venerdì 18 novembre 2016

Le lettura del ricciolino biondo e di Mamma Avvocato: libri a gogò!

Oggi vorrei consigliarvi non uno, ma più libri per bambini.
Un pò perchè me ne sono passati tra le mani di bellissimi, un pò perchè sto iniziando a guardarmi in giro pensando ai regali di Natale e magari anche a voi servono spunti, un pò semplicemente perchè mi mettono allegria!

Ecco allora alcuni titoli che vi consiglio:

"Le pazze giornate della mamma" di Elise Raucy ed Estelle Meens

Aliberti Kids, Euro 13,00


Devo la scoperta di questo albo a Erika, che ne ha parlato qui.

E' la storia di una famiglia come tante, papà, mamma e due bimbi, alle prese con la quotidianità, però sempre di corsa.
Perchè la mamma ha fretta e corre sempre: la mattina a colazione e per portare i figli a scuola, al lavoro, a casa.
Corre per incastrare telefonate, faccende domestiche, e-mail, pasti, lavoro ed orari. Corre anche il padre ma, non essendo il protagonista di questa storia, lo fa solo al mattino. Poi sparisce. Direi abbastanza significativo.
Con lei, sono costretti a correre anche i bambini e persino il gatto.


Le immagini danno l'idea della vita famigliare in movimento e della frenesia delle giornate della mamma, raccontate in prima persona dalla figlia Margherita, che sentenzia: "Mamma non ha mai tempo".


Però, ad un certo punto, i ritmi rallentano, le immagini si fanno più rilassate e gioiose, la mamma gioca con i suoi figli a palla, fa giardinaggio con loro, osserva le nuvole stesa a pancia in su sul prato. 
Perchè una mamma, il tempo per i suoi bambini lo trova sempre!


Un albo che mi ha colpito sia perchè è facile immedesimarsi in questa mamma, sia perchè, leggendolo, il ricciolino ha subito esclamato: "Mamma, anche tu sei così!"
Aggiungendo poi che secondo lui i momenti di gioco e svago insieme non erano mai abbastanza (almeno ha ammesso che ci sono!)

Confesso che ci sono restata un pò male e la lettura insieme è stato lo spunto per parlare con il ricciolino e farmi un esame di coscienza.
Da allora, la mattina ho ridotto drasticamente i miei: "Presto, è tardi!" e gli "Sbrigati, siamo in ritardo!", "Non abbiamo tempo!".
Non che abbia rallentato, questo non è materialmente possibile quasi mai, però almeno cerco di non stressarlo anche verbalmente.
La strada è ancora lunga ed in salita e alcuni giorni sono più brava di altri, in cui ripiombo nel loop, però ci sto lavorando.

Il bello di questo albo è che, comunque, permette di spiegare ai bambini in modo semplice che anche i genitori, se potessero, vorrebbero fermare il tempo ogni giorno e stare con loro senza pensieri!

***

"Un magico inverno pop - up" di Lara Jones, 

Emme edizioni, Euro 19,90

Un libro pop-up dai testi semplicissimi e dalle immagini molto colorate, con Poppy Cat che gioca con la neve ed i suoi amici.


Lo ha scelto il ricciolino in bibliteca, sia per la voglia di entrare nella magica atmosfera dell'inverno, pensando alle nevicate ed al Natale, sia per le linguette da tirare, le finestrelle da aprire ed i pop-up.


Una proposta adatta anche ai più piccoli (purchè maneggiato con un pò di attenzione), adatta alla stagione!

***


Si tratta di due libri che avevamo avuto modo di apprezzare prendendoli in prestito in biblioteca e di cui ci siamo ricordati al momento di scegliere un regalo di compleanno.

"Piuma e il sommergibile" di Hans de Berr, 

Nord-Sud Edizioni


L'orsetto polare Piuma era già un nostro tenero amico di letture, protagonista di molte storie, anche nella versione francese ("Plume").
Ve ne avevo già parlato qui.
Ci piace perchè le illustrazioni sono incantevoli e conducono in una atmosfera di neve e ghiaccio che però sa di calore e tenerezza, perchè le storie raccontano sempre di amicizia, affetto e aiuto reciproco.

***

"Albero" di Britta Teckentrup,

ed. Sassi Junior
 


Un albo che aiuta a scoprire l'alternarsi delle stagioni, attraverso l'osservazione dei cambiamenti che subisce un albero nel corso dell'anno e della vita che ruota intorno a lui, con le pagine forate che inducono a prestare attenzione ai particolari ed incuriosire i lettori e il testo semplice e descrittivo, sempre in rima.

Molto poetico e istruttivo.


***

Cosa ho letto io nel frattempo?

"La legge di lupo solitario" di Massimo Lugli, 

 ed. Netwon Tascabili, 2010, Euro 6,90, pagine totali 437


Si tratta del seguito di "L'istinto del lupo", di cui ho parlato pochi venerdì fa.
L'edizione scovata in biblioteca li conteneva entrambi, in ordine di età del protagonista, Lapo diventato Lupo.
Scelta saggia.
Infatti il secondo romanzo, in realtà, è stato scritto per primo dall'autore e questo spiega perchè non contiene riferimento all'infanzia ed alla giovinezza di Lupo ed è privo di collegamenti con le vicende passate del protagonista che, se non si è già letto "L'istinto del lupo", si conosce come ormai adulto e perfettamente integrato nella vita di strada, senza sapere che prima era tutt'altra persona, lasciando però il lettore un pò spiazzato dalle suen particolarità.

Se c'è un aspetto negativo del romanzo è questo, superabile con l'accortezza di leggere i due libri nell'ordine in cui sono proposti in questa edizione.

Lo stile è sempre crudo, diretto, sboccato e non privo di macabri dettagli. 
La storia intrisa di violenze, con le tinte fosche delle vicende di cronaca nera a cui ci hanno abituatoi mass media.
Non a casa, lo scrittore è un giornalista.

Personalmente trovo più facile digerire questo tipo di libri rispetto a molti gialli nordici o storie di medici legali (a parte quelle di Alessai Gazzola), poichè vi è meno tensione, che è ciò che detesto, però credo non sia adatto a chi si lascia impressionare facilmente 
A tutti gli altri, invece, lo consiglio.

Con questo lunghissimo post, partecipo come i consueto all'appuntamento del Venerdì del Libro di Paola.
 

giovedì 17 novembre 2016

Crescere forti e determinati

Il ricciolino, per i suoi cinque anni, ha domandato, tra le altre cose, un paio di pattini a rotelle, come quelli dei grandi.

La nonna lo ha accontentato e, quando li ha scartati, ne è stato entusiasta e ha voluto provarli subito, già in casa!


Grande è stato il suo stupore quando ha compreso che, per usarli, era meglio dotarsi di tutta una serie di protezioni (nel nuovo "color Capitan America", come ha ribattezzato l'accoppiamento blu e rosso) e, soprattutto, che non era affatto "facile come andare in bicicletta" o come "lo sci di fondo".




Eh sì, perchè per nostro figlio andare in bicicletta, prima con quella senza pedali a 18 mesi, poi con quella da grandi praticamente subito senza rotelle, è sempre stato semplice e quasi immediato. 
E neppure con gli sci ha avuto particolari difficoltà, trovando in un baleno il suo equilibrio.

Si aspettava che fosse la stessa cosa con i pattini e invece....

E' ruzzolato a terra più volte (trascinandosi anche il papà, ma vi risparmio la foto!) e comunque, nelle sue prime due uscite in pattini (per ora non abbiamo potuto farne di più, causa meteo, buio serale ed impegni), ha spesso stretto la mano del suo papà o del nonno, per farsi aiutare.

E' stato bello, per me, fotografare il ricciolino impegnato ad imparare con il supporto del papà.


E' stato bello vederlo affidarsi a lui e capire, una volta di più, quanto sia importante il ruolo dei genitori (ma anche dei nonni).

Un ruolo di supporto e di guida, di rassicurazione ma anche di incoraggiamento all'autonomia, di spinta a provare e riprovare (come recentemente ha scritto anche Veronica, prendendo spunto da criiche ricevute), affrontando le paure e le difficoltà.

E' stato bello vederlo rialzarsi ancora ed ancora e provare a "fare da solo", anche nell'indossare le protezioni ed allacciarsi/slacciarsi i pattini.


Ed è stato bello vedere la sua stanchezza e la sua soddisfazione, dopo.


Non so se e quando imparerà a sfrecciare sui pattini come pedala o scia.
Non so ancora se la voglia di pattinare sarà passeggera o se diventerà un altro modo duraturo per divertirsi e muoversi.

Quello che so, però, è che solo grazie alle cadute ed alle difficoltà, si impara a crescere e diventare forti.

Per quella che è la mia esperienza personale, ciò che si conquista regala soddisfazioni durature e spesso apprezziamo più ciò che otteniamo con un pò di fatica che ciò che ci viene quasi instintivo, a meno di non avere per esso una grande passione o inclinazione (e qui tocchiamo un tema di cui ha parlato da poco Beat).


Per questo, anche se l'instinto di facilitare mio figlio in tutto e proteggerlo è sempre presente, a volte forzo me stessa a non intervenire, a lasciar provare, a renderlo autonomo.
In questo, suo padre, che vede ovunque meno pericoli di me, è ancora più bravo, trasmettendo al ricciolino molto fiducia in se stesso (e un pizzico di incoscienza!). E' un'attitudinedi cui sono grata, che ci bilancia come genitori.

Vorrei che il ricciolino imparasse a gestire piccoli fallimenti e frustrazioni fin da piccolo, quando si tratta di delusioni tutto sommato di poca importanza oggettiva (anche se per lui contano tantissimo), perchè impari a superarle e ripartire e diventi un adulto sicuro di sè e determinato.

Chissà se ci riuscirò.

Intanto, lo porto a pattinare!






mercoledì 16 novembre 2016

Sola

Sono stata assente dal blog per qualche giorno, circostanza per me non usuale.
La verità è che non ho trovato nè il tempo nè la voglia di scrivere.

Perchè? Per tanti motivi: il lavoro che mi ha assorbito (per fortuna), l'organizzazione del compleanno del ricciolino, questioni di salute, feste di compleanno tutti i fine settimana a cui partecipare, il cantiere - casa che assorbe tempo ed energie ecc. 

Il motivo principale, però, a ben guardare è uno solo: la solitudine.

In questo periodo, più che in altri, mi sento il peso del mondo, il mio mondo, sulle spalle.
Perchè in realtà sono sola.
Non moralmente: ho amici e parenti che mi chiamano, supportano e vogliono bene. Dunque non è questo il punto.

Non credo di aver mai spiegato chiaramente in questo mio spazio virtuale che, ormai da tre anni a questa parte, la mia ruotine familiare è a due, anzichè a tre.
L'Alpmarito è all'estero per gran parte della settimana e, anche quando dorme a casa, di solito il venerdì ed il fine settimana, di giorno in pratica non c'è. Il più delle volte sparisce prima delle otto del mattino e torna per cena, pure il sabato.
Non è una critica a lui, è un dato di fatto, anche se so che egli negherebbe energicamente.

In tutto questo essere sola, c'è il mio lavoro, che a volte mi impegno di più ed altre di meno ma che gestisco interamente da sola e non è il tipo di mestiere che puoi scordare una volta chiusa la porta dell'ufficio. Che mi stimola, mi appassiona, a volte mi regala soddisfazioni e botte di adrenalina, ma genera anche uno stress non indifferente.

C'è un cantiere ormai eterno, che se non raggiungeremo i tempi della Sagrada Familia è solo perchè i suoceri finiranno per cacciarci di casa.
Un cantiere a cui non riesco ad appassionarmi, perchè la verità è che quando gli impegni sono troppi, non hai le competenze tecniche (e di ingegneria ed edilizia non ti è mai fregato un tubo) per starci dietro e assorbono tutto il tuo tempo libero ed anche di più, è facile stufarsi. 
E no, ancora non intravedo la fine di questo buco nero, che inghiotte tempo e denaro quasi in eguale misura.
Non ho scelto io di ristrutturare anzichè comprare già fatto, però ormai siamo in ballo ed è inutile recriminare e rimproverare, si balla e basta.

C'è la casa in cui abitiamo, che bene o male va tenuta abitabile.
Ci sono gli impegni domestici di tutti.
C'è la famiglia, ci sono gli amici, ci sono eventi, inviti e ricorrenze, come penso per tutti.

C'è il ricciolino, che a volte è causa del mio girare come una trottola, altre ne è la vittima.
Che patisce la sveglia alle 6.45, le corse mattutine, uscire da scuola sempre tra gli ultimi alle 17.30, gli impegni fuori casa, lo stress mio e di suo padre.
Che ci ha detto chiaramente più di una volta che della storia della ristrutturazione non ne può più perchè quella casa per lui è solo tempo sottratto alla vita.
E dargli torto è sempre più difficile 
E che anche il mio lavoro per lui è tempo sottratto alla vita.
E qui è più facile dargli torto ma anche pensare che sia ingiusto che il lavoro della mamma sia sempre sacrificabile agli occhi dei figli, mentre non ho mai sentito bambini chiedere ai padri di non andare a lavorare.

In tutto questo io a volte sono troppo stanca.
Stanca di abbaiare ordini.
Stanca di tenere insieme i pezzi.
Stanca di scene di disperazione mattutina e di isteria serale.
Stanca di arrivare a casa tardi con il ricciolino e dover ancora fare commissioni, cucinare, preparare tavola, sparecchiare, riordinare, lavare, mettere a letto e tutto il pacchetto completo, da sola. Anzi, solo io e lui, un cinquenne bravo e intelligente ma pur sempre un cinquenne.
Stanca di incastrare impegni e svaghi e inviti e riunioni e spese e faccende di casa sempre e solo nelle mie 24H e tenendo conto di mio figlio, perchè è come se fossi una madre single.
Non è una critica, anche perchè non è certo stata una scelta libera, ma è un dato di fatto.

Con l'aggravante, rispetto ad una madre single, di dover pure rendere conto al marito che comunque esiste e talvolta ricompare.
E che, quando c'è, si trova incastrato in ruotine ed orari pensati senza di lui, perchè non è quasi mai possibile programmare la sua presenza.Non è bello neanche per lui.
Lui negherebbe energicamente, ma è così.

Sono talmente stanca che finisco per comprendere solo a posteriori che ci sono stati anche bei momenti.
Finisco per dimenticarli nel mare dei casini e delle corse. 
Se non fosse per le foto.
E allora scatto a raffica ogni volta che posso, guardo le immagini a distanza di giorni e mi dico che devo essere forte, perchè sono stanca ma pur sempre innamorata, di lui piccolo e di lui grande, anche quando nella contingenza vorrei solo essere sola per davvero, per un momento, due ore, un pomeriggio, un giorno intero.

C'è di peggio, lo so.
Poi passa, lo so.
Si sopravvive, lo so.
Però questa volta avevo bisogno di scriverlo.
Come avrei bisogno di ballare in due, accantonando i pensieri.
 

Foto del grande Elliott Erwitt, tratta da web, GREAT BRITAIN. 1966. Brighton, England


 


lunedì 7 novembre 2016

Scoprire Otzi e la storia con un bambino, al Museo Archeologico dell'Alto Adige. Alto Adige: cronache di viaggio.

Nel corso del nostro viaggio estivo in Alto Adige non ci siamo dedicati solo ad escursioni e cascate, ma anche alla storia ed ai musei.

Uno dei musei che più ha colpito il ricciolino è stato senza dubbio il Museo Archeologico dell'Alto Adige, nel centro di Bolzano.

Già entrarci è stata una piccola avventura.
Avevamo appena avuto i biglietti (che sono delle cartoline con immagini di reperti del museo che si possono spedire - una bellissima idea!) e ritirato la borsa negli appositi armadietti che è suonato l'allarme e ci hanno evacuato, con calma ed ordine.

Devo ammettere che un pò di batticuore, memori dei purtroppo ormai numerosi attentati terroristici, lo abbiamo avuto, prima di capire che si trattava di una esercitazione anti incendio.
Inutile aggiungere che il ricciolino ha apprezzato l'arrivo del camion dei pompieri a sirene spiegate ed il diversivo!!!

Rientrati dopo un paio d'ore, abbiamo visitato i quattro piani del Museo che ruota intorno a  
OTZI, The Iceman, ovvero l'Uomo venuto dal ghiaccio.


 La famosissima mummia, perfettamemte conservata in una teca, è senza dubbio l'attrazione centrale del museo ed a ragione!
E' davvero impressionante avvicinarsi, ad uno ad uno, allo sportello che consente di osservarlo nella sua attuale dimora e vedere: un corpo completo, non un mucchietto di ossa!
L'esposizione descrive, con i vari reperti rinvenuti con la mummia o risalenti alla stessa epoca, la storia di quest'uomo ritrovato casualmente nel 1991 nei ghiacciai della Val Senalese e vissuto oltre 5.300 anni fa.

Una scoperta che suscito un clamore mediatico eccezionale di cui ho ricordo diretto (all'epoca avevo nove anni e vedevo regolarmente i telegiornali con i miei genitori) e che scatenò anche una contesa tra Italia e Austria per decidere chi avrebbe avuto l'onore di ospitarla, con tanto di ricalcolo dei confini in alta quota e definitiva attribuzione all'Italia.

Viene spiegato come avvenne la straordinaria scoperta, quali furono le reazioni della stampa, gli studi compiuti sulla mummia ed il suo corredo ma anche quali sono le tecniche ed i presidi di emergenza utilizzati dal Museo Archeologico per garantire la conservazione in assoluta sicurezza della mummia.



E poi vi sono i resti (molto più ampi di quanto immaginassi) dei suoi abiti di pelliccia e di pelle e del suo copricapo, le armi e il resto del suo equipaggiamento e, ovviamente, Otzi è anche il pretesto per descrivere la vita degli uomini nell'Età del Rame, con tante curiosità sul loro stato di salute, sulla dieta, sullo stile di vita.
Purtroppo, non è possibile scattare fotografie in tutto il piano in cui è conservata la mummia (permesso nel resto del museo), ma è un prezzo che vale la pena pagare per vederla, a mio parere.


Le notizie curiose sono tantissime.

Sapevate, ad esempio, che già Otsi era intollerante al lattosio e che gli uomini della sua epoca già soffrivano di malattie considerate "moderne", come la gotta?

 Oppure che a 45 anni, per l'epoca, si era decisamente anziani?


Il museo è interattivo e moderno e cattura davvero l'attenzione di grandi e piccini.


Per i bambini,c'è un'area dedicata ad ogni piano, con piccoli giochi che aiutano a comprendere quanto spiegato, come indossare una ripoduzione degli abiti di Otzi e percepirne peso e calore, i fili ricavati dal libro di tiglio da intrecciare per ricavare un canestro, il puzzle di corteccia di betulla come quello con cui Otzi aveva realizzato la sua "borsa" o foglietti su cui dare la propria versione.....dell'omicidio di Otzi!


E già, perchè quello di Otzi è sicuramente uno dei primi gialli della storia e solo dal 2001 si sa che la sua morte non fu per nulla accidentale.
Il percorso espositivo coinvolge il visitatore nella scoperta dei risultati delle indagini effettuate...

..svelando tanti particolari che fanno percepire questo nostro antenato di 5.300 anni fa come un conoscente.

Anche se più bassino di noi!


La riproduzione a grandezza naturale di Otzi è davvero suggestiva e ben fatta.

Il ricciolino biondo non si è annoiato e ci ha seguiti di buon grado nella visita, seppure apprezzando e comprendendo solo ciò che era adatto alla sua età.

Il terzo piano del museo ospita, dal 02.02.2016 e sino al 14.01.2018, una interessantissima mostra sul rame ("Heavy Metal"), il cui ingresso è compreso nel biglietto di ingresso, con nozioni sugli usi passati e attuali del rame, la sua composizione, le sue caratteristiche, i costi e modi di estrazione, per terminare con una esposizione di monili di questo prezioso metallo.



Questa è stata l'unica parte della struttura che abbiamo visitato da soli io e l'Alpmarito, mentre il ricciolino si divertiva nell'area bimbi, ad ingresso gratuito, al primo piano. 
Una zona davvero ben fornita di giochi in materiali naturali e angoli morbidi (possono accedere anche i genitori, basta togliere le scarpe) che ispirava relax.


Con le assistenti il ricciolino ha giocato e realizzato un bel collage "in tema" con quanto visto nel museo.


Ovviamente, abbiamo fatto anche una piccola tappa allo shop, per cartoline, segnalibro e "stickers".


Insomma, se andate in Alto Adige o in Trentino, vi consiglio di visitare Bolzano, di cui ho intenzione di parlarvi e il Museo Archeologico dell'Alto Adige. Se la storia vi interessa o se avete bambini in età scolare, sicuramente aprezzerete la tappa.

p.s. Il museo è chiuso il lunedì, ci sono sconti per famiglie, l'ingresso è gratuito per bambini sotto i sei anni ed è possibile utilizzare un'audioguida multimediale (le lingue utilizzate sono italiano, inglese e tedesco) a 4 Euro, che noi però non abbiamo provato. In ogni caso, i cartelli esplicativi sono ben fatti e completi.
Il museo si raggiunge a piedi dalla stazione del treno ed è in centro.

Post non sponsorizzato.

venerdì 4 novembre 2016

"Non è la fine del mondo" e "L'istinto del lupo": le letture di Mamma Avvocato

Alessia Gazzola, "Non e' la fine del mondo"

ed. Feltrinelli, euro 15,00, pag. 218

"Un libro non è solo un libro.Un libro è un intero universo di sentimenti.E se non lo è, non è che un volume vuoto, inutile e nessuno se ne ricorderà. Per questo ogni scrittore è tanto suscettibile quando si tratta di critiche.Le critiche sono sempre personali." Pag. 185

Alessia Gazzola è un'attrice che conoscevo ed apprezzavo già, grazie alla serie che ha per protagonista Alice Allevi, il simpatico medico legale dei tre romanzi di cui ho già parlato, "Una lunga estate crudele", "Le ossa delle principesse" ed "Un segreto non è per sempre".

Questo libro, estraneo alla serie, mi è piaciuto se è possibile ancora di più.

Leggero, divertente e romantico, narra la storia di Emma, tenace stagista trentenne in una agenzia di produzioni cinematografiche, alle prese con cambiamenti lavorativi, un eccentrico scrittore giapponese, segreti di famiglia e un amore quasi impossibile.

Nulla di particolarmente originale nella trama ma una storia che fa sognare e trascorrere piacevolmente ore di lettura e di quiete, con il sorriso sulle labbra.

Insomma, tutto quello che si può chiedere ad un buon romanzo rosa!

"Eh, già...A cinquantanove anni non ho ancora imparato ad accettare che un dono, qualunque dono, anche quello che appare più grande, anche l'esaudirsi di un sogno...ogni dono toglie qualcosa. E ti va bene se non paghi un prezzo che solo alla fine si rivela troppo alto." Pag. 187

***

"L'istinto del Lupo" di Massimo Lugli

ed. Newton Compton Editori, 2008, pag. 334

Nulla a che vedere con il romanzo della Gazzola per la mia seconda lettura della settimana.

Altro genere, anche se non saprei bene come etichettarlo, altro stile, crudo e diretto, altro protagonista, altra storia.

Lapo e' appena quindicenne quando conosce, per caso, un barbone molto originale, Tamoa, e si avvicina alla vita di strada.

Lui, che viene da una famiglia benestante e colta; lui, a cui non manca nulla tranne una famiglia serena ma che, comunque, è amato e seguito. Lui, che va bene a scuola, non manca di intelligenza e ha davanti a se' un futuro roseo. Lui, inspiegabilmente, trova nella strada e tra i suoi abitanti "nascosti", tra l'umanità che vive ai margini della società, il senso della sua vita.

Una discesa estrema, da una casa confortevole ad un giaciglio di fortuna sul marciapiede, da vittima di bullismo a persona in grado non solo di difendersi ma anche di attaccare.

Una storia a mio parere originale ma anche verosimile, come il linguaggio utilizzato dall'autore, non a caso un noto giornalista di cronaca nera della capitale.

Sicuramente un romanzo che consiglio ma solo per stomaco forti, abituati a thriller e gialli che non mancano di dettagli splatter.

Ho già prenotato il seguito, che in realtà l'autore aveva scritto per primo, e non vedo l'ora di leggerlo.

"Capii una cosa: chi ha una casa, un lavoro e una famiglia, una vita organizzata, le rate da pagare, scuola dei figli e tutto il resto ha paura di chi non ha niente, al tempo stesso, lo invidia. Qualcuno reagisce con la rabbia, molti cercano di fartisi amico. Il motivo non lo so, è roba da strizza cervelli, ma non c'è altra ragione che spieghi perché, tutte le sere, mi ritrovavo con almeno dieci, quindici carte nel bicchiere." Pag. 312


Con questo post partecipo all'appuntamento del "Venerdì del libro" di Paola.

 

giovedì 3 novembre 2016

In montagna anche con le nuvole

Normalmente si va a camminare in montagna con il bel tempo.
Il cielo azzurro e limpido ed il sole caldo piacciono praticamente a tutti e, ovviamente, non è il caso di avventurarsi sul ghiacciaio o anche solo per boschi in condizioni di temporale o tempo pessimo, soprattutto dove non si conosce e con i bambini.

Tuttavia, se il cielo è semplicemente coperto e si prospetta qualche goccia di pioggia ma nessun temporale, le escursioni semplici si possono affrontare comunque, anche con i bambini.

E secondo me, ne vale la pena.

Perchè è bello camminare nel tepore del proprio piumino.


Perchè foglie e sentieri bagnati hanno un loro fascino ed un loro odore peculiare, odore d'autunno e di pioggia.


Perchè ogni tanto, tra le nuvole o la nebbiolina, si intravede il sereno. Ed è ancora più bello.


Perchè domina un silenzio che d'estate non c'è.


Perchè puoi immaginare più facilmente come fosse, in passato, vivere tra alpeggi e mulattiere e percorrerle per necessità e non per svago, con qualunque tempo.


Perchè è maggiore il gusto dell'avventura e della scoperta, soprattutto se la nebbiolina umida un pò svela e un pò nasconde (ma il sentiero è ben visibile e segnalato, altrimenti meglio tornare indietro).


E poi si possono pestare tappeti di foglie, raccoglier castagne, scovare funghetti. Con un pò di fortuna.

Così, anche quando il tempo non è proprio dei migliori (ma neppure dei peggiori), si può camminare in montagna comunque, senza salire troppo di quota e vestendosi bene.
Noi l'ultima volta siamo stati in Valle di Champorcher (AO), a pochi chilometri da casa.
Abbiamo percorso il sentiero che, imboccato dalla località Outre L'Eve (segnavia n. 4), con una salita in mulattiera di circa 15 minuti, conduce al gruppo di baite denominato "Tendzon", ove si trova il primo bivio.

Si può proseguire dritti in salita, per raggiungere il lago di Vercoche, il Lac de Chilet, il Lac Cournouy e il Col de la Fricolla, oppure svoltare a destra, prendendo il sentiero 2, che conduce all'abitato di Champorcher, Loc. Chardonney, dove d'inverno si trova la pista di sci di fondo, oltre agli impianti di risalita per lo sci alpino e, d'estate, si può passeggiare per le rive del torrente, fermarsi per un pic nic all'area attrezzata o fare sosta al parco giochi.


Noi, con i bambini, il poco tempo a disposizione prima del pranzo ed il tempo incerto, abbiamo optato per Chardonney. 
Scoprendo così un sentiero che non avevamo mai percorso, in mezzo ad una pietraia (prestare attenzione alla caduta di sassi), con tanto di ponticello, parapetti in legno nuovi e corda fissa nei passaggi scivolosi (comunque privi di particolare difficoltà, secondo me).



La vista, sulla valle, mostrava l'abitato sottostante.


In un'oretta siamo giunti a Chardonney.





Poco prima, però, abbiamo fatto una piccola deviazione, segnalata, che in pochi passi ci ha portato a vedere "La Goilli di Pourtset".



E mentre iniziava a piovigginare, noi siamo arrivati all'abitato e abbiamo mangiato nell'unica trattoria aperta in quel finire di stagione.

Perchè anche questo è uno dei lati postivi di andar per sentieri in autunno o comunque in giornate dal clima non ottimale: hai la scusa pronta per abbandonare i panini e gustarti una polenta, una zuppa o qualsiasi altra specialità del luogo. Meglio ancora se in compagnia di amici.

In fondo, te la sei meritata!

All'inizio dell'autunno, il giardino di una casa mostrava ancora queste splendide fioritture.