venerdì 12 febbraio 2016

Le letture del ricciolino biondo: "Come diventare cavaliere" e "La piccola renna"

Questo venerdì, le letture per bambini da suggerire sul blog le ha scelte il Petit Prince di casa in persona.

Scovato per caso da ma in biblioteca, "Come diventare cavaliere. Manuale per scudieri", Fabbri editore, è piaciuto subito al ricciolino biondo, anche se in realtà forse si presta meglio a bimbi di un paio d'anni in più.



E' un vero e proprio manuale illustrato, con pagine pop-up suggestive, finestrelle da aprire, libretti dentro il libro da sfogliare e letterine da leggere.

In tanti capitoli, un nobile cavaliere tenuto prigioniero in un castello francese, istruisce il figlio sulle regole della cavalleria, gli insegna i valori ed i compiti di un buon cavaliere, fornisce suggerimenti per gli allenamenti, le imprese eoriche da compiere ed il corretto mantenimento delle armi, indica le strategie di attacco nelle giostre ed in guerra e i passi per conquistare l'ambito titolo di "Cavaliere".
Affinchè il figlio possa, poi, andarlo a liberare e ricongiugersi a lui.


 Le illustrazioni sono ben fatte ed esplicative, il testo è molto ricco e articolato, il lessico corretto.



 Un manuale che piacerà a  tutti gli appassionati di cavalli, cavallieri, armi bianche e gesta eroiche, piccoli e grandi, maschi e femmine!

E poi c'è "La piccola renna" di Michael Foreman, Camelozampa editore, 2015, che ho fatto arrivare alla bliblioteca del paese grazie al prezioson suggerimento di una lettrice / blogger del Venerdì del Libro (di cui, ahimè, non ricordo il nome!!!)




 Illustrazioni incantevoli ed adatte al clima invernale, una storia delicata, originale e commovente di affetto, amicizia e dedizione tra un bambino ed una piccola renna molto speciale.
Un libro che scalda il cuore e che ha subito catturato il ricciolino biondo!



Buona lettura con i vostri bimbi e buon...venerdì del libro!

giovedì 11 febbraio 2016

Carnevale di Ivrea 2016

Essere eporediese significa vivere il Carnevale.
Alcuni (pochi) lo detestano, la maggioranza lo ama e lo attende un anno intero.
Tutti,  alla fine, comunque lo vivono.
Perchè è l'evento dell'anno, che sconvolge la città, la trasforma, blocca traffico e attività, trasfigura e sovverte i ruoli.

Quest'anno, per me, è stato ancora più bello e coinvolgente, perchè alle emozioni che mi trasmette da sempre, si è aggiunta quella di conoscere la Mugnaia, il personaggio femminile principale, l'eroina della città per i giorni di festa, nonchè il Toniotto, ossia il marito della Mugnaia, un amico d'infanzia, e una delle damine della Mugnaia, niente meno che parente.


Non ho potuto vivere il Carnevale momento per momento, come avrei voluto, perchè la presenza del Petit Prince e la necessità di far divertire anche lui e farlo stare anche con i suoi amici di scuola ci hanno costretto a saltellare tra i due Carnevali, però me la sono goduta.

C'e' stata la sera della presentazione della Mugnaia (il cui nome rimane segreto tranne che agli invitati alla presentazione e alla cerchia dei familiari, che lo vengono a sapere con un minimo di anticipo), a cui ho partecipato da vicino per la prima volta.
Solennità, commozione, cerimoniale, eleganza e allegria, insieme.


C'è stato l'orgoglio per la spendida damina..




La piazza gremita, la distesa di cappelli frigi, l'emozione negli occhi della prescelta e degli amici e conoscenti.



L'uscita sul balcone e l'acclamazione degli eporediesi.


L'inizio della sfilata del corteo storico e delle squadre degli arancieri...


 una Mugnaia ed un Toniotto 2016 che migliori di così, non avrebbero potuto essere.

E naturalmente, la battaglia, anche sotto la pioggia battente della domenica e del martedì.
Perchè a Carnevale, gli arancieri, i pifferi e tamburi, il corteo storico, il pubblico: non li ferma niente e nessuno.




Il "mio" Borghetto addobbato a festa, ogni anno in modo diverso e originale ma sempre di rosso e verde vestito.








Le arance pronte, per grandi e piccini..



Il mio piccolo Tuchino impegnato a "ricaricare", tirare e, naturalmente, rifocillarsi!




E anche io, quando lui è tornato a casa con la nonna, vinto dalla stanchezza e stufo di prendere arance addosso, in piazza, a sfogarmi.


Perchè tirare le arance, essere lì, con la tua divisa, tra la gente della tua squadra, uniti dalla voglia  comune di dare battaglia e contemporaneamente fare festa, pronti a tirare con forza, passione, impegno, durezza, precisione, ma senza rabbia, senza cattiveria, è quasi catartico.
Ti prende, ti cattura, ti fa dimenticare la quotidianità, anche i lividi che a volte ti porti a casa.
Ti lascia solo la voglia.
La voglia di esserci l'anno successivo,
quella voglia che si accende nel cuore al primo suono di pifferi e tamburi, nella fredda giornata dell'Epifania, 
quella voglia che il fuoco di tre giorni di battaglia estingue solo temporaneamente.

Perchè il Carnevale è questo, una festa di popolo in cui i ruoli cessano di essere quelli quotidiani, in cui volendo ci si può lasciare andare. 
E ritrovi in piazza i conoscenti, compagni di scuola, di sport, gli amici di sempre, quelli con cui tiravi già da bambina, poi diventati ragazzi come te e poi adulti e ora, tornati magari da luoghi lontani di lavoro e residenza apposta per la feste, nella zona del tiro dedicata ai bambini, con i loro figli, a trasmetter loro la tradizione.


Anche se nei giorni successivi, tocca lavare, strofinare e ancora lavare, divise, stivali, borse e scarpe, con quell'odore di arancia amara un pò asprigna nelle narici che rimane a lungo, sugli abiti, nelle piazze, tra le vie della città.



Anche questo, però, in fondo fa parte del gioco e della magia del Carnevale di Ivrea.


martedì 9 febbraio 2016

Il Mini Carnevale Storico e la mia piccola guardia romana

Giovedi' pomeriggio, come di consueto, il ricciolino biondo ha partecipato alla rappresentazione del Carnevale storico del Paese, dei bambini della sua scuola materna, con l'ausilio dei genitori, degli insegnanti e dei protagonisti del Carnevale "vero" dell'anno precedente.

E' stato un successo, anche quest'anno: i bambini si sono divertiti, i piu' grandi erano emozionati dal ruolo principale a loro assegnato, il ricciolino era piu' consapevole del significato della sfilata e di tutta la messinscena, il pubblico di parenti e amici dei bambini era numerosissimo.

Una bella festa che ha offerto momenti di emozione, orgoglio e partecipazione ai genitori e gioco ai bimbi, in attesa che, questa sera, bruci il diavolo grande appeso al Ponte Romano dall'Epifania !

Le guardie romane, tra cui c'era il Petit Prince di casa, felice di poter disporre di mantello, lancia e scudo!



 I personaggi sono stati presentati uno a uno da questo palco, davanti al Municipio, esattamente come i grandi, per poi sfilare per le vie del Paese.






La Banda Musicale ha accompagnato i momenti salienti della festa..


Fino al rogo del piccolo diavolo preparato dalle maestre!



Inutile dire che era il momento piu' atteso da tutti i bimbi, che in coro scandivano: "Brucia il diavolo, brucia il diavolo, brucia il diavolo !"
E poi, a fare merenda tutti insieme !


p.s. Tra l'altro, quest'anno come ninfa, personaggio femminile principale del Carnevale, tra i piccolio è stata sorteggiata una bimba del Marocco, orgogliosissima, come i suoi genitori, in prima fila a fotografarla. Segno che, se si vuole integrare ed essere integrati ed i numeri non sono eccessivi in rapporto alla popolazione locale, si puo' riuscire bene.

E da voi che mi leggete, esistono tradizioni simili? La scuola organizza feste di Carnevale in piazza ?

venerdì 5 febbraio 2016

L'amore di chi cresce un bambino

La scorsa settimana ho letto un romanzo imprestatomi dalla nonnina.

Un romanzo molto sentimentale, molto femminile, che mi ha commosso e fatto riflettere, con un tema molto attuale: l'amore di un genitore, naturale o no che sia.

La storia è più frequente di quanto si pensi, anche declinata la maschile: una madre lascia i suoi figli, un padre rimane solo, si innamora e crea una nuova famiglia, poi però muore, ovviamente senza lasciar scritto nulla.
E inizia la lotta tra madre naturale e "matrigna", per l'affidamento dei figli, con amici e parenti che patteggiano per l'una o per l'altra.

In questo caso, prevale la ragione, ma non sempre è così.
Comunque, ciò che mi è piaciuto di più, in questo libro, è la figura della matrigna, ben diversa dallo stereotipo delle fiabe, capace di un amore incondizionato e che si sente madre a tutti gli effetti, perchè anche se non li ha partoriti, i figli li ha cresciuti.
E poi c'è il lutto, il coraggio di inventarsi un futuro ed una storia di internamento nei campi di concentramento per gli italiani in America durante la seconda guerra mondiale, che confesso non conoscevo.
Sapevo dei giapponesi e delle confische di beni anche agli italiani, ma non dell'internamento di molti di loro.

Un pò irrealistica, per quella che è la mia esperienza, è la ragionevolezza alla fine dimostrata dalle due donne.
Tuttavia è un romanzo e quindi è lecito sognare.


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Home made mamma.