giovedì 28 aprile 2016

Educhiamo......in bilico su una slickline, fra euforia e paura


Educare: il compito, la responsabilità e il privilegio di ogni genitore.

Un compito, un dovere, un onere. Perchè educare costa fatica, fisica e mentale.
Non si può "lasciar passare" perchè si è stanchi, bisogna trovare sempre (o quasi) la forza di correggere, spiegare, insegnare, suggerire, reguardire, sgridare.

Non si possono allentare troppo i nostri freni inibitori, lasciare che rabbia, frustrazione o dolore prendano spesso il sopravvento, perchè l'esempio vale più di mille parole.

Tutto questo costa fatica, a volte anche vergogna ed umiliazione, perchè gli  altri sono tutti lì a guardarti e giudicarti come genitore e come persona  (e non importa se non è vero, perchè a te sembra che siano tutti lì per quello).
Tutto questo costa impegno, studio, dedizione.
Leggiamo manuali, articoli, linee guida, pareri di esperti, andiamo a conferenze, ci conforntiamo con altre mamme, con gli educatori,  con i nostri genitori, con gli amici. E poi cerchiamo di mettere in pratica, adattando i consigli alla realtà quotidiana.

Una responsabilità: c'è la scuola, ci sono i circoli sportivi, gli istituti musicali, le colonie/centri estivi, i parenti ecc., però sono i genitori in primis ad essere responsabili della condotta dei propri figli, giuridicamente, economicamente e, soprattutto, moralmente.

Una responsabilità, non esclusiva ma certo condivisa, che rimarrà sulle nostre spalle sempre, anche quando saranno adulti.
Perchè il tipo di persone che diventeranno dipenderà anche dal tipo di genitori che siamo stati.
Non solo da quello, sicruamente non  totalmente da quello, forse neppure per la maggior parte da quello, ma almeno in parte sì.

Un privilegio: abbiamo la possibilità di trasmettere a qualcuno i  nostri valori, le nostre idee, i nostri insegnamenti, di correggere i nostri errori e quelli dei nostri genitori, di aiutare nostro figlio a diventare una persona migliore, anche migliore di noi, a diventare un adulto libero, felice, consapevole, buono.
E non mi pare poco. 

Non dovrebbe stupirci, allora, che educare sia così difficile.

Io, però, ogni giorno ne rimango sopresa.

E' come camminare su una slickline, in bilico fra l'euforia e la paura, fra libri, consigli e guru dell'educazione e la saggezza popolare, fra il cuore e la ragione, fra il troppo ed il troppo poco, fra la presenza e l'assenza consapevole, fra l'offerta di stimoli e la sovrastimolazione, alla continua ricerca di un equilibrio.


Immagine dal web. Mamma avvocato è a disposizione dell'autore per eventuali richieste di cancellazione

Tutti noi, credo, vorremmo un figlio che sicuro di sè, capace di fronteggiare le difficoltà, di digerire le sconfitte e di lottare per i propri sogni,  che sappia godere dei successi raggiunti ma che non ami sopraffare nessuno e non diventi egocentrico, rispettoso di se stesso e degli altri, in grado di comprendere il valore delle cose ma non loro schiavo, con un sistema di valori solido ecc. ecc. ecc.

Eppure.

Se si loda troppo, si rischia di crescere un figlio egocentrico, saccente e incapace di ammettere i propri errori e vedere i propri limiti,
se si loda troppo poco, si rischia di crescere un figlio insicuro, fragile, senza il coraggio di inseguire i propri obiettivi,
se si pongono troppi limiti e troppe regole, si rischia di soffocare la sua personalità e creatività, di farne un frustrato, succube ed infelice oppure, al contrario, un ribelle anarchico,
se non si pongono limiti, regole e divieti a sufficienza, si rischia di farne una persona perennemente insoddisfatta, incapace di empatia e asociale,
se si stimola troppo, si rischia di renderlo un bambino infelice, stanco, iperattivo, incapace di attenzione e concentrazione,
se si stimola troppo poco, è in agguato l'apatia, si compromette lo sviluppo del cervello e la crescita corretta del corpo, si tolgono opportunità,
se si coccola troppo e si aiuta troppo, si soffoca e si rende il figlio insicuro e dipendente,
se lo si fa troppo poco, il rischio è nuovamente l'insicurezza, la paura, l'incapacità,
e così via.

La paura di sbagliare e il senso di colpa per una occasione di felicità momentaneamente negata, per quel visetto contratto sull'orlo delle lacrime, sono sempre dietro l'angolo, come la stanchezza.

Quando, però, a distanza di tempo improvvisamente tuo figlio ti sorprende con un gesto o un comportamento spontaneo, che dimostra che quei limiti, quelle regole, le ha interiorizzate...
quando, a distanza di tempo, improvvisamente tuo figlio ti chiama per guardare un fiore o un palazzo e ti dice: "Vedi mamma, come è bello questo o questo?"..
quando offre i suoi giochi ad una amichetta, divide la merenda con i compagni, propone di spegnere i cartoni e di stare a tavola tutti insieme, a chiaccherare...
quando vede immagini di morte e distruzione in tv e disegna un cannone che spara solo fiori...
quando ti chiede di andare a trovare un'altra persona che sa essere ammalata "perchè così è contenta, al parco possiamo andare un'altra volta"....
quando saluta con un sorriso chi incrocia per strada...
quando sgrida un adulto che ha posteggiato in un parcheggio riservato ai portatori di handicap dicendogli che è veramente cattivo fare così, perchè se si hanno le gambe che funzionano bisogna essere felici e camminare...
quando perde e dice "non importa, però adesso mi alleno mamma e la prossima volta vincio io"...
quando preferisce un giro in bicicletta con te, al cinema, un corsa nei prati, ai giochi sul tablet, un libro nel lettone, ai cartoni...

quando tutto questo succede, allora sai che vale la pena di sopportare pianti, capricci, "mamma non ti voglio, sei cattiva" e visetti tristi,  perchè ti accorgi che, in fondo, pur con tutti i tuoi limiti, le tue imperfezioni, le tue cadute e sfuriate, stai seminando bene.
E un giorno, se all'impegno si aggiungerà un pizzico di fortuna, forse raccoglierai bene.
Altrimenti, avrai almeno la consapevolezza di averci messo tutto l'impegno e l'amore del mondo.

Perchè educare è un atto d'amore verso i nostri figli e verso la società intera.