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venerdì 28 febbraio 2020

Carnevale 2020: tra sfilate e Coronavirus

Chi mi legge da qualche anno sa che noi ci dividiamo tra due carnevali, entrambi bellissimi, entrambi particolari, entrambi storici ed, ahimè, entrambi negli stessi giorni: il Carnevale di Ivrea e quello di Pont Saint Martin.


Quest'anno, ben prima che si scatenasse il panico da Coronavirus, avevamo deciso di partecipare attivamente al Carnevale di Pont Saint Martin, sfilando in una delle Insulae, dedicando solo un giorno al Carnevale di Ivrea.
Una decisione dettata dall'età di Orsetto e Principessa (finalmente in grado di sfilare ma non ancora di tirare le arance ma neppure più di stare buoni e tranquilli sul passeggino a osservare noi ed il ricciolino farlo) e dalla compagnia di amici del ricciolino.


Mai come quest'anno, però, avrei voluto essere a Ivrea.
Essere anche io, in Borghetto, nell'unico giorno di tiro, ed in giro per la città, al seguito di Mugnaia e Generale in abito civile, dopo l'annullamento delle restanti giornate del Carnevale.
Non tutti gli eporediesi e gli arancieri sono stati d'accordo con la forma di protesta pacifica che si è svolta tra le strade e le piazze della città. Non tutti hanno apprezzato la disobbedienza all'ordinanza.
Io, per varie ragioni che non starò qui a spiegare, sì.

Invece non c'ero fisicamente (con la testa e con il cuore, però...) ed ero a Pont Saint Martin.
E' andata bene anhche così.
Sfilare è stato bello, così come partecipare attivamente alla festa.
E anche gli altri giorni, quelli dei carri allegorici e dei gruppi a piedi, hanno reso felici i bambini e noi con loro.
Ci siamo stancati, divertiti e siamo stati in compagnia.
Insomma, il Carnevale è stato lo stesso di sempre, a Pont Saint Martin (AO) e la Valle d'Aosta ha continuato a vivere e lavorare come sempre (eccetto per il cospicuo numero di milanesi e dintorni che, a loro volta disobbedendo di fatto alle regole dettate dal Governo, hanno approfittato delle chiusure di scuole e uffici per venire in montagna o al carnevale o a fare incetta di generi alimentari nei supermercati dei dintorni...)

E' stato il Carnevale dell'Insula Lys, per noi... 


della corse delle bighe...


dello zucchero filato...




e  dei costumi...




delle mimose...


dei coriandoli...



delle parate...








...del carnevale dei piccoli e del rogo del loro diavolo...





ed è stato bello.
 
Mi sono mancate le casacche verdi e rosse, i corvi neri, i pifferi e tamburi di Ivrea e le arance.
Ho la certezza, però, che il prossimo anno me le godrò ancora più intensamente e con me anche tutti gli eporediesi che amano il Carnevale.
 Infine, il mio pensiero va a chi, con l'annullamento, non ha perso solo una festa ma ha subito un danno economico non solo ad Ivrea, ma in giro per tutta l'Italia, forse ingiustificato.

lunedì 30 settembre 2019

Ode ai genitori del mattino

Ode ai genitori del mattino 

Ode alle mamme che si svegliano stanche come se non fossero ancora andate a dormire
e preparano la colazione o l’ennesimo biberon con gli occhi stropicciati di sonno, stiracchiando comunque un sorriso.
Ode alle mamme che a dormire non ci sono ancora andate
e prima di concedersi il meritato riposo dopo una notte di lavoro
trovano la forza di accompagnare i figli a scuola.
Ode alle mamme che si svegliano all’alba, 
per una corsa in solitudine, 
un momento di meditazione,
una pratica di yoga,
un caffè in pace,
prima che la casa si risvegli,
e si ricominci a correre.
Ode alle mamme che si svegliano all’alba,
per accendere la lavatrice,
stendere i panni,
stirare le camicie o svuotare la lavastoviglie,
prima che piedini infantili saltellino in giro
manine afferrino le sue e vocine esigenti chiedano attenzione.
Ode alle mamme che accolgono in cucina,
con torta o biscotti appena sfornati,
l’odore buono dell’impasto nell’aria e sulla pelle
o merendine e biscotti confezionati
l’odore buono del gusto preferito
Ode alle mamme che ingurgitano la colazione in piedi,
facendo la spola tra un figlio e l’altro,
perché tutto funzioni
e a quelle che la colazione della madre è sacra, nessuno disturbi.
Ode alle mamme già esaurite alle sette del mattino,
che dopo coccole e moine e tentativi di imbonimento vario,
senza alcun apprezzabile risultato,
gettano la spugna e iniziano a urlare,
che è tardi, tardissimo, bisogna sbrigarsi,
buttando giù dal letto i pargoli,
lanciando vestiti,
sequestrando la colazione
e caricando di peso in auto figli piangenti.
Ode alle mamme che non ci provano nemmeno,
con coccole e moine,
e alla fine, comunque, i figli a scuola li portano in orario 
e i bambini sono sereni e contenti.
Ode alle mamme con gli occhi lucidi,
dietro la porta di nidi e asili,
che si è chiusa trattenendo il bimbo in lacrime,
e il loro cuore stretto in una morsa.
Ode alle mamme allegre,
che cantano ascoltando la radio,
in cucina, sotto la doccia, in auto,
scherzando mentre camminano mano nella mano al loro bambini,
verso una porta che varcano sorridenti,
per uscirne fiduciose e un po' più serie,
già proiettate alle incombenze quotidiane.
Ode alle mamme che corrono con i figli in braccio,
facendo slalom su un marciapiede troppo affollato,
e veloci accompagnano e baciano i loro bimbi,
per poi schizzare via nel traffico congestionato.
Ode alle mamme che già pregustano il caffè con le altre
al bar davanti alla scuola,
libere dai bambini e dai pensieri,
per cinque minuti almeno, di chiacchiere in compagnia.
Ode alle mamme che salutano gli altri genitori,
che ricordano i nomi degli altri bambini,
che dispensano sorrisi e parole gentili,
anche nella frenesia del mattino.
Ode alle mamme che non salutano nessuno,
chiuse nei loro pensieri 
o assorbite dalla propria intimità materna.
Ode alle mamme che si alzano in silenzio,
in silenzio si vestono, mangiano ed escono,
lasciando i bimbi ancora addormentati
e un bacio lieve sulle loro guance morbide,
sospirando perché vorrebbero esserci,
ad accompagnarli al suono della campanella,
mano nella mano dentro quel cortile chiassoso
e invece…eppure forse…
Ode alle mamme che ridono guardando i bimbi saltare nelle pozzanghere 
con gli ombrelli o le mantelle colorate e un po’ sbilenche
e non importa se si bagnano, che tanto poi si asciugano
e quelle che no, per carità non ti bagnare, non prendere freddo, non ti sgualcire, che se ti ammali poi, come facciamo?
Ode alle mamme che fanno le trecce, pettinano, lavano e sistemano,
abbinando vestiti e calzature,
e ode a quelle che non ci pensano neppure
e magari capita che il figlio lo portino a scuola in pigiama.
Ode alle mamme che parcheggiano dove c’e’ posto, 
anche se significa fare una parte del tragitto a piedi.
Ode anche a quelle che parcheggiano dove capita, 
che la doppia fila è routine e i posti riservati sono riservati a loro.
D’altronde hanno il suv, vuoi mettere?
Ode alle mamme di gemelli,
che ai commenti “li avrei voluto tanto anche io, che fortuna”,
sorridono pensando “è solo perché non sai cosa significa!”.
Ode alle mamme di gemelli,
che avanzano con passo lungo, doppio zainetto, doppio passeggino, doppio grembiulino, un bambino per parte, il sorriso in viso,
la soddisfazione di essere arrivate in tempo, senza troppi drammi,
felici di essere mamme di gemelli.
Ode alle mamme che di figli ne portano uno
e a quelle che ne portano due, tre, quattro, cinque o anche di più,
magari in scuole diverse, in orari diversi
ed alla fine dovrebbero concedere loro il patentino da tassista,
così, ad honorem.
Ode alle mamme che i figli li svegliano, nutrono e preparano con una sola mano,
l’altra a tenere il cellulare,
basta non anche a guidare.
Ode alle mamme organizzate, 
che hanno già pronto al risveglio,
i vestiti da indossare, la borsa da afferrare e la tavola a cui mangiare.
Ode alle mamme che improvvisano,
sempre,
dalla sveglia al suono della campanella,
e ci riescono pure bene.
Ode alle mamme di bimbi disabili,
che oltre che contro il tempo e la sveglia,
devono lottare con le istituzioni e l’indifferenza
e gli immancabili maleducati che occupano il posto auto loro riservato
e riescono pure a non mandarli a stendere.
Ode alle mamme riposate e rilassate, che si svegliano con calma 
e con calma e gentilezza preparano i bambini
arrivando in perfetto orario o addirittura un po' in anticipo.
Sempre che esistano, queste ultime mamme.

Ode ai papà, che fanno come le mamme di cui sopra
o anche diverso, ma lo fanno.


Ode ai genitori del mattino, 
perché sono bravi.

Sì, comunque vada.



giovedì 20 giugno 2019

L'attesa

La finestra affaccia sullo stesso viale alberato e sulle colline che nascondono le ville della Torino benestante.
Però qui si vede anche la piazzola dell'el'elicottero, che di la' sentivo ma non vedevo.
Anche il sottofondo rumoroso del traffico intenso è lo stesso, così come il caldo, quell'afa umida e quella luce troppo forte, che se non ci sei abituato ti toglie il fiato e la voglia.

Lei sonnecchia, perché non c'è molto altro da fare, quando sei ferma in un letto d'ospedale, con le medicine ad incrementare la stanchezza e l'apatia.

Vado a cercarmi un Magnum, non bianco come allora, perché lo hanno finito, ma classico.
Anche il bar è diverso. Questo è nell'atrio del piano terra, otto piani sotto.
L'altro lo raggiungevo infilandomi di nascosto in ascensore e scendendo per cinque piano, passando dai sotterranei, ed era quello dell'ospedale vicino, collegato al mio.
Perché mica avrei potuto, in teoria, uscire al reparto. Eppure insistevano che dovevo mangiare tanto e mi riempivano di riso bollito scondito, patate lesse scondite, yogurt bianco se andava di lusso, pezzi di parmigiano asciutto, come secondo, e banane.
Ad un certo punto sono arrivato a portarmi cinque banane al giorno. Manco fossi una scimmietta.
Io sognavo Magnum bianchi e caffe' e, una volta al giorno, camminavo fino al bar, in pigiamo e con l'attacco della flebo nel braccio, che tanto era ovvio da dove venissimi, con quel pancione.

Due giorni in ospedale, a pochi metri di distanza da quello in cui ero io, sempre a giugno, sempre in questi stessi giorni, sempre con il caldo. E' inevitabile smuovere ricordi, un trauma che forse non ho ancora superato, visto che quando ne parlo o ne scrivo, ancora mi salgono le lacrime agli occhi.

I monitoraggi, la flussometria, l'eco di accrescimento, il cortisone e la paura che qualcosa non andasse, la paura di un'oscura malformazione o di sofferenza fetale.
Perché lui non cresceva mai e lei troppo lentamente. Solo le piastrine correvano veloci, nella direzione sbagliata.
E l'attesa. Appiccicosa, rumorosa, rude, senza nessuna intimità, da paziente, non da persona.
Negli ospedali è così, anche quando funzionano, ti trattano bene e sono puliti e competenti.
Sei comunque un caso, carne e sangue, non "Giulia".

Come allora io le visite tue e dell'Alpmarito, tu aspetti me.
Mi mancava il mio bambino, andarlo a prendere a scuola, portarlo ad allenamento, la cena, le chiacchiere, la lettura della buonanotte, i suoi vestiti sporchi da lavare, il pavimento del bagno allagato alla sua doccia, i suoi capricci, i suoi sorrisi, i suoi piedi sempre sul divano, i salti sul letto.
Non avevo timore del parto, anche se dal dolore dovevo ancora passare.
Per fortuna il tuo intervento invece è già finito, tutto bene.
Non è nulla di grave, solo che tutto dipende da come lo vivi.
Lo so che anche tu hai nostalgia di casa, del nostro cielo, della nostra aria, delle tue cose, della tua intimità.
Lo so, che ti mancano i tuoi figli grandi e i tuoi nipoti piccoli e tua madre. Il poterti muovere in autonomia.

E ripenso all'anestesia, ai quella manciata di minuti in sala parto, a dopo, in camera, quando riuscivo solo a dormire e chiedere di lui.
Lei mi ha avuto subito vicina ma, in fondo, io c'ero solo in parte.
Divisa tra l'ansia per lui, solo ai piani sopra, e per il mio bimbo grande, a casa con i nonni, entrambi lontani da me.
Ricordo i miei tentativi di tirare il latte, per lui. I quarti d'ora diventati un'ora per fargli bere 10/20 gr di latte. L'attesa di sapere se aveva ancora il sondino, se aveva preso qualche grammo oppure no, se piangeva oppure no, il rumore del saturimetro costante.

E poi le chiacchiere, le compagne di stanze che arrivavano e partivano, le infermiere, le visite serali dei parenti festanti per i nuovi nati, quando io mi rifugiavo in sala d'attesa, per stare sola a leggere, le gestanti che camminavano per i corridoi, notte e giorno, con le contrazioniola speranza.

Mi manca di nuovo il fiato. Non vedo l'ora di uscire,  nell'afoso ed impietoso caos della città.
Fuori lo stesso caldo umido, lo stesso cielo.
Le stesse date, sul calendario in corridoio. Ma a due anni di distanza.
Dentro, una diversa attesa.
O forse, a ben guardare, la stessa: una madre che aspetta i suoi figli.

A casa, un'altra madre, nella stessa attesa.

Forse è anche questa, l'essenza della maternità.










mercoledì 14 novembre 2018

Ultimamente ... autunno 2018

Ultimamente sono stata da sola tre ore, DA SOLA TRE ORE.
Sono andata la vicino Forte di Bard, a godermi con calma e senza ressa la mostra di fotografie in bianco e nero del maestro Henry Cartier - Bresson, "Paysages".
Sono salita a piedi, perdendomi nel paesaggio, e poi mi sono soffermata quanto e quando volevo su ogni magnifica opera esposta.




E mi sono innamorata una volta di più dell'artre della fotografia, che secondo me sa raccogliere in uno scatto più di mille parole e trasmettere emozioni quanto un bel quadro.
La mia preferita tra le opere eposte, eccola.

Foto Henry Cartier Bresson tratta dal web
 Ultimamente siamo finalmente riusciti ad andare in montagna con degli amici con cui tentavano di combinare dalla primavera.
Ed è stato un trionfo di colori, chiacchere e cielo blu.

Ultimamente i piccoli giocano insieme senza picchiarsi o piangere per 1 minuto o due. Qualche volta. Il fratellone ogni tanto perde la pazienza e li sgrida, il più delle volte, però, è davvero affettuoso.



  Ultimamente, una domenica, io ed il ricciolino abbiamo impastato tre teglie di pizza, due con farina 00 ed una con farina integrale.
Poi le abbiamo lasciate crescere e ce le siamo gustate a pranzo, con il piacere di mangiare cibo preparato al 100% in casa (e di sapere di non doverlo fare sempre!)



Ultimamente è finita la stagione ciclistica del ricciolino, culminata nella caccia la tesoro in bici e nell'aperitivo in sede. 
Sono finite le gare ed i montagi e smontaggi del portabici. Una bella fatica in meno ma, considerando quanto piaceva e serviva da sfogo al ricciolino, un pò mi manca (solo un po').

Utilmamente abbiamo festeggiato diversi compleanni, a partire da quello di mia nonna e mia nipote, 80 anni esatti di differenza, passando per quello di amichetti del ricciolino e per i sette anni di quest'ultimo.
Emozioni, divertimento e fatiche, insieme.



Ultimamente alla scuola primaria hanno celebrato la giornata dell' orto in condotta vendendo ai genitori e nonni dei bambini i prodotti dell'orto della scuola, in cui i piccoli alunni vanno ogni tanto ad aiutare nel corso dell'anno scolastico.
Ovviamente sono arrivata tardi e mi è toccato solo un quarto di zucca.
L'Alpmarito, però, ne ha tirato fuori un delicato risotto alla zucca e dunque è stato un successo.

Ultimamente ci sono state le prime riunioni alla scuola primaria ed al nido ed a breve ci sarà il primo colloquio con le maestre del ricciolino. E tutto sembra più fluido che lo scorso anno.

Ultimamente abbiamo festeggiato San Michele nel paese dello zio, perchè così si è sempre fatto. 


Ne abbiamo approfittato per far volare l'elicottero telecomandato, goderci gli anziani della famiglia (vi vogliamo bene! - E prima che tu me lo chieda, mamma, non mi riferisco a te, tranquilla!) e cogliere a tradimento... gli ultimi frutti dell'autunno, se così si può dire!

Il limone colto dalla pianta dello zio da avide manine!


Ultimamente è già iniziato il conto alla rovescia per la ripresa della stagione di sci di fondo ed io non so ancora quanto e se riuscirò a mettere gli sci ai piedi e quanta paura avrò. Sci di fondo, si intende. Con la discesa per il momento ho dovuto chiudere ma è solo un arrivederci perchè io guardo le cime innevate e già sogno di sfrecciare giù dalle piste.
Un sacrificio dovuto agli impegni imposti dalla maternità, ma che ho promesso a me stessa sarà solo temporaneo.
Intanto  ci sono ancora i fiori, no?


Ultimamente, in una domenica di pioggia, abbiamo visitato il Museo della Vite e del Vino di Donnas, praticamente il museo di casa.
Che però non avevamo mai visto ed a torto.
Ve ne parlerò, perchè merita.



Ultimamente, alla sagra dell'uva, il ricciolino e la Principessa hanno partecipato al laboratorio del pane e impastato con decine di altri bambini e due panettiere, una pagnotta a ciascuno, che poi ci siamo mangiati a cena. 
Gnam!
(Orsetto ? Ha dormito tutto il tempo)
Per ingannare l'attesa durante la cottura ci siamo sparati due o tre giri con il trenino aperto per il paese. E vi dico solo che il trenino non ha ammortizzatori e viaggia a velocità fin troppo sostenuta. Forse per questo piace tanto ai bambini, i miei compresi!





 



Ultimamente siamo stati ad un paio di letture animate per bambini nella biblioteca del paese ed al ricciolino e alla piccola Principessa sono piaciute molto. Orsetto se ne è infischiato, preferendo esplorare l'ambiente.


Ultimamente abbiamo festeggiato Halloween, accompagnando il ricciolino, vestito da guerriero, ad un giro per il paese organizzato dall'oratorio, dietro sue insistenti richieste.
Santino o scherzetto, questo il titolo, se non sbaglio, si è rivelata una caccia ai dolcetti con tappe agiografiche dedicate ai Santi ritenuti più importanti, sotto il diluvio universale.
Il ricciolino (che ci è andato da solo), ne è tornato molto provato e ha decretato : " Che fortuna che voi non mi obbligate a seguire catechismo!".
Comunque si è anche divertito e a me fa piacere che abbia partecipato perchè, seppur io sia atea, apprezzo molto l'impegno e la voglia di fare edn organizzare dell'oratorio locale, forse unico ente che si sforza di organizzare sempre appuntamenti per i bambini.


Ultimamente ho comprato l'abbonamento per il teatro dei bambini della mia città, che lo scorso anno tanto ci era piaciuto.
Ed in fondo è stata un'ottima scusa per trascorrere un pomeriggio con la mia amica del cuore, sole, a fare la coda, chiaccherare e berci un caffè senza interruzioni infantili (parlano anche dei figli, ovviamente, perchè siamo pur sempre mamme italiche!!!) 

Ultimamente ci siamo ammalati, a turno, tutti e cinque da settembre ad oggi. 
Io, Orsetto e l'Alpmarito pure due volte.
E ne ho già piene le p... dell'umidità e degli sbalzi di temperature, sappiatelo.

Ultimamente ha riaperto la palestra di arrampicata. Finora, però, io sono riuscita ad andarci solo due sere, con i tre al seguito, ovviamente. Consideriamolo come un inizio, va.

Ultimamente, ma proprio ultimamente ultimamente,  per la settimana di "Nati per leggere", sono stata al nido dei gemelli a leggere qualche libriccino ai piccoli. 
Non è facile coinvolgere bimbi dell'età dei miei e anche qualcuno più grandicello però è stato comunque bello, molto molto bello.Vedere l'angolo biblioteca morbidoso creato per i momenti di lettura al nido, osservare i bimbi maneggiare i libri, vederne qualcuno attento ad ascoltare e pronto ad interagire... piccole gioie della vita.

Ultimamente è già tutto un chiedere la letterina per Babbo Natale, postare tutorial di addobbi, programmare cene e pranzi natalizi e prenatalizi, pensare ai regali dei grandi ecc.
E no, a novembre no, non ce la posso fare quest'anno!!!

Ultimamente in casa si discute troppo, perchè crescere tre figli e tenere insieme anche la casa ed il lavoro è davvero dura. E noi speriamo di farcela.

Ultimamente...basta, perchè se siete arrivati a leggere fino qui, vi meritate un sentito ringraziamento, non altre parole!






giovedì 12 luglio 2018

I primi sei mesi di nido dei gemelli: come una seconda casa!

Orsetto e Principessa hanno iniziato la loro avventura al nido a gennaio, a 6 mesi appena compiuti, 5 mesi “corretti” ( in base alla loro prematurita').


La scelta della struttura, tra due, è stata ardua: la prima, privata, era più vicina, comoda per la flessibilità di orari e di costi, dotata di spazi interni ed esterni ed arredi adeguati e le educatrici hanno fatto sia a me che all’Alpmarito un’ottima impressione.
In più, abbiamo raccolto in giro solo giudizi positivi.

La seconda era più lontana e con orari e chiusure fissi, essendo una struttura comunale.
Tuttavia era lo stesso asilo nido che aveva frequentato il ricciolino, con le stesse educatrici e lo stesso personale di cucina ed ausiliario.
Il nido in cui ci eravamo trovati così bene, apprezzando tutto, 
dalle giornate “a porte aperte ai genitori”, alle iniziative come i laboratori di riciclo (per creare cornici e scatole con materiale di recupero).


Amici fin dal nido.

Quello in cui il nano ha stretto amicizie che durano ancora, a distanza di cinque anni, nonostante le scuole poi frequentate siano state diverse.


Quello in cui abbiamo trovato persone speciali, stretto amicizie tra genitori e conosciuto educatrici appassionate, accoglienti, materne e competenti. Brave maestre e persone buone.
quando il ricciolino si "diplomo' " al nido!

Quello alle cui feste di fine anno, io ho sempre pianto di commozione 
e gratitudine, per il mio bimbo che cresceva e l’ambiente positivo in cui lo stava facendo.
Mentre accompagniamo i piccoli al nido, il ricciolino si gode il giardino della scuola!
Alla fine, ho deciso di pancia e di cuore, anche perché, mentre il ricciolino era entrato a quasi dieci mesi, i piccoli avrebbero iniziato ad appena sei mesi, cinque corretti, ovvero appena capaci di stare seduti ed a svezzamento appena cominciato.
I miei timori, perciò, erano molti e sentivo il bisogno di sapere che Orsetto è Principessa sarebbero stati accolti da persone con cui parlare liberamente di qualsiasi eventuale dubbio o difficoltà.

Ora, a distanza di sei mesi, posso confermare di essere molto soddisfatta dalla scelta!

Dopo una settimana di inserimento progressivo, i piccoli hanno iniziato a frequentare con regolarità, malattie a parte. Queste purtroppo non ci hanno mai dato tregua, forse per i pochi mesi dei gemelli, per la loro maggiore (relativa) fragilità, forse per l’inizio in pieno inverno e perché, comunque, erano sempre malanni moltiplicati per due. Non so.

Comunque, Orsetto e Principessa si sono adattati in fretta ai pasti a tavola, prima con pappine e ora, per la bimba, come i “grandi” (ovvero normale ma logicamente a pezzetti) ed alla routine del nido, senza particolari problemi di distacco (grazie anche all’età) o per fare la nanna. E si sono affezionati alle loro educatrici, con cui stanno molto volentieri.

Inizialmente sono rimasta un po’ delusa quando ho saputo che sarebbero stati inseriti in sezione diversa da quella che era stata del ricciolino, quindi senza la sua educatrice. 
Poi, però, mi sono ricreduta perché entrambe le educatrici (una per ciascuno, affinché i piccoli avessero una figura di riferimento esclusiva, senza doversela “dividere”), che comunque già avevo conosciuto ai tempi, sono bravissime e la diversità rende l’esperienza dei gemelli ancora più autentica, per me, aiutandomi a non fare paragoni.

Ci sono state le riunioni di spiegazione del programma, quelle di fine anno scolastico, con tanto di diapositive con le foto dei bimbi nei vari momenti della giornata, c’è stato il pomeriggio in cui noi genitori abbiamo potuto stare con i bimbi all’asilo per vederli interagire con i loro compagni e le educatrici e conoscerci fra adulti e c’è stata la festa di fine anno.

Bellissima!
Si è svolta in giardino e prima ci sono state delle piccole recite di educatrici e bambini dell’ultimo anno (“i grandi”!), con le orecchie da topino o vestiti da piccole pulci, con due filastrocche brevi e la messa in scena della storia di Cappuccetto Rosso, poi la consegna dei “diplomi” ai grandi e dei regali alle maestre, infine, verso le sei e mezza, la ricca merenda sinoira all’aperto, con pasta, gelato, frutta, affettati ecc.

Per i piccolissimi, come i miei gemelli, le educatrici hanno preparato un tavolino appartato con i seggioloni, la cucina ha preparato la minestra di verdure e fornito piattini e bicchieri con il beccuccio.
Inoltre, più volte mi hanno chiesto se avessi bisogno di aiuto per poter mangiare anche io (siamo andati solo io ed il ricciolino, poiché l’Alpmarito era via per lavoro).

Il ricciolino ha giocato con i suoi amici, che hanno i fratellini/sorelline che frequentano anche loro il nido, io ho chiacchierato con genitori ed educatrici ed il clima è stato festoso e, soprattutto, sereno e caldo.

Sono stata bene, siamo stati bene.

Come ho detto a maestre e direttrici, ringraziandole, grazie al loro impegno e all’armonia che sanno creare, entrando al nido mi sembra di portare i miei bimbi in un luogo che è come una seconda casa.

Tutto questo oltre al valore educativo che sono convinta abbia la frequenza del nido (così come una buona scuola materna): l’apprendimento che deriva dal contatto continuo con bimbi più grandicelli, la possibilità di giocare con i coetanei, l’abitudine a confrontarsi anche con i più piccoli, imparando ad avere riguardo per loro.
I lavoretti di riciclo creati al nido, quando lo frequentava il ricciolino


Purtroppo, infatti, se non si ha una famiglia allargata numerosa o tanti amici con figli con cui trascorrere il tempo regolarmente, è difficile che si possano offrire le stesse esperienze di socializzazione e confronto ai bimbi a casa, con nonni o baby sitter (questo senza nulla togliere a chi compie scelte diverse, poiché tutte che hanno lati positivi per genitori e bimbi) e ciò potrebbe mettere in difficolta piccoli già di loro più introversi o riflessivi.

E poi, vuoi mettere lasciare che i bimbi facciano spesso giochi creativi ed euristici con materiali più disperati e, quasi sempre, super sporchevoli, senza avere l’onere di inventarseli, organizzarli e ripulire tutto e tutti?!?!!!