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mercoledì 14 febbraio 2018

I libri del 2017 secondo me

I libri del 2017: la mia classifica


L’anno appena trascorso mi ha vista tenere meticolosamente conto di tutti i libri letti.
Non pochi, considerando che è stato l’anno di una gravidanza non semplicissima, dei primi mesi di vita dei miei gemellini e del trasloco: 
50 tondi tondi
senza contare le letture per l’infanzia gustate insieme al ricciolino “a puntate”, sera dopo sera (come “Matilde” e “La fabbrica di cioccolato” di Roald Dahl, una  versione per bambini dell’Odissea ecc.).
Soprattutto romanzi, di vario genere, 4 “manuali” (“Urlare non serve a nulla”, “Il magico potere del riordino”, “Il metodo danese per crescere bambini felici” e “Io mi svezzo da solo”), di dubbia utilità (tanti spunti, qualche nozione utile, molto buonsenso o banalità, qualche assurdità), 7 letture “mammesche”, tra cui un fumetto francese e 2 saggi.

Di alcuni romanzi, leggendo il titolo, fatico ad evocare la trama, pur ricordando le impressioni che avevano suscitato in me ed il piacere della lettura.
Altri, invece, mi sono rimasti davvero impressi favorevolmente.

Tra questi:
  • Il premio “trama più divertente ed originale” è da dividersi equamente tra due dei tre libri di John Niven (“Le solite sospette” e “A volte ritorno”) e “L’analfabeta che sapeva contare” di Jonas Jonassen;
  • A volte ritorno” vince però senza dubbio il premio “romanzo più dissacrante”;
  • Il riconoscimento "autore più pazzo" va ad Alex Honnold, con il suo "Nel vuoto. Solo in parete". Devo ancora parlarne nel blog ma vi basti sapere che è un free climber, ovvero un fortissimo scalatore che ha realizzato delle salite difficilissime slegato;
  • il premio “interesse storico” lo assegno a pari merito a “L’invenzione delle ali” di S.M.Kidd ed “Il Giudice delle donne”, sulla lotta alla discriminazione razziale in America, il primo, ed il riconoscimento del diritto al voto alle donne in Italia, il secondo;
  • "Miglior thriller" a "Finché sarò tua figlia" di Elizabeth Little;
  • il premio “nostalgia e commozione portami via” a “Le otto montagne” di Paolo Cognetti, che mi è piaciuto al di là della retorica e dell’eccesso di stereotipi che pure vi ho trovato e “L’ultima settimana di settembre” di Lorenzo Licalzi, seguito a ruta da Lorenzo Marone con “La tentazione di essere felici”;
  • coppa “romanzo classico da non perdere” a “Il bar delle grandi speranze” di J.R. Moehringer;
  • il riconoscimento “in apparenza banale ed invece profondo” a “Qualcosa” di Chiara Gamberale;
  • medaglia “libri sulla maternità”  a “Pensieri rotondi” di Maddalena Capra Lebout. Non un romanzo ma una raccolta di pensieri in cui immedesimarsi, con cui riflettere e commuoversi;
  • tra i libri “leggeri eppure che meritano” vincono “Come fu che Babbo Natale sposo’ la Befana”  di Andrea Vitali e “Un chien de saison” di Maurice Denuzere;
  • "medaglia all'ottimismo" per la raccolta di esperire di vita e di successo contenute in "Cosa tiene accese le stelle" di Mario Calabresi;
  • Infine, il premio “non so in che categoria collocarlo ma vale la pena leggerlo” spetta a “L’estate fredda” del sempre magistrale Gianrico Carofiglio. 

Tra i saggi e manuali, un posto d’onore lo riservo a “Tanta gioia, nessun piacere” di Jennifer Senior, di cui non ho ancora scritto perché talmente ricco e interessante da non essere facilmente riassumibile.

Scorgendo l’elenco, mi sono accorta che sono sempre tanti i titoli che ho scelto legati alla montagna ed altri sport e/o sportivi.
Quest’anno, i migliori per me sono stati: 
-“Più veloce del vento” di Tommaso Percivale, che racconta la storia straordinaria di Alfonsina Strada, nata Morini, la prima ciclista italiana a correre il Giro nel lontano 1924, 
-“La montagna dentro” di Herve’ Barmasse, grande alpinista valdostano e atleta coraggioso,
- “L’ultimo abbraccio della montagna” di Silke Unterkircher, celebrazione di un alpinista e profondo amante della montagna che era anche un marito ed un padre, seguito da 
-“Correre o morire” di Kilian Jornet, un runner davvero fuori dal comune, non solo per i risultati raggiunti.

P.s. Di quasi tutti i libri sovra menzionati, ho parlato su questo diario virtuale in occasione del venerdì del libro: vi risparmio i numerosi link ma sappiate che, se vi interessa, potete trovare i relativi post usando il campo per la ricerca a lato pagina.

E voi, avete fatto un bilancio delle letture dello scorso anno e/o elaborato una vostra classifica di merito? Quali titoli, tra tutti i letti, mi consigliereste e perché?


venerdì 3 novembre 2017

Le letture di mamma avvocato: Più veloce del vento

“Più veloce del vento” di Tommaso Percivale, ed. Einaudi Ragazzi


Finalmente torno a scrivere in occasione del Venerdì del libro di Paola.
Ad essere sincera, di libri di cui parlare ne avrei più d’uno perché, se ho saltato l’appuntamento con i libri, non è per mancanza di letture.
Oggi voglio consigliare un libro che appartiene ad una serie per ragazzi, indicato dai 12 anni ma che, secondo me, e’ una lettura adatta anche agli adulti, sia per lo stile, molto curato e dal lessico affatto povero o semplice, con l’uso di una sintassi complessa e non semplificata per giovani lettori (come avviene in altre collane per bambini/ragazzi), sia per la storia.

Si tratta, infatti, della biografia romanzata di Alfonsina Morina, coniugata Strada.
Nata a Castenaso, nella campagna nei pressi di Bologna, nel 1891, seconda di nove figli di contadini poveri, Alfonsina divento’ la prima ciclista italiana di rilievo, la prima donna a correre il giro di Lombardia ed il Giro di Italia, detentrice del record mondiale di velocità femminile nel 1901, dopo otto anni da quello stabilito da una ciclista francese, partecipante al Grand Prix di Pietroburgo nel 1909 (quando lo zar Nicola II le consegno’ un premio di incoraggiamento in denaro).

La sua storia e’ la storia di tutte le donne che, negli anni, hanno lottato contro pregiudizi, convenzioni e limitazioni, per poter accedere a sport (ma anche mestieri) ritenuti appannaggio degli uomini, scontrandosi con la propria famiglia e il proprio paese, pur di inseguire un sogno, il loro sogno.

Alfonsina impara a pedalare di nascosto, recandosi di notte nel fienile di famiglia, dove il padre teneva una bicicletta sgangherata, partecipando alle prime gare domenicali mentendo alla madre, subendo punizioni corporali dal padre  e aperte denigrazioni da compaesani e giornalisti perché osava correre e, per giunta, indossando pantaloncini corti che lei stessa si era cucita.
Perché Alfonsina era una sarta, sposatasi giovanissima con quello che divento’ il suo primo sostenitore, che amava troppo il vento tra i capelli e l’ebrezza della velocità e non voleva arrendersi al galateo ed al matrimonio come una prospettiva di possibile felicità.
Una ciclista che correva per il semplice e puro piacere di pedalare e lo faceva bene, meglio di molti uomini.

Un racconto interessante e appassionante che non potrà non piacere agli sportivi, ma anche a semplici appassionati di ciclismo e di storia, perché è anche uno spaccato delle vita nelle campagne bolognesi all’inizio del novecento e un pezzo di storia del ciclismo italiano (con le prime gare al Parco del Valentino di Torino, dove è nato il primo “club ciclistico” italiano).


Un libro dedicato ad un target giovanile forse perché ideale per insegnare che i sogni e le passioni, se coltivate con tenacia, possono condurre lontano.

sabato 3 giugno 2017

Le lettura di Mamma Avvocato: tra alpinisti e cantanti

E' qualche giorno che non scrivo: lavoro freneticamente per fare tutto il possibile prima del parto (pura utopia...), continuo con visite ed esami (oltre a passare un intero pomeriggio al pronto soccorso), riempio scatoloni, libero cassetti subito occupati da tutine e bodies freschi di bucato, accedno lavatrici ecc. ecc.), cerco di riposare quando posso. Che poi tutto dipende da cosa si intende per riposo.
Comunque.
Non sono più riuscita a scrivere, però ho continuato a leggere e oggi vorrei consigliarvi tre libri che mi sono piaciuti molto, di cui due a tema montagna.
Perché parrà strano, ma più fa caldo più io sogno le cime!!!

"La montagna dentro" di Herve' Barmasse

ed. Laterza, pag. 225



"Alcune persone sembrano non capire che l'esistenza è un cammino, un'evoluzione, una crescita."

"Ognuno di noi nella propria vita lascia, nel bene o nel male, una traccia: non c'è bisogno di gesti eroici, bastano piccole azioni che nella maggior parte delle persone parranno sciocchezze, inutilità. Come scalare le montagne.
Ma sono quelle cose di poco conto per gli altri, e per noi di importanza vitale, quelle in cui noi crediamo, alle quali diamo un senso, a rendere la nostra vita differente, unica. A regalarci la felicità". Pag. 224

Barmasse è un alpinista valdostano che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, perchè frequenta la palestra di arrampicata dove andiamo noi.
Inoltre, tiene regolarmente conferenze in Valle ed ogni volta, ascoltarlo è un piacere.
Perchè sa essere coinvolgente, sa trasmettere la sua passione e la sua filosofia di vita e di scalata, di alpinismo, che poi è esattamente quella che apprezziamo io e l'Alpmarito e che, se avessimo dedicato la vita all'alpinismo, avremmo abbracciato.
Scalate in vie possibilmente nuove, anche su montagne non famose ma ancora inesplorate, salite "in stile alpino", ovvero veloci e con la sola attrezzatura indipensabile, senza corde fisse, portatori, ossigeno ecc. ecc. , anche in solitaria.
Il libro racconta alcune delle sue imprese, le ragioni delle sue scelte ed il suo modo di concepire la vita in montagna, senza tralasciare le difficoltà, la perdita di amici e i numerosi infortuni.
Al centro, il Cervino, montagna simbolo e re della "sua vallata".
Un Cervino su cui l'Alpmarito è già salito due volte e che io ancora non ho avuto occasione di affrontare (non volendo affidarmi ciecamente ad una guida ma preferendo provare a scoprirlo con l'Alpmarito, contando sulle nostre capacità, come sempre abbiamo fatto fino ad ora).


Una lettura adatta a tutti gli amanti della montagna.

 ***

"L'ultimo abbraccio della montagna" di Silke Unterkircher, con Cristina Marrone

ed. Bur, pag. 216



"Non mi sono mai pentita di averlo lasciato andare, anche l'ultima volta. Se avessi chiesto a Karl di non partire, di rinunciare all'avventura, forse lui oggi sarebbe ancora qui, accanto a me. Ma non sarebbe stato l'uomo, un po' sopra le righe, ma unico e speciale, che ho conosciuto e amato..(...). Aveva nel cuore la sete dell'infinito. Io l'ho sempre saputo. Ed è per questo che ho accettato le angosce delle separazioni, le lunghe assenze, le ore di ansia e trepidazione, quando non avevo più sue notizie..." pag. 203

"Siamo nati e un giorno moriremo. In mezzo c'è la vita. Io lo chiamo il mistero del quale nessuno di noi ha la chiave..." Karl Unterkircher

Non si tratta di un'autobiografia, come il libro precedente, ma della storia delle ascensioni e della vita di un altro grande alpinista, questa volta altotesino, raccontati dalla sua compagna, rimasta vedova, con tre bimbi piccoli da crescere, nel 2008, a seguito della caduta di Karl in un crepaccio sul Nanga Parbat.

Non è, pero', un libro intriso di tristezza, tutt'altro. E' il racconto di un grande uomo che "aveva nel cuore la sete dell'infinito" , delle sue avventure e dei suoi sogni, nonchè il racconto di un amore di coppia forte, disinteressato, profondamente altruista.



Come il libro di Barmasse, anche questo è perfetto per gli amanti della montagna ma anche per chiunque voglia capire il perchè di avventure ed imprese che, a chi non ha mai visto l'alba sorgere su un ghiacciaio o non ha mai provato la soddisfazione di raggiungere una cima di roccia, forse sembrano eccessivamente rischiose od insensate.

***

"Fuori e dentro il borgo" di Luciano Ligabue, 

ed. Baldini&Castoldi, "I tascabili", pag. 179


 Una raccolta di racconti, ciascuno relativo ad un ricordo, ad un episodio del passato vissuto direttamente dal cantante o dai suoi amici.

Tutti ambientati nel borgo emiliano di origine di Ligabue, con protagonisti personaggi tanto stravaganti e sopra le righe da apparire incredibili. 
La musica, la vita sociale, la droga e le pazzie di una generazione.
Da leggere anche senza necessariamente seguire l'ordine dei racconti, per ritrovarsi immersi in un'atmosfera particolare e intuire da dove arrivano le canzoni "del Liga", uno dei miei cantanti preferiti!

Da due dei racconti del libro è nata, nel 1998, la sceneggiatura del film "Radiofreccia". Se non lo avete ancora visto, fatelo.

Per gli amanti del genere!

Con questo post, seppur con un giorno di ritardo, partecipo all'appuntamento con il Venerdi' del Libro di Home Made Mamma.






venerdì 10 marzo 2017

Le letture di Mamma Avvocato: "Correre o morire"

"Correre o morire" di Kilian Jornet, 

Vivalda Editori, I licheni 2.0, pag. 197



Per chi non conoscesse l'autore,  Kilian Jornet, classe 1987, e' un campione di scialpinismo e corse in montagna d'estate, che ha collezionato record straordinari, tra cui quello di velocità nella salita al Cervino.

In questo libro l'atleta parla di corsa e di corse, ricordandone alcune, descrivendo sensazioni, paesaggi e preparazione.

"Correre è un'arte, come dipingere un quadro o comporre un brano musicale. E per creare
un'opera d'arte bisogna aver chiari quattro concetti fondamentali: tecnica, lavoro, talento e
ispirazione.
E tutto ciò deve essere coniugato all'interno di un equilibrio vitale. Bisogna
padroneggiare la tecnica alla perfezione, evitare tutti i movimenti inutili, che non servono a
spingerci e a portarci più lontano, e che sprecano solo energia. Bisogna fare attenzione ai
movimenti, prendermene cura e proteggerli. Ogni corridore ha un modo naturale di correre e lo
deve assecondare, lo deve perfezionare."
Pag. 47

Però il libro è molto di più.
E' il racconto di storie di vita, dei pensieri e delle riflessioni di un atleta che è anche un grande uomo, perchè ha imparato a lottare, soffrire, affrontare successi e fallimenti e attribuire ad ogni gara il giusto valore.
E' dunque un libro che parla di corsa, ma anche dei valori di ogni sport, a qualunque livello sia praticato , nonchè di ideali, sogni e valori.
Che parla della vita e del modo in cui possiamo affrontarla.

"Nel momento in cui superi coloro che idolatravi e ti converti nel tuo stesso idolo, finisce la magiadello sport. I riferimenti servono a indicare un cammino, a sapere che devi lottare e lavorare per ottenere ciò che hanno ottenuto loro. E quando lo hai ottenuto, quando esiste solo una persona
che puoi superare e in cui puoi specchiarti, è quella persona sei tu stesso, vuol dire che non hai
capito niente...Se la persona che volevo imitare ero io stesso, non avevo margini di miglioramento,
ero bloccato e non potevo guardare con umiltà tutti coloro che erano superati da mio idolo.
Quando smarriamo la strada, quando il treno su cui viaggiamo si ferma perché ormai ha
attraversato tutte le stazioni che voleva attraversare, è allora che ci accorgiamo di non averne
attraversata nessuna, che nessun traguardo è reale, che nessuna vittoria è valida, se non dentro di
noi.

Alba sparì, ma andandosene mi fece capire che le vittorie hanno l'importanza che gli attribuiamo, e
che, per quante vittorie si ottengano, saranno valide solo per noi è che, fuori da questa cornice,
sicuramente saremo dei perdenti. Ognuno può essere re a casa sua, pero all'estero sarà
vulnerabile e si sentirà smarrito. E questo non mi demotivò affatto come se fossi un Forrest Gump
che correva, correva molto, ma non sapeva fare nient'altro, bensì mi diede la forza per trovare altri
idoli: quelli che sono in ogni persona. Mi spinse a cercare la forza in coloro che mi circondavano,
perché non è più forte colui che arriva per primo, bensì colui che gode maggiormente facendo ciò
che fa
". Pag. 141

Le parole dell'autore mi hanno colpita molto, per la loro lucidità, consapevolezza ed umiltà, che non ti aspetti da un campione di questo calibro.
E poi c'è una caratteristica di Kilian Jornet che me lo fa apprezzare e che ho notato anche quando ho avuto occasione di sentirlo parlare dal vivo, nel corso di una conferenza nel paesello vicino in cui raccontava della corsa al Cervino e della montagna.
Una caratteristica che si nota subito guardando un qualsiasi suo filmato di corsa e che traspare da ogni pagina del libro.

Kilian Jornet non si limita a correre. Lui salta tra le rocce ed i sentieri con vitalità ed entusiasmo. Lui corre sempre FELICE.
Guardate questo breve video, per capire.


Trasmette voglia di uscire, di andare in montagna, di mettere le ali ai piedi, di muoversi, di cercare il contatto con la natura, di fare.

Come una persona che fa esattamente quel che sente di essere nata per fare e che ama alla follia.
E non ce ne sono tante di persone così.

"La montagna è tornata grande e io sono diventato una semplice foglia il cui destino dipende da
come tira il vento. Però, alla fine, non è questo che cerchiamo quando andiamo in
montagna.Quando andiamo a correre sui crinali? Sentirci umani, sentirci insignificanti in questo
mondo, piccoli, circondati da una natura con una forza spropositata.
Come un neonato smarrito
che cerca sua madre per proteggersi dall'immensità di un mondo sconosciuto. E lottare per vincere
o, che poi è lo stesso, passare inosservati,
senza far rumore per non svegliare l'orco, tra questi
giganti che ci circondano, fino a raggiungere le braccia materne."
Pag. 114

Io, che già avevo apprezzato molto un altro suo libro, "La frontiera invisibile" (di cui ho parlato qui), più incentrato sulla montagna e sull'alpinismo e ricco, come questo, di riflessioni e pensieri capaci di colpire al cuore di ciascuno di noi, non posso che consigliarlo a tutti coloro che amano o vorrebbero amare la corsa o la corsa in montagna, o entrambi o comunque una pratica sportiva in generale, quale che sia.


Con questo post partecipo al consueto appuntamento con il Venerdì del Libro di Home Made Mamma.

venerdì 20 maggio 2016

Le letture di Mamma Avvocato: "La fatica non esiste"

Per questo venerdì del libro, vorrei consigliarvi

"La fatica non esiste" di Nico Valsesia, con Andrea Schiavon

ed. Mondadori, collana "Strade blu", pag. 12, 16,00 Euro, ebook disponibile



Probabilmente avrò già annoiato i miei lettori, a forza di proporre libri scritti da sportivi.
Tuttavia non posso farne a meno perchè, per me, sono indispensabili come i romanzi rosa, i gialli, i romanzi a tema legale e qualche saggio.

Mi piace variare e mi piace non solo immergermi in mondi di fantasia ma anche, seppur per il tempo di una lettura, nella realtà quotidiana di uomini e donne allo stesso tempo normali e straordinari, come molti sportivi sanno essere.

In questo caso non avevo mai sentito nominare l'autore ma solo una delle sue imprese: dal mare della Liguria alla cima del Monte Bianco in 16 ore e 35 minuti, prima in bici e poi a piedi. Un record mondiale.
Tuttavia non è per questo che ho cercato il suo libro ma perchè ho saputo che verrà presto a parlare ad una serata organizzata dalla biblioteca locale. 
E io ci devo arrivare preparata, ovviamente!
Il titolo del libro, poi, mi ha subito incuriosita.

Così ho ordinato il suo romanzo e devo ammettere di essere rimasta sbalordita dal racconto delle sue imprese, senza dubbio "estreme" in termini di impegno e fatica.
Ancor di più, però, sono rimasta piacevolmente sorpresa dal leggere in quanti luoghi lontani lo hanno condotto le sue passioni e quante belle persone ha incontrato sul suo cammino.

Non ci sono solo record e sfide, c'è la voglia ed il gusto di scoprire e tentare, sin dall'infanzia, con quel pizzico di incoscienza e follia che può rendere davvero grandi!!!

"A mettere in fili gli incontri fatti così, in giro per il mondo, mi rendo conto di quanti sorrisi e aiuti abbia ricevuto da persone che non avevo mai visto prima e che non avrei mai più incrociato dopo. Certo, si sono anche gli episodi spiacevoli, i tentativi di furto e i tipi loschi da cui girare alla larga. Ma le persone disposte a darmi una mano ed a permettermi di andare avanti sono state di gran lunga più di quelle che mi hanno creato ostacoli. Credo che ciò abbia a che fare con la disponibilità verso il prossimo, che certi popoli non hanno perso.Poi, certo, caontato lo spirito e il modo con cui ci si presenta: un viandante a piedi o in bicicletta non è mai percepito come una minaccia. Anzi, cè la curiosità di sapere da dove arriva, com'è giunto sino a lì e dove lo porterà la sua tappa successiva. Così gli incontri divenano parte integrante del viaggio e una zuppa in scatola, condivisa davanti al fuoco, vale un firmamento di stesse Michelin. Perchè ci sono servizi che puoi comprarti con il denaro, ma ci sono terre in cui i soldi tornano a essere ciò che sono: carta che non può scaldarti, non può nutrirti e non può toglierti dai guai."  (pag. 49).

"Credo che viaggiare insieme sia il modo migliore per conoscere una persona: sei lontano dal tuo ambiente quotidiano, dalle sicurezze e dalle comodità che scandiscono le tue giornate. Se poi il viaggio è in bicicletta, entri nel terriotiro della fatica, che trasforma le persone e da ciascuno tira fuori ciò che è nel profondo. Il sudore scioglie gli strati superficiali, quelli con cui ci camuffiamo al lavoro e, a volte, anche in mezzo agli amici. Più sei stanco, meno schermi hai. Sei tu, nel bene e nel male..."  (pag. 22).

Tra l'altro, Nico Valsesia nomina una strategia che anche io utilizzo sempre, quando mi sento in difficoltà o affaticata, con le scadenze o gli impegni lavorativi, con la scrittura, in montagna e nello sport. 
Non che sia una genialata ma sapere che la usa anche un atleta così, mi fa piacere!
"La parola magica è: "scomporre". Tutti gli obeitti ambizioni all'inizio possono sembrare irraggiungibili, ma dopo esserti convinto a partire, dipende da te. Per non farti schiacciare dal peso di un traguardo apparentemente lontanissimo devi creartene altri intermedi e più abbordabili, tappe mentali che gratifichino i tuoi sforzi e, al tempo stesso, ti facciano sentire la meta alla tua portata. Più vicino di ieri e più lontano di domani, fino al giorno a cui sei arrivato...." (Pag. 108)

"Troppe volte ci sentiamo schiacciati dalla quotidianità, eppure continuiamo nella stessa vita, senza avere il coraggio di fermarci. Per poi magari farci travolgere e mollare tutto, quando ormai la misura è colma. Meglio rallentare, prendersi un break e poi ripartire. Anche in una direzione diversa da quella che si stava seguendo." (pag. 109).

Se vi ho incuriositi, sappiate che Nico Valsesia ha anche un blog, all'interno del suo sito (oltre che un negozio di biciclette).

 

venerdì 29 aprile 2016

"Che tuffo, la vita!" di Tania Cagnotto

"Che tuffo, la vita!" di Tania Cagnotto con Stefano Bizzotto, prefazione di Giorgio Cagnotto, ed. Limina, euro 16,00, pag. 178
Ho sempre amato leggere le storie degli sportivi, dagli alpinisti, famosi e meno famosi, ai corridori, ai tennisti, ai nuotatori.
Trovo che gli sportivi agonisti o tutti coloro che fanno dello sport un mestiere e una ragione di vita, abbiamo molto da insegnare a noi "comuni mortali". Come i musicisti, del resto.
Perché gli sportivi conoscono il valore della fatica, dei sacrifici, delle rinuncie.
Sono maestri di determinazione, costanza e ambizione.
Si impegnano sempre al massimo per costruire ogni successo, perché dietro ogni medaglia o ogni vetta conquistata ci sono anni di lavoro duro.
E c'è passione, tanta passione.
Se poi si tratta di atleti che non ricorrono al doping e non sono disposti a giocare scorretto mai, pur di vincere, allora per me sono dei modelli e divento curiosa di "conoscerli" un pochettino.
Se sono sport che amo anche io, tanto meglio.
Per questo, saputo dell'esistenza di questa autobiografia, non ho resistito e l'ho comperata, senza rimanerne delusa.
Ho letto la storia di una giovane atleta italiana che tante volte ho guardato in TV, all'Olimpiade, ai Mondiali ed agli Europei, una storia di determinazione e amore per i tuffi, una storia di lavoro familiare, con padre e madre allenatori che, però, a leggere le parole di Tania, non le hanno mai imposto nulla o fatto pesare nulla.
Ho letto di un ambiente "pulito", con qualche invidia, molta sana competizione e tanta amicizia, un ambiente naturalmente internazionale in cui il linguaggio universale e' quello dello sport e degli allenamenti.
E' incredibile come i grandi campioni sappiano essere sicuri di se' e delle proprie capacità ma non arroganti, sappiano mantenere la calma e giocarsi il tutto e per tutto in pochi secondi e, nel contempo, essere umili e "normali" nella vita privata.
Come sappiano affrontare le sconfitte e scrollarsi di dosso le delusioni per ripartire con serenità e carica.
Leggendo questo libro ho avuto l'ennesima conferma che nessun successo e' frutto del caso, che devi avere un pizzico di fortuna e la giusta predisposizione innata fisica e mentale: il resto, però, e' sudore e fatica.
E ogni tanto, ricordarselo fa bene!
Dopo il libro di Federica Pellegrini e questo di Tania Cagnotto, so già che alle Olimpiadi di Rio le guarderò gareggiare con ancora più ammirazione e speranza.
"Adesso dico una cosa che magari non farà piacere agli amici nuotatori. Ritengo i tuffi uno sport più divertente e meno monotono del nuoto. Questo andare avanti e indietro in una vasca, tutti i giorni, non è il massimo della vita. Ammiro chi ha fatto questa scelta, ma io credo che non resisterei a lungo....
Mi rendo conto che dicendo che i tuffi non sono monotoni qualcuno potrebbe obiettare: cosa c'è di più monotono di un doppio salto mortale e mezzo eseguito dieci, cento, mille volte?Effettivamente dopo una quindicina d'anni di agonismo quello che facci assomiglia molto ad un film visto e rivisto. In fondo faccio sempre le stesse cose, non solo in piscina ma anche nella fase di preparazione a secco. Però, pensate ad un bambino: cosa c'è di più divertente di un tuffo in acqua, anche un semplice capofitto? Date un'occhiata a una piscina qualsiasi, mi riferisco a quelle aperte al pubblico. Ci sono, immancabili, i cartelli che segnalano il divieto di tuffarsi dai bordi, eppure troverete sempre qualcuno che approfitta di un attimo di distrazione del bagnino per aggirare questo divieto. Penso che sia più citante un tuffo fatto di nascosto rispetto ad un giro di pista nell'atletica o a dieci vasche di nuoto...."
"..e' vero che io, dopo anni e anni di agonismo, eseguo lo stesso programma tutti i santi giorni, però ogni tuffo e' diverso dall'altro. C'è sempre una sbavatura, un particolare, un'imperfezione sulla quale devi lavorare. .." (Pag. 20)

venerdì 6 novembre 2015

"Born to Run"

"Born To Run" di Christopher McDougall, ed. Mondadori, serie Strade Blu, pag. 384


Ho letto questo libro grazie alla segnalazione di Drusilla (se non sbaglio) e mi è piaciuto moltissimo.

Non è un manuale sulle tecniche di corsa, anche se contiene dei suggerimenti utilissimi.

Non è un romanzo, perché anche se c'è un preciso filo logico, ci sono molte storie nella storia.
È una biografia, un romanzo, un libro motivazionale, un insieme di racconti ed un trattato di biologia e antropologia, tutto insieme.

È la storia di un personaggio quasi mitologico, Caballo Blanco, di allenatori "illuminati", di una popolazione messicana che vive isolata nei canyons correndo, i Tarahumara, di "pazzi" ultramaratoneti, di grandi uomini e grandi donne, di scoperte scientifiche e filosofiche, di evoluzione della specie umana e di arte della corsa, di gare e lotta per la sopravvivenza in ambienti bellissimi ma anche ostili, di consigli sull'alimentazione e di movimento come scuola di vita.

Il tutto scritto da un giornalista corrispondente di guerra per l'Associated Press e collaboratore di "Men's Health" , spinto ad un viaggio in Messico da infortuni legati alla corsa amatoriale, che passerà da correre tre volte alla settimana pochi km a finire una gara di 80 km in territorio estremo.
Scoprendo il segreto dei grandi corridori e, soprattutto, il segreto di una vita più felice e pacifica.

E niente: dovete leggerlo.

"Un anno dopo gli attacchi dell'11 Settembre la corsa di fondo è diventata improvvisamente lo sport all'aperto in più rapida espansione nel paese. Forse si tratta solo di coincidenze. O forse c'è un grilletto nella psiche umana, una risposta codificata che attiva la nostra prima è più grande abilità di sopravvivenza quando sentiamo che i predatori ci sono alla calcagna. La corsa (prima di avere l'età per cominciare a fare sesso) e' la principale fonte di piacere per i sensi e di sollievo contro lo stress. L'equipaggio mento necessario e il desiderio ci vengono forniti di serie: tutto quello che dobbiamo fare e' lasciarci andare e goderci il viaggio." Pag. 19


"..Come si accende l'interruttore interno che ci ritrasforma nei Corridori Nati che eravamo in passato? Quando dico "in passato" intendo non la storia della nostra specie, ma anche quella della nostra vita individuale. Ricordate quando eravate piccoli e vi urlavano di smetterla di correre, di andare piano? Facevate ogni gioco alla massima velocità, correvate come pazzi calciando le lattine vuote, giocando a nascondino o attaccando gli avamposti nella giungla del cortile del vicino. Metà del divertimento era dovuta al fatto che facevate ogni cosa a un ritmo di record, e con ogni probabilità quello è stato l'ultimo periodo della vostra vita in cui siete stati rimproverati per essere troppo veloci.
Era questi il vero segreto dei Tarahumara: non avevano mai scordato cosa vuol dire amare la corsa. Ricordavano che la corsa e' stata la prima delle belle arti dell'umanità, il nostro atto originario di creazione ispirata. ..." Pag. 127

venerdì 9 ottobre 2015

Tre letture di fine estate, molto diverse tra loro

Questa estate e' stata all'insegna della lettura. Ho letto veramente molto, anche per i miei standard, un po' per insonnia, un po' grazie ai giorni di vacanza e a qualche pomeriggio al lago.
Di molti libri letti ho già parlato, venerdì del libro dopo venerdì.
Ne ho lasciati indietro tre, che mi sono piaciuti e ho letto volentieri ma senza entusiasmarmi come gli per altri, per ragioni diverse.
"Io nuoto per amore" di Federica Pellegrini, pag, 99, ed. Mondadori, 2009, Euro 16,00
Ho già detto spesso quanto ami nuotare. Seguo anche le gare di nuoto, tuffi compresi, quando i media ed il tempo lo consentono. Quindi non potevo esimermi dal leggere questo libro, di una delle mie eroine, da un punto di vista sportivo. Ero molto curiosa, perché la Pellegrini e' diventata anche un personaggio pubblico, a volte molto chiacchierata per le sue scelte sentimentali, tanto criticata per i fallimenti, quando osannata per i successi.
Non è certo facile essere un agonista a tempo pieno, in qualsiasi sport. Richiede abnegazione e sacrificio, come far il musicista. Richiede volontà e determinazione.
E nel libro, si capisce che la Federica nazionale ne ha molta. Si racconta con sincerità ed immediatezza, in quello che è una specie di diario, purtroppo con molti buchi temporali, di raccolte di riflessioni.
Leggendolo, ho visto la ragazzina tormentata dal suo stesso successo ma anche la campionessa, il personaggio pubblico e i problemi di una ragazza "normale".
Lati di una personalità complessa come quella di ogni essere umano, che a volte vengono dimenticati dai media quando si tratta di giudicare o fare gossip.
Insomma, non un capolavoro e neppure una vera autobiografia, nessuna particolare rivelazione, ma un diario sincero che aiuta a comprendere un po' di più l'identità di una nuotatrice d'eccezione.
"Tutto, in me, e' una gara senza fine.
Una lotta di opposti, un continuo passaggio dal giorno alla notte, un alternarsi della luce più abbagliante con le ombre più cupe.
Questo è il mio carattere.
Questa sono io."

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"Operazione Cremlino" di Chris Ryan, pag. 353, ed. Longanesi &C.
Protagonisti di questo romanzo di spionaggio sono Rick, un SAS, e Sasa, soldato russo.
Inghilterra e Russia vogliono migliorare i propri rapporti dopo la guerra fredda e, su richiesta degli Stati Uniti, un gruppo di SAS, guidati da Rick, viene inviato in Russia per addestrare alcuni militari russi.
Lo scopo dovrebbe essere condividere trucchi e sistemi per collaborare e per aiutare i russi a sconfiggere la mafia, che rende instabile e pericoloso il paese e, per questo motivo, non piace neppure a USA e Inghilterra.
Ben presto, però, i SAS scopriranno che sotto c'è molto di più e dovranno adeguarsi, seppur di malavoglia, a fare il doppio gioco. Solo alla fine, dopo varie "missioni" con i russi, scopriranno di non essere stato gli unici!
Un romanzo dalla storia abbastanza appassionante ma scritto senza quella capacità di far immedesimare i lettori, senza quel ritmo della narrazione, che invece si trova nei libri di Andy Mac Nab, ad esempio questo o questo, anche lui SAS, come l'autore di questo romanzo, anche lui coinvolto nella operazione Bravo Two Zero.
Sicuramente consigliato agli amanti del genere ma senza aspettarsi che sia a livello di quelli di McNab!!
*****
"Le domande di Brian" di David Nicholls, pag. 393, ed. Beat
Ho comprato questo romanzo alla fiera del libro di Torino, dopo essere rimasta piacevolmente colpita da un altro libro dello stesso autore, "Noi".
Questo scritto non mi è piaciuto altrettanto, la storia mi è sembrata meno briosa, forse meno consona alla mia vita attuale.
È ben scritto, consente di immaginare bene il clima sociale e l'atmosfera dei luoghi evocati dall'autore, l'Universita di Bristol negli anni '80, la campagna, i programmi televisivi a quiz, le differenze culturali ed economiche tra gli studenti ecc., però il protagonista, Brian, non mi è mai risultato simpatico e non ho vissuto nessun tipo di immedesimazione.
Piuttosto, ho provato pena per lui, mi sono irritata per la sua sbadataggine e incapacità di guardare oltre l'apparenza, anche in ambito amoroso.
Mi sono piaciuti di più i personaggi collaterali, gli amici Spenser e Tone e la ragazza ebrea intelligente che sa vedere in Brian la persona che è, anziché quella che si sforza, senza successo, di diventare.
Un romanzo sui tormenti della giovinezza, sul desiderio di riscatto sociale attraverso lo studio e l'istruzione, sulle difficoltà relazionali, che forse ho solo letto nel momento sbagliato.



In conclusione: non sconsigliato del tutto ma neppure consigliato.

venerdì 2 ottobre 2015

"L'euforia delle cime"

"L'euforia delle cime" di Anne-Laure Boch, Ediciclo editore, pag. 91


Un saggio breve dal linguaggio scorrevole, una analisi accurata e acuta della passione per l'alpinismo e della sua storia e un quadro sociologico degli alpinisti che cattura e lascia il segno.
L'incipit di questo libro, scritto da una filosofa e appassionata di montagna, sembra il racconto delle mie mattine al rifugio, prima di una ascensione. Dire che mi sono ritrovata nelle sue parole, nelle emozioni e sensazioni che racconta, e' dire poco.
Quel che penso anche io, ma non sarò mai capace di dire altrettanto bene, lo troverete in parte in queste pagine.
Ma il saggio e' tutto interessante, vero. E si legge d'un fiato.
"L'alpinismo e' la ricerca di un equilibrio tra il troppo e il troppo poco. Troppo difficile, o non abbastanza. Troppo pericoloso, o privo di interesse. Troppo frequentato o troppo isolato.Troppo lungo o troppo corto. All'arrivo, e' l'eccitazione - o la delusione - a segnalare se si è raggiunto o no il limite tanto agognato: il superamento di se'." Pag. 82
"In effetti, la montagna e' l'ambito ideale per tentare questa esperienza, fondamentale nell'immaginario occidentale. la semplice organizzazione dello spazio che caratterizza le regioni montane desta in noi un simbolismo tra i più diffusi, comune all'architettura, al sogno, alla percezione infantile, all'inconscio in generale e alla lingua in particolare. Non si dice forse "discendere dentro di se'" ed "elevarsi al di sopra di se'"? In questo simbolismo spaziale la montagna ha un posto a parte.Essa non è soltanto un luogo caratteristico, ma è lo spazio organizzato in base ad un ordine evidente in cui domina la dimensione verticale.La montagna ha un'unità, una personalità. La sua sagoma immensa e' quasi antropomorfica. Affrontare questa entità mostruosa significa confrontarsi con una scala di valori immediatamente materializzata, in cui ciò che vale di più e' posto al di sopra di ciò che vale di meno..." Pag. 83
Unica avvertenza? Non credete a quel che si dice, non solo qui ma in giro: le grandi prime sulle Alpi non si devono affatto a nobiluomini di città o almeno non solo, così come oggi i più forti rocciatori, arrampicatori ed alpinisti non sono sempre quegli uomini o donne che si vedono sulle riviste di settore o sui giornali.
I più forti sono spesso "i locals" e perfetti sconosciuti/e che in montagna ci vivono o ci lavorano. Solo che non lo sa nessuno, se non i loro amici o compaesani. Perché loro non fanno notizia e, comunque, quasi mai ad uno di loro verrebbe in mente di scrivere ad un giornale della loro ascensione, scalata, cascata. A loro basta farle, non hanno bisogno di riconoscimenti e approvazione altrui.
A ciascuno le sue motivazioni ed il proprio bisogno di gloria.
"Io stessa sono partita all'assalto delle montagne credendo ingenuamente di andare a conquistare il mondo; ed è il mio mondo interiore che mi si è rivelato al termine della ricerca. La tentazione di onnipotenza si è persa per strada. Se ne lamenteranno solo coloro che non hanno avvertito quell'euforia delle cime che è la più bella delle ricompense." Pag. 91
Se state cercando una motivazione per andare in montagna, questo libro fa per voi.
Se amate "andare in montagna", vi ritroverete in questo libro.
Se non riuscite a capire perché mai una persona dovrebbe "correre rischi" per arrivare in cima o scalare o arrampicare sul ghiaccio, questo libro vi aprirà gli occhi. E magari vi farà venire voglia di provare!
Con questo post, partecipo al Venerdì del Libro di Paola.

venerdì 11 settembre 2015

"Corro perché mia mamma mi picchia"

"Corro perché mia mamma mi picchia" di Giovanni Storti e Franz Rossi, ed. Oscar Mondadori, euro 10,00 pag. 190

"A quelli che mi domandano perché corro, vorrei rispondere:

Andiamo! Ci sono cose che si fanno solo perché in quel momento ti gira di farle. Cantare sotto la doccia, fermarti a bere una birra con i colleghi, passeggiare lungo il mare in inverno....omissis..
In ogni caso, ci sono decine di buoni, documentatissimi e ragionevoli motivi per correre: ...omissis.
Ma io corro perché mi piace l'inutilità della cosa." Pag. 8

Questo libro è per chi corre o sta pensando di farlo. Per chi ama le passeggiate in montagna e lo sport.
Per quelli che apprezzano la comicità e l'ironia del trio Aldo - Giovanni - Giacomo.
Il libro, che non è un romanzo ne' un vero e proprio diario, bensì piuttosto il racconto di una passione comune ai due autori e delle avventure e riflessioni che ne sono state scaturite, e' scritto in modo divertente e scorrevole.
La prefazione di Giacomo, poi, a me ha fatto ridere di gusto.
" Tra tante attività fini a se stesse, abbiamo scelto la corsa come paravento dietro al quale nascondere la voglia di fare qualcosa per noi. Qualcosa di personale (anche quando è condiviso con gli altri), qualcosa di profondamente egoistico. Correre ti fa sentire bene.
Rubare un'ora alla routine, al lavoro, alla famiglia, e regalare quell'ora a te stesso ti fa sentire ancora meglio.
Correre significa muoversi velocemente da un posto all'altro senza necessità di altro che delle tue gambe. Il movimento e' vita. È' scoperta. È' avventura. la magia della corsa e' tutta qui. Correre ti fa sentire vivo." Pag. 190
Per quanti di voi che corrono e' così? per me, si'. Ma potrebbe trattarsi di nuoto, pallavolo, bici ecc.
A me questo libro è piaciuto molto, forse perché l'ho sentito molto vicino ad alcune mie riflessioni ed esperienze. Ho visto più volte Giacomo in montagna, ad esempio, poiché pratica sci di fondo.
Ho fatto da volontaria al Tor des Geants e ho parenti acquisiti, uno in particolare, e conoscenti, che vi partecipano regolarmente. E quindi ho vissuto il clima di aiuto, sostegno, voglia di essere parte di una gara eccezionale, anche se dalla parte di chi accoglie gli atleti, quel senso di ammirazione e timore reverenziale per chi arriva alla fine o comunque ci prova. Quella comprensione di motivazioni altrui difficile da spiegare.
"La domenica, durante la cerimonia della premiazione, indossando orgoglioso la giacca rossa da "Finisher" (che viene data solo a chi completa la gara) mi sono sentito parte di una cosa più grande di me. Di un popolo del Tor, che unisce chi ci ha provato e chi ci è riuscito, chi ha dato una mano e chi ha sostenuto con il tifo gli atleti. A un popolo che condivide tradizioni e valori.
Per me, però, la dimensione più importante resta quella individuale, quella che ho scoperto nei momenti di solitudine e di crisi. Al Tor del Geants la lunghezza della gara distilla quello che sei veramente. La fatica ti prosciuga di dosso le sovrastrutture culturali, le mode, gli atteggiamenti. Rimangono le persone messe a nudo, con tutte le loro peculiarità." Pag. 188
" La natura, quando entri in profondo contatto con lei, e' una maestra potente. La montagna e' un'aula in cui impari in modo indelebile delle lezioni di vita che poi applicherai sempre. In ogni ambiente.
..Perché è questo che la montagna ti insegna. A far conto unicamente con te stesso. hai fame? Freddo? Dovevi portare con te più cose nello zaino. Sei stanco? Dovevi girarti e tornare indietro prima. E magari allenarti di più. Anno esistono sconti o scorciatoie. È vero che se tagli il sentiero percorri meno strada, ma fai più fatica e probabilmente impiegherai più tempo. Non esistono trucchi. Ade non hai la forza necessaria nelle gambe non puoi salire fino in cima.
Il bello è che spesso il primo avversario è la tua testa. È lei che ti illude che c'è la puoi fare , ed è lei che sancisce che sei stanco morto. ma in montagna impari che non è vero. la testa si perde in mille giochetti, in mille pensieri e intanto le tue gambe continuano a macinare passi, il tuo cuore pompa sangue, i tuoi polmoni immagazzinano ossigeno. E tu sali. Poi la testa inizia a cedere, al sonno, alla paura, alla preoccupazione, e tu devi staccarla, fidarti del tuo corpo e dell'istinto (che è la parte più profonda del nostro bagaglio culturale)." Pag. 58-59
Consigliato!!!
Con questo post, torno a partecipare all'amato appuntamento con il Venerdì del Libro

venerdì 17 luglio 2015

"Elogio del limite.Sogna in grande e osa fallire." Il Tor de Geants visto e scritto con gli occhi di un concorrente

"Elogio del limite.Sogna in grande e osa fallire. Divagazioni sull'arte di correre" di Fabrizio Pistoni, Ed. Ediciclo editore, pag. 157, euro 14,50
Questo libro non è un romanzo ma neppure una autobiografia.
E' il racconto in prima persona del "Tor de Geants" , una gara di corsa in montagna dai numeri impressionanti: 330 km, poi di 24.000 mt di dislivello.
Una gara che si vince con la testa, prima ancora che con il fisico, privandosi del sonno, credendo in se stessi e conoscendosi bene, limiti compresi.
Lo scrittore, eporediese e dunque mio compaesano, è stato campione italiano juniores di canoa fluviale e tra i primi tre ai mondiali di rafting e, all'edizione del Tor di cui parla nel libro (2010), si è piazzato ventesimo.
Ma tra le pagine non si parla tanto della gara in se', e' il racconto del flusso di pensiero di un corridore.
Le riflessioni, gli incontri e i dialoghi di tre giorni di gara, giorno e notte.
Perché dietro una gara come questa ci sono ore e ore di preparazione in solitaria e in compagnia, ore di sogni ad occhi aperti, riflessioni e dialoghi con se stessi, mentre si corre e si va in montagna.
E c'è una organizzazione di tecnici, politici, medici, guide alpine e volontari, tantissimi volontari, che da alpeggi sperduti, rifugi in quota base- vita nelle vallate, offre assistenza, pasti, posti letto, conforto e aiuto a tutti i concorrenti, al solo prezzo di un grazie e di un sorriso, magari solo mentale. perché i corridori sono stanchi!
Perché lo fanno? Cosa li spinge a fare i volontari, in modo completamente gratuito?
E il pubblico, perché migliaia di persone in paesini sperduti e nelle vallate, anche a tarda notte incita applaude i concorrenti, che magari nemmeno conosce?
Si domanda spesso l'autore.
Io, che lo scorso anno, per la prima volta, ho fatto la volontaria, ho sposato un valdostano e vivo in Valle ormai da 8 anni, posso rispondere che ogni valdostano conosce almeno un concorrente, magari pure suo parente, anche alla lontana, e tutti ammirano la forza d'animo e quel pizzico di follia che spinge tante persone a mettersi in gioco in questa straordinaria gara di resistenza, nella quale anche solo arrivare alla fine per ultimi e' un traguardo degno di nota.
E poi c'è una sorta di invidia, la voglia di vedere in faccia i concorrenti, di capire i LORO PERCHE', di essere d'aiuto, lo spirito di solidarietà e fratellanza che è tipico della gente di montagna e di paese, la voglia di esserci, di far parte di qualcosa di grande che abbraccia l'intera Valle d'Aosta.
Un flusso di pensieri intelligenti, acuti, interessanti, che secondo me merita di essere letto, anche se non scritto alla perfezione, da tutti quelli che, guardando il Tg, si domandano chi sono "quei pazzi", oppure che amano correre o amano la montagna.
Con la consapevolezza che a volte non ci sono risposte, solo istinto di movimento!
E da oggi: "Sogna in grande e osa fallire" diventerà anche uno dei miei mantra.
"..e' il prezzo da pagare per il mantenimento di questo strano equilibrio:la morte del sogno. In un mondo dove puoi fare tutto, il desiderio non ha spazio, se manca la libido te la compri in farmacia e ogni bisogno si placa con una banconota di taglio adeguato. Ma la voce ne ha per tutti e a un certo punto mi chiedo quante volte i miei bimbi hanno ricevuto qualcosa senza il piacere di poterlo prima desiderare. domanda scomoda: credevo di essere il genitori è perfetto." Pag. 37
"..Una carrellata di frazioni disabitate collegate dalla mulattiera che stiamo percorrendo, sono tutte simili tra loro per esposizione delle facciate e costante presenza di un vecchietto, sempre solo, che toglie ortiche e innaffia le patate; quando se ne andrà anche lui, sarà tempi di convertire i ruderi in seconde case per quelli che arrivano dalle città nel weekend, per il popolo dei cibi bio, della filiera corta e dei cereali contro la stitichezza." Pag. 70
Mai definizione e' mai stata più azzeccata, per i turisti di città, il popolo delle seconde case.
Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Home Made Mamma.

venerdì 5 giugno 2015

"La frontiera invisibile" , tra felicità, libertà, dolore e fatica



"La frontiera invisibile" di Kilian Jornet

Fabbri ed., euro 16,00 pag. 222


Che io ami la montagna e lo sport all'aria aperta in generale, credo sia ormai chiaro a chiunque abbia avuto occasione di leggermi.

Il motivo per cui questo libro mi ha conquistata, però, non è solo il fatto che parli di alpinismo, del Cervino, dell'Himalaya, del Tibet e della corsa in montagna.
Non è stata determinante neppure la circostanza di aver assistito, l'anno scorso, ad una  serata in cui l'autore ha raccontato la sua corsa sul Cervino, il suo record di velocità, con tanto di emozionante video.
Un serata  bellissima, nella quale vedere dal vivo un ragazzo che è un vero talento, dal fisico non comune e dal sorriso accattivante e timido al tempo stesso.
Uno che quando corre in montagna, anche in alta montagna, sembra saltare felice da un sasso all'altro, come un bambino spericolato. E si vede che è nel suo elemento.

Il motivo per cui il libro mi è piaciuto e mi è rimasto dentro, però, e' un altro:
 il fatto che Kilian Jornet parli a cuore aperto, svelando le sue riflessioni, i suoi pensieri, i suoi timori, le sue difficoltà.
E dimostri la sua grande umiltà.

 E poi, la constatazione di condividere alcuni suoi pensieri, alcuni suoi modi di concepire la vita è di aver fatto riflessioni molto simili.

"E' tra questi crinali che Lionel Terray scopri' quello che siamo veramente noi che viviamo tra le mappe e sogniamo cime aguzze: siamo "I conquistatori dell'inutile", l'immagine più bella della storia, eche Terray scelse come titolo del suo libro. Perché scalare le vette non ha nessun utilità secondo l'ottima commerciale che oggi governa il mondo: lassù non troviamo niente di materiale, ma a livello spirituale troviamo tutto, assolutamente tutto. " pag. 17

"Solo fra rocce e ghiaccio, fra cielo e ghiacciai, avrei potuto ritrovare me stesso; le montagne non ti vogliono strappare lacrime o sorrisi, non ti chiedono scusa ne' ti fanno i complimenti, non porgono condoglianze ne' tendono tranelli. Le montagne sono come gli specchi: ti ci vedi dentro, nudo, così come sei." Pag. 26

Forse perché certe esperienze, come la frequentazione abituale di rifugi e alta montagna, anche se a tutt'altro livello, e lunghe ore in marcia per sentieri, sono scuole di vita.

Perché discutere di etica dell'alpinismo significa discutere del l'etica in generale.

"Il problema ...e' insegnare ai nostri figli che ciò che siamo non è il risultato di ciò che facciamo, ma ciò che facciamo è il frutto di ciò che abbiamo. 
Eppure, ciò che siamo e' ciò che abbiamo. 
La libertà non consiste nell'avere tutto, ma nell'avere la possibilità di scegliere, no?
La libertà, per me, non è comprare una casa grande per poter dormire ogni notte in una stanza diversa, ma stare davanti alla casa e poter decidere in quale stanza vuoi vivere. La libertà e' nella decisione, non nell'accumulazione." Pag. 132

Perché nessuno dovrebbe mai smettere di cercare l'essenza delle felicità e la definizione del concetto di libertà.

"Avere catene può farci male, perché se quella che ci sorregge si spezza precipitiamo vertiginosamente. Ma senza nessun tipo di catene, fluttuiamo nel vuoto, smarriti, e non sappiamo dove andare. 
Abbiamo bisogno di catene a cui aggrapparci, che ci aiutino nel cammino.
 Anche se oggi sono in montagna, perché ne ho bisogno per vivere, per vivere ho bisogno anche di amore, dell'amore dell'amicizia, di imparare; per essere libero ho bisogno anche di sognare. 
Dentro di me si è spezzata una catena fortissima, ma negare i sogni che avevo, negare le mie passioni, sarebbe negare la mia libertà. 
Si, essere libero significa decidere col cuore quali sono le mie catene e seguirle con la ragione, con la consapevolezza di ciò che può accadere se dovessero spezzarsi, ma anche di ciò che può accadere se si raggiunge la cima."

Questa volta ho davvero difficoltà a spiegarvi perciò lascio che siano alcuni brani del libro a consigliarvene  la lettura, se amate la montagna, la corsa o lo sport e le storie di vita degli sportivi.
Ma anche se non li amate.
Perchè poi le amerete.

"Sai che cos'è la felicità? La felicità pura? Non si prova nel momento in cui si riesce in qualcosa, quando è già iniziato il processo di assimilazione. No, la felicità pura si prova nell'istante prima di raggiungerla, quando ti rendi conto che stai per farcela. ...Per noi fu quello il nostro istante di felicità pura, li, sulla cresta dell'Aiguille d'Argentiere, sferzati dal vento e sotto il cielo velato.
Ma la linea che separa la felicità dal dolore e' molto più sottile di quanto si possa immaginare. Si pensa che la distanza tra questi due opposti sia grande, che il cammino dall'uno all'altro sia lungo, così che si possa avere il tempo di scoprire pian piano, nel bene o nel male, tutte le sfumature possibili. Ma non è così. Piuttosto, si crea un buco spazio- temporale che ti trasporta o, meglio, ti fa precipitare in un attimo dalla felicità più pura al dolore." Pag. 22

"Siamo condannati a morire o condannati a vivere?...Siamo tutti condannati a morire. nessuno può sfuggire a questi destino. Puoi essere il più ricco, il più sano, il più forte del mondo...ma non c'è scampo, finiremo tutti nello stesso modo: un mucchietto di ossa in una buca. È quello che rimarrà di noi sarà quello che avremo vissuto.Le emozioni, le persone, quello che abbiamo imparato è quello che abbiamo dato. Ed è questa la condanna della vita. Vivere, così semplice e così difficile nello stesso tempo. Quanto a esistere, tutti esistiamo, ma vivere? Siamo tutti capaci di vivere! .." pag. 202

E niente, vale la pena: leggetelo.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Home Made Mamma.

venerdì 2 maggio 2014

Stefania Bertola & Linus, le mie letture della settimana


"Luna di Luxor" di Stefania Bertola, pag. 179, ed. Salani.


Questo romanzo della Bertola risale al 1988/1989, "Era il mio primo libro, ero abbastanza giovane, avevo i capelli molto lunghi e due figlie piccole", come spiega l'autrice nella prefazione.
In relata' non il primissimo libro scritto, ma il primo libro pubblicato, recentemente riedito (aprile 2013).
In effetti, secondo me, si vede.
Rispetto agli altri romanzi della stessa autrice c'è un non so che di caotico e frammentario, qualche vuoto narrativo e forse un po' troppi personaggi.
Inoltre, non è ambientato a Torino ma in parte nella campagna scozzese in parte in quelle romana, anche se non è del tutto chiaro.
Nel complesso non posso dire che questo libro mi abbia appassionato quanto gli altri però è comunque una lettura leggera, piacevole, ironica e divertente, che non delude.
I personaggi sono stravaganti e sopra le righe, come al solito, ma risultano subito alcuni simpatici ed altri anticipaticissimi, l'amore non manca mai ed i colpi di scena ed il lieto fine pure.
Una aspirante scrittrice che lavora per una rivista di moda, una ragazza ricca ma annoiata in cerca di lavoro, una famiglia della nobiltà romana con due figlie libertine e poco convenzionali, due nozze in vista, un pianista infedele e una star del rock innamorata, una redazione giornalistica che cerca lo scoop dell'anno ed una improbabile infiltrata, un giovane aristocratico in cerca di soldi e un allevatore di bestiame in cerca di nobiltà...il tutto mescolato tra le mura di un antico e lussuoso maniero, tra feste, eccessi, incontri amorosi e pettegolezzi.
Di più non posso svelare perché la trama e' davvero così intricata che rischierei di rovinare il divertimento ai potenziali lettori.
Insomma, potrebbe non piacere a chi non è ancora abituato allo stile molto particolare dell'autrice e non lo consiglierei come suo primo romanzo da leggere, però lo consiglierei comunque!
***
"Parli sempre di corsa" di Linus, Mondadori, 2010
Ho trovato questo libretto di 100 pagine tra i libri di mio padre, appassionato di corsa e, memore delle recensione che avevo letto tempo fa sul blog di Home Made Mamma, l'ho preso in prestito e letto in due serate.
La scrittura e' scorrevole, il tema la corsa, come la vive l'autore, le sue impressioni ed emozioni, la sua infatuazione per questo sport.
Insomma, nulla di particolare ma un comunque godevole per chi ama, almeno ogni tanto, mettersi le scarpe da ginnastica ai piedi e uscire a correre.
Come me e l'Alpmarito, ieri sera dopo cena, appena prima che arrivasse il temporale, armati di pile frontali.
La corsa come non l'avevo mai provata, perché ogni tanto ci vuole un'emozione nuova!
Con questo post "doppio" partecipo, come ogni venerdì, all'iniziativa di www.homemademamma.com, Venerdì del Libro.