mercoledì 22 giugno 2016

Contemplando l'INFINI*TO

INFINI*TO è il nome del Planetario di Torino, ovvero il Museo dell'Astronomia e dello Spazio.


In realtà, il museo si trova nel Comune di Pino Torinese, a circa 10 km dal centro di Torino, sulla verde collina retrostante la città, dove l’antico Osservatorio di Torino (inaugurato nel 1790 ed originariamente sito nel centro di Torino), si è trasferito nel 1912.
Il mezzo più comodo per raggiungerlo è senz'altro l'auto, anche perchè è dotato di ampio parcheggio libero (non fermatevi al primo cancello, proseguite fino ad arrivare al secondo), tuttavia c'è anche la possibilità di arrivare in autobus dalla città.

In occasione della nostra prima visita, quando il ricciolino ancora non c'era, era in funzione una bella cabinovia che portava in cima dal parcheggio sottostante, percorrendo poi un sentiero con i cartelli illustrativi dei pianeti del Sistema Solare posti a distanza in scala. Purtroppo, pare che con le ultime alluvioni abbiamo avuto dei crolli e ora tale possibilità di accesso non esiste più.
In ogni caso, il Planetario è stato restaurato ed ingrandito nel 2014.
Infatti, la prima volta che ci siamo stati con il ricciolino, in compagnia di una amica blogger e del loro patato (qui trovate il post di Francesca Patatofriendly, con info pratiche), uno dei piani era in rifacimento.

Oggi comprende tre piani (con caffetteria e servizi igienici  al piano intermedio ed ascensore interno), intitolati "Visibile ed Invisibile", "Le mani sulla scienza" e "L'universo che fugge".
In centro, è collocata la sfera che racchiude la sala del Planetario, a rappresentare una stella supergigante rossa, mentre il cono di cristalli che attraversa i tre piani dovrebbe riprodurre il getto astrofisico di un buco nero, posto all'ultimo piano del museo.

Il bello della struttura è che tutte le installazioni sono moderne e interattive, con tanti "giochi" ed "esperimenti" che consentono di "toccare con mano" le nozioni spiegate, peraltro in modo abbastanza chiaro, dai cartelli esplicativi, rendendo più semplice comprendere sia agli adulti che ai bambini.
Inoltre, non vi è nulla di particolarmente fragile, quindi i piccoli visitatori potranno sbizzarrirsi a provare e schiacciare tasti!


Viaggiando con i bambini, può essere preferibile visitare il museo il primo weekend di ogni mese, in cui vengono organizzate attività, spettacoli e visite, divise per fasce di età consigliata, appositamente studiate per le famiglie.
Qui trovate i programmi e le info.
Attenzione, però: per partecipare è necessario un ulteriore biglietto, spesso abbinato allo spettacolo nel planetario (anch'esso con biglietto a parte).






Noi nel corso della nostra ultima visita abbiamo assistito allo spettacolo "Lo Zodiaco", dedicato alla scoperta dei pianeti ed ai segni zodiacali, dopo il quale il ricciolino ha partecipato con il papà al laboratorio abbinato "Il Sole e lo Zodiaco".
Quest'ultimo era rivolti a bimbi dai 5 ai 7 anni (ed è durato un'oretta), mentre lo spettacolo era consigliato dai 5 anni.


Il laboratorio era adatto all'età dei piccoli, mentre dello spettacolo il ricciolino e la sua amichetta coetanea hanno compreso pochino.
I bambini hanno però apprezzato l'atmosfera, le immagini e la sensazione di viaggiare nello spazio, perciò è stata comunque un'occasione molto gradita, come essere "al cinema" per loro!
 In passato noi avevamo visto uno spettacolo dedicato alla scoperta delle caratteristiche dei pianeti del Sistema Solare, "Il circo dei pianeti", sicuramente più interessante per gli adulti ma accattivante anche per i bimbi grandicelli.
 p.s. Se i bimbi sono piccoli e/o hanno paura del buio, tenete presente che la sala circolare viene completamente oscurata durante gli spettacoli...

Tra le installazioni, quella dedicata ai vari tipi di raggi e lo schermo che misura il calore emesso da corpi ed oggetti ...



 ...una sorta di navicella spaziale che simula un viaggio, come un videogioco, e le poltrone con sensore di movimento che permettono di muovere il menù degli schermi che forniscono  le spiegazioni, nonchè la bicicletta che permette di pedalare nell'Universo, con tanto di indicazione delle distanze percorse..

.... la doccia  che mostra le minuscole particelle dei "raggi cosmici" che attraversano il nostro corpo ogni giorno, ogni ora (prima foto), lo specchio che rimanda l'immagine alla distanza che impiega la luce a raggiungere la luna, giochi a quiz, la spiegazione illustrata della teoria del big ban, la "passeggiata nel cielo"..


 le simulazioni della forza di gravità, saltellando sulla luna e confrontando il peso degli oggetti come se fossero su altri pianeti...sicuramente la più amata dai visitatori!






..l'imbuto gravitazionale ed il passaggio dalla sfera al disco..



 (il ricciolino biondo alla scoperta della scienza, nella nostra prima e seconda visita con lui, a distanza di due anni!)

...l'atmosfera..

..la conservazione del momento angolare...nel 2014 e nel 2016!


..e molto altro, in un viaggio nello spazio e nei suoi segreti che io trovo sempre avvincente!!!

Insomma, se passate da Torino o state programmando un viaggio in zona, non dimenticate questo Planterio & museo e ricordatevi che, mentre in settimana (tranne il lunedì, giorno di chiusura) è aperto dalle 9.30 alle 15.00, il sabato, domenica ed i giorni festivi, si visita solo il pomeriggio, dalle 14.30 alle 19.30.
Comunque non preoccupatevi, a Torino c'è abbastanza da fare e vedere per occupare l'intera giornata, anzi, tante giornate!

Passeggiare tra le stelle, pedalare nel Sistema Solare, scoprire i segreti dell'Universo, ripercorrere le origini dell'Universo e comprendere principi fisici tramite applicazioni interattive ... perchè siamo un puntino nell'immensità dell'Universo ma non per questo siamo immuni dal suo fascino!

N.B. Come di consueto, post non sponsorizzato.


lunedì 20 giugno 2016

Di manifestazioni sportive e momenti di svago collettivo

E' periodo di europei di calcio e sono tantissimi gli italiani che si ritrovano davanti ad una tv per seguire le partite.
Noi non siamo tra loro, anche se quando l'Italia gioca in orari serali o in cui comunque si è a riposo, non disdegnamo di guardare e tifare.

Alla nostra famiglia, tuttavia, lo sport piace praticarlo, più che guardarlo.
Così, sono poche le occasioni che ci lasciamo sfuggire.

La scorsa domenica, ad esempio, abbiamo partecipato ad una manifestazione che ormai da anni nella mia città riscuote un discreto successo: gli Eporedia Active Days.

L'Alpmarito è un pò orso, non ama le competizioni e le manifestazioni di gruppo, preferisce fare sport da solo o con noi o con qualche amico.
Io, invece, penso che a volte stare insieme sia trascinante, trasmetta entusiasmo e sia anche istruttivo per il ricciolino.
Così domenica lo abbiamo portato alla Junior Bike: un anello di 12 km in bici, bambini fino ai 14 anni, accompagnatori dello staff e, in coda, i genitori dei più piccoli.
Una folla di ciclisti colorata e festosa, che ha attraversato la città ed i suoi dintorni, fermandosi anche a fare merenda a metà strada.



Rispetto allo scorso anno, l'organizzazione è stata migliore, la sosta "spuntino" ha permesso di ricompattare il gruppo di piccoli ciclisti ed il ricciolino biondo, essendo più grande e con una bici con ruote dal raggio maggiore, è riuscito a stare con gli altri bambini dall'inizio alla fine, completando tutto il percorso!

 
Era il più piccolo della compagnia e, a fine anello, ha spiegato ad una delle donne dello staff di essere stanchissimo ma di non voler mollare mai.
Devo dire che questa determinazione è una delle caratteristiche che più ammiro in mio figlio.

Tutti i bimbi si sono meritati la loro medaglia, orgogliosi e felici!



Per me è stato bellissimo non solo accompagnarlo nella sua "avventura" ma anche vedere tantissimi bambini pronti a pedalare insieme e tante famiglie sfruttare l'occasione per fare sport in compagnia e far provare a ragazzi e piccoli attività un pò meno comuni dei classici giochi con la palla, come la canoa, la subacquea, l'arrampicata sportiva, i percorsi in mountain bike e il parkour.






Il tutto senza farsi fermare neppure dalla pioggia, che nel pomeriggio ha "bagnato" una manifestazione di per sè già non asciutta!!!

Tornando a casa, io e l'Alpmarito abbiamo però riflettuto sulla constatazione che, nonostante il successo che riscuotono sempre questi "appuntamenti sportivi", così come le gare di corsa e le giornate di sport "a porte aperte", l'obesità, in adulti e bambini, sembra essere sempre più in aumento (almeno stando alle statistiche), con tutti i rischi per la salute che ne derivano (ed i costi per il SSN).

Sembra che i genitori, forse perchè consapevoli dell'importanza dello sport, si sforzino nella prima infanzia di assecondare l'esigenza naturale dei bambini di muoversi, iscrivendoli a vari corsi sportivi, compatibilmente con i propri ritmi e luoghi di vita, e portandoli spesso al parco piuttosto che in bici o a passeggiare.
Poi, però, con all'avvento dell' adolescenza e il progredire del percorso scolastico, l'attenzione per lo sport sembra venire meno.

A volte sono i genitori a "frenare" l'attività sportiva, perchè non tolga spazio allo studio, incentivati in questo dagli insegnanti che, ahimè, in larga parte, per quella che è la mia esperienza, sembrano non conoscere il saggio brocardo "mens sana in corpore sano" ed ignorare la valenza, formativa del carattere ,della pratica sportiva (oltre ai benefici in termine di salute).
Come se conoscere una terza lingua o saper suonare uno strumento musicale sia molto più importante e utile nella vita che saper andare in bicicletta o nuotare, anichè essere abilità o conoscenze di pari livello.
Altre volte mi pare subentri la pigrizia e non solo da parte dei ragazzi, bensì anche dei genitori.
Perchè è difficile insegnare ai propri figli a muoversi se non si da in prima persona l'esempio, accettando di faticare un pò.

Secondo me, sia le istituzioni che tutti noi genitori dovremmo cambiare mentalità e chiedere a gran voce spazi a misura di sport, come piste ciclabili, parchi e palestre comunali, nonchè una maggiore attenzione all'educazione fisica nelle scuole.

Senza diventare dei fanatici del fitness, ovviamente!

E voi, cosa ne pensate? Partecipate a manifestazioni come gli Eporedia Active Days, quando li organizzano dalle vostre parti? Secondo voi perchè si tende a perdere, con l'età, la voglia di muoversi dei bambini?


mercoledì 15 giugno 2016

Mamma avvocato in cucina: pane di farina Kamut e grano saraceno (o solo Kamut)

Ieri vi ho parlato della svolta impressa, per ora temporaneamente, alla mia alimentazione.
Sempre ieri, tra l'altro, ho sgarrato per la prima volta: ho mangiato un cono gelato compreso di cialda! A mia discolpa posso dire che ero a digiuno dalla sera prima e avevo saltato colazione e pranzo. Quando finalmente ho potuto mangiare, alle tre e mezza del pomeriggio, nei due bar vicini (ero ad un'ora e mezza di auto da casa) ho trovato solo il cono: tutti gli altri alimenti e gelati avevo ingredienti a cui sono allergica seriamente! Ora, però, tornerò a fare la seria!
Ingredienti
500 grammi di farina di grano Khorasan Kamut
100 grammi di farina di grano saraceno
(Se volete, però, potete usare 600 grammi di farina Kamut o cambiare un po' le proporzioni, anche se vi consiglio prevalenza di Kamut, che lievita di più)
4 cucchiai di olio (io uso extravergine di oliva)
1/2 o 1 cucchiaino di sale grosso
400 ml di acqua tiepida o anche meno (poi vi spiego)
1/2 bustina di lievito di birra da 25 grammi o comunque sui 10-15 grammi
1 cucchiaino di zucchero
1/2 bicchiere di acqua tiepida (più calda che fredda)

Per prima cosa, preparare il lievito di birra. Io la prima volta non ho letto con attenzione e, convinta che fosse lievito istantaneo, l'ho usato senza alcuna preparazuine, peraltro nella macchina del pane. Non solo è venuto un grumo non coeso e acidulo, ma poi ho avuto mal di stomaco per tutta la notte. Io, però, sono un caso patologico di imbranataggine in cucina!

Dunque voi fate così: scegliete la mezza bustina di lievito in un mezzo bicchiere di acqua tiepida o caldina, aggiungete un cucchiaino di zucchero, poi girate con il cucchiaino per qualche minuto (fino a che il lievito non è più a grumi), infine lasciate fermo il bicchiere fino a che si formerà la schiuma (dall'inconfondibile e gradevole odore di birra, però calda!). La prima volta io ho aspettato solo cinque minuti e la schiumetta era appena accennata, la seconda l'ho lasciato 20 minuti e la schiuma era così tanta che è fuoriuscita, però il lievito ha funzionato alla perfezione comunque.


Ora disponete la farina su un piano infarinato, facendo un vulcano: bordi alti circolari e un buco al centro, quello che le ricette chiamano "a fontana".
Versate il bicchiere di lievito di birra al centro del vulcano, seguito dal sale grosso e poi dai 4 cucchiai di olio.


Iniziate ad impastare, con le mani già infarinate.
Per i principianti, sappiate che all'inizio vi sembrerà impossibile formare una palla, voi però credeteci e aggiungete piano piano un po' dell'acqua tiepida (non troppa, poco per volta!), continuando a lavorare.
Inizieranno a legarsi gli ingredienti. Se vi accorgete che rimane troppo bagnata, infarinate il piano e usate tale farina per rapprendere un po' la forma. Se invece lega troppo poco, aggiungete acqua.
Io ho scoperto (lo so, per alcuni sarà scontato, per me e' una novità), che la quantità di acqua occorrente cambia in base all'umidita dell'aria ed ai giorni. A volte l'ho usata tutta, altre poco più della metà!
Ottenuta una palla morbida ma compatta, mettetela su una teglia (la stessa che poi userete per infornare, così evitate di sporcare altri contenitori), con sotto la carta forno infarinata


Coprite con un panno e lasciate lievitare fino a che non raddoppia, o quasi, le sue dimensioni. In pieno sole, quando c'è stato in questi giorni, sono bastati 45 minuti, in casa quando fuori pioveva o era nuvolo, ci sono voluti 1 ora e un quarto.
Lavorate di nuovo un po' la palla, poi riponetela di nuovo a lievitare per altrettanto tempo.

D'estate, se dopo la prima ora l'impasto ha già triplicato o quasi le sue dimensioni, potete anche infornare direttamente, senza la seconda lavorazione e lievitazione.

.
Preriscaldate il forno a 200 gradi.
Poi, prima di infornare, dividete la palla in pagnotte o datele la forma desiderata, lavorandola con le dita.


Infornate per 20-25 minuti, controllando che sia cotto: dalla doratura sopra e provando a bucarlo con uno stuzzicadenti, possibilmente alzando il pane e infilandolo nel centro del lato inferiore. Se togliendo lo stuzzicadenti non rimane nulla attaccato, il pane e' pronto!

 
Molto dorato e proporzioni Kamut/grano saraceno - 400/100 grammi.




N.b. Il pane, che sia di Kamut, di grano saraceno o misto dei due, risulterà buono ma insipido. Io ho provato ad aggiungere un po' più di sale ma senza risultato. E' proprio la farina ad essere così, credo, visto che anche facendo la pasta di grano Khorasan Kamut e salando molto l'acqua, il risultato non è cambiato di molto. Di buono c'è che non coprirà i sapori del companatico!


 
Poco dorato e quasi interamente farina di grano Khorasan Kamut

Se volete conservare il pane per più giorni, vi consiglio di avvolgerlo in un panno, ad esempio, uno strofinaccio, oppure di metterlo in una busta di carta. Niente plastica che, oltre ad inquinare, lo fa ammuffire (provato sulla mia pelle!)
Buon appetito!!!

martedì 14 giugno 2016

Novità in tema allergie e alimentazione

A fine maggio la mia allergologa ha lanciato un esperimento: mi ha chiesto di evitare per un mese alcune delle farine  appartenenti alle famiglie delle graminacee ed, in particolare, quelle "raffinate" ed il frumento, sostituendole con farina di riso, grano saraceno, farro, grano kamut, patate, quinoa, amaranto, tef e chia.
Gli ultimi tre non li avevo mai sentiti neppure nominare e comunque il tef non l'ho trovato in nessun negozio della zona, l'amaranto  costava qualcosa come 30 euro al kg (perciò ne faccio anche a meno, grazie) e sulla confezione della chia, trovata solo in semi ed a caro prezzo  vi era indicato di consumarne massimo 1 cucchiaio al giorno, perciò ho lasciato perdere, in quanto non mi avrebbe certo sfamato!

In pratica, l'allergologa mi ha vietato: grano/frumento, mais, avena, orzo, miglio, segale e tutti gli alimenti derivati di tali farine.



Mi sono ritrovata, quindi, a dover cambiare completamente alimentazione da un giorno all'altro.
Al momento, dopo poco più di quindici giorni, posso affermare che le differenze che ho riscontrato sono una impennata dei costi della spesa alimentare, poichè tali prodotti sono carissimi, la diminuzione del mio tempo libero, perchè mi tocca cucinare più spesso e alimenti che prima compravo già pronti, ed un peggioramento della mia vita sociale.
Sul fronte salute, ho avuto solo maggiori difficioltà digestive, per smaltire questo improvviso surplus di fibre e proteine!

Non so, pertanto, se l'esperimento si ripeterà.

Ci sono, comunque, anche dei lati positivi:
-  ho conosciuto alimenti nuovi (la quinoa, ad esempio, a parte il piccolo particolare del suo costo spropositato, non è affatto male) e ho introdotto una decisa variazione nella mia alimentazione ma anche in quella del ricciolino, che ha mostrato di apprezzare molto il grano saraceno misto al riso, il farro e la pasta di farro e la pasta con grano Kamut.
Certamente la nostra salute in questo ci ha guadagnato;

- sono stata costretta a cucinare di più, soprattutto alimenti che mai avrei pensato di produrre in casa, come il pane, coinvolgendo anche mio figlio nella preparazione;

- ho imparato qualche nozione in più, che non fa mai male, anche se non mi è del tutto chiara la storia per cui, essendo farro, grano Kamut, avenae riso comunque appartenenti alla famiglia delle graminacee, vengano comunque considerate meno pericolose per le allergie, in quanto contenenti proteine "vecchie" più digeribili. Mi sa che mi mancano nozioni di biologia molecolare!

In sintesi, non tutto il male viene per nuocere.

Nei prossimi giorni vi indicherò qualche ricetta, provata e riuscita, ovviamente!

lunedì 13 giugno 2016

Scintille di Gioia n. 3




Nella settimana appena trascorsa non è stato facile accantonare delusioni e preoccupazioni per godersi dei momenti di gioia, anche perchè sono stati giorni veramente pieni di impegni ed orari da rispettare.
Eppure, ripensandoci questa mattina, mi accorgo di quanti momenti felici abbiamo comunque vissuto.

Ve ne racconto tre:

- venerdì mattina siamo andati a scuola la mattina in bicicletta, tutti e tre insieme. Il ricciolino era raggiante. Il ritorno da scuola, poi, lo abbiamo fatto sempre in bici, con più calma, io e mio figlio;

- giovedì c'è stata la recita di fine anno a scuola: il ricciolino ha avuto un ruolo marginale come tutti i bimbi piccoli e medi, poichè nella sua scuola materna è tradizione che la festa di fine anno sia organizzata e "animata" dai bimbi grandi e dai loro genitori. Gli altri si sono limitati ad una canzone inziale ma ciò non ha tolto nessuna magia e piacere alla recita e...alla "pesca di beneficenza"  dei lavoretti di bimbi e maestre che ne è seguita. Noi siamo tornati a casa con un bottino ricchissimo!
E poi è stata l'occasione per conoscere un pò meglio altre mamme, con cui non avevo ancora avuto il piacere di chiaccherare.
Peccato soltanto che la scelta di farla di giovedì alle due del pomeriggio abbia penalizzato molti genitori, che non sono potuti venire a vedere, anche se magari si trattava dell'ultimo anno di scuola materna dei loro bimbi.Le lamentele sono state molte e secondo me, giuste;

- infine, abbiamo festeggiato il mio compleanno con una torta in famiglia, una meringata al cioccolato che mi ha ripagato delle privazioni imposte dall'allergia. E' stato bello avere (quasi) tutti i familiari vicini e, soprattutto, osservare l'entusiasmo di mio figlio per la "festa" della sua mamma, anche se non ha voluto farsi scattare una foto, colto da timidezza al momento dello spegnimento delle candeline!

E poi c'è stata una cena della famiglia di mio marito in un rifugio montano, una bella corsa con il mio bimbo a fianco in bicicletta e...un momento di sport insieme che merita un post a parte!

"Scintille di Gioia", al pari del banner qui sopra, e' una idea di Silvia.
Se avete voglia di cimentarvi anche voi, queste sono le regole:
"Come fare?
1- utilizzando l'hastag #scintilledigioia condividete con una foto su Instagram, Facebook, Twitter e/o un post sul blog tre momenti felici vissuti la settimana precedente;
2-nominate il mio blog e date le istruzioni su come partecipare;
3- invitate chi volete a partecipare a questo bellissimo gioco;
4- inviatemi i vostri momenti felici alla mail fiorellinosn@gmail.com mettendo come oggetto "Scintille di Gioia", in modo che io non me ne perda nemmeno uno!"

venerdì 10 giugno 2016

Le letture del ricciolino biondo: "Nat e il segreto di Eleonora"

"Nat e il segreto di Eleonora" di Rebecca Dautremer, ed. Gallucci, pag. 41, euro 14,90
Lo scorso fine settimana ad Ivrea si è tenuto un festival della letteratura denominato "la grande invasione", accompagnato da tanti appuntamenti letterari e laboratori per i bambini, "la piccola invasione".
Noi siamo stati ad ascoltare la lettura ad alta voce delle storie di Roald Dahl su uno scuolabus giallo, a visitare una bellissima mostra dei disegni di Rebecca Dautremer al Museo Garda e infine al cinema, per uno spettacolo fuori programma: il cartone "Nat e il segreto di Eleonora", illustrato dalla stessa Rebecca Dautremer, francese, madre di famiglia, con all'attivo numerosi libri per bambini (e non solo).
Io la conoscevo per via della recensione di Stefania e sono rimasta incantata dal suo tratto grafico.
La mostra era incantevole, sia per l'allestimento molto curato sia per le opere esposte (bozzetti e disegni bellissimi, con i commenti della disegnatrice a margine) e ci torneremo sicuramente per visitarla con più calma, visto che c'è tempo fino al 20 luglio.
Il cartone e' piaciuto moltissimo sia al ricciolino che alla sua amichetta e anche a me, alla mia amica S. ed all'Alpmarito.
Poiché Rebecca Dautremer era presente alla proiezione, non ci siamo fatti sfuggire l'occasione per acquistare il libro del film e farci fare una dedica, con tanto di bozzetto!
Peraltro, quando ci siamo avvicinati al tavolo, il ricciolino mi ha stupito: accortosi che la Dautremer parlava francese, lui gli ha chiesto che scrivesse la dedica indicando il suo nome francese (il ricciolino ha un nome composto), ha ringraziato e salutato in francese spontaneamente. Finalmente!
Nat e' un bimbo che fatica a leggere ad alta voce e viene per questo preso in giro dalla sorella maggiore, Angelica. Nat e la sua famiglia avevano sempre trascorso sempre le vacanze estive in un paesino di mare della Francia, nella casa dell'anziana zia Eleonora, lettrice appassionata di libri per bambini, mancata l'anno precedente.
La zia ha lasciato la casa ai genitori di Nat e, al nipotino, la chiave della "stanza segreta" della casa.
Non posso svelarvi di più, per non rovinare la suspense ma sappiate che ciò che attende Nat e la sorella e' un meraviglioso viaggio nella fantasia e nelle fiabe classiche dell'infanzia di tutti noi, al termine della quale il bambino riuscirà finalmente a superare le sue difficoltà di lettura e a salvare, con Angelica, libri e casa.
Una storia che io ho trovato originale, avvincente e ricca di magia, quella trasmessa dai sogni!
Adatta dai quattro anni all'infinito.
La stessa casa editrice vende anche una versione non rilegata del libro accompagnata dal cartone in dvd, che noi cercheremo.
E' dunque questo il mio consiglio di lettura per questo appuntamento con il venerdì del libro di Paola.
Gli altri libri illustrati dalla Dautremer, ho in mente di acquistarli on line direttamente in lingua originale, giacché si tratta del francese, così da arricchire la nostra libreria e approfittarne per il nostro progetto di bilinguismo.

martedì 7 giugno 2016

Scintille di gioia n. 2

La scorsa settimana e' stata vissuta intensamente ma, a dire il vero, i momenti di felicità sono stati soprattutto quelli in cui abbiamo rallentato i ritmi, godendo dello stare insieme a fare e creare:

1. Quando io ed il ricciolino abbiamo assemblati e provato a far volare l'acquilone, correndo come matti nel prato del giardino

2. Quando abbiamo cucinato insieme, ridendo e mangiucchiando impasto. Tra l'altro, il ricciolino e' proprio dotato per la cucina, impasta in un attimo che è un piacere e, quando gli ho fatto i complimenti, lui mi ha risposto che era così bravo perché si era allenato tanto con la creta a scuola ed era "la stesa cosa"!

Ovviamente, poi, abbiamo anche assaggiato le nostre creazioni!

 

3. Quando abbiamo passato l'ora tra il rientro da scuola e la preparazione della cena, colorando e dipingendo con le tempere ed il ricciolino ha dispiegato la sua fantasia, con un piccolo ragnetto su una carrozza, nel sole.

E poi c'è stata una personale scintilla di gioia quando ho ammirato "il lavoro" di una amichetta di mio figlio è deciso di uscire di casa così, molto colorata!

E i vostri attimi di felicità, quali sono stati?

"Scintille di Gioia", al pari del banner qui sopra, e' una idea di Silvia.

Se avete voglia di cimentarvi anche voi, queste sono le regole:

"Come fare?

1- utilizzando l'hastag #scintilledigioia condividete con una foto su Instagram, Facebook, Twitter e/o un post sul blog tre momenti felici vissuti la settimana precedente;

2-nominate il mio blog e date le istruzioni su come partecipare;

3- invitate chi volete a partecipare a questo bellissimo gioco;

4- inviatemi i vostri momenti felici alla mail fiorellinosn@gmail.com mettendo come oggetto "Scintille di Gioia", in modo che io non me ne perda nemmeno uno!"

 

lunedì 6 giugno 2016

Riassunto delle ultime tre settimane vissute

Il tempo scorre via come sabbia tra le dita, tanto che ho persino difficoltà a ricordare cosa ho fatto ieri.

E' un tempo sempre pieno, di incombenze, doveri, ma anche sport, momenti di soddisfazione e gioia.
Solo che è talmente centrifugato che a volte mi sento spingere lontano e annaspo per tornare a casa.

Ho bisogno di mettere nero su bianco un elenco di ciò che è stato, per capire, per fissare i ricordi.



Dopo il Salone del libro di Torino, c'è stata la festa di compleanno di un'amichetta del ricciolino, in giardino, con un bel sole.
Il gioco del tiro alla fune, il gioco delle pignatte piene di caramelle, la "caccia ai dolci", con adulti e bambini, coperte stese sul prato, qualche amico e la famiglia della bimba, patatine, salatini e torta.
Semplice e perfetto.

C'è stata la festa dei volontari dei vigili del fuoco del paese, con annesso percorso per bambini, possibilità di salire sul camion dei pompieri e pure nel "cestello" della scala, a 20 metri di altezza.
Immaginate qualcosa di meglio per un bambino?

C'è stata la prova di un nuovo corso sportivo per il ricciolino, che era proprio quello che avrebbe sempre voluto fare lui ma per cui era ancora troppo piccolo.
E' il più piccolo, in effetti, ma è stato accettato.
Un impegno in più per me, fortunamente estivo.
 Di che si tratta? Ecco.



C'è stata la fine del microbasket, che il ricciolino ha seguito per tutto l'anno ma di cui ormai era stufo (come della scuola, del resto). Siamo invitati alla festa di chiusura, una delle tante che si sovrappongono tra cui dovremo scegliere.

Siamo stati alla cresima di una cuginetta ed alla comunione della figlioccia di mio marito ed in entrambi i casi, da bravi atei e con il permesso esplicito dei genitori, siamo arrivati dopo la cerimonia, solo per la festa. Qualcuno in famiglia ha storto il naso, noi ce ne freghiamo: le bimbe erano radiose e felici, i genitori pure, che altro importa?

In uno dei due giorni, per non farci mancare nulla, siamo pure andati ad arrampicare di nuovo, in una falesia di cui vi parlerò, cogliendo l'occasione per un bel pic nic con una coppia di amici che non riusciamo mai a vedere abbastanza spesso. 

C'è stata la gita di fine anno mancata dal ricciolino, che si è ammalato, per la seconda volta in un intero anno scolastico, proprio il giorno prima.
Inutile aggiungere che io mi sono dibattuta tra il dispiacere per lui e il sollievo per saperlo "al sicuro": lo so, sono paranoica.
E dire che dopo le mie proposte dello scorso anno per la mancanza di cinture sul bus che li aveva portati in gita, la dirigente scolastica aveva ottenuto un autobus che le avesse!

Comunque la settimana successiva c'è stata un'altra piccola gita, a cui il ricciolino ha partecipato con gioia (sempre con cinture!).

C'è stata una serata in biblioteca a sentir parlare Nico Valsesia, l'autore di "La fatica non esiste" (di cui ho parlato qui) e guardare i filmati dei suoi viaggi/imprese. E niente, dal vivo si vede che è una persona umile e simpaticissima, come emerge anche dal libro.

Ci sono state due visite mediche, una che mi ha lasciato ancor più dubbi e paure sull'eventuale cammino da intraprendere e una che ha decretato l'avvio di un mese di dieta "da sperimentare", senza farine appartenenti alla famiglia delle graminacee.
La questione è complessa, prima o poi ne parlerò.


Abbiamo passato una allegra serata a smontare prese di arrampicata dalla "nostra" palestra, per prepararla alla chiusura di fine stagione ed alla garetta di fine anno, a cui però non abbiamo poi partecipato per colpa di uno stupido litigio tra noi e della stanchezza del ricciolino.
A volte semplicemente è troppo.





Ci sono state persone malate in famiglia che hanno accresciuto le preoccupazioni, ma ora la situazione sta lentamente migliorando, per fortuna. 

E poi ci sono state "Le grande invasione" e "La piccola invasione" ad Ivrea, un festival della letteratura annuale, con 120 appuntamenti per grandi e piccoli, che ci ha regalato anche quest'anno degli eventi davvero belli e, soprattutto, la possibilità di viverli anche con una cara amica ed i suoi bimbi.
Perchè non è che ad Ivrea ci siano spesso eventi a cui partecipare, però quando ci sono, la cittadinanza risponde sempre in massa.

In contemporanea, si sono svolti, sempre ad Ivrea, i mondiali di canoa, o  meglio, il “2016 ICF Canoe Slalom World Cup 1”, prima tappa della Coppa del Mondo di Canoa Slalom 2016.
Capirete bene, perciò, come mai il ponte del 2 giugno sia stato molto intenso, per noi.

In tutto questo, ho aiutato l'Alpmarito con i lavori nel cantiere "casa" e continuato a correre, per sempre più chilometri, a volte con il ricciolino in bici che mi seguiva (o precedeva), a volte in compagnia, a volte sola. 
Perchè a volte non hai alternativa, per buttare fuori i pensieri, che stancare le gambe.

Per il resto, lavoro, visite a parenti, manutenzione di casa, vita familiare ecc. ecc. come sempre.

Ora, al di fuori della solita ruotine, ci attendono: la festa di fine anno della scuola, ovviamente in giorno infrasettimanale ed alle due del pomeriggio, gli eporedia actives days, il torneo del basket a cui siamo invitati con il piccolo atleta, un picnic e pratica con il gruppo di yoga, altri lavori alla casa nuova e, magari, pure una torta in compagnia per il mio compleanno (che però a pensarci questa ricorrenza mi fa solo paura).

"Run, baby, run!"



lunedì 30 maggio 2016

‪#‎ceravamotantoamati‬: Giorno dopo giorno



Sarà la mia professione.
Sarà un caso.
Sarà che ormai i miei amici e conoscenti si sono quasi tutti sposati e spesso hanno anche procreato.
Sarà che, per via dell'età di mio figlio, ormai frequento tendenzialmente famiglie.
Sarà che sono uscita dal tunnel dei primi tempi con un neonato ormai da un pò e questo ridà prospettiva ai momenti trascorsi (ovvero aiuta a dimenticare molte difficoltà e ricordare con nostalgia i momenti di gioia).
Sarà quel che volete ma ultimamente mi pare di essere circondata da coppie che scoppiano.
E sì che negli scorsi due anni ho partecipato ad un numero elevato di matrimoni!

Oppure, più banalmente, si scoprono crisi coniugali (o personali che coinvolgono anche la coppia) di persone riguardo alle quali proprio "non lo avresti mai detto".

E' la vita.
La statistica ricorda che è un fenomeno tutt'altro che raro e, soprattutto, per esperienza personale ormai so che i figli non risolvono i problemi di coppia, come molti si ostinano a pensare, semmai li aumentano, almeno nel breve periodo.

Perchè prima, al di là del lavoro, le preoccupazioni sono meno.Per non parlare delle coppie che si sono formate ai tempi delle superiori o dell'università (come nel mio caso), in cui al massimo si litigava in preda la nervosismo pre-esame.

Perchè prima, se c'erano risorse economiche limitate, ne soffrivate solo tu e lui e non c'era il pensiero del futuro da offrire ai propri figli.

Perchè prima era un attimo decidere di uscire al sera, cenare a latte/caffè e biscotti (no, vabbè, questo con l'Alpmarito non è mai stato possibile, però con qualcosa di freddo sì), partire per un viaggio o prendersi la giornata per andare a sciare insieme.
Era un attimo posticipare l'orario della cena, passare una giornata di pioggia guardando un film dopo l'altro o andare a fare una via lunga di arrampicata con il frontalino (così se proprio tardiamo e viene buio, almeno riusciamo a scendere).

Perchè prima, banalmente, c'erano meno responsabilità e pure meno incombenze domestiche.

Soprattutto, però, il sentimento era spesso ancora "fresco", l'amore non ancora logorato da anni di compromesso, le incomprensioni non ancora trasformate in muto rancore.

Io non so come si vivesse "lo stare in coppia" e come si gestissero i sentimenti 30 anni fa, 50 anni fa, 80 anni fa. Non lo so e non saprei dire se era peggio di adesso, uguale o se "si stava meglio quando si stava peggio".
Mi pare, però, che la spinta a soddisfare immediatamente ogni desiderio, anche comprando a rate un viaggio esotico o un televisore al plasma o l'ultimo modello di smartphone (non certo bisogni primari) non sia mai stata così forte. Basta guardare le pubblicità, per accorgersene.
Il "diritto alla felicità", d'altro canto, è una idea moderna: condivisibile, per carità, ma forse non quando viene interpretata come "convizione" di aver diritto ad essere "sempre soddisfatti", ad ottenere sempre e comunque, non importa a che prezzo, ciò che si vuole (o si crede di desiderare, salvo poi accorgersi che non basta non appena lo si è ottiene).

Così, quando questa convizione viene frustrata dalla realtà, perchè ci si trova alle prese con un esserino che dipende completamente da noi e i suoi bisogni primari diventano la priorità, è facile cadere nel vortice dell'insoddisfazione, sfogarsi con l'altro membro della coppia e, magari, addossare a lui/lei la colpa di tutto.

Oppure, più banalmente, le elucubrazioni di cui sopra non c'entrano nulla.
Solo che nasce un figlio e tutto il resto passa in secondo piano. E si è più stanchi, per tutto e tutti.
Non a caso la privazione del sonno è considerata una vera e propria tortura.

Perchè, siamo sinceri, chi di noi una volta diventato genitore, non ha pensato, almeno una volta al giorno, alla settimana, nella vita,  di aver FATTO DI PIU' del partner, di essere PIU' STANCO, di aver PIU' DIRITTO DI LAMENTARSI ?
E, spesso se non sempre, questa sensazione è vissuta in contemporanea da entrambi i genitori, che finiscono per non capirsi più.

Allora, l'unico modo per restare a galla è forse guardarsi negli occhi e ripensare a cosa ci aveva fatto innamorare l'uno dell'altra, armarsi di pazienza e trovare mille e una strategia per restare a galla nel quotidiano, emergendo ogni tanto da soli e/o in due per prendere fiato e aria, fino a che il peggio sarà passato, accettando che l'innamoramento sia solo una fase, intensa, bellissima, certo, ma solo una fase (o forse intensa e bellissima proprio perchè una fase), ma comprendendo che l'amore, quello vero, è qualcosa di più e di diverso,
qualcosa di cangiante,
qualcosa di capiente.

Tanto da saper contenere prima una coppia e poi una famiglia, che sia di due, tre, quattro o più persone.

Non credo sia facile. Non credo sia sempre per sempre.
Credo, però, che valga sempre la pena provarci. Comunque vada poi.
E se andrà,  allora la coppia post - figli diventerà una squadra imbattibile e il pre-figli sembrerà solo una copia sbiadita della vita vera.

Con questo post, dico la mia sul tema del mese delle Stormoms




venerdì 27 maggio 2016

Le letture di Mamma Avvocato: " Mamme sull'orlo di una crisi di nervi"



Questo venerdì, dovrete avere pazienza con me.
Avrei almeno tre libri per bambini, un saggio di sociologia/psicologia ed un libro sulla PMA,di cui parlarvi.

Però è stato così assorbente scegliere ed editare le foto per il post di ieri e così lungo prepararlo che oggi non ho voglia di tante parole. E neppure tempo.
E poi il ricciolino si è ammalato proprio mercoledì sera e ha perso la sua gita di fine anno, in questo periodo nella famiglia allargata la salute è un tema delicato e ho vari altri motivi di pensiero, tra cui il minore è ciò che ha a che fare con le mie ultime foto su facebook.

Quindi la parola d'ordine è RELAX, ma anche IRONIA, senza stupidità, si intende.
E allora non potevo che parlavi di questo libro:

"Mamme sull'orlo di una crisi di nervi" di Gwendolin Raisson- Magali Le Huche

Ed. Clichy (quelli che pubblicano anche bellissimi libri per bambini), Maggio 2016 - fresco di stampa-,pag. 125, Euro 17,00

Il retro di copertina, dice tutto.


125 pagine di racconto a fumetto che si leggono in un fiato e poi si rileggono e osservano con attenzione per cogliere tutti i particolari dei disegni, e ancora si rileggono, per gustarsele o farsi una risata.


 
Una storia di madri che assomiglia un pò a quella di tutte le madri, pur con le variabili del caso, o vi ha assomigliato per un periodo della vita.
Una storia che racconta senza veli come la maternità possa essere devastante ed impegnativa, nonchè come ciascuna cerchi le proprie strategie di sopravvivenza.
Salvo, alla fine, ricascarsi, perchè a quella altalena di emozioni, una volta provata, in fondo non rinunceremmo mai!



In parole povere, io lo consiglio per questo appuntamento settimanale con il venerdì del libro, anche se il prezzo non è proprio economico (ma forse mi sono abituata troppo bene in biblioteca).