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mercoledì 23 gennaio 2019

19 mesi di voi

19 mesi fa, a quest'ora, ero in ospedale in attesa che mi comunicassero se avevano deciso di farvi nascere.
Faceva caldissimo ed io ero stremata e preoccupata, non per il parto ma per le vostre possibili condizioni di salute, mentre il papà era ancora a lavoro, all'estero.



18 mesi fa avrei voluto scrivere di voi, di come siete diventati, come feci ai 18 mesi del ricciolino.
La frenetica attesa del Natale, però, me lo ha impedito.
Poco importa, 18 o 19 mesi non fa molta differenza, non è neppure un compleanno.
Eppure ho voglia di scrivere di voi, perchè nei mesi trascorsi dal vostro arrivo è cambiato molto e voi siete cresciuti così tanto che sembra incredibile e sfogliando le foto dell'ultimo anno appena stampate stento a farmene una ragione.
E allora lo faccio oggi, che sono trascorsi 19 mesi da quando siete nati.
E io non voglio dimenticare nulla, di come siete adesso.

La nostra vita si è modificata di nuovo, non più come con l'arrivo del ricciolino, come scrissi, perchè alcuni cambiamenti si verificano solo con la prima maternità, che ti rivoluziona la vita in modo irreversibile, però comunque molto.
Perchè siete arrivati insieme, perchè c'era già il ricciolino, per il necessario trasloco, per la vostra lieve prematurità, perchè l'auto è diventata stretta, perchè essere in cinque non è come essere in tre.
Perchè ogni figlio è unico. 
Perchè mi avete dimostrato che è vero quel che si dice, che davvero "l'amore non si divide ma si moltiplica"
Perchè siete voi, un vulcano di energia e tenerezza.

E' finito  il tempo dell'allattamento, della sterilizzazione, dello svezzamento e delle culle. 
E' finito il tempo senza asilo nido e sono passati i primi mesi di adattamento post parto.
La fatica e la stanchezza ci sono ancora e so che rimarranno ancora a lungo.
Anche perchè due insieme non è come uno per volta, avere dei gemelli è  lavoro al quadrato, non doppio e non credete a chi afferma il contrario, senza averlo provato.
Però è anche vedervi crescere insieme, in parallelo.


Tu, la mia principessa, che parlotti velocissima, con un linguaggio tutto tuo, eppure hai una capacità espressiva non comune e riesci a farti capire da chiunque, tra mimica facciale e gestualità.
Tu, che sgridi i tuoi fratelli con tono materno, muovendo il ditino indice e ripetendo: "No no no!!" con la tua vocetta ben udibile.
Tu, che dispensi sorrisi ma sei più avara di risate di pancia.
Tu, che hai il senso del ritmo e balli felice ogni volta che senti una canzone.
Tu, che per le nonne e le nonne bis in particolare, nutri una adorazione ed una preferenza senza pari, seconda solo a quella che ha manifesti per il ricciolino.
Tu, che spesso ti siedi a "leggere" i tuoi libri sul tappetto, la poltroncina o il lettone, oppure ci prendi per mano, ci guidi al divano e ti presenti con un libro, per sfogliarlo con noi.
Tu, che sei curiosa e possessiva con le tue bambole e guai se il tuo fratellino le usa.
Tu, che pure ti preoccupi che il tuo fratellino abbia il cappello di lana in testa prima di uscire, che raccogli il suo doudou quando lo getta a terra, che gli fai le "care" sulla testolina e condividi i bicchieri d'acqua.
Tu, che più autonoma di tuo fratello ed affettuosa senza essere coccolona.
Tu, che ami farti stendere la cremina e ti accarezzi soddisfatta la pancina dopo mangiato.
Tu, che il cibo non basta mai e nulla può transitare sulla tavola o essere mangiato in tua presenza da chiunque senza che tu chieda di assaggiarlo.
Tu, che iniziato lo svezzamento e finito l'allattamento, di latte non ne hai più voluto sapere ma porgi a tuo fratello il suo biberon colmo tutte le sere, sapendo che lui lo adora.
Tu, che giochi con i bambini più grandi a semplici giochi di ruolo e rimani più alta e più pesante del tuo fratellino.
Tu, che non cammini ma corri sempre, come tuo fratello maggiore.
Tu, che non chiedi ma fai direttamente e dei divieti te ne infischi.
Tu, che hai un caratterino tutto pepe e allegria, i capelli che ti vanno negli occhi e la pelle delicata.
Tu, che i vestitini vanno bene solo se sono corti poco più di una maglietta, perchè non vuoi essere intralciata nei movimenti.
Tu, che hai il terrore dei cani e non capiamo perchè.
Tu, che in braccio resisti pochi secondi, perchè il moto perpetuo è la tua modalità di essere, eppure ti addormenti da sola di botto nel tuo lettino.
Tu, così inizialmente diffidente con gli estranei ma poi così fedele negli affetti.
Tu, che cerchi sempre i tuoi fratelli e non vuoi uscire di casa senza di loro.
Tu, che adori toglierti e metterti pantaloni, calze e pantofole e poi giri scalza.
Tu, che sei la mia principessa, così unica, così simile eppure così diversa dal ricciolino.



Tu, mio orsetto dolce, che passeresti le giornate in braccio e ti aggrappi a noi come un piccolo koala.
Tu, che sorridi poco ma scoppi spesso in risate di pancia, sonore e contagiose.
Tu, che sei un gran coccolone e pur di goedere di abbracci e carezze sei disposto a stare in braccio quasi a chiunque.
Tu, che quando vedi tua sorella ballare, ti muovi a ritmo e batti il piedino a terra.
Tu, che parlotti poco ma ti canticchi da solo.
Tu, che sei più piccolo e leggero di tua sorella ma forte come un torello.
Tu, che cammini piano ma non ti stanchi facilmente.
Tu, che cerchi sempre la tua sorellina e non vuoi andare da nessuna parte senza di lei.
Tu, che per tuo padre e tuo fratello nutri un'ammirazione senza pari.
Tu, che mangeresti sempre in braccio e solo dolci e latte.
Tu, che al biberon sera e mattina non rinunci mai.
Tu, che ci fai sudare per convincerti ad assaggiare qualcosa di nuovo perchè tutta la diffidenza che non hai con le persone la riversi invece nel cibo.
Tu, il re delle sceneggiate con pianti disperati, lacrime e rotolamenti a terra, senza alcun motivo.
Tu, che non sopporti la giacca, il cappello, le maglie, le calze, praticamente niente  e protesti ogni volta che ti lego al seggiolino.
Tu, che ronferesti per ore, se tua sorella non ti svegliasse appena possibile.
Tu, che ti ammali più facilmente di tua sorella ma sopporti stoicamente visite, esami e medicine.
Tu, che con il tuo viso angelico ed i tuoi occhi azzurri incanti tutti e poi combini marachelle di ogni tipo.
Tu, che colto sul fatto assumi un'espressione di innocente stupore e ti fingi indaffarato a tutt'altra occupazione che quella vietata.
Tu, che tocchi tutto e tutto osservi ma silenziosamente. 
Tu, che piangi e piagnucoli continuamente ma poi ti dimostri temerario e coraggioso.
Tu, che imiti il papà ed il fratellone con i tuoi martelli, metri e accessori da cucina, aiutato da tua sorella.
Tu, che hai un'ottima manualità fine e capisci tutto ma fai solo quello di vui hai davvero voglia in quel momento.
Tu, che indichi con il dito e vuoi un bacino per far passare il male, per smettere di piangere.
Tu, che subisci le angherie di tua sorella e degli altri bambini,  lasciando perdere e cambiando gioco o piangendo e cercando rifugio tra braccia adulte, eppure quando ti impunti davvero non c'è altrui determinazione che tenga.
Tu, che sei il mio piccolo koala, così unico, così simile eppure così diverso da tua sorella e da tuo fratello.



19 mesi di voi.







 

venerdì 23 novembre 2018

Le letture di Mamma Avvocato: "Disperata & felice. Diario segreto di una mamma"


"Disperata & felice. Diario segreto di una mamma" di Julia Elle

Un libriccino comodo nel formato tascabile (da leggere in coda o mentre si attende che i figli escano da scuola o, ancora, sul divano mentre si allatta ecc.), in cui ogni mamma può almeno in parte rispecchiarsi, poichè racconta lo sconvolgimento che la maternità porta nella vita di ogni donna e le difficoltà quotidiane, pur nella grande gioia che i figli regalano.



L'autrice è una cantante e, a mio parere, brava yotuber. Nei suoi video racconta infatti i piccoli drammi e le contraddizioni delle mamme.
In questo libro, invece, si mette a nudo, descrivendo se stessa e la sua vita prima della maternità, la sua storia d'amore, l'avvento dei figli, il fallimento del suo rapporto di coppia e la sua nuova quotidianità di bismamma, prendendo in giro la sua "io" di un tempo con ironia ed onestà e ammettendo il rivoluzionario cambiamento subito dal suo stile di vita.
Certo, non è una mamma proprio come le altre, dal momento che afferma di spendere più di 800,00 Euro per una visita dal pediatra che osanna, almeno una volta all'anno, e certamente ha un lavoro (perchè senza dubbio di lavoro si tratta) inusuale, ma è pur sempre una mamma ed una donna come me, come voi, per giunta come alcune, sola.
e questo rende di certo tutto più complicato, sia da un punto di vista pratico che emotivo.



Una lettura di evasione, con un costo di copertina forse eccessivo rispetto ai contenuti, che ho apprezzato meno di altri libri sulla maternità pubblicati negli ultimi anni, se non altro per averlo letto dopo, ma di certo godibile.

Con questo post partecipo al venerdì del libro di Home Made Mamma.



mercoledì 6 giugno 2018

La verità. Anche sulla maternità.

La verità
La verità è che la maternità è tanta gioia e nessun (o quasi) piacere, come il titolo del bellissimo saggio di Jennifer Senior. E io non dormo bene e abbastanza.

La verità è che:
  • sono stufa degli acquazzoni, soprattutto quando devo andare a prendere/ portare i bambini in giro;
  • sono stufa di impegni sociali e sportivi del marito e dei bambini, che ovviamente mi coinvolgono ma che non sono i miei e a causa dei quali non riesco a vedere chi vorrei;
  • ne ho le scatole piene degli orari rigidi della scuola primaria e di quel cavolo di orologio che segna un tempo tutto suo e “non si può aggiustare finché non c’e’ una discrepanza di molti minuti”, pare;
  • Sono stanca di anticipare la sveglia, giorno dopo giorno, e trovare comunque sempre i due piccoli in piedi nei loro lettini che reclamano la colazione;
  • Sono stanca di farmi la doccia alla undici di sera, perché unico orario in cui è ragionevolmente probabile che nessuno mi disturberà o interromperà;
  • Sono stufa di preparare e somministrare pasti e poi ingoiare bocconi al volo, in piedi tra sedie, seggiolini e fornelli. E intanto non dimagrire neppure. Insomma, almeno quello!
  • Sono davvero esasperata dal dover fare attenzione continuamente a che i due piccoli non si facciano male ed il grande non rompa qualcosa;
  • Ne ho le scatole piene dei compiti dati al pomeriggio per la mattina dopo, anche negli ultimi giorni di scuola, anche negli unici pomeriggi in cui (miracolo) non piove. Perché i bambini hanno già otto ore di scuola, è (teoricamente) primavera, stanno con la famiglia, a fare sport, giocare, semplicemente parlare o fare commissioni con i genitori/ fratelli, giusto 4 ore serali, cena e lavaggio compresi. Li possiamo lasciare in pace?
  • Sono stufa di sorridere e dire agli altri e a me stessa non è niente di grave, che c’e’ di peggio, sono piccoli problemi e in fondo va tutto bene. Anche se è vero, lo so, e sono la prima a dirmelo e fustigarmi quando mi lamento per cose così;
  • Sono stanca di questo clima ballerino e dell’estate che non sembra voler arrivare, almeno qui;
  • Sono esasperata dai nasini gocciolanti, dai virus intestinali e dalla tosse notturna, forse corollari della voce di cui sopra;
  • Sono stufa di poter contare solo su me stessa e, a volte, sull’Alpmarito;
  • Ne ho le palle piene di notizie negative sul mio ginocchio e di dolori costanti, seppur sopportabili, che mi ricordano che non è come prima e non lo sarà finché non opererò e forse mai;
  • Sono stufa del mio guardaroba;
  • Non ne posso più di leggere, vedere e sentire parlare di politica, tutti schierati e pronti a criticare e rivendicare, anche su Facebook;
  • Sono stanca del mio umore giù di tono.
La verità è che mi annoio a giocare con i miei figli più piccoli per più di mezz’ora, con il grande per più di un’ora. Ci provo, eh? Però poi inizio a sbadigliare, è più forte di me.
La verità è che spesso alle sei del pomeriggio vorrei poter saltare a piedi pari alle nove di sera, per non affrontare in altra cena con loro.
La verità è che sbrocco, poi guardo i miei bimbi e mi sento in colpa, per qualche ora va meglio, poi mi innervosisco di nuovo e via così. 
La verità è che forse, ho solo bisogno di dormire di più e meglio.
O di una vacanza vera.
Peccato che la maternità non conceda tregue, soprattutto con due gemelli, che tutti, nonni compresi, lodano e coccolano e vezzeggiano ma poi, all’atto pratico, non si sentono di tenere.
La verità è che la maternità è tanta gioia e nessun (o quasi) piacere.
Ho già detto che sono stanca?!?
La verità è che è così per tutti, almeno in alcuni periodo della vita. Però questo non è di gran consolazione.
Oggi va così, abbiate pazienza.
 Poi domani tornerà  il sole, dormirò dieci ore filate e mi regalerò una giornata con una amica alle terme e tornerò attiva, allegra, ottimista e pimpante! 

(Non è vero, ma lasciatemi sognare!)

venerdì 18 maggio 2018

Le letture di Mamma Avvocato: "Ancora dalla parte delle bambine"

Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini, con prefazione di Elena Giannini Belotti, 

ed. 2007, Feltrinelli, serie bianca, pag. 279



Aspettavo di leggere questo saggio da anni, ovvero da quando è uscito.
E’ sempre stato nella mia lista di letture eppure, chissà perché, non era mai il momento giusto per cercarlo.
Poi con il trasloco la posizione dei miei libri si è rivoluzionata e mi è saltato all’occhio un saggio letto quando ancora aspettavo il ricciolino, o forse prima: Dalla parte delle bambine” di Elena Giannini Belotti.
Mi sono ricordata quanto mi avesse colpita e fatta riflettere e l’ho riletto, questa volta con la consapevolezza di avere tra figli da crescere e un po’ più di esperienza da madre per capire anche quanti sforzi abbia compiuto la mia per crescere una donna “non stereotipata”.

È così tornata la voglia di cercare quello che è una sorta di naturale continuazione di quel saggio (infatti pubblicato con una interessante prefazione della Giannini Belotti), peraltro scritta da una giornalista e scrittrice di cui apprezzo il blog e di cui ho amato, per ciò che mi ha trasmesso, un altro saggio (“Di mamme c’e n’è più d’una”, di cui ho parlato qui).

È stata una lettura appassionante ma anche difficile.
Non perché il testo non sia scorrevole o chiaro. Lo è.
Difficile perché descrive una realtà scomoda, un’arretratezza disarmante, una società che mi spaventa.
L’indagine a tutto tondo della Lipperini esamina dati, statistiche, studi ma anche, soprattutto, contenuti di libri scolastici, letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, blog, programmi televisivi, offerta cinematografica per bambini e il mondo della famiglia, cercando di comprendere che fine abbia fatto il femminismo, la ricerca della parità tra i sessi, l’emancipazione femminile, le conquiste dei decenni antecedenti, ponendo in un luce una realtà sconcertante: le bambine di oggi non sognano in più in grande, come la generazione che le aveva precedute, bensì aspirano a  diventare veline, ballerine, cantanti, ovvero di usare il proprio corpo per un ottenere successo economico e fama mediatica, oppure si ripiegano nell’universo domestico, ancora.

Dalla prefazione di Elena Giannini Belotti: “Gli uomini, un temo certi della loro superiorità, basata sulla nullità e sulla sottomissione femminile, oggi sono disorientati e spesso a disagio per l’emergere della inattesa è fastidiosa soggettività delle donne. Basta poco perché reagiscano aggressivamente, dato che le roccaforti del potere politico ed economico restano tuttora saldamente nelle loro mani: basta che le ragazze siano più brave a scuola, studino meglio e più a lungo di loro, provvedano in proprio alla loro sopravvivenza, vadano in giro sole la notte, viaggino ovunque. basta che rivendichino la propria indipendenza, pretendano di assumere decisioni, prendano l’iniziativa di separarsi da un marito, un fidanzato, un amante, un compagno con cui non vanno più d’accordo. L’autrice riporta alcuni casi di omicidi efferati di donne accaduti di recente nel nostro paese proprio a causa delle loro pretese di autonomia, che si scontrano con il patologico bisogno di possesso maschile, e riferisce che le donne ammazzate dagli uomini sono più di cento ogni anno. Per non parlare degli stupri che si succedono quotidiano. Un massacro che continua nell’indifferenza generale: se accadesse il contrario, cioè se cento uomini venissero uccisi ogni anno dalle donne, ci sarebbero furibonde interrogazioni parlamentari e misure di sicurezza eccezionali, compreso il coprifuoco.
Qualcuno si è mai posto la questione di quanto sia più alto il costo sociale degli uomini rispetto a quello delle donne, a causa dei loro comportamenti? I crimini di ogni genere commessi dagli uomini sono il 95%, quelli femminili il 5%, e in queste proporzioni è suddivisa la popolazione carceraria, e si sa che un detenuto costa più che se fosse alloggiato in un albergo di lusso….
Basta considerare quello che succede a ogni partita di calcio, non solo nelle grandi città, ma ormai anche mi piccoli centri…un costo altissimi, tolto dalle tasche dei contribuenti, comprese le donne, estranee a simili violenze.
Ma c’e dell’altro. La maggioranza degli incidenti stradali è causata da maschi in età dai 18 ai 25 anni che ammazzano se stessi e il prossimo per eccesso o gare di velocità o per guida spericolata  che non rispetta le regole, e se non uccidono provocano mutilazioni e invalidità permanenti……. Qual è il prezzo in sofferenza e denaro di simili misfatti per l’intera collettività? Questa ennesima discriminazione, che scarica anche sulle donne gli alti costi sociali dovuti a patologici comportamenti maschili, non viene nemmeno lontanamente presa in considerazione…”

Soprattutto, però, l’autrice, come già la precedente studiosa, esamina le cause di questa realtà, le spinte ed i modelli che vengono proposti alle bambine fin dalla più tenera infanzia.
Modelli sconcertanti, che noi stesse, donne e mamme di oggi, dovremmo riconoscere e saper filtrare, per non perpetrare la catena della inferiorità di sesso, per crescere individui davvero liberi di trovare il proprio ruolo nella vita, maschi e femmine che siano.

“A monte del reggiseno a vista e delle labbra gonfie che anche la più intelligente delle ospiti di un dibattito si sente, a differenza dei colleghi maschi, obbligata a esibire, c’ è il malinteso concetto per cui un essere umano che ha raggiunto la presunta liberazione dagli stereotipi possa usare i medesimi per divertirsi. Sarebbe bellissimo, se fosse davvero così:……ma giocare con i simboli, e con gli stereotipi, presuppone una consapevolezza così potente e così granitica del gioco medesimo che è molto difficile non restarne scottati.” Pag. 33

Perché “..negli ultimi anni si è smesso di parlare di persone e si è ricominciato a parlare di maschi e di femmine…” , come scrive la Lipperini (pag. 34), perché semplici frasi all’apparenza innocue, scelte quotidiane che sembrano insignificanti, per noi e per i nostri figli, possono diventare macigni sulle spalle delle bambine (e dei bambini), perché serie televisive o cartoni che ci fanno ridere o sorridere, passioni infantili per bambole o giochi che osserviamo con condiscendenza, libri che proponiamo convinta siano innocui, veicolano messaggi sessisti di cui bisogna essere consapevoli, per poterne almeno in parte neutralizzare gli effetti

“Strette in una morsa fra un universo femminile che sembra gratificarsi della propria oscenità e un’altra cospicua parte del medesimo che agita lo spettro moralizzatore della censurata, la nuova bambina - che in quel mondo è comunque immersa anche se guarda solo dvd della Disney - ha quantomeno la sensazione di una confusione crescente nel mondo degli adulti.” Pag. 34

Riferendosi a riviste idealmente destinate a bambine di asilo e elementari, l’autrice spiega come siano studiati per attrarre un pubblico sempre più giovane, facendone precocemente consumatori e usando termini e contenuti copiati dalle riviste per adulte, suggerendo alle piccole lettrici come piacere agli altri e , contemporaneamente, con palese ipocrisia, sottolineando la necessità del benessere interiore.

“Comunque, nelle letture destinate alle bambine di oggi c’e qualcosa di peggio rispetto al modello di virtuosa bellezza che da sempre è loro riservato: è l’identificazione del loro destino con lo scopo, ben misero, di impegnarsi per rendersi piacevoli. Il prima possibile.” Pag. 200

Attenzione, però: l’autrice ribadisce più volte come non vada ne’ demonizzato il mezzo (blog, Facebook , chats, TV, videogiochi ecc.) con cui sono veicolati modelli e informazioni, ne’ al contrario idolatrato, come accade ad esempio con i testi scolastici, bensì sia necessario valutare i contenuti di volta in volta proposti.

Il pericolo maggiore, infatti, è quello di cercare, ancora una volta, facili capi espiatori, anziché assumersi le proprie responsabilità o svolgere un faticoso lavoro di critica e scelta quotidiana.

A conferma, dati recenti dell’Istat ribadiscono che ‘le attività di pulizia e riordino della casa, e quelle relative alla preparazione dei pasti, risultano di competenza quasi esclusivamente femminile (il  90 % delle ore dedicate a queste attività è svolto dalle donne).’ E all'impegno domestico va sommato quell’insieme di oneri che abitualmente non vengono conteggiati, e che Pruna elenca ricordando che in termini economici, secondo uno studio americano, valgono 110.000 euro l’anno. Lo stipendio di un dirigente d’azienda.” Pag. 48

Non manca neppure un’analisi dei problemi alimentari che affliggono sempre più adolescenti e giovanissime, con riferimenti a studi e testi sull’argomento.

Le bambine perfette, sognate da madri rese ansiose dalla nuova implacabile spinta verso l’antico destino di specie (senza che abbiano potuto sperimentare altro fino in fondo), si ribellano.
Anche i bambini, certo. Solo che, ricordano Grimaldi e Urciuoli, i maschi tendono ad agire e a spostare all’esterno il proprio disagio; le femmine sono più portate a indirizzarlo verso l’interno e a focalizzarlo sul proprio corpo. Come è stato suggerito loro da quando sono nate.
In più, il corpo femminile è diventato centrale nella nostra società, e sulle bambine pesa ‘un atteggiamento di giudizio che automaticamente lega il corpo al valore della persona: le ragazze belle sono quelle che hanno successo.’…. Tutto questo è semplicemente troppo. I nuovi adolescenti, scrivono i due psicologi, non hanno più paura di sbagliare eni comportamenti, bensi di non essere all’altezza di quel che viene loro chiesto da quando ricevono in dono la prima Palestrina multisensoriale:’La cosa fondamentale per i giovani adulti di oggi è essere in grado di affrontare brillantemente ogni situazione, offrire sempre un’ottima prestazione e soprattutto concluderla con successo.’ 
E dal momento che sin dall’infanzia sono soprattutto le bambine a essere ingabbiate nell’imperativo della capacità e della diligenza, molte di loro, drammaticamente, si rifiutano.” Pag. 261

In sintesi, un saggio  che merita di essere letto, riletto, meditato.

Questo è il mio consiglio di lettura per il venerdì del libro.


mercoledì 18 aprile 2018

Gemelli? il valzer dei commenti

Sono mamma di due gemelli da poco più di nove mesi eppure già dalla gravidanza sono stata destinataria di commenti e domande di ogni tipo.
Non che non capiti alle altre donne incinte e neomamme ma, facendo il raffronto con la mia precedente maternità singola, mi sono accorta che, più figli si hanno (anche in successione, non per forza gemelli), più si è bersaglio della curiosità altrui.

Non parlo di parole gentili o domande ingenue, che con il senno di poi appaiano prive di senso anche a chi le pronuncia ma sono un modo gentile per attaccare bottone o dimostrare interessamento.
Anche io scherzavo con chi aveva un maschio ed una femmina, dicendo cose tipo: “Che bello, ora hai la coppietta!”, per poi pentirmi della mia affermazione priva di senso.
Oppure l’immancabile: “E’ bravo? Dorme di notte?” , per il quale non esiste risposta intelligente o ragionevole. 
Non mi risulta, infatti, che nascano neonati di indole “cattiva” che, per far dispetto ai genitori, mangiano troppo o troppo poco o li svegliano di notte e, soprattutto, con i bambini non c’e’ una routine del sommo duratura.
Questo tipo di commenti, comunque, mi pare innocuo.
Altri, invece, mi hanno infastidito, soprattutto perché ricevuti più volte.
Eccone una rassegna.

Durante la gravidanza:
-“Aspetti dei gemelli? Ah povera te! Anche una mia amica li ha avuti ed è distrutta, poverina, e’ una faticaccia!”
Della serie, grazie tante per l’incoraggiamento!
-“Aspetti dei gemelli? Meno male che non è successo a me, non sarei sopravvissuta/ sarei disperata!”
Eh quindi? Mors tua vita mea?!?
-“Gemelli? Dovrai fare il cesareo e ovviamente nasceranno prematuri e spesso hanno dei problemi perché troppo piccoli e….”
Riversare le tue ansie su qualcun altro, no, vero?!?
Comunque tranquilla, parto vaginale e bambini sani, seppur piccoli.
-“Gemelli? Oh povera, allora non potrai allattare!”
Magari neanche ci tengo e non mi pare una tragedia e comunque, chi la detto, scusa?
-“I gemelli proprio non mi piacciano.” 
Così, detto in modo perentorio e con faccia un po’ schifata.
Tranquilla, non sono mica tuoi/non sei tu ad aspettarli!
Commento ricevuto identico, da altra persona, anche dopo la nascita dei bambini, guardandoli.
-“Gemelli? Ma sei pronta? Perché sarà terribile, faticosissimo, non potrai più lavorare, uscire da sola, andare in bagno e costeranno tantissimo e…” altre 
previsioni catastrofiche del tipo.
Eh, in effetti è dura e la vita cambia, rispetto ad un solo figlio. 
Però non c’e’ bisogno di terrorizzarmi prima del tempo ne’ ci si può preparare alla vita da mamma di gemelli quindi…lasciami vivere serenamente inconsapevole! Perché vuoi farmi stare in ansia già prima?!?
-“Gemelli? Non è possibile, la pancia e’ troppo piccola. Sei sicura?” 
Hai ragione, meglio che cambi ginecologo. Mi faccio seguire da te?
-E il suo contrario (si sa, le dimensioni sono relative): “Gemelli? Ah ecco, con quella panciona per forza!”
In pratica mi stai dando della balena!? Grazie, eh!

Dopo la nascita.
-Guardando il passeggino doppio: “Ma sono fratelli?” 
Alla mia risposta affermativa, le varianti: “Ah, ma allora sono gemelli! Però non è possibile, mica sono uguali!” ; oppure l’ancor più arguto: “Ma sono entrambi suoi?”
Roba che non sai se spararle o sparire.
-“Che bello, dei gemelli!”, poi, un secondo dopo averli guardati bene, con il viso deluso: “Ah, sono diversi. Allora non sono gemelli, solo fratelli nati insieme!
Se lo dice lei…!
-“Gemelli? Ma avete fatto qualche cura?”
O la variante più scaltra, che però sotto intende lo stesso interrogativo: -“Gemelli? Ma avevate già gemelli in famiglia?”
Chiesto da perfetto sconosciuti o semplici conoscenti (perché se si trattasse di amici o parenti prossimi, non ci vedrei nulla di male).
Farsi i fatti propri? Ti aspetti davvero una risposta?
Un po' come se io ti chiedessi in che posizione hai concepito tuo figlio, quanto ci hai impiegato, con che frequenza avevi rapporti ecc., dopo averti incontrato per caso per strada o averti salutato qualche volta in giro.
Non è una questione un tantino personale?
Che poi ho capito, da queste simpatiche conversazioni, che chi lo chiede vuole solo una conferma che:
1.La gemellarita’ non è una malattia infettiva e dunque non toccherà anche a lui/ lei o ai propri figli (ovviamente partendo dal presupposto che sia un male);
2.avere due gemelli non è naturale. Perché la norma è un figlio solo per volta e le “povere sfigate” (secondo gli interlocutori, ovvio) che hanno gemelli se la sono cercata.
Beh, tranquilli, non è una malattia, non è infettiva e può essere sia una circostanza del tutto “spontanea”, anche se in famiglia non ci sono prossimi precedenti di gemelli (una prima volta dovrà ben esserci), sia frutto di stimolazioni ormonali.
Detto questo, non si capisce il motivo per cui dovrebbe importare a qualcuno o fare la differenza!!!
-“Per fortuna almeno una è femmina e non ti farà dannare/ rimarrà con te/ ti aiuterà”
E via con gli stereotipi, i pregiudizi e le preferenze di genere!
-“Gemelli? Va be’, dai, almeno in una volta sola ti sei tolta il pensiero!”
Scusa, il pensiero di cosa?!? Se ti riferisci al parto, ancora possa capire, altrimenti proprio no. 
E poi, detto così, suona come una specie di “contentino” di fronte ad una disgrazia. Ecco no, lasciamo perdere.
-“Gemelli? Allora non hai partorito naturalmente!”
Invece sì, ma anche se non fosse stato così, che cosa cambierebbe?
Ho per caso vinto qualcosa?!?
“Gemelli? Allora non hai allattato.”
Se lo dici tu…
Gemelli? Sarà dura ma almeno si faranno compagnia!”
Togliete “almeno” per favore, allora sì che accoglierò il commento con un sorriso!
-“Gemelli? Era il mio incubo, quando ho scoperto di essere incinta!” Oppure: - - “Gemelli? Ecco perché non voglio correre rischi con una seconda gravidanza!”
Sempre della serie: gemelli=disgrazia; mors tua vita mea.

E poi il terribile:
“Il lato positivo di avere dei gemelli è che almeno poi ti passa del tutto la voglia di avere altri figli”.
Commento mortificante, misogino e cattivello, oltre che falso.
Ho forse chiesto a te di mantenere i miei figli? Sto compiendo un crimine, mettendo al mondo dei bambini?
E soprattutto, cosa ti importa quanti figli ho o desidero?

La chicca, frutto di ignoranza pura: “Gemelli? Sono nati prematuri? Perché sai, i gemelli prematuri hanno tutti dei problemi mentali o di sviluppo!”

Alla mia rassicurazione circa lo stato di salute ottimo dei bambini e la spiegazione che la prematurita’ non comporta affatto automaticamente problemi: “Ah, adesso ti sembra così, ma non è detto, chissà quando cresceranno!”
Me ne sono andata prima di insultarla.

Infine, un commento che, ripetuto in più occasioni da una stessa persona, un giorno mi ha fatto proprio sbottare: “ Poverina, tre figli e due gemelli! E hai anche un lavoro! Sai che mi fai proprio pena, povera figliola, meno male che mia figlia non ha avuto gemelli e neanche io! È quasi una disgrazia. E adesso è nulla, vedrai come sarà difficile quando cresceranno!”
La terza volta che si è espressa in questo modo, le ho risposto che la sua esperienza, evidentemente negativa, non era affatto la regola.
Ora mi lascia in pace!

Che dite, bastano? Diciamo che con questo post mi sono un po’ sfogata di tutti i commenti discutibili che ho dovuto ascoltare!
So bene che, dal punto di vista di chi incontra una donna incinta o una neomamma, non è facile pensare a qualche parola o domanda intelligente.
Pero’ credo che a volte sarebbe meglio limitarsi ad apprezzamenti o congratulazioni, se ci si sente di farli, oppure ad un semplice ma efficace sorriso.



venerdì 15 settembre 2017

Top ten dei regali per mamme, tra il classico e l'alternativo

In questo post ho indicato quelli che secondo me sono i regali per bebè più graditi e utili (distinguendo tra primo figlio e successivi), ma…per la mamma? 
Potrebbe essere una buona idea, infatti, fare visita ai neo genitori portando un dono per lei, anziché per il nuovo nato!
Certo, ci sono anche i papà però, diciamocelo, il grosso del lavoro in gravidanza ed al momento del parto lo facciamo noi donne!

Ecco allora i regali che secondo me farebbero felici le mamme, in ordine sparso:
  1. Creme a gogo’. Antismagliature, antirughe,antistanchezza, antirigurgito (no, purtroppo non le hanno ancora inventate), anti "la qualunque", idratanti, rassodanti, dal profumo e dalla consistenza coccolosa…perché anche alle mamme piace prendersi cura di se’ e nel dopo parto se ne ha ancora più bisogno, per sentirsi in forma, coccolarsi o anche solo prendersi una mini pausa relax. In fondo, che queste creme siano o meno efficaci contro smagliature e perdita di tono, non e’ poi così importante, no? Inoltre difficilmente nei primi tempi dopo la nascita di un bambino si ha il tempo di dedicarsi allo shopping per se stesse, quindi avere le creme a portata di mano può essere un incentivo a trovare un minuto per spalmarsele!
  2. Libri sulla maternità: non manuali (a meno che non siate certe che la mamma li desideri), altrimenti rischierete di essere fraintese o di farla sentire in difetto, ma libri ironici, poetici, divertenti, sinceri, sull’essere madre. Qualche esempio? "Pensieri rotondi", una raccolta di riflessioni quasi liriche o, questo, scritto d un papà e a tratti commovente, questo, dilcissimo, o questo, a fumetti, oppure questo romanzo o questo, di Enrica Tesio, o anche questo, di nuovo di un papa, pure famoso,  per immedesimare e divertirsi,  ma anche saggi sulla maternità, come l'interessantissimo "
  3. "Di mamme ce n'è più d'una",questo o questo, o sulla educazione o l'ambiente, come questo  o "Biberon al piombo", e l'elenco potrebbe proseguire a lungo.
  4. Chiacchiere in compagnia. Portate un aperitivo (analcolico, nel caso allatti) e degli snack, oppure un gelato, salame e formaggio o quel che volete, purché sia sfizioso, o anche niente, non importa, ma fermatevi a chiacchierare con lei del più e del meno mentre allatta, cambia il bimbo ecc, oppure uscite con lei per una passeggiata e intrattenetela, ascoltando più che parlando, se la mamma ha voglia di esprimersi, senza mai giudicare e ritirandovi se intuite che potrebbe aver l’occasione di riposare, perché lo sta facendo il bimbo. L’importante è non farla sentire sola e distrarla. Pianti, poppate e persino i cambi pannolino passeranno in un lampo e lei potrà distendere la mente o sfogarsi, se ne ha bisogno, tornando poi a dedicare tutte le sue attenzioni mentali al figlio, rigenerata! 
  5. Buoni acquisto da spendere in negozi per bambini o, meglio ancora, in profumeria/ farmacia. In questo modo sarà lei a decidere cosa acquistare e se scegliere prodotti per se’ o il suo bambino. Non a tutti piace regalar un “credito” (a me, ad esempio, non molto) ma se è un tipo di dono che non vi dispiace, perché no?
  6. Se il nuovo nato non è il primo figlio, un dono atipico ma certamente gradito è una giornata, mezza giornata o anche solo un paio d’ore di intrattenimento per il primogenito/i figli più grandi, soprattutto d’estate o durante le altre vacanze scolastiche. Potreste portarli al parco o a casa giocare con i vostri figli. Così la mamma potrà riposare quando dorme il bebè o dedicarsi completamente a lui senza sentirsi in colpa. A me questo dono lo hanno fatto, meritandosi la mia più sincera riconoscenza!
  7. Per un regalo più importante, una borsa che sia adatta a portare il cambio e tutto l’occorrente per il bebè ma che non sia la solita spesso data in dotazione con i passeggini. Che sia comoda, carina o sportiva, Bianca, nera o colorata, a seconda dei gusti della mamma. Io per esempio uso una borsa della Mammut, marchio noto per l’abbigliamento da montagna, pensata per la pratica del boulder (ovvero l’arrampicata su massi): eppure vi assicuro che è perfetta!
  8. Un gioiello a tema nascita. Un pendaglio o un ciondolo a forma di bambino, carrozzina, ciuccio ecc.  non necessariamente di materiale prezioso!
  9. Un invito a pranzo o cena a casa vostra, purché con orario rigorosamente….flessibile!
  10. Se la mamma usa il latte artificiale, un thermos di quelli seri, che tenga bene la temperatura e non perda se rovesciato.È essenziale per portarsi dietro l’acqua calda per la preparazione del biberon e poi potrà essere riciclato per le prime gite in famiglia o in coppia. E se state pensando che thermos o borsa per il cambio non siano doni per la mamma, ricredetevi: riuscire ad uscire di casa è un bisogno (quando non una necessità) per le mamme prima ancora che per i figli, dunque ben venga tutto ciò che può agevolare le uscite!!!
  11. Tempo libero. Libero dal bebè oppure dalle incombenze domestiche. Tempo per se’ o per godersi il bambino. Soprattutto dopo i primi tempi di “immersione totale” nella maternità.Il regalo più prezioso e gradito, forse, eppure anche il meno facile da fare.

Se invece il doni preferite farlo pensando ai nuovi nati o alle loro necessità, non preoccupatevi: credo infatti che ogni mamma apprezzi le attenzioni rivolte ai suoi bambini e sappia interpretare un regalo per loro come un gesto di stima e riconoscimento anche per lei.b


E voi, cosa avete regalato o regalereste ad una neomamma? E quale dono avete gradito o avreste voluto ricevere?

lunedì 8 maggio 2017

Il flusso dei ricordi



Domenica.
Colazione insieme, poi doccia e crema, mentre Lui corre ad aiutare una cugina con lavori edili.
Perché Lui ha quella  la generosità d'animo che fa anteporre ai propri bisogno, alle proprie urgenze, le richieste altrui. Anche se questo vuol dire ritardare i lavori della nostra, di casa, quando di tempo già non ce n'è. Lui è una di quelle persone che credono che prima o poi tutto il bene che fai torni indietro, dagli stessi o da altri, non importa. E anche se qualche volta sbuffo e protesto per il tempo e le attenzioni sottratte a noi, alla sua famiglia, e perché vedo il suo grado di stanchezza, la verità è  che amo questo aspetto di Lui.

 Io, leggings neri, calze bianche e la stessa camicia ampia a scacchi di lana di quando avevo 13 anni ed andavano di moda, 
Io, seduta su uno scalino, affronto scatoloni.

Taglio, apro. E tornano i ricordi.
Le prime settimane durissime, di straniamento, sonno, incredulità, paura. La fatica di adattarsi ai ritmo, il peso della responsabilità, quel sentirsi prigionieri dei bisogni di una creatura tanto piccola quanto tirannica nelle sue necessità. 
La casa invasa da parenti e amici, il sollievo di parlare con adulti e contemporaneamente la stanchezza di non poterli mettere alla porta per dormire almeno un po'. 
Il silenzio dei giorni di inverno sola, tra pioggia, freddo, cielo plumbeo, un paese che ancora non avevo mai vissuto veramente e mi appariva estraneo, il pensiero del lavoro accantonato, l'attesa della sera e del suo rientro.

E poi le tutine profumate di bucato, stese in fila ad asciugare come soldatini di pace, i colori pastello, le creme morbide e profumate, l'odore della sua pelle, l'emozione del primo bagnetto, i pugnetti chiusi e il facciano rilassato immerso nel sonno. 
Il sospiro soddisfatto dopo la poppata, i sorrisi, le faccette buffe ed i gorgheggi, la lallazione e i primi tentativi di di mettersi a carponi, la testolina ciondolante, gli occhioni aperti sul mondo, la manina dalle unghie sempre lunghe che stringe forte la mia, così ruvida e sgraziata al confronto.
L'amore, che ti assale come un'onda e ti fa quasi piangere di commozione, al solo guardarlo.

Mentre cerco e recupero biberon, ciucci, bodies primi mesi, riduttori e fasciatoio,
mentre il ricciolino di là dorme ancora, con gli stessi pugnetti chiusi e lo stesso faccino sognante, solo con una cascata di riccioli biondi sul cuscino in più,
mentre fuori piove, ancora, in questa primavera che somiglia all'autunno,
io mi immergo nei ricordi e mi domando come sarà, se sarò in grado, se ce la faremo.

Perché loro, Lei e Lui, saranno un Lei e Lui diversi, persone differenti dal fratello, da conoscere, amare e crescere. 
Perché Lui e Lei saranno Lui e Lei, due, in contemporanea. 
Perché ci sarà il ricciolino, ancora così piccolo ma nello stesso tempo già così grande.
Perché non ci sarà Lui grande da aspettare tutte le sere, in soccorso tutte le notti. 
In compenso, ci sarà un trasloco, un paese nuovo, un altro ciclo scolastico da iniziare, il lavoro da sperare e ritmi da riscrivere.

E io sono qui, che apro e chiudo scatole, con indosso gli stessi vestiti della tredicenne che ero ma con capelli bianchi che fanno capolino e nuove rughe sulla pelle e nella testa.
Ho paura, eppure non vedo l'ora.