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mercoledì 2 ottobre 2019

Alla fabbrica e museo del cioccolato con i bambini: la Chocolat Alprose, in Ticino

Alzi la mano l'adulto o il bambino a cui non piace la cioccolata.
Ce ne sono?
A cui non piaccia nessun tipo o marca di cioccolata?
E' possibile?
Si può non andarci pazzi, si può consumare con moderazione, si può riservarla alle occasioni speciali o preferire il gusto salato, però ogni tanto un pezzo di cioccolata o una tazza di cioccolata calda, piace a tutti, no?

E non vuoi visitare CICCOLANDIA o SCHOKOLAND ?

Ebbene, in Canton Ticino (Svizzera) una mattina ho portato i bambini a visitare la CHOCOLAT ALPROSE, la fabbrica di cioccolata della Alprose che si trova a Caslano, sul lago di Lugano.


Si tratta di uno STABILIMENTO PRODUTTIVO in cui, tramite una passerella interna sospesa, si può osservare con calma il processo di creazione del cioccolato, di formazione di tavolette e cioccolatini e l'imballaggio completo del prodotto, leggendo i pannelli esplicativi e guardando, se necessario, i video proiettati negli schermi posti sulla passerella.
Devo dire però che ciò che si puo' osservare dal vivo rende da solo il processo produttivo e di imballaggio facilmente comprensibile anche ai bambini.
All'interno dello stabilimento non si può fotografare ma all'esterno e nell'annesso piccolo museo e spaccio di prodotti, sì. 

Il viaggio nel mondo del cioccolato infatti, per i bambini inizia già all'esterno della struttura, perchè davanti all'ingresso si trovano tre mucche pezzate rosse a grandezza naturale, che hanno subito incuriosito i miei figli.
Poi, passando sotto un piccolo portico carico d'uva, si arriva all'ingresso, dove si trova sia il NEGOZIO, ove è possibile acquistare tutti i prodotti della Alprose, 


comprese confezioni regalo per adulti e bambini, a prezzi competitivi (sia per la Svizzera, che per l'Italia, anche se per gli svizzeri sono proprio prezzi molto bassi, per noi solo ragionevoli).
Accanto, vi è la biglietteria per la visita a stabilimento e museo (5 franchi adulti, 2 franchi bambini dai 7 ai 16 anni, gratuito bambini fino ai sei anni compiuti).


Ad accogliere chi entra, una cascata di cioccolato liquido e un assaggio su un grissino, offerto a grandi e piccini. 


Il MUSEO è costituito da una grande sala con alle pareti la storia del cioccolato, dalla scoperta delle fave di cacao alla creazione del c.d. "cioccolato bianco", nonchè alla fondazione della Chocolat Alprose (1957, per gli amanti delle date), nonchè una parete interattiva


da "toccare" per scoprire le aree di coltivazione del cacao, di importazione delle materie prime necessarie a produrre il cioccolato, di esportazione del prodotto finito, il ciclo produttivo, gli ingredienti ecc.


In centro, macchinari antichi e moderni e, protette da teche, servizi di porcellana e argento per la cioccolata calda.

Infine, contenitori dove annusare le fave di cacao e la frutta secca


La chicca? Gli assaggi liberi dei vari tipi di cioccolato, in contenitori posti nel negozio, così da poter scegliere i propri gusti preferiti.


Il museo è piccolo ma molto interessante e alla portata dei bambini, lo spaccio conveniente, la visita allo stabilimento istruttiva e anche divertente: i miei figli hanno apprezzato soprattutto l'impacchettamento, con tutti quei nastri su cui scorrevano i cioccolatini "nudi" per poi essere avvolti nell'alluminio o nela carta, ripassare sul nastro per lo strato di carta colorata, essere trasportati su "nastri ascensori" e poi mischiati per creare i sacchetti misti, ecc.
Insomma, ne vale la pena, anche come soluzione per un paio d'ore diverse dal solito quando fuori piove o fa freddo.


Attenzione, però: il negozio è aperto anche quando lo stabilimento è chiuso, ovvero il sabato e la domenica, pero' in quel caso non potete visitarlo ed è davvero un peccato.
Quindi abbiate cura di andarci dal lunedi' al venerdì, in orari lavorativi (09.00 - 17.00) e non il weekend o i giorni festivi, se volete visitare il luogo e non solo acquistare cioccolato.

Info utili
Davanti alla fabbrica vi è un'area per il parcheggio dei visitatori, gratuito.
All'ingresso dell'area negozio vi sono i servizi, che noi abbiamo trovato puliti, ed un distributore automatico di bevande. Con il passeggino si può girare la stanza museo e lo spaccio, non la passerella, perchè vi si accede con una rampa di scale.
Però si tratta di una passerella breve, perciò se potete tenere il bimbo in braccio un quarto d'ora, non ci sono ostacoli ad andare con i bimbi piccoli.

Nei dintorni 
In Ticino vi consiglio anche una gita alla cascata Piumogna, a Faido. E' il luogo perfetto per brevi escursioni nella natura, una pausa rinfrescante vicino al torrente, pic nic o anche solo una sosta al grande e bello parco giochi che si trova proprio a fianco della cascata.

* Post NON sponsorizzato

mercoledì 21 novembre 2018

Tra svezzamento "tradizionale" e "auto svezzamento": la mia esperienza con il primogenito ed i gemelli

Premessa: questo post non costituisce e non vuole costituire un consiglio medico o nutrizionale, che peraltro non potrei fornire, non avendone le competenze. Si tratta unicamente del racconto di una esperienza personale. Rivolgetevi al pediatra per ogni vostro dubbio o per consigli.

La fase dello svezzamento è molto temuta dalle mamme, sia al primo figlio che ai successivi, anche se, per quanto mi riguarda, per ragioni in parte diverse.


In primo luogo, lo svezzamento costituisce un primo "allontanamento" del bebè dalla mamma, sia quando il bimbo è allattato al seno, sia quando beve dal biberon latte artificiale o materno.
E non sempre mamma e bambino sono pronti ad affrontare questa tappa, anche se lo svezzamento è sempre un percorso graduale, che non esclude allattamento o biberon complementari.

Per questo, sarebbe meglio aspettare che i bambini dimostrino interesse per il cibo, più che attenersi solo a tabelle o indicazioni del pediatra (queste ultime comunque imprescindibili).

Al primo figlio, per me l'idea dello svezzamento evocava scenari apocalittici di soffocamento, ustioni, dimagrimento ma rappresentava anche il primo passo verso pasti condivisi in famiglia, uscite facilitate da casa anche durante l'orario dei pasti ed una maggiore autonomia del ricciolino.
Solo che non immaginavo quanto sarebbe stato lungo il cammino, nè che cullarlo in braccio dandogli il biberon mi sarebbe mancato tantissimo e tanto meno sapevo quanto il mio adorabile mangione avrebbe sporcato ad ogni pasto, dallo svezzamento in poi (e no, non mica ancora finita con questo aspetto).
Con i gemelli, memore di ciò e molto meno in ansia per la sopravvivenza dei bambini, avrei aspettato ben oltre i sei mesi, se Orsetto non avesse avuto un arresto di crescita e non avesse continuato a rigurgitare e soffrire di reflusso ad ogni poppata, senza che nulla potessero appositi sciroppi o latte con formulazioni specifiche.

A quattro mesi il primo mio figlio scalpitava per assaggiare e i biberon strapieni, sembravano non bastare a saziarlo.
Perciò ho iniziato con frutta omogeneizzata a merenda, in aggiunta al latte, per poi ottenere il via libera della pediatra con i primi brodini vegetali a pranzo ancora prima del sesto mese.
L'idea era quella di procedere come da tabella fornitami, iniziando con il brodo, proseguendo con creme di riso, cereali senza glutine ecc., poi introdurre la prima carne omogeneizzata nei brodi, poi il pesce ecc. ecc., passare le verdure ed infine arrivare ai pezzetti di cibo, introducendo un alimento alla volta per almeno 15 giorni prima di proseguire e tenendo lontani dalla tavola alcuni alimenti fino a dopo i due anni o, alcuni, all'anno.
Insomma, lo "svezzamento tradizionale" (che poi tanto tradizionale forse non è).

Inutile dire che pur con tutti i miei sforzi, di regole ne ho rispettate poche, sentendomi ogni volta maledettamente in colpa.

Ho introdotto un alimento per volta, questo sì, osservando eventuali reazioni allergiche o difficioltà digestive, vista la familiarità con allergie anche alimentari e ho anche sottoposto il ricciolino ha specifiche analisi consigliate dallo specialista, scoprendo in effetti che dovevo introdurre con molta cautela alcuni alimenti (sotto il controllo di allergologa e pediatra).
Anche sul sale e i dolci sono stata molto attenta: niente zuccheri, neanche succhi di frutta, e niente sale aggiunto agli alimenti, fino a dopo i due anni.
Quanto al sale, ancora oggi ne usiamo poco, mentre per gli zuccheri ho ceduto con il tempo ma concedo con parsimonia.

Però ho anche scoperto presto che brodini e creme non facevano per mio figlio: lui voleva cibi di

consistenza più solida, voleva masticare pur non avendo denti! Altrimenti piuttosto non mangiava.
Così io e mio marito ci siamo ridotti quasi subito a mangiare pasta scotta e riso stracotto, carne super cotta e ridotta a pezzettini o passate di verdure "corpose", verdure bollitea pezzi e pesce al vapore, il tutto senza sale, per mangiare con lui.
Solo che, per arrivarci, siamo passati attraverso rifiuti del cibo e, per quel che mi riguarda, preoccupazioni e frustrazione.
Niente di drammatico ma comunque non piacevole.

A ripensarci ora, mi sembra che il percorso fino ad un pasto come quello degli adulti o simile, con il ricciolino sia stato straordinariamente breve, complice anche l'asilo nido e l'imitazione dei bimbi più grandi.
L'Alpmarito, invece, lo ricorda come una lunga faticaccia (LUI!!!!), segno che forse io ho semplicemente rimosso.

Con i gemelli, memore di tale esperienza frustrante, ho deciso di studiarmi per tempo l'affascinante teoria dell'autosvezzamento, leggendo anche uno dei libri che viene considerato la pietra miliare di questo approccio: 
"Io mi svezzo da solo. Dialoghi sullo svezzamento" del pediatra Lucio Piermarini.

Un inno alla spontaneità, alla fiducia nel proprio bambino e nelle sue capacità.
Uno stimolo ad attendere i tempi del bambino ed a mangiare insieme in modo (più) sano per tutti, controllando e correggendo le abitudini alimentari di tutta la famiglia.
Un invito a bandire le paranoie sul fatto che il bambino "non mangi abbastanza" perchè le quantità ci sembrano ridotte rispetto a quelle di un adulto o di un coetaneo.

In questo, io ho l'esempio in casa:
Principessa mangia come non ci fosse un domani ad ogni occasione ma da dopo l'anno rifiuta completamente il latte.
Orsetto spilucca quantitativi sempre inferiori rispetto alla sorella e solo se è cibo di suo gradimento (con gusti che variano dalla sera alla mattina), però in compenso integra con mega biberon a colazione e prima di andare a dormire, ancora adesso che ha 17 mesi.

Insomma, poche semplici regole (ad esempio banditi zucchero e sale aggiunto fino all'anno o anche ai due anni) e spazio ai bambini.
Infatti la filosofia di base, per quel che ho capito io, è che non ci sono alimenti di per sè da bandire fino a momenti predefiniti dello sviluppo perchè altrimenti aumenterebbe il rischio di reazioni allergiche (anche se è sempre preferibile introdurre un alimento nuovo per volta per alcuni giorni  permonitorare eventuali reazioni), poiché non ci sarebbero evidenze scientifiche che lo giustifichino.
Ne' è necessario attenersi a quantitativi predefiniti o a tabelle standard di alimenti, perché le esigenze di ciascun bambino sono diverse e variabili ed è il bambino a dover esprimere i suoi bisogni nutrizionali (ovviamente in modo non verbale), non l'adulto.
Dunque bisogna lasciare che sia il bambino a chiedere cibo e ad assaggiare ed i genitori devono assecondarlo in qualunque occasione, senza insistere se invece smette o non vuole.
L'esempio, ovvero lo stare a tavola con i genitori, è fondamentale.
L'allattamento può proseguire fino a che vogliono mamma e bambino.

Riguardo a quando iniziare, Piermarini suggerisce di aspettare i sei mesi circa e comunque quando il  bambino è incuriosito e dimostra di voler assaggiare il cibo degli adulti e purchè sia pronto per alimenti solidi.
Secondo le varie indicazioni trovate sui libri e confermate dalla pediatra, è arrivato il momento se il bimbo:
1 - sa stare seduto sul seggiolone con la testa e la schiena dritta e non ciondola a destra o sinistra o in avanti;
2 - sa afferrare i pezzetti di alimenti con le mani e cerca di portarseli alla bocca (anche se magari non centra spesso il bersaglio!);
3 - sa deglutire  e non si limita a sputare il cibo o a spingero in fuori con la lingua come se succhiasse.
 Naturalmente, è opportuno sentire prima il parere del pediatra di riferimento.

Detto così suona facile e liberatorio ma, secondo il mio parere, non lo è del tutto.

Perché?  
- lasciare che il bambino decida cosa mangiare e quando è pronto a farlo, significa offrirli una discreta varietà di pietanze sane ad ogni pasto, tra cui possa scegliere e con cui possa sperimentare, stimolando il proprio gusto ed appetito ed abituandosi alle diverse consistenze ed ai diversi sapori.
In altre parole, significa doversi assumere una maggiore responsabilità educativa, scegliendo da soli e con consapevolezza cosa portare in tavola e quando;

- significa anche cucinare, dedicando tempo ed attenzione alla spesa ed alla preparazione dei pasti, rendendoli adatti ai bambini, come consistenza e salubrità, anzichè comprare pastine, creme pronte, omogeneizzati, merende ecc.
Con il rischio, peraltro, di cadere nell'errore di pensare che ciò che è preparato inc asa sia per forza più sano, anche se compriamo materie prime di dubbia origine;

- richiede la collaborazione della cerchia familiare, della baby sitter o del nido che si occupa del bambino al posto dei genitori o con i genitori e che deve adottare lo stesso approccio.
E non è sempre facile. Spesso sono i parenti, educati allo svezzamento "tradizionale" ad opporre più resistenza, mentre paradossalmente il nido, se ha la cucina interna e flessibilità organizzativa, può aiutare.

Il mio primo dubbio, perciò, ha riguardato questi aspetti:
1) come fare a mettere in tavola abbastanza varietà per lasciare che sia il bambino a guidare? E' davvero possibile farlo? Quanto e cosa offrire?
2) dove trovare il tempo e le energie per fare la spesa di prodotti freschi spesso e cucinare tutto o quasi in casa ?
3) al nido o dai nonni come sarebbe andata ?

Ho quindi optato per una via di mezzo tra lo svezzamento tradizionale e l'autosvezzamento, decidendo con il papà di mettere sempre i bimbi a tavola nel seggiolone con noi e lasciare che chiedessero e assaggiassero praticamente di tutto, ridotto a pezzettini ma non passato.
Proporre piatti il più simile possibile ai nostri il prima possibile, osservando le reazioni e naturalmente, sforzandoci di migliorare di nuovo le nostre abitudini a tavola: meno sale, cibi più freschi possibili, mmeno alimenti precotti, preparazioni semplici (ma in questo eravamo già abituati), tanta frutta e verdura ad ogni pasto, ricerca della varietà.

Nello stesso tempo, però, davamo anche da mangiare ai bambini le creme e gli omegeniezzati già pronti, nonchè i vari omogeneizzati di frutta, evitando sempre quelli al formaggio o di verdure, facili da sostituire con preparazioni casalinghe, salvo casi particolari.
Per poi passare a frutta a pezzi, micro bocconi di carne e pesce e pastasciutta appena spuntati i primi dentini o comunque rinforzate le gengive e visto che riuscivano a deglutirli.
Anche perchè portarsi le pappine nelle gite in montagna di questa estate o in spiaggia, non sarebbe stato affatto comodo!!!
Al nido, abbiamo lasciato praticamente carta bianca alle maestre, fidandoci di loro e della cucina.

Sicuramente, però, a me non mi è ancora passata l'ansia del "non mangia abbastanza" ,quando si parla di Orsetto, perchè oggettivamente fatica a prendere peso pur crescendo in salute e il confronto con quanto mangia sua sorella viene inevitabile, cosicchè finisco per insistere sempre troppo, con lui.
E quando salta quasi il pasto perchè non c'è nulla che gli piaccia, mi preoccupo seppur meno di quanto  facessi con il primogenito e meno dei primi mesi di svezzamento.
D'altra parte, nessuno è perfetto, no?!?

Insomma, una applicazione non rigida (e con qualche errore) ci è sembrato un discreto compromesso tra praticità ed autonomia, organizzazione e spontaneità.
L'unica soluzione,d'altronde,  che mi è sembrata praticabile con tre figli, di cui due gemelli da svezzare insieme!

Per dare un'idea dei tempi: entrambi i gemelli hanno iniziato ad assaggiare la frutta, mentre noi mangiavamo, pochi giorni dopo i quattro mesi, semplicemnete succiando spicchi di mela e banane.
Orsetto ha iniziato con la crema di riso (i brodi vegetali non li ho proprio considerati, con i gemelli!) a cinque mesi e mezzo, Principessa non è stata pronta (e non c'erano particolari problemi come con Orsetto per spingerla) fino ai sei mesi e mezzo.
D'altro canto, i primi dentini le sono spuntati quasi due mesi dopo il fratello e con il latte di mamma prima e le aggiunte dopo, cresceva molto bene.
Dagli 11 mesi e mezzo, Principessa mangia da sola con le mani e le posatine (queste ultime senza tanta efficacia) nel piatto e beve dal bicchiere con il beccuccio ma, se aiutata, anche da quello normale.
Non ha mai particolarmente gradito i passati e le creme, come il ricciolino.
Orsetto  è arrivato a mangiare da solo con le manine e bere dal bicchiere con beccuccio a 13 mesi ma al nido, fino ad un mesetto fa, preferiva ancora vellutate, passate o comunque cibo quasi liquido, rifiutando i pezzetti ed i bocconi. Non disdegna comunque il biberon mattino e sera.

Quanto al disastro in cucina, a tavola ed addosso ai bambini ad ogni pasto.....stendiamo un velo pietoso!!!




lunedì 31 ottobre 2016

#Scintille di gioia (nonché "bignami" degli ultimi tempi) n. 5

La settimana appena trascorsa è stata ricca di impegni, pregna di stress e piena di lavoro ma anche di tanti piccoli momenti di soddisfazione e gioia.

Foto Di

Per ricordarli, oggi partecipo all'iniziativa "scintille di gioia" di Silvia.

Ecco le mie scintille:

1. Soddisfazioni sportive. Domenica scorsa ho partecipato ad una gara di corsa di quasi novembre chilometri per beneficienza. Nonostante fossi molto raffreddata, sono riuscita a correre con un tempo molto migliore al mio solito per i primi sei chilometri e, nonostante gli ultimi due, anche a causa di una salita e dell'allegria, abbia dovuto rallentare, sono stata molto soddisfatta di avercela fatta. E poi ho corso con mio padre a fianco per gran parte della gara (era lui a "tirarmi") e condividere una passione con lui mi ha fatto bene.

In palestra di roccia, tra lo scorso venerdì equello appena trascorso, ho chiuso i miei primi boulder verdi della stagione. Probabilmente solo chi arrampica può comprendere ma vi assicuro che vedere che l'impegno costante, seppur limitato ad una volta alla settimana, da i sui frutti, regala una gioia intensa. In più, condivido questi appuntamenti in palestra con l'Alpmarito, il ricciolino biondo, che intanto arrampica a e gioca spensierato, e degli amici. È questo è il massimo

Sempre sul fronte sportivo, i miei tempi nella corsa finalmente migliorano, anche aggiungendo ogni tanto qualche chilometro. Ed è una bella sensazione.

E poi abbiamo pedalato, tutti e tre insieme, in mezzo ai prati e le sterrate, tra le foglie tinte di giallo ed arancione ed i ricci e l'umidità della terra d'autunno, con il sole caldo ad indorare il paesaggio.

2. Gioie materne. Abbiamo riesumato dalla cantina della nonna uno scatolone di Lego "da grandi" appartenuto a me ed ai miei fratelli e io ed il ricciolino biondo abbiamo passato delle ore intense nel ricostruire tante piccole creazioni "vintage". Un ritorno all'infanzia, tra i ricordi, ed un momento di gioco divertente con il mio bambino che mi piace tantissimo (anche perché mi permette di evitare per un po' gli scontri con le macchinine e le battaglie tra supereroi!)

 

3. Piaceri culinari. E' stata una settimana all'insegna del buon cibo e del buon vino. Il che non va tanto bene. Considerando che la linea influisce un po' sulle prestazioni di cui al punto 1 però, ogni tanto, va bene così!

Abbiamo mangiato dei buonissimi pizzoccheri con cavolo e patate al forno da una coppia di amici, innaffiandolo con vino e chiacchiere, ho cucinato e gustato le prime vellutate di zucca della stagione con il ricciolino biondo e sperimentato una vellutata di cavolfiore e patate che ci è piaciuta moltissimo e che rifaremo presto.

Abbiamo partecipato ad un'altra festa di compleanno di un amichetti del ricciolino, tra patatine e piacevoli chiacchiere, ed avuto amici a cena per una bella polenta (con vino e spazzatino, ovviamente).

Insomma, bagordi.

E poi, soprattutto, ho festeggiato il giorno dei morti (seppur in anticipo, visto che oggi è domani io e l'Alpmarito abbiamo anche da lavorare e lui sarà via) in famiglia, con la fantastica e tradizionale zuppa di cavoli di mia nonna!

Un gusto che non si può descrivere!

Ah, quasi dimenticavo: l'Alpmarito è stato con noi un intero fine settimana! Evento che non si verificava più dalle vacanze estive e dunque degno di nota.

E voi? Avete vissuto Scintille di Gioia?

Se volete partecipare, le regole, tratte dal blog di Silvia, sono queste:

Come fare?

1- utilizzando l'hastag #scintilledigioia condividete con una foto su Instagram, Facebook, Twitter e/o un post sul blog tre momenti felici vissuti la settimana precedente;

2-nominate il mio blog e date le istruzioni su come partecipare;

3- invitate chi volete a partecipare a questo bellissimo gioco;

4- inviatemi i vostri momenti felici alla mail fiorellinosn@gmail.com mettendo come oggetto "Scintille di Gioia", in modo che io non me ne perda nemmeno uno!

 

giovedì 15 settembre 2016

Cous Cous zucchine e ceci: Mamma Avvocato in cucina

Terminato il periodo di sperimentazione di una alimentazione senza farine "raffinate", nell'ultimo mese sono tornata a reintrodurre tutti gli alimenti che avevo evitato.
Ormai, però, "il danno era fatto": essere costretta a provare sapori e ingredienti nuovi, ha stimolato la mia voglia di cambiare e sperimentare, anche nell'ottica di offrire al ricciolino biondo una dieta varia (non necessariamente sana ma variare aiuta a equilibrare e dunque evitare grossi scompensi).
Anche perchè il piccolo di casa ha apprezzato molto i piatti preparati con farina di farro, riso, grano saraceno e quinoa!

Così, per la prima volta nella mia vita (giuro!), qualche sera fa ho provato a cucinare il cous cous.
Mi è venuto talmente bene, almeno esteticamente, che mi hanno chiesto la ricetta.
Eccola qui, insieme a qualche consiglio che avrei voluto ricevere io prima di provare!

Ingredienti:
- cous cous
- due cucchiai di olio di oliva per friggere
- tre cucchiai di olio extravergine di oliva per condire a crudo
- cinque zucchine fresche
- una scatola di ceci 

Prima di tutto, per chi non lo sapesse (come me fino a pochi giorni fa), il cous cous non è altro che un insieme di granelli di semola (ossia farina di grano duro) cotti a vapore, usato nella cucina nordafricana e siciliana.
Si compra già precotto e poi si deve cuocere per assorbimento di acqua bollente, dunque la sua preparazione è molto rapida (dai 5 ai 15 minuti a seconda delle marche).
Io ho usato 350 gr. di cuos cous e mi è venuto un intero grilèt (termine piemontese per insalatiera e zuppiera), più che sufficiente per sei persone.
Per prima cosa, "sgranate" il cous cous, ossia versatelo in un grilèt, abbastanza grande da contenerlo anche quando l'acqua lo avrà gonfiato, e usate la forchetta e/o le mani per separare bene i granelli, eventualmente aiutandovi con un pò di olio a crudo.
Questa è la parte che piace anche ai bambini!

Intanto mettete a bollire una pentola d'acqua (o usate il forno a microonde): la proporzione tra cous cous e acqua dovrebbe essere 1:1 ma sul alcune confezioni è riportato 1:2 o 1:3.
Sulla mia, ad esempio, c'era scritto 1:1 ma alla fine ho dovuto fare quasi 1:3. Il mio consiglio è di iniziare con tanta acqua quanto cous cous e poi aggiungerne al bisogno.
Salate l'acqua mentre si scalda, in modo che il sale si sciolga prima di unirla al cous cous.

Versate poi l'acqua caldissima sul cous cous e lasciatelo dai 5 ai 15 minuti, girandolo ogni tanto con la forchetta: l'acqua deve essere assorbita, gonfiando il cous cous, che deve risultare cotto ma non troppo.

Aggiungete il condimento che avete preparato a parte.
Io ho unito due ingredienti letti su diverse ricette online: zucchine e ceci.
In realtà nessuna ricetta li prevedeva insieme ma:
a. i ceci piacciono molto all'Alpmarito e, non essendo dolci, contrastano con il gusto dolce del cous cous;
b. volevo prepare un piatto unico, quindi inserire legumi per le proteine, carboidrati con il cous cous e verdura, con le zucchine;
c. in pratico non avevo altro in casa che piacesse più o meno a tutti!
In realtà, le combinazioni possono essere le più varie, sia tra verdure, verdure e legumi, sia con carne o pesce o, anche, varianti estive con dadini di mozzarella o altri formaggi e prosciutto, pomodorini e olive ecc. Vi consiglio, però, di tener presente il gusto dolce del cous cous. 
Veronica, ad esempio, mi ha suggerito zucchine ed uvetta.

Ho fatto cuocere zucchine, tagliate a rondelle (ma se potete tagliatele a dadini, per una migliore resa estetica del piatto) e ceci in una padella antiaderente con olio d'oliva (io non posso usare arachide e semi vari e devo limitare l'olio di girasole).
Poi li ho uniti al cous cous, insieme a tre cucchiai di olio extravergine d'oliva.

Et voilà!



Per essere il mio primo esperimento, non male!
Si può mangiare sia caldo, sia freddo, anche in base agli ingredienti.

N.B. Piccola nota lessicale. Ho scritto cous cous, che è il termine francese per indicare l'alimento, perchè dove vivo è il termine più utilizzato. In italiano, invece, dovrebbe essere cuscus.





sabato 25 giugno 2016

Mamma Avvocato in cucina: biscotti con sola farina di riso

Le allergie e la dieta che mi ha fatto "sperimentare" l'allergologa mi hanno costretto ad ingegnarmi in cucina per non morire di fame o rimanere con il conto in rosso.
Così, dopo il pane, ho imparato anche a farmi i biscotti con sola farina di riso (che dunque dovrebbero essere senza glutine e pertanto adatta ai celiaci, sempre che non ci siano contaminazioni).

La ricetta da cui sono partita è de: "La cucina delle streghe" e la trovate qui, tra l'altro con foto molto invitanti dei biscottini!
Peraltro, quella indicata sulle confezioni di farina di riso a marchio "Conad" è praticamente indentica,  a quella del sito indicato.

Io l'ho modificata togliendo la vanillina (perchè mia madre non può mangiarla) e la scorza di limone (essendo allergica anche agli agrumi) e ve la spiego in modo più semplice possibile, come piace a me!

Ingredienti:

175 gr di farina di riso
1 uovo
70 gr di zucchero
70 gr di burro
1 cucchiaino o mezza bustina di lievito per dolci (io uso quello istantaneo)

Ammorbidite il burro lasciandolo a temperatura ambiente o usando il microonde, in funzione scongelamento o al minimo di potenza, così da non rischiare di fonderlo o bruciarlo.
Poi lavoratelo in una ciotola (io vi consiglio la bastardella in acciaio inox) con lo zucchero, fino ad avere un composto quasi schiumoso.



Unite l'uovo e mescolate bene, poi aggiungete la farina ed il lievito.
Io ho fatto lavorare il ricciolino che, a differenza di me, adora pasticciare in cucina ed impastare!

Impastate bene con  il cucchiaio fino a che l'impatto non inizia a raggrupparci ed a staccarsi dalla ciotola.
Lavorate la vostra "palla" con le mani infarinate poi, quando è morbida e compatta, avvolgetela in una pellicola trasparente e lasciatela in frigo per almeno mezz'ora (ma non più di un'ora, altrimenti comincia a "spezzettarsi").



Quindi tiratela fuori, togliete la pellicola e stendetela sul piano di lavoro (infarinato!) con le mani o, se preferite, con un mattarello già infarinato.


E' meglio che non sia troppo sottile, altrimenti i biscotti si rompono sollevandoli per metterli sulla tegli e, cuocendo, si seccano o bruciano.
Un pò più piccoli e alti, inoltre, da cotti saranno più morbidi e friabili.



Usate gli stampini da biscotti o un bicchiere con i bordi sciaquati in acqua fredda per "tagliare" i biscotti, poi infornate  a circa 170-180 gradi per 10-15 minuti o poco più.
Se volete, cospargeteli con zucchero a velo, cacao amaro in polvere o granelli di zucchero di canna.
Buon appetito!




A noi la prima volta sono venuti circa 15 biscotti grandi ma, avendo notato che erano più buoni quelli rimasti più spessi (non troppo però!), la volta successiva abbiamo steso meno la pasta e usato formine più piccole, ricavandone  25 biscottini morbidosi, che sono buoni anche inzuppati nel latte o nel caffè!




Per conservarli - sempre che ve ne avanzino dopo gli assaggi dei famigliari - vi consiglio di metterli in un recipiente di vetro con il coperchio in gomma (per intenderci, un tupperware ma di vetro, perchè la plastica in cucina sarebbe meglio evitarla sempre e comunque inquina più del vetro).

Io ho mangiato gli ultimi dopo cinque giorni ed erano ancora perfetti!






mercoledì 15 giugno 2016

Mamma avvocato in cucina: pane di farina Kamut e grano saraceno (o solo Kamut)

Ieri vi ho parlato della svolta impressa, per ora temporaneamente, alla mia alimentazione.
Sempre ieri, tra l'altro, ho sgarrato per la prima volta: ho mangiato un cono gelato compreso di cialda! A mia discolpa posso dire che ero a digiuno dalla sera prima e avevo saltato colazione e pranzo. Quando finalmente ho potuto mangiare, alle tre e mezza del pomeriggio, nei due bar vicini (ero ad un'ora e mezza di auto da casa) ho trovato solo il cono: tutti gli altri alimenti e gelati avevo ingredienti a cui sono allergica seriamente! Ora, però, tornerò a fare la seria!
Ingredienti
500 grammi di farina di grano Khorasan Kamut
100 grammi di farina di grano saraceno
(Se volete, però, potete usare 600 grammi di farina Kamut o cambiare un po' le proporzioni, anche se vi consiglio prevalenza di Kamut, che lievita di più)
4 cucchiai di olio (io uso extravergine di oliva)
1/2 o 1 cucchiaino di sale grosso
400 ml di acqua tiepida o anche meno (poi vi spiego)
1/2 bustina di lievito di birra da 25 grammi o comunque sui 10-15 grammi
1 cucchiaino di zucchero
1/2 bicchiere di acqua tiepida (più calda che fredda)

Per prima cosa, preparare il lievito di birra. Io la prima volta non ho letto con attenzione e, convinta che fosse lievito istantaneo, l'ho usato senza alcuna preparazuine, peraltro nella macchina del pane. Non solo è venuto un grumo non coeso e acidulo, ma poi ho avuto mal di stomaco per tutta la notte. Io, però, sono un caso patologico di imbranataggine in cucina!

Dunque voi fate così: scegliete la mezza bustina di lievito in un mezzo bicchiere di acqua tiepida o caldina, aggiungete un cucchiaino di zucchero, poi girate con il cucchiaino per qualche minuto (fino a che il lievito non è più a grumi), infine lasciate fermo il bicchiere fino a che si formerà la schiuma (dall'inconfondibile e gradevole odore di birra, però calda!). La prima volta io ho aspettato solo cinque minuti e la schiumetta era appena accennata, la seconda l'ho lasciato 20 minuti e la schiuma era così tanta che è fuoriuscita, però il lievito ha funzionato alla perfezione comunque.


Ora disponete la farina su un piano infarinato, facendo un vulcano: bordi alti circolari e un buco al centro, quello che le ricette chiamano "a fontana".
Versate il bicchiere di lievito di birra al centro del vulcano, seguito dal sale grosso e poi dai 4 cucchiai di olio.


Iniziate ad impastare, con le mani già infarinate.
Per i principianti, sappiate che all'inizio vi sembrerà impossibile formare una palla, voi però credeteci e aggiungete piano piano un po' dell'acqua tiepida (non troppa, poco per volta!), continuando a lavorare.
Inizieranno a legarsi gli ingredienti. Se vi accorgete che rimane troppo bagnata, infarinate il piano e usate tale farina per rapprendere un po' la forma. Se invece lega troppo poco, aggiungete acqua.
Io ho scoperto (lo so, per alcuni sarà scontato, per me e' una novità), che la quantità di acqua occorrente cambia in base all'umidita dell'aria ed ai giorni. A volte l'ho usata tutta, altre poco più della metà!
Ottenuta una palla morbida ma compatta, mettetela su una teglia (la stessa che poi userete per infornare, così evitate di sporcare altri contenitori), con sotto la carta forno infarinata


Coprite con un panno e lasciate lievitare fino a che non raddoppia, o quasi, le sue dimensioni. In pieno sole, quando c'è stato in questi giorni, sono bastati 45 minuti, in casa quando fuori pioveva o era nuvolo, ci sono voluti 1 ora e un quarto.
Lavorate di nuovo un po' la palla, poi riponetela di nuovo a lievitare per altrettanto tempo.

D'estate, se dopo la prima ora l'impasto ha già triplicato o quasi le sue dimensioni, potete anche infornare direttamente, senza la seconda lavorazione e lievitazione.

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Preriscaldate il forno a 200 gradi.
Poi, prima di infornare, dividete la palla in pagnotte o datele la forma desiderata, lavorandola con le dita.


Infornate per 20-25 minuti, controllando che sia cotto: dalla doratura sopra e provando a bucarlo con uno stuzzicadenti, possibilmente alzando il pane e infilandolo nel centro del lato inferiore. Se togliendo lo stuzzicadenti non rimane nulla attaccato, il pane e' pronto!

 
Molto dorato e proporzioni Kamut/grano saraceno - 400/100 grammi.




N.b. Il pane, che sia di Kamut, di grano saraceno o misto dei due, risulterà buono ma insipido. Io ho provato ad aggiungere un po' più di sale ma senza risultato. E' proprio la farina ad essere così, credo, visto che anche facendo la pasta di grano Khorasan Kamut e salando molto l'acqua, il risultato non è cambiato di molto. Di buono c'è che non coprirà i sapori del companatico!


 
Poco dorato e quasi interamente farina di grano Khorasan Kamut

Se volete conservare il pane per più giorni, vi consiglio di avvolgerlo in un panno, ad esempio, uno strofinaccio, oppure di metterlo in una busta di carta. Niente plastica che, oltre ad inquinare, lo fa ammuffire (provato sulla mia pelle!)
Buon appetito!!!

martedì 14 giugno 2016

Novità in tema allergie e alimentazione

A fine maggio la mia allergologa ha lanciato un esperimento: mi ha chiesto di evitare per un mese alcune delle farine  appartenenti alle famiglie delle graminacee ed, in particolare, quelle "raffinate" ed il frumento, sostituendole con farina di riso, grano saraceno, farro, grano kamut, patate, quinoa, amaranto, tef e chia.
Gli ultimi tre non li avevo mai sentiti neppure nominare e comunque il tef non l'ho trovato in nessun negozio della zona, l'amaranto  costava qualcosa come 30 euro al kg (perciò ne faccio anche a meno, grazie) e sulla confezione della chia, trovata solo in semi ed a caro prezzo  vi era indicato di consumarne massimo 1 cucchiaio al giorno, perciò ho lasciato perdere, in quanto non mi avrebbe certo sfamato!

In pratica, l'allergologa mi ha vietato: grano/frumento, mais, avena, orzo, miglio, segale e tutti gli alimenti derivati di tali farine.



Mi sono ritrovata, quindi, a dover cambiare completamente alimentazione da un giorno all'altro.
Al momento, dopo poco più di quindici giorni, posso affermare che le differenze che ho riscontrato sono una impennata dei costi della spesa alimentare, poichè tali prodotti sono carissimi, la diminuzione del mio tempo libero, perchè mi tocca cucinare più spesso e alimenti che prima compravo già pronti, ed un peggioramento della mia vita sociale.
Sul fronte salute, ho avuto solo maggiori difficioltà digestive, per smaltire questo improvviso surplus di fibre e proteine!

Non so, pertanto, se l'esperimento si ripeterà.

Ci sono, comunque, anche dei lati positivi:
-  ho conosciuto alimenti nuovi (la quinoa, ad esempio, a parte il piccolo particolare del suo costo spropositato, non è affatto male) e ho introdotto una decisa variazione nella mia alimentazione ma anche in quella del ricciolino, che ha mostrato di apprezzare molto il grano saraceno misto al riso, il farro e la pasta di farro e la pasta con grano Kamut.
Certamente la nostra salute in questo ci ha guadagnato;

- sono stata costretta a cucinare di più, soprattutto alimenti che mai avrei pensato di produrre in casa, come il pane, coinvolgendo anche mio figlio nella preparazione;

- ho imparato qualche nozione in più, che non fa mai male, anche se non mi è del tutto chiara la storia per cui, essendo farro, grano Kamut, avenae riso comunque appartenenti alla famiglia delle graminacee, vengano comunque considerate meno pericolose per le allergie, in quanto contenenti proteine "vecchie" più digeribili. Mi sa che mi mancano nozioni di biologia molecolare!

In sintesi, non tutto il male viene per nuocere.

Nei prossimi giorni vi indicherò qualche ricetta, provata e riuscita, ovviamente!

giovedì 5 maggio 2016

Vivere con l'allergia

Ho scoperto di soffrire di allergie quando, in pratica, ero già adulta.
Forse perchè per via della naturale evoluzione del mio "cammino allergico".
Forse perchè qualche altro fattore ha agito da agente scatenante di allergie dormienti.
Non lo so.
So, però, che vivere con l'allergia, non è sempre semplice.
Soprattutto se, come nel mio caso, si hanno allergie ai pollini che coprono tutte e quattro le stagioni, più allergie a metalli e acari e reazioni crociate con gli alimenti.

Non ne faccio un dramma.
So benissimo che esistono problemi ben peggiori e malattie ben più gravi.
Non mi sento "malata" e, anche quando sono i medici a chiedermi se soffro di qualche patologia e se sono in salute, rispondo sempre senza esitazioni che sto bene e non soffro di nulla.
Perchè è così che mi sento e sono sempre restia a confessare che, però, ho una serie di allergie.


Lo scorso anno mi ero messa in testa di provare a fare almeno una gara di corsa, così ho prenotato l'esame di medicina sportiva.
Al termine, i medici mi hanno detto che stavo benissimoe io ho gongolato.
Poi, però, hanno aggiunto: però, mi raccomando, corra sempre e solo con il Ventolin in tasca.

Ora, a distanza di tempo, mi rendo conto di come siano cambiati alcuni aspetti della mia vita, a causa delle allergie.
Nulla di drammatico. 
Sono fortunata: non ho mai dovuto smettere completamente di praticare sport all'aria aperta, non ho più problemi ad andare in montagna, non ho subito limitazioni gravi e, soprattutto, per il momento pare che non rischi un vero e proprio schok anafilattico.

Tuttavia:
- giro con il Ventolin in tasca o in borsa e con una siringa e fiala di cortisone in auto o nello zaino; devo farmi fare un certificato medico ad hoc per i farmaci ogni volta che prendo un aereo (a parte il fatto che sino ad ora nessuno mi ha mai controllato, ma questo è un altro discorso). Io, che prima al massimo mi portavo una pastiglia di antidolorifico per il mal di testa e una fialetta di lacrime artificiali;
- assumo antistaminici dai 365 giorni all'anno a 2/3 dell'anno, a seconda dell'evolversi del clima e quindi delle fioriture; spesso vi associo uno spray nasale, talvolta spray corticosteroidi o simili;
- devo tenere sotto controllo le oscillazioni di fame e di peso che alcuni di questi spray mi provocano, senza considerare il sonno da antistaminico;
- devo variare periodicamente il tipo di antistaminico, perchè dopo un pò subentra l'assuefazione. Con tutti gli incovenienti e i rischi connessi alle variazioni.
E vale pure con gli antibiotici, poichè il medico tende a prescrivermi sempre lo stesso per non rischiare;
- devo fare visite di controllo e talvolta esami con una certa periodicità;
- devo fare i conti con il fiato corto a periodi, con la dermatite, con l'irritazione oculare, con il naso spesso tappato, la vulnerabilità ad infezioni respiratorie.

Queste, però, sono bazzecole rispetto a quelle con cui si confrontano persone con malattie diverse / più serie e, comunque, sono comuni più o meno a tutti coloro che soffrono di allergie.

Quello che davvero mi pesa nella vita quotidiana sono le restrizioni alimentari e le psservazioni talvolta ingenue, a volte malevole.

Non è facile decidere di uscire a cena: i menù fissi sono da scartare a priori e, anche nel menù à la carte, devo subissare di domande i camerieri e, comunque, correre il rischio, perchè non tutti ti prendono sul serio.
Non mi piace passare per rompiballe.
Mi rendo conto di non poter dare spazio più di tanto alla fantasia nei menù, quando invito gli amici a cena.
E, soprattutto, mi dispiace dover dire ai padroni di casa che non posso mangiare questo o quello perchè c'è l'uno o l'altro alimento.  mi sembra di imparazzare e deludere e non è bello.
Tanto più che siccome le mie non sono "allergie alimentari" ma è una sindrome orale allergica nella quale le reazioni agli alimenti non sono costanti e continue ma variano, ho difficoltà io stessa a raccapezzarmi.
Non posso seguire praticamente nessuna dieta o ricetta standard.
Non è facile viaggiare all'estero a cuor leggero e, di certo, devo evitare i ristoranti esotici (già il cinese o il giapponese sono al di fuori delle mie possibilità).

Ci sono giorni in cui mi pesa più di altri.
In cui farei qualunque cosa per poter mangiare una coppetta di fragole con la certezza di non stare male, per poter gustare di nuovo una pesca noce o una susina.
Ci sono giorni in cui sogno la classica pizza margherita.
Giorni in cui vorrei comprare una crema per il viso/il corpo senza preoccuparmi prima di testarla e senza leggere con attenzione l'etichetta.
Giorni in cui vorrei poter indossare orecchini di argento o di qualche lega o quelli che chiamano, quasi a prendere in giro, "anallergici" (rispetto a queli allergie?)

Soprattutto, però, ci sono giorni in cui proprio non sopporto un familiare che in quanto tale, anche se non strettissimo, dovrebbe ormai conoscermi, e che invece passa il tempo a domandarmi:  "Non so se c'è qualcosa che puoi mangiare qui", "sapete, con lei non si mai come fare, non può mangiare niente", "ho dovuto cucinare senza questo, quello, quell'altro per colpa sua quindi non sarà molto buono", "non mi ricordo mai, questo lo puoi mangiare"? E via così.

Giorni in cui all'ennesimo: "Non è possibile che basti un morso per farti stare male!La soglia deve essere maggiore", mi viene da rispondere in modo molto maleducato.

Giorni in cui non ho voglia di giustificarmi.
Giorni in cui sono arci stufa di dover andare dal medico di base (con relative attese e tempo perso) almeno una volta al mese solo per farmi prescrivere sempre lo stesso antistaminico, perchè più di due scatole per volta non si può.
Giorni in cui mi deprimo a spendere in farmacia più di quanto spendo dal macellaio.

Giorni in cui vorrei poter prenotare un esame medico già di per sè non facile,  semza ulteriori preoccupazioni, senza dover prima consultare l'allergologa e scoprire che prima di farlo devo attenermi ad un certo protocollo e assumere dei farmaci ad hoc, così da minimizzare il rischio.
Prima di chiedermi se posso davvero fidarmi della sanità, dal momento che il medico che mi ha prescritto l'esame, seppur informato del fatto che fossi un soggetto allergico, si è limitato ad un: "Magari può sentire la sua allergologo. Se ritiene, eh". 

E poi.
Poi vado a prendere mio figlio dopo un pomeriggio di giochi al sole: il visetto con le guanciotte rosse e le pustoline, le manine con una sorta di sfogo, le braccia che prudono, il naso colante e gli occhietti rossi .  
E prego il fato che il suo cammino allergico cambi direzione al più presto o, se non altro, che sia possibile iniziare con i vaccini da bambino, per frenarlo subito, perchè nulla di quanto sopra lo riguardi.

Ci sono giorni in cui penso solo: "A me qualunque cosa, a lui no, però!"







lunedì 7 marzo 2016

Mamma avvocato in cucina: salame di cioccolato (nonchè aggiornamenti dal fronte salute)

Nelle ultime due settimane, i virus/batteri l'hanno fatta da padrona in casa nostra.
Il ricciolino si è ammalato quando i suoi compagni di scuola stavano guarendo, dopo aver strenuamente resistito a tre settimane di contatto con piccoli untori (senza alcuna colpa, poveretti).
A parte i problemi logistici e il dispiacere di vederlo malato, comunque, nulla di grave: ho sempre pensato che quando si tratta di malattie "normali", affrontarle e sconfiggerle aiuti a crescere e irrobustirsi.

Peccato solo che lui se la sia cavata con due giorni di febbre, un gran raffreddore e tanta stanchezza, mentre io, ovviamente, mi trascino da una settimana e da due giorni sono pure completamente afona.
Che, capirete, per un avvocato non è proprio il massimo.

Solo l'Alpmarito è riuscito a sfuggire all'influenza (forse perchè sta pochissimo in casa?) e ora gongola per il relativo silenzio che pervade la casa !!!

Comunque, per far tornare l'appetito al ricciolino e intrattenerlo, abbiamo preparato il SALAME DI CIOCCOLATO con la ricetta del quaderno preparato lo scorso anno alla scuola materna, quando il filo conduttore dell'attività didattica era il cibo.

Ecco gli ingredienti e la preparazione, che abbiamo seguito passo a passo.


Come biscotti, abbiamo usato gli Oro Saiwa, quale cacao, quello amaro come da ricetta, a differenza dell'esperimento dello scorso anno, in cui avevamo deciso di utilizzare il cioccolato avanzato delle uova di Pasqua, con risultati non proprio entuasiastici, sia come consistenza (troppo molle e appiccicoso) che come sapore (era cioccolato al latte e il salame è risultato troppo dolce per i nostri gusti).

Io pensavo fosse più complesso, invece è proprio semplice e relativamente veloce e, in più, non serve accendere il forno: così si risparmiano energia e tempo!



La resa non è stata perfetta dal punto di vista della forma del salamino (anzi, salamone, come lo ha ribattezzato il ricciolino biondo), ma il gusto era ottimo...tanto che è durato un giorno solo!!!

Eh già, gli uomini di casa se lo sono sbaffato tra merenda, dopo cena e colazione della mattina dopo.



Mentre a me ne è rimasta solo una fettina sottile !!


Che ne dite? Lo preparate anche voi con i vostri figli?Se sì, la vostra ricetta è più o meno la stessa ?

mercoledì 30 dicembre 2015

Il Natale che è stato

Le feste sono ancora in corso ma il tanto atteso Natale e' già trascorso.
Come ogni anno, mi sorprendo per quanto sembri lunga ed intensa l'attesa, numerosi i preparativi, enormi le aspettative e poi, invece, il Natale trascorra così in fretta.
Per me Natale è sempre la Vigilia, con il suo cenone a casa dei miei, che lo scorso anno mi è mancato molto e quest'anno, invece, mi sono goduta, anche se non c'eravamo tutti.
Questa, però, è una realtà a cui mi sto lentamente abituando e, d'altro canto, tutti noi ci destreggiamo tra desideri e doveri e bisogna fare delle scelte, alla fine.
La tavola sfarzosa della Vigilia, il menù ricco e buono, che non sono mai riuscita ad onorare per intero, perché dopo svariati antipasti ed il primo, al massimo assaggio il contorno, non c'è più spazio per la carne.
Prima della cena, c'è stata una mattinata a preparare ancora biscottini natalizi, tante telefonate di auguri fatte ad amici e parenti e una visita ad un amichetti del ricciolino, per giocare un po'.
Dopo, c'è stato il gioco da tavolo, con la tombola sostituita dal memore delle tartarughe ninja, i balli e l'arrivo di Babbo Natale.
L'emozione, la felicità ed il sorriso del piccoletto di casa e' qualcosa che non so descrivere ma che tutti i genitori conoscono bene. Io, questa volta, ho vissuto il momento e trascurato la macchina fotografica.
Casa nostra e' stata invasa dai supereroi, dalle loro armi speciali, dalla loro versione Lego, ma anche da libri ..tutti prontamente e ripetutamente fotografati dal ricciolino biondo, ormai fotografo professionista!
Il giorno di Natale e Santo Stefano sono stati un tripudio di spacchettamenti, spostamenti da una casa all'altra, brindisi, chiacchiere, giochi (Risiko, il mitico Risiko a cui non ho mai vinto in ventitreenni di tentativi).
E mentre fuori non si scorgeva traccia di neve,
Foto del ricciolino biondo
..noi mangiavamo, mangiavamo, mangiavamo.
Sempre, rigorosamente, in numerosa e affettuosa compagnia.
Quella pubblicità che dice che il cibo, per gli italiani, non è soltanto cibo, l'avete presente?
Ecco, appunto.
Non pago di cotanta beltà, il ricciolino biondo ha continuato a fare colazione e merenda a suon di fette di pandoro.
E, se ve lo state chiedendo, no, non abbiamo ancora chiuso i festeggiamenti, perché dopo il parentado, ci sono gli amici, da invitare a cena, per il the', da cui andare a mangiare una pizza o un dolcetto... sempre che il mio stomaco sopravviva, ovviamente!
Voi, come avete trascorso il Natale? Anche voi mangiate così tanto?!?