.
In un paio di settimane, l'abitudine a fare a meno del pannolino durante il giorno era consolidata e la tappa superata.
Siccome, tuttavia, nel frattempo io avevo avuto la casa invasa da stendini e vestiti pesanti su ogni singolo termosifone, lavati a mano in gran numero in fretta e furia ogni giorno, 
con i gemelli, ho cercato di prepararmi per tempo, cosi' da affrontare la "questione pannolino" tra questa e, se necessario, la prossima estate.

Infatti, se è vero che Orsetto e Principessa sono gemelli, è anche vero che sono due bambini diversi, con caratteristiche e caratteri differenti e,

se c'è una lezione che ho imparato da trismamma è proprio che, se e in quanto possibile, bisogna rispettare i tempi di ogni bambino,
aspettando che loro ci facciano capire che sono pronti.

Questo non significa, pero', che non si possa preparare il terreno al cambiamento!

Ecco allora come mi sono organizzata: 

1) Innanzi tutto, in primavera ho chiesto alle educatrici del nido di portare prima Principessa e poi Orsetto, in bagno con i bimbi grandi per abituarli al water.

Per fortuna, le educatrici sono molto disponibili e incoraggiano ad affrontare serenamente lo spannolinamento...anche le mamme meno "coraggiose"!

2) Ho poi iniziato a proporlo loro anche a casa, procurandomi gli "attrezzi del mestiere": 
riduttori e/o vasini 



Personalmente, per motivi di praticità e di igiene, ho sempre preferito i riduttori, che hanno anche il vantaggio, nel mio caso, di permettere di usare il water, in continuità con quanto accade al nido (dove hanno water piccoli). 
 Il primogenito, pero', ha preferito i primissimi giorni il vasino, senza il quale si rifiutava di andare in bagno, e non un vasino qualunque, ma un modello rosso fuoco a forma di macchinina, procurato dalla zia. 
 Vedremo quindi se poi mi toccherà cercare un paio di vasini anche per i gemelli ! 

Io quasi sei anni fa sono stata colta totalmente alla sprovvista dalla decisione del ricciolino e dunque non avevo nè l'uno nè l'altro e non sapevo assolutamente quale scegliere tra i vari modelli proposti dal mercato. In piu', non avevo amiche con figli che potessero consigliarmi e dunque cercavo esperienze di altre mamme sui vari blog. 
 Sono dunque andata letteralmente "a naso" o "a caso" negli acquisti, per poi scoprire che a lui piacevano solo il vasino della zia ed il riduttore azzurro della nonna M. !

Ora, invece, ho scoperto che sul web esistono addirittura delle vere e proprie "guide allo spannolinamento", con consigli di esperti e "guide a vasini e riduttori", con tanto di prodotti a confronto, come questa su HABU. 

Quindi questa volta mi sono documentata a dovere e ho raccolto ben quattro riduttori: uno bianco essenziale, due azzurri con maniglie laterali in plastica morbida ed uno giallo con cuscinetto di plastica imbottito e manigliette rigide.
Uno l'ho portato ai miei suoceri, per quando andiamo da loro o mi tengono qualche ora i bimbi, un'altro a mia madre, per lo stesso motivo, e due li ho tenuti a casa, nel caso scappi in contemporanea ad entrambi!!! (perchè succederà, lo so!)

3) Ho acquistato mutandine di cotone di ogni foggia e colore, nonchè riesumato dallo scatolone in cui erano conservate, quelle usate a suo tempo dal ricciolino; 



4) mi sono procurata dei pannolini a mutandina accattivanti, da usare nei primi spostamenti in auto ed eventualmente per le prime gite in montagna e/o nel sonnellino pomeridiano, cosi' da far percepire ai bimbi che non sono i soliti pannolini ma mutandine speciali da usare quando non ci si possono portare troppi cambi, nei primi tempi;

5) ho controllando che tutti i materassi di casa, compreso il nostro matrimoniale, fossero dotati di comprimaterasso lavabile in lavatrice. 
Cosi' da non rimanere con il fiato sospeso se i piccoli "migrano" nel lettone o ci salgono per leggere e giocare senza pannolino;  

6) ho recuperato le traversine di cotone (che ho sempre usato come appoggio per i cambi pannolino fuori casa ) da usare per coprire il seggiolino auto in caso di viaggi medio-lunghi ed il lettino e/o divano di nonni o nostro nel sonnellino pomeridiano (ne esistono anche "usa e getta", sicuramente comode ma anche meno ecologiche); 


7) infine, ma non in ordine di importanza: i libri a tema !
Da leggere e sfogliare in bagno, mentre sono seduti sul vasino, e volendo anche in altri momenti della giornata, cosi' da abituarli all'idea.
Naturalmente, vista la nostra scelta bilingue, sia in italiano che in francese.
 

8) Ah, quasi dimenticavo un elemento essenziale: sedute di yoga, pranayama, massaggi, un bagno caldo, una corsetta rigenerante ecc. per me e il papà, almeno una volta al giorno !
Sarebbe bello, vero??!! Seh, ma quando mai!

Eppure, per riuscire nell'impresa mantenendo sempre la calma, lodando i bambini per i loro progressi e pulendo senza mai arrabbiarsi o sbuffare ad ogni insuccesso, è necessaria tanta tanta tanta pazienza (di cui non sono molto provvista) e quindi, se potete, ben venga un po' di preparazione mentale per voi: andrà bene tutto cio' che vi rilassa.

In alternativa.....scappate un paio di settimane e lasciate fare al papà/baby sitter/nonni ecc.! 

Come sta andando con questi strategemmi (fuga strategica esclusa)?

Direi bene.

Principessa ha tolto il pannolino lo scorso fine settimana e per ora c'è stata una media di un solo "incidente" al giorno.
Non solo, da quattro notti al mattino il pannolino a mutandina è asciutto e almeno per adesso non è scappato nulla neppure durante i sonnelini pomeridiani, quando rimane con le mutandine di cotone.

Orsetto si sta abituando all'idea del riduttore e ci sale volentieri, facendosi leggere i libri e imitando la sorella ma è raro che faccia qualcosa e comunque ancora non chiede: dunque per ora tiene il pannolino.

Vedremo...tanto non ho fretta di affrontare la questione con entrambi insieme!!!

E voi? Avete altri consigli utili o esperienze diverse?

mercoledì 26 giugno 2019

Due anni di voi due.

Due anni di voi.

Due anni da trismamma,
Due anni da mamma di gemelli,
Due anni da mamma di due maschi e di una femmina.

Due anni di pasti da preparare, somministrare, servire,
Due anni di sonno.
Due anni a nutrire,
Due anni a pulire ovunque, oltre che voi due,
Due anni di cambi pannolini,
Due anni di corse,
Due anni di mal di schiena (anzi, di quello 30 mesi)
Due anni di visite dal pediatra, vaccini, medicine,
Due anni di nasini gocciolanti,
Due anni di assenza di privacy,
Due anni di bucati continui,
Due anni di corse,
Due anni con tre seggiolini in auto,
Due anni di vestitini accumulati,
Due anni di pasti interrotti, notti interrotti, riposino interrotti, yoga interrotto, lavoro interrotto, telefonate disturbate, conversazioni inframezzate da pianti e strilli e... qualunque attività disturbata.
Due anni senza quella libertà a cui un figlio di sei anni mi aveva abituata.
Due anni da sola quasi tutta la settimana, a occuparmi di voi due.
Due anni di preoccupazioni per la vostra salute, crescita e sopravvivenza.

Ci sono momenti in cui penso di non farcela, in cui vorrei solo poter chiudere la porta e scappare via.
Ci sono momenti in cui mi viene da piangere, in cui urlo come una pazza nevrotica, in cui mi faccio schifo come madre.
Ci sono momenti in cui sono divorata dai sensi di colpa, dalla paura di non riuscire a seguire tutti e tre, da una sensazione di incapacità ed inadeguatezza che solo la maternità ti fa provare.
Ci sono momenti in cui sento pianti eccheggiarmi nelle orecchie anche se siete silenziosi, perché tanto il silenzio dura pochissimo.
Giorni in cui non ne posso più.
Poi mi fermo, vi guardo e vi vedo di nuovo, davvero.



Sono due anni.

Due anni della vostra pelle liscia e morbida da accarezzare
Due anni di vostri corpicini i caldi da stringere a me e coccolare
Due anni di bacini e bacetti da darvi e, da qualche tempo, anche da ricevere.
Due anni di sorrisi, prima sdentati, ora completi.
Due anni di risate grasse e contagiose o strappate dal solletico mentre ancora state piangendo.
Due anni di due pacchettini preziosi tra le mie braccia.
Due anni di manine che mi afferrano, di piedini da solleticare
Due anni di gorgheggi, vocalizzi, paroline e ora qualche frase
Due anni di canzoncine e balletti improvvisati, per voi e con voi.
Due anni di occhi spalancati, luccicanti al solo incrociare i miei.
Due anni di visetti curiosi e monelli in esplorazione.
Due anni di faccette buffe.
Due anni di giochi.
Due anni di unghiette da tagliare, cremine da spalmare.
Due anni di allegri bagnetti
Due anni di letture serali nel lettone.
Due anni ad ascoltarvi respirare al buio e a guardarvi dormire, sereni.
Due anni di corse sbilenche e piccole ferite per cui dispensare bacetti e caramelle.
Due anni con tre piccoletti pronti ad accogliermi quando esco e rientro.
Due anni con una tavola sempre rumorosa.
Due anni di cambiamenti e di crescita
Due anni di scoperte
Due anni di sguardi nuovi sul mondo, anche per me.
Due anni mai sola .
Due anni di fossette sui gomiti e sulle ginocchia. Di quelle che non vorresti sparissero mai.
Due anni di amore.

E non di un amore qualunque. Di quello folle, assurdo, assoluto, tenace e profondo.
Moltiplicato per due, più uno.

Buon compleanno, Orsetto e Principessa.


giovedì 20 giugno 2019

L'attesa

La finestra affaccia sullo stesso viale alberato e sulle colline che nascondono le ville della Torino benestante.
Però qui si vede anche la piazzola dell'el'elicottero, che di la' sentivo ma non vedevo.
Anche il sottofondo rumoroso del traffico intenso è lo stesso, così come il caldo, quell'afa umida e quella luce troppo forte, che se non ci sei abituato ti toglie il fiato e la voglia.

Lei sonnecchia, perché non c'è molto altro da fare, quando sei ferma in un letto d'ospedale, con le medicine ad incrementare la stanchezza e l'apatia.

Vado a cercarmi un Magnum, non bianco come allora, perché lo hanno finito, ma classico.
Anche il bar è diverso. Questo è nell'atrio del piano terra, otto piani sotto.
L'altro lo raggiungevo infilandomi di nascosto in ascensore e scendendo per cinque piano, passando dai sotterranei, ed era quello dell'ospedale vicino, collegato al mio.
Perché mica avrei potuto, in teoria, uscire al reparto. Eppure insistevano che dovevo mangiare tanto e mi riempivano di riso bollito scondito, patate lesse scondite, yogurt bianco se andava di lusso, pezzi di parmigiano asciutto, come secondo, e banane.
Ad un certo punto sono arrivato a portarmi cinque banane al giorno. Manco fossi una scimmietta.
Io sognavo Magnum bianchi e caffe' e, una volta al giorno, camminavo fino al bar, in pigiamo e con l'attacco della flebo nel braccio, che tanto era ovvio da dove venissimi, con quel pancione.

Due giorni in ospedale, a pochi metri di distanza da quello in cui ero io, sempre a giugno, sempre in questi stessi giorni, sempre con il caldo. E' inevitabile smuovere ricordi, un trauma che forse non ho ancora superato, visto che quando ne parlo o ne scrivo, ancora mi salgono le lacrime agli occhi.

I monitoraggi, la flussometria, l'eco di accrescimento, il cortisone e la paura che qualcosa non andasse, la paura di un'oscura malformazione o di sofferenza fetale.
Perché lui non cresceva mai e lei troppo lentamente. Solo le piastrine correvano veloci, nella direzione sbagliata.
E l'attesa. Appiccicosa, rumorosa, rude, senza nessuna intimità, da paziente, non da persona.
Negli ospedali è così, anche quando funzionano, ti trattano bene e sono puliti e competenti.
Sei comunque un caso, carne e sangue, non "Giulia".

Come allora io le visite tue e dell'Alpmarito, tu aspetti me.
Mi mancava il mio bambino, andarlo a prendere a scuola, portarlo ad allenamento, la cena, le chiacchiere, la lettura della buonanotte, i suoi vestiti sporchi da lavare, il pavimento del bagno allagato alla sua doccia, i suoi capricci, i suoi sorrisi, i suoi piedi sempre sul divano, i salti sul letto.
Non avevo timore del parto, anche se dal dolore dovevo ancora passare.
Per fortuna il tuo intervento invece è già finito, tutto bene.
Non è nulla di grave, solo che tutto dipende da come lo vivi.
Lo so che anche tu hai nostalgia di casa, del nostro cielo, della nostra aria, delle tue cose, della tua intimità.
Lo so, che ti mancano i tuoi figli grandi e i tuoi nipoti piccoli e tua madre. Il poterti muovere in autonomia.

E ripenso all'anestesia, ai quella manciata di minuti in sala parto, a dopo, in camera, quando riuscivo solo a dormire e chiedere di lui.
Lei mi ha avuto subito vicina ma, in fondo, io c'ero solo in parte.
Divisa tra l'ansia per lui, solo ai piani sopra, e per il mio bimbo grande, a casa con i nonni, entrambi lontani da me.
Ricordo i miei tentativi di tirare il latte, per lui. I quarti d'ora diventati un'ora per fargli bere 10/20 gr di latte. L'attesa di sapere se aveva ancora il sondino, se aveva preso qualche grammo oppure no, se piangeva oppure no, il rumore del saturimetro costante.

E poi le chiacchiere, le compagne di stanze che arrivavano e partivano, le infermiere, le visite serali dei parenti festanti per i nuovi nati, quando io mi rifugiavo in sala d'attesa, per stare sola a leggere, le gestanti che camminavano per i corridoi, notte e giorno, con le contrazioniola speranza.

Mi manca di nuovo il fiato. Non vedo l'ora di uscire,  nell'afoso ed impietoso caos della città.
Fuori lo stesso caldo umido, lo stesso cielo.
Le stesse date, sul calendario in corridoio. Ma a due anni di distanza.
Dentro, una diversa attesa.
O forse, a ben guardare, la stessa: una madre che aspetta i suoi figli.

A casa, un'altra madre, nella stessa attesa.

Forse è anche questa, l'essenza della maternità.