venerdì 21 marzo 2014

"Il bordo vertiginoso delle cose"

Gianrico Carofiglio, " Il bordo vertiginoso delle cose", ed Rizzoli, 2013, 315 pagine.

Carofiglio e' un autore che ho conosciuto e apprezzato attraverso i romanzi della serie dell'Avv. Guerrieri, che sentivo in qualche modo vicini alla mia realtà, per affinità di professione, seppur ambientati in un'atmosfera così diversa e dai ritmi molto più lenti e "allungati" rispetto a quelli cui siamo abituati ad altri latitudini (non fosse altro che per ragioni di clima ed orari).

Non avevo idea di cosa aspettarmi da questo romanzo così diverso, dal titolo particolare, così ho iniziato la lettura con poche aspettative, temendo un senso di straniamento, quasi una delusione.

Lo straniamento c'è stato, la delusione no.

La trama non è particolarmente ricca di avvenimenti ma la scrittura poetica, quasi sospesa, suggestiva e riflessiva, che già mi era piaciuta negli altri romanzi, e' la stessa, la scelta accurata di lessico e sintassi, idem, in un libro che ti prende per mano e ti conduce per le strade di Bari, sfondo di un lungo percorso a ritroso nel tempo e nello spazio,alla ricerca, insieme al protagonista, Enrico (che si rivolge al lettore in seconda persona singolare) del te stesso studente e adolescente, rievocando un anno di vita e frammenti di esperienze.

Io ho sentito quella nostalgia e quel senso di stupore che mi prendono sempre quando mi capita di confrontare la me stessa di allora con quella di oggi, di rievocare la forza dei sentimenti (la prima cotta, le amicizie, le interrogazioni, le ansie prestazioni sportive) dell'infanzia e dell'adolescenza e di chiedermi come e' che sono diventata così, se era questo il futuro che immaginavo, cosa e' successo a quelli che sono stati compagni del mio percorso di crescita. Insomma, quella distanza e quell'aurea di mistero che neppure facebook può colmare, anzi, sembra amplificare, gettando qua e la' pillole di informazioni slegate le une dalle altre e non verificate.

 

Enrico sta prendendo un caffè al bar, una mattina, quando l'occhio gli cade su una notizia di cronaca nera: un nome, un mare di ricordi.

Fa la valigia spinto da una forza invisibile e parte, per tornare in quella che una volta era la sua città e ricordare, rievocare, cercare.

Risposte, soprattutto su se stesso, attraverso la supplente di filosofia, il compagno di classe che milita nella sinistra estrema, l'amica di sempre, il rapporto con i genitori, il fratello così diverso ma ugualmente caro, la prima macchina da scrivere tanto desiderata, le cotte dell'adolescenza ecc.

Di più non posso svelare senza rovinare il gusto di questa lettura, assolutamente consigliata.

 

"Qualcuno si chiede per quale motivo si studi la filosofia, cioè una disciplina che in apparenza non ha alcuna utilità pratica. Ebbene, la filosofia serve a 'non dare per scontato'. Nulla. La filosofia e' uno strumento per capire quello che ci sta attorno - per capire quello che ci sta dentro probabilmente e' più efficace la letteratura -, ma capiamo davvero quello che ci sta attorno se non diamo per scontato la verità che qualcun altro ha pensato di allestire per noi.

Fare filosofia - cioè pensare - significa imparare a fare e a farsi domande.Significa non avere paura delle idee nuove. Significa non fermarsi alle apparenze. Significa essere capaci di dire di no a chi vorrebbe imporci il suo modo di pensare e di vedere il mondo. Cioè a chi vorrebbe pensare per noi.....ve ne sto parlando perché e' un grande racconto sulla capacità di dire di no, che è una delle manifestazioni fondamentali del pensiero e della libertà."

Un concetto forse scontato ma così importante da ricordare a noi stessi, tutti i giorni, quando ci troviamo a camminare sul bordo vertiginoso delle cose.

 

Con questo post e questo romanzo, che consiglio di leggere, partecipo all'iniziativa del Venerdì del Libro di Home Made Mamma.