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venerdì 23 ottobre 2015

"Funny Girl"

"Funny Girl" di Nick Hornby, 

editrice Guanda, novembre 2014, pag. 373, Euro 18,50

Nick Hornby, autore tra gli altri di "Un ragazzo", "Non buttiamoci giù" e "Tutti mi danno del bastardo" , è uno scrittore che amo molto e che solo in un caso, fino ad ora, mi ha deluso.

Il suo stile, molto ironico e con tanti riferimenti a film, libri, personaggi e musicisti di ogni epoca (a seconda dell'ambientazione dei romanzi), secondo me è particolare e deve piacere ma, se piace, in genere cattura.

Il suo ultimo romanzo è la storia di Barbara, ragazza di provincia di un paesino del Nord dell'Inghilterra degli anni '60, che ha un sogno:
"Barbara sapeva di non voler diventare reginetta per un giorno, e nemmeno per un anno. Non voleva diventare reginetta e basta. Voleva solo andare in televisione e far ridere la gente."

Per questo, ascolta rapita i programmi radiofonici e televisivi dei comici inglesi, in compagnia del padre, un quarantenne sovrappeso rimasto solo dopo che la moglie se ne è andata con un altro uomo, abbandonando figlia e marito in cerca di una vita "meno mediocre".
Partecipa al concorso di bellezza del suo paese, ottenendo la corona di Miss Blackpool,  ma poi, forte delle sue convizioni,  rinuncia al "titolo" e parte per Londra, disposta a tutto pur di inseguire il suo sogno.

Quasi per caso, Barbara, che nel frattempo ha cambiato il suo nome per esigenze artistiche in "Sophie" e lavora in un centro commerciale, partecipa ad un provino per uno scheck comico della BBC e, contrariamente ad ogni pronostico dell'agente appositamente ingaggiato, che vorrebbe far di lei l'ennesima suobrette (e cosa sarebbe mai, una "soubrette", si interroga l'ingenua Barbara), viene scelta all'istante dagli autori, Bill e Tony, dall'attore protagonista Clive e dal regista, Dennis.

Lo spettacolo ha un tale successo di pubblico televisivo che diventa presto una serie di grande successo, tagliata su misura per Barbara: "Barbara (e Jim)".

Il successo travolgente e la vita da attrice, però non sono semplici come si aspettava Barbara, poichè la concorrenza è spietata, l'Inghilterra sta assistendo ad una rivoluzione di usi e costumi, gli autori hanno le loro ambizioni ed i loro problemi sentimentali, gli attori maschi non esitano a saltare da un letto all'altro e lei inizia a temere il decadimento fisico e l'evoluzione della sua carriera.

Non racconto di più, per non rovinare la lettura, però in questo romanzo c'è tutto: divertimento, analisi sociale, amore (anche dal punto di vista di un omosessuale), ambiente televisivo, differenze sociali e geografiche nord - sud (che evidentemente non sono un problema solo italiano o francese), pregiudizi, problemi famigliari ecc.
Soprattutto, io vi ho visto una critica sagace della società dell'intrattenimento, del cambiamento dei costumi e dell'ambiente televisivo, condita da una buona dose di nostalgia e da riflessioni intelligenti.

Non è una lettura impegnata, certo, ma un bel romanzo, che consiglio.

Con questo post partecipo al consueto appuntamento del Venerdì del libro.
Non finisce qui, pero', perchè consiglio anche due bellissimi albi illustrati per bimbi di tre - quattro anni, in francese !!!




venerdì 8 maggio 2015

"Un ragazzo"

"Un ragazzo" di Nick Hornby




Ho letto questo romanzo sul tablet, scaricandolo da amazon mentre era in offerta speciale e, nonostante non lo trovi il modo più comodo per leggere (a differenza di un ebook reader, la luminosità non è ideale e in più in mano pesa), mi ha consentito di continuare la lettura anche quando avevo dimenticato a casa il libro e...durante una noiosa conferenza!

Conoscevo già l'autore, di cui ho letto molti romanzi e parlato anche sul blog (in praticolare, di "Non buttiamoci giù", bellissimo, e di "Tutti mi danno del bastardo", bello ma brevissimo) e devo ammettere che anche questo libro non mi ha deluso, tutt'altro!

Si tratta del romanzo da cui è stato ricavato il famoso film con Hugh Grent, dal titolo omonimo,"About a Boy - Un ragazzo" e temevo che, dopo aver visto più volte la trasposizione cinematografica, non mi sarebbe piaciuto o comunque non mi avrebbe conquistato.

Invece non è stato così: da un lato, avevo davanti agli occhi l'immagine dell'attore, il che non guasta, dall'altra il romanzo si è rivelato molto più ironico, profondo, riflessivo, sagace ed appassionante.

Decisamente, ancor meglio del film, che è sì carino ma un pò troppo frivolo.

Insomma, consigliato!!!

Con questo breve post (ho una conclusionale di 60 pagine da finire di scrivere che mi aspetta e fra un'ora devo scappare a prendere il bimbo a scuola) partecipo al Venerdì del Libro di Home Made Mamma.



venerdì 11 luglio 2014

Un libro, anzi tre

"Bridget Jones, Un amore di ragazzo", di Helen Fielding, pag. 466, Rizzoli, settembre 2013
Romanzo leggero, da ombrellone, ma con una nota malinconica marcata, nonostante l'ironia e gli episodi esilaranti.
Forze un po' forzato, rispetto agli altri relativi ad una Bridget Jones che, in questo libro, e' ormai vedova, fintamente occupata (nel senso che un po' ci prova a lavorare, ma senza tanta convinzione e senza molto successo) con due bimbi a cui badare, una madre di poco aiuto. tanti amici incasinati ma fedeli e...un toy boy che farà da "innamorato cuscinetto" fino a che...qui mi fermo, per non rovinarvi il piacere della lettura, anche se il finale non e' originale.
***
"Tutti mi danno del bastardo" di Nick Hornby.
Si tratta di un racconto breve, in pieno stile Hornby, carino e ben scritto, però....sa di incompiuto e non mi ha lasciato molto (io però non amo i racconti già di mio). Mi è sembrato più l'inizio di un romanzo che sicuramente sarebbe stato appassionante che un libro in se'. Insomma, bello ma veramente troppo breve.
***
"La mamma perfetta non esiste" di Kristine Carlson



L'autrice, mamma e nonna, racconta la sua esperienza di madre e moglie, aiutando a superare i classici sensi di colpa e dubbi che tendono a riguardare un po' tutte noi.
Ci sono molto buon senso, qualche riflessione interessante e non pochi spunti, però devo ammettere che io non l'ho trovato particolarmente utile e illuminante, un po' perché alcune situazioni e preoccupazioni mi paiono tipiche della realtà americana e poco vicine alla società in cui vivo, un po' perché non è stato uno di primi libri di questo tipo letti.
Lo consiglio, quindi, soprattutto alle neo mamme.
Con questo post, partecipo al Venerdì del Libro di Home Made Mamma.

venerdì 10 maggio 2013

Libro-terapia: "Non buttiamoci giù"



Nick Hornby
Non buttiamoci giù


Vorrei saper scrivere una recensione che sia insieme sintetica ed incisiva, che sappia trasmettere tutta la bellezza di questo libro ed il mio entusiasmo per la sua scoperta.
Vorrei essere capace di spingervi a uscire di casa, recarvi nella prima libreria che incontrerete sul vostro cammino e comprarlo, per poi tornare a casa, sedervi su un divano con una tazza di thè o caffè e leggerlo d’un fiato.
Vorrei, ma non trovo le parole.
Qusto romanzo mi ha lasciato letteralmente senza parole, ieri sera, quando l’ho finito (dopo tre sere di seguito in cui faticavo a staccarmi), esattamente come nel 2005, la prima volta che l’ho letto.
Perchè? Perchè è un concentrato di saggezza e divertimento, umorismo, ironia e tragicità.
Perchè è scritto a quattro voci, quelle dei quattro protagonisti, spesso in forma volutamente sgrammatica e con tante espressioni di dubbia finezza (tradotto: è piano di parolacce) ma è vero e sincero, frasco e rivelatore.
Sembra di esserci davvero, al bar con quei quattro.
E’ la storia di quattro aspiranti suicidi, che nulla hanno in comune se non l’aver avuto l’idea di suicidarci, tutti e quanti contemporaneamente e nello stesso modo.
Non temete: non vi deprimerete, semmai il contrario.
Perchè non c’è nulla di scontato nei dialoghi e nelle riflessioni dei protagonisti, nulla di scontato nella trama della storia.
Perchè immedesimarsi nella altrui infelicità, spesso è la migliore delle terapie.
Secondo me, è il libro perfetto per quei giorni, quei momenti, in cui l’umore è a terra o non riuscite a dormire per le preoccupazioni (non pensate, però, che vi aiuti a prendere sonno!).


“Fino ad allora, buttarsi era sempre stata una scelta teorica, una via di fuga, il gruzzoletto in banca nel caso di vacche magre. E poi all’imporovviso, il gruzzolo è sparito...o meglio, non l’avevamo mai avuto.” (pag. 211).

“E’ forse per la prima volta negli ultimi mesi ho ammesso giustamente una cosa, una cosa che sapevo che era nascosta proprio giù, nei miei visceri, o in un angolo del cervello....insomma, dentro a un posto dove potevo ignorarla. Quello che ho ammesso era: non avevo voglia di suicidarmi perchè odiavo la vita, ma perchè l’amavo. E il nocciolo della questione, per me, è che questo è il sentimento di un sacco di gente che pensa di uccidersi: credo che anche Maureen e Jess e Martin si sentano così. Loro amano la vita, ma gli è andato tutto a culo completo, ed è per quello che li ho incontrati, ed è per quello che non ci siamo ancora divisi. Siamo andati sul tetto perchè non trovavamo anocra la via per tornarci, nella vita, e  ritrovarsi tagliati furoi così...bè, cazzo, capo, è roba che ti distrugge. Quindi non è tanto un gesto di nichilismo, quanto di disperazione. E’ eutanasia, non omicio.” (pag. 264/265).