lunedì 31 ottobre 2016

#Scintille di gioia (nonché "bignami" degli ultimi tempi) n. 5

La settimana appena trascorsa è stata ricca di impegni, pregna di stress e piena di lavoro ma anche di tanti piccoli momenti di soddisfazione e gioia.

Foto Di

Per ricordarli, oggi partecipo all'iniziativa "scintille di gioia" di Silvia.

Ecco le mie scintille:

1. Soddisfazioni sportive. Domenica scorsa ho partecipato ad una gara di corsa di quasi novembre chilometri per beneficienza. Nonostante fossi molto raffreddata, sono riuscita a correre con un tempo molto migliore al mio solito per i primi sei chilometri e, nonostante gli ultimi due, anche a causa di una salita e dell'allegria, abbia dovuto rallentare, sono stata molto soddisfatta di avercela fatta. E poi ho corso con mio padre a fianco per gran parte della gara (era lui a "tirarmi") e condividere una passione con lui mi ha fatto bene.

In palestra di roccia, tra lo scorso venerdì equello appena trascorso, ho chiuso i miei primi boulder verdi della stagione. Probabilmente solo chi arrampica può comprendere ma vi assicuro che vedere che l'impegno costante, seppur limitato ad una volta alla settimana, da i sui frutti, regala una gioia intensa. In più, condivido questi appuntamenti in palestra con l'Alpmarito, il ricciolino biondo, che intanto arrampica a e gioca spensierato, e degli amici. È questo è il massimo

Sempre sul fronte sportivo, i miei tempi nella corsa finalmente migliorano, anche aggiungendo ogni tanto qualche chilometro. Ed è una bella sensazione.

E poi abbiamo pedalato, tutti e tre insieme, in mezzo ai prati e le sterrate, tra le foglie tinte di giallo ed arancione ed i ricci e l'umidità della terra d'autunno, con il sole caldo ad indorare il paesaggio.

2. Gioie materne. Abbiamo riesumato dalla cantina della nonna uno scatolone di Lego "da grandi" appartenuto a me ed ai miei fratelli e io ed il ricciolino biondo abbiamo passato delle ore intense nel ricostruire tante piccole creazioni "vintage". Un ritorno all'infanzia, tra i ricordi, ed un momento di gioco divertente con il mio bambino che mi piace tantissimo (anche perché mi permette di evitare per un po' gli scontri con le macchinine e le battaglie tra supereroi!)

 

3. Piaceri culinari. E' stata una settimana all'insegna del buon cibo e del buon vino. Il che non va tanto bene. Considerando che la linea influisce un po' sulle prestazioni di cui al punto 1 però, ogni tanto, va bene così!

Abbiamo mangiato dei buonissimi pizzoccheri con cavolo e patate al forno da una coppia di amici, innaffiandolo con vino e chiacchiere, ho cucinato e gustato le prime vellutate di zucca della stagione con il ricciolino biondo e sperimentato una vellutata di cavolfiore e patate che ci è piaciuta moltissimo e che rifaremo presto.

Abbiamo partecipato ad un'altra festa di compleanno di un amichetti del ricciolino, tra patatine e piacevoli chiacchiere, ed avuto amici a cena per una bella polenta (con vino e spazzatino, ovviamente).

Insomma, bagordi.

E poi, soprattutto, ho festeggiato il giorno dei morti (seppur in anticipo, visto che oggi è domani io e l'Alpmarito abbiamo anche da lavorare e lui sarà via) in famiglia, con la fantastica e tradizionale zuppa di cavoli di mia nonna!

Un gusto che non si può descrivere!

Ah, quasi dimenticavo: l'Alpmarito è stato con noi un intero fine settimana! Evento che non si verificava più dalle vacanze estive e dunque degno di nota.

E voi? Avete vissuto Scintille di Gioia?

Se volete partecipare, le regole, tratte dal blog di Silvia, sono queste:

Come fare?

1- utilizzando l'hastag #scintilledigioia condividete con una foto su Instagram, Facebook, Twitter e/o un post sul blog tre momenti felici vissuti la settimana precedente;

2-nominate il mio blog e date le istruzioni su come partecipare;

3- invitate chi volete a partecipare a questo bellissimo gioco;

4- inviatemi i vostri momenti felici alla mail fiorellinosn@gmail.com mettendo come oggetto "Scintille di Gioia", in modo che io non me ne perda nemmeno uno!

 

venerdì 28 ottobre 2016

"Spy story love story" e "La meccanica del cuore" : le letture di Mamma Avvocato

Le mie ultime letture sono stati due romanzi molto diversi tra loro ma ugualmente apprezzabili.
Dovendo scegliere, direi che quello che mi è piaciuto di più, è il primo, visto che ne ho preferitp lo stile.


 ***

"Spy Story Love Story" di Nicolai Lilin

 ed. Einaudi, 2016, Euro 18,00, pagine 248



"Sta pensando che la memoria e' un corpo unico, non può essere mutilata, ridotta a pezzettini. O
vive integralmente o muore per intero. Continuano a volare tutti verso l'incognito, le mostre orbite
si intrecciano all'infinito, e la nostra memoria. A quanto pare. Vale quanto una scarica elettrica nel
vuoto assoluto: e' tutto e niente allo stesso tempo." Pag. 248

Di Nicolai Lilin avevo già letto, parlandone sul blog, la trilogia autobiografica composta da "Educazione siberiana" (da cui è anche stato tratto un film), "Caduta libera"  ed  "Il respiro del buio".

Questo libro, invece, è un vero proprio romanzo che narra la fine della carriera di Alesa.
Alesa è  un killer russo professionista che appartenente alla "Fratellanza", un mondo criminale che ormai non esiste più. 
Ha trascorso la vita ad uccidere per un boss mafioso che dopo anni di delinquenza ha deciso di darsi alla politica, cancellando il passato.
Alesa ha compiuto azioni terribili ma ha le sue regole e, soprattutto, orami la sua umanità o la sua coscienza premono  per prendere il sopravvento. Così decide di ritirarsi, pur essendo consapevoli che dal mondo criminale è difficile uscire vivi.
Per avere speranza di cambiare vita, ha bisogno del consenso del suo capo, il quale gli affida un ultimo incarico.
Un incarico contrario alle sue regole e che deve accettare per sopravvivere.
E' allora che la sua vita si incrocia con quella di Ivan, giovane russo a cui deve insegnare il mestiere, che si porta dietro i traumi della guerra in Cecenia e molto altro.
Insieme, Alesa e Ivan sceglieranno di sfidare il loro destino. 
Perché si può sempre scegliere tra la bestia o l'angelo che è in noi, come insegna loro Marta, una donna che di fronte alla prospettiva della morte non si spaventa ma cita il principio di indeterminazione di Heisenberg, risvegliando tutta la voglia di libertà e l'umanità di Alesa.

Un romanzo introspettivo, che scava nelle coscienze di Alesa e Ivan, ma nello stesso tempo cattura con il ritmo serrato delle azioni, in puro stile thriller, con un racconto diretto e crudo eppur sentimentale.
 


 ***

"La meccanica del cuore" di Mathias Malzieu

ed. Feltrinelli, 2012, euro 15,00, pag. 145


Mathias Malzieu, l'autore di questo romanzo che ho cercato dopo aver letto il parere di Erika (che ne ha rassunto perfettamente la trama) è anche cantante e scrittore, leader dei Dionysos: "Uno dei migliori gruppi rock francesi", secondo quanto recita il retro di copertina.

Si tratta di un romanzo sull'amore, breve ed originale, che mostra la capacità, tipica dell'infanzia e dell'adolescenza, di buttarsi nei sentimenti senza inganni, senza maschere. 
Quel vivere ogni emozione senza sovrastrutture, con il cuore che batte a mille, che purtroppo, normalmente, si perde con la crescita.
Ma c'è anche la paura di ogni genitore di veder soffrire il proprio figlio, di proteggerlo il più possibile, che talvolta può condurre a scelte discutibili.
C'è la voglia di amare e di avventura, che portano Jack, dopo la prima uscita "nel mondo" a dieci anni, a conoscere la piccola cantante che sbatte contro gli oggetti e inserirsi nel mondo della scuola, che si dimostra ricco solo di derisione,  a causa della diversità e disabilità che caratterizza Jack.
E poi il viaggio attraverso l'Europa, da Edimburgo all'Andalusia, per rincorrere il sogno dell'amore a 14
anni, in compagnia del precursore del cinema, un altro "cacciatore di sogni", un orologiaio illusionista. L'amore, la gioia travolgente e poi, la gelosia, il dolore, la delusione.
Quella che fa crescere e cambia, irrimediabilmente e non sempre in meglio.

Un racconto tra il fantastico e l'onirico, con lo stesso titolo di un album del 2007 del gruppo, che ne
costituisce la naturale, e molto bella, colonna sonora (per quanto a me non sembri poi tanto rock, ma non sono un'esperta di generi musicali).



 "Non sarai mai più come un tempo," mi aveva detto Meliers prima dell'operazione. I rimpianti e i
rimorsi si affollano sull'orlo di un abisso tempestoso. Pochi mesi e sono una stufo di questa vita in
versione dietetica. Una volta finita la convalescenza, voglio tornare in ballo senza la maschera
barbuta e i capelli incolti. Non mi rattrista crescere un po', ma devo superare lo scoglio della
finzione dell'incontro causale.... Tornare al tempo un cui amavo senza stratagemmi, quando mi
lanciavo a testa bassa senza paura di sbattere contro i sogni, tornare indietro!il periodo in cui non
avevo paura di niente, un cui potevo salire sul missile rosa dell'amore senza allacciare la cintura.
Oggi sono più grande e anche più ragionevole, ma di colpo non oso più tentare il grande salto
verso colei che per me avrà sempre dieci anni...." pag. 138


Con questo post partecipo all'appuntamento del "Venerdì del libro" di Home Made Mamma.

giovedì 27 ottobre 2016

La scuola "giusta": noi siamo stati fortunati

Un paio di giorni fa, ascoltando l'ennesima brutta notizia di educatrici arrestate per maltrattamenti ai bimbi a scuola, mi è venuto spontaneo pensare alla materna frequentata dal ricciolino biondo, per quello che sarà il suo ultimo anno, visto che ormai è tra i "grandoni".

Non che sia possibile un confronto con quella realtà, essendo scontato che nella quasi totalità delle scuole dell'infanzia e dei nidi non accada nulla di simile, ovviamente.


Però ogni tanto mi raccontano particolari di altre scuole materne dove, ad esempio, le maestre non accompagnano i bimbi in bagno, non puliscono loro il sederino, non li cambiano di abiti se si sono bagnati o sporcati (e non parlo dei bimbi di cinque anni ma anche di quelli di tre), non tagliano gli alimenti ai pasti, impongono ai genitori di mandare i figli senza scarpe con i lacci, senza gonne, senza maglie o pantaloni con bottoni, senza collant ecc ecc., per fare meno fatica ed in più non lasciano entrare i genitori nelle aule per prendere o portare i piccoli (non ho capito perché, mi auguro sia una questione di igiene).
Tutte richieste e rifiuti che sarebbero state impensabili nella scuola che io ed i miei fratelli abbiamo frequentato anni fa e, fortunatamente, anche in quella del ricciolino e che vengono motivati con la scusa che le maestre sono educatrici laureate, non assistenti o bidelli.

Proprio la scorsa settimana c'è stata la seconda riunione con le insegnanti dall'inizio dell'anno, con la spiegazione di quello che sarà il "tema dell'anno", le informazioni sulla programmazione ed i progetti che cercheranno di attuare e l'elezione dei rappresentanti di classe.
La riunione per me è stata anche l'occasione per poter parlare, prima, con le maestre di mio figlio.

In questi due anni e una manciata di giorni, non sempre mi sono trovata in sintonia con tutte loro o ho capito il loro approccio educativo.
Spesso il primo ed il secondo anno il ricciolino è tornato a casa con vari graffi e lividi, a volte causati da compagni/e di scuola, altre dalla sua irruenza nel gioco.
Talvolta, però, mi sono scontrata con le maestre perchè non era possibile capire chi fosse il responsabile e cosa fosse accaduto oppure mi veniva riferito che non sapevano nulla perchè non avevano visto o che "ciò che succede a scuola, lo risolviamo noi a scuola".
Io ho sempre ritenuto che i genitori abbiano il diritto di sapere e che l'azione aggressiva andasse punita, la reazione del bambino che si difende, invece, no.
A meno di non essere davvero eccessiva, si intende.
E ho sempre pensato che, mentre una o due sviste siano normali, visto che i bimbi sono tanti e le maestre poche, non fosse però ammissibile non accorgersi di nulla più volte.

In questo, non ho mai trovato l'appoggio delle educatrici, che puniscono chi inizia e chi reagisce allo stesso modo e, addirittura, a volta soltanto il secondo, perchè sono intervenute tardi e dunque non hanno visto l'intera scena e la violenza "è sbagliata a prescindere" (che è anche vero, però io non credo sia sia corretto, nè per la vittima nè per l'aggressore, porgere sempre l'altra guancia).

Una situazione che mio figlio percepisce come ingiusta quanto noi genitori, come ha detto più volte.

E' successo che, di fronte a questa "strategia" delle maestre, il ricciolino abbia iniziato a chiudersi con loro, a non chiedere il loro aiuto, reputato inutile e/o addirittura controproducente, scegliendo piuttosto di difendersi da solo e poi subire la sgridata o il momento di "time out" con frustrazione.
E' successo che dallo scorso anno il ricciolino che mai prima, era stato aggressivo e mai lo è stato al centro estivo, con i cuginetti o nello sport, abbia spinto intenzionalmente due bimbi senza motivo e adesso, stufo di subire, reagisca quando viene spinto o graffiato da altri.

E questo non mi è piaciuto per nulla e a nulla è valso parlarne con le educatrici.
Almeno fino all'ultimo colloquio, forse. Ma questo me lo dirà il tempo.

E' tuttavia questo l'unico appunto che mi sentirei di muovere alle maestre, fino ad oggi.
Certo, ci sono altre piccole scelte che io non farei (come non fare lavare loro di denti dopo pranzo, un pomeriggio a settimana dopo la merenda far vedere un cartone animato, dispensare caramelle come premi in alcune occasioni, la recita di fine anno che devono organizzare e fare le mamme dei bambini "grandoni" - !?!?- ecc.), però si tratta di questioni di poco conto che so che non influiranno nè sulla salute nè sulla educazione del ricciolino e che, secondo me, rientrano nel giusto ambito di libertà di organizzazione della didattica e del proprio lavoro che spetta alle maestre.

Anzi.
Penso sia importante che i bambini imparino fin da piccoli che viviamo in una società con un complesso di regole e norme che possono anche non piacerci ma che dobbiamo rispettare.
Che comprendano che persone diverse hanno approcci diverse, compiono scelte educative diverse e non sempre in sintonia, che tuttavia vanno accettati.
Che capiscano che non sempre si può scegliere, che ci sono tanti sistemi e ambienti a cui bisogna adeguarsi, pur guardando a tutte le regole con spirito critico.
Penso sia importante imparare a confrontare e giudicare ma anche guardare le cose da altri punti di vista, mettersi nei panni degli altri, ascoltare le motivazioni e rispettare anche ciò che non si condivide, quando è necessario.

Dunque, sono stata fortunata. Siamo stati fortunati.
Magari restano ferme sulle loro posizioni, però con le maestre del ricciolino si può parlare quando e quanto si vuole, senza prendere appuntamenti, senza formalismi, senza problemi.
Il ricciolino ed i suoi compagni entrano ed escono da scuola contenti.
La mattina posso accompagnare mio figlio in classe, come gli altri genitori, posso osservare l'interazione dei bambini tra loro e con le maestre, vedo l'affetto e l'attenzione con cui queste ultime liaccolgono, anche quando hanno altri 18 bambini scalmanati da guardare, tra cui alcuni piccolissimi in lacrime perchè la mamma è appena andata via.
Arrivando fuori orario, si può rimanere basiti dalla confusione ma, in realtà, basta una parola per capire che le maestre hanno la situazione sotto controllo ed è un caos produttivo.

L'entusiasmo, l'allegria e la voglia di fare si respira sempre.
I progetti sono tanti, le uscite sul territorio a costo zero altrettante, i lavoretti e le iniziative infiniti.
Ed io, di questo, sono molto grata alle maestre.

Perchè non mi è difficile immaginare che per loro non sia facile arrivare la mattina con il sorriso e tenerselo tutto il giorno, lasciando fuori dalla scuola preoccupazioni, ansie o dolori. 
Perchè le risorse sono sempre poche e le istituzioni concedono sempre con difficoltà ed estrema parsimonia.
Perchè i bimbi sono tanti e loro poche e quando una maestra è malata il primo giorno di assenza non viene neppure sostituita (misura introdotta dalla c.d. "buona scuola" di cui ancora non mi capacito).
E se non è facile guardare uno o due figli, figuriamoci tenerne sotto controllo 15/18 contemporaneamente.
Perchè non si tirano mai indietro. Sbucciano la frutta, consolano, abbracciano, sgridano, insegnano, puliscono i sederini, piantano fiori e/o verdure in giardino, fanno pulizie extra, aiutano le mamme nel momento del distacco o a far affrontare altre tappe di crescita ai bimbi.
Perchè il loro lavoro è importante e si vede che lo fanno con impegno.
Anche se sono umane e qualche volta, ai miei occhi, sbagliano.

Dunque sì, non sono d'accordo con loro su un aspetto, ma per tutto il resto e nel complesso, io mi sento fortunata di averle trovate e non posso che pensare all'angoscia ed alla preoccupazioneche, in questo stesso momento, stanno provando genitori di bimbi meno fortunati di me.





martedì 25 ottobre 2016

L'Alpe Sitte, ai piedi del Monte Rosa, con un bambino

La Val di Gressoney o, più correttamente, Valle del Lys, tra tutte le vallate alpine, è quella che considero come "casa mia" ed, in assoluto, la mia vallata valdostana preferita.

Perchè c'è il Monte Rosa, che appena arrivi a Gressoney emerge in tutto il suo splendore e fa da sfondo e cornice al paesaggio.


E per me non c'è nulla di più bello.

Perchè è sul Monte Rosa che ci sono quasi tutti i 4.000 su cui sono salita (anche se il battesimo è stato svizzero).

Perchè vi ho trascorso tantissime giornate estive ed invernali, da bambina.
Perchè è una vallata a sè, come i suoi abitanti !

Quel che è certo, è che ci torno appena posso.

In quanto a passeggiate, c'è solo l'imbarazzo della scelta e probabilmente neppure in tutta la vita riuscirò a percorrere tutti i sentieri.
Alcuni, però, mi piacciono più di altri ed a distanza di anni ho voglia di ripercorrerli, per ritrovare ricorsi, emozioni e sensazioni.

Come questo o il secondo raccontato qui.

O come quello che abbiamo percorso una delle ultime domeniche di inizio autunno.
Partenza da Biel, una manciata di case poste su un cucuzzolo verde, a 1792 mt di altitudine, che si raggiunge procedendo sulla statale (cioè l'unica strada) dopo Gressoney La Trinitè, salendo verso Staffal.
Ad un certo punto, la strada si biforca e, a sinistra, si vede l'abitato di Biel.
Basta prendere la strada sinistra in discesa e parcheggiare in fondo, per poi salire a piedi dalla strada asfaltata verso Biel cinque minuti, per incrociare il sentiero n. 9.

Il sentiero inizia ai piedi di una cascata, che d'inverno, quando gela, viene spesso scalata dagli appassionati.
 
Il primo tratto è nel bosco, tra i mirtilli, poi si sbuca dalla linea finale degli alberi e si attraversa il torrente su un ponticello.


La vista spazia per la vallata.



Il sentiero prosegue ripido per il crinale, fino a sbucare sul pianoro dominato dalla chiesetta di St. Anna, ovvero all'Alpe Sitte, mt 2172, la nostra meta!



A St. Anna, tutte le estati, il 26 luglio si celebra la festa di Sant'Anna e San Gioacchino, con distribuzione di polenta e latte e la presenza delle guide alpine, nonchè la Santa Messa.

Da bambina, ci andavamo spesso, con i miei fratelli, mia madre ed i vicini di casa ed era uno degli appuntamenti più belli dell'estate in montagna.

Eppure, quando non c'è nessuno, il posto è ancor più incantevole, si respira un'aria di serenità e di forza. Sembra quasi si sentir parlare la natura.

 

Il dislivello della salita è davvero minimo (sui 400 mt.), dunque in un'ora, al massimo un'ora e trenta, anche con i bambini si giunge alla chiesetta, dove si trovano anche due alpeggi e un laghetto, in cui nuotano i girini.



A pochi metri dalla chiesetta, ma nascosto alla vista, è stato costruito un bar ed un'altro si trova ad una ventina di minuti di cammino. 

L'Alpe Sitte si può raggiungere anche con la cabinovia che, da Staffal, in inverno porta in quota gli sciatori del comprensorio Monte Rosa Ski e d'estate serve i turisti pigri o quelli che partono dalla staziona ancora successiva (Bettaforca), per raggiungere il rifugio Quintino Sella e arrivare al ghiacciaio, oppure salire sul Rothorn, mt. 3150, una punta rocciosa che domina l'Alpe Sitte, da cui si gode di una vista panoramica sul Rosa davvero splendida.

Purtroppo, però, si tratta di una escursione decisamente più impegnativa per i bambini (circa 3,00 h).

La discesa da St. Anna può essere effettuata dal sentiero di salita oppure, verso destra, passando davanti alla stazione di arrivo della cabinovia ed al bar e seguendo l'evidentissima strada sterrata, scendendo alla frazione di Staffal, per poi tornare, in discesa su un sentierino a lato strada ma tra le piante, a Biel.

In questo modo, si può compiere un percorso circolare.



L'importante, però,è andare a vedere anche il piccolo abitato di Biel (fontana d'acqua potabile all'ingresso lato strada), con la sua candida cappella dedicata alla Madonna delle Nevi e le abitazioni in legno e pietra ristrutturate.


venerdì 21 ottobre 2016

"Notti in bianco e baci a colazione": le letture di Mamma Avvocato

"Notti in bianco, baci a colazione" di Matteo Bussola

 ed. Einaudi, 2016, Stile Libero Extra, Euro 17,00, pag. 169

 

Ho letto questo libro, che vorrei consigliare oggi per l'appuntamento con il venerdì del libro di Paola, dopo aver letto questo post entusiasta di Maria Elena.

Io non posso che confermare il suo giudizio positivo e dirvi che è piaciuto tantissimo anche a me.

Non si tratta di un romanzo ma di una raccolta di riflessioni, pensieri, episodi di vita e dialoghi con le figlie raccontati dall'autore, Matteo Bussola, architetto, fumettista e padre di tre bambine piccole.
Alcuni racconti sono esilaranti, come quelli riguardanti i dialoghi con operatori telefonici, altri commoventi, altri ancora ironici e divertenti, altri poetici e profondi.
Tutti, però, parlano al cuore dei genitori e, in una certa misura, tutti i genitori si possono riconoscere nel senso del libro.

Non solo e' ben scritto e coinvolgente ma ha anche un valore aggiunto: sono quasi sempre, infatti, le madri a raccontare la genitorialita', a descrivere le emozioni e sensazioni della maternità. Pochi sono i libri che, come questo, consentono di cogliere il punto di visto paterno della genitorialita'.
Questo, secondo me, rende "Notti in bianco e baci a colazione" ancor più interessante (tra l'altro, la copertina è bellissima).

Io l'ho letto in pochi giorni e poi riletto con più calma, per assaporarlo.

Unica nota negativa è che, se siete donne e mamme, dopo averlo letto forse vi verrà voglia di chiedere a vostro marito se ha anche lui pensieri simili a quelli espressi dall'autore.
E non è detto che sia una buona idea!


"Gibran in una nota poesia diceva che i genitori sono come l'arco dal quale, come frecce viventi, i figli vengono lanciati in avanti.
La cosa che Gibran non ha detto è che ogni figlio è una freccia a due punte. Quando la scocchi, la prima punta si allontana veloce da te, seguendo la propria traiettoria in un futuro che non ti appartiene. La seconda, invece, viene scagliata all'indietro e si conficca per sempre nel tuo petto di genitore, per ricordarti che resterai arciere anche senza frecce, e che quel dolore che sentivi incombere come un presagio fin dal suo primo giorno, ora è qui per non andarsene mai più e scandirà il resto della tua vita.
Ogni padre e ogni madre sono accumunati da una ferita che non si rimargina.
Quella ferita è più forte perfino dell'amore che li ha uniti e li unisce. E' ciò che li ha trasformati da amanti in arcieri, da complici in reduci. E quella punta di freccia inestraibile è ciò che permetterà per sempre ai loro cuori, nonostante tutto, di continuare a battere come fossero uno." Pag. 169



giovedì 20 ottobre 2016

Idee regalo (per sè o per gli altri) a punto croce, parte seconda

In questo post, della scorsa settimana, avevo pensato di mostrarvi alcune delle mie creazioni a punto croce perchè, oltre ad essere una passione che aiuta a passare ore piacevoli e rilassarsi, possono rallegrare e personalizzare qualunque casa e anche essere regalati, dando così gioia sia a chi li fa che a chi li riceve.
Vi avevo avvisato che non mi mancano le idee, vero?

Ecco allora altri spunti per piccoli ma preziosi doni...ovviamente anche da fare a se stessi o alla propria casetta, se preferite!

I copri barattoli, per le marmellate, per il miele ma anche, perchè no, per il caffè, il sale, le caramelle ecc.. se possibile da donare insieme al vasetto, meglio se con miele nostrano e/o marmellate fatte in casa con la propria frutta.

Sono davvero rapidi e veloci, basta un po' di tela Aida, nastrini di raso colorati, filo da cucito per l'orlo e matassine da ricamo.
I soggetti, di solito in tema con il barattolo, sono proporzionati al poco spazio a disposizione, quindi si lavorano molto rapidamente.



Questo piccolo capolavoro, invece, non è opera mia, bensi' un dono che ricevuto da una cara amica, che conservo con cura.



I vassoi, ideali per dare un tocco personale ad oggetti  anonimi o per rendere speciale qualunque vassoio e servire con stile.




Insomma, se siete alla ricerca di un regalo a basso costo ma ad alto impatto emotivo, magari per Natale, mettetevi subito all'opera!


Di tempo, cura e cuore ce ne vogliono, ma la soddisfazione sarà grande.
Oppure, semplicemente, create per rendere piu' accogliente il vostro nido.

E voi, avete altre idee per ricamare in cucina o per piccoli doni a punto croce? Se si', fatemelo sapere!!!

mercoledì 19 ottobre 2016

La stanchezza delle mamme #ohmammachestanchezza # stormoms

La stanchezza delle mamme la scorgi nei loro occhi rassegnati la mattina e non c'è trucco o correttore che possa nasconderla.

La stanchezza delle mamme la comprendi dai sospiri e dai gesti affaticati, quando svestono il loro bimbo davanti all'armadietto, per infilargli le ciabattine per la scuola.

E la intravedi in fondo agli occhi, quando si voltano dopo l'ultimo abbraccio o saluto, solo in parte oscurata dall'ondata di affetto e nostalgia che le coglie.

La stanchezza delle mamme è il loro passo pesante, mentre accompagnano i bimbi alla macchina o su e giù per le scale, con la loro cartella sulle spalle e ascoltano il racconto della giornata che irrompe come fiume in pieno o, nonostante tutto, si sforzano di ottenerlo, un racconto.

La stanchezza delle mamme, a volte, è venata di sudore, lacrime e singhiozzi, quando aiutano a preparare i bambini negli spogliatoi, prima del corso di nuoto o danza o calcio, quando non c'è medicina che basti a calmare l'ennesima tosse o starnuto, dopo l'ennesimo risveglio della notte.

È nascosta dietro sorrisi, saluti, carezze, parole gentili, perché il dolore o la delusione che a volte si portano dentro non deve turbare il loro bambino.

La stanchezza delle mamme è quella che le fa crollare in un sonno senza sogni alle nove e mezza di sera, di fianco ai figli, con il libro della buonanotte appoggiato alla meglio sul comodino accanto.

E poi le sveglia alle cinque del mattino, con i pensieri di ciò che ancora va fatto, delle corse della giornata che le attendono, con le liste mentali e le preoccupazioni.

Si intuisce nei gesti meccanici di preparazione dei pasti, nel bavaglino da allacciare, nell'ennesimo pannolino da cambiare, nelle doccia da fare, nelle scadenze e negli appuntamenti da ricordare.

La stanchezza delle mamme emerge dai loro volti, all'uscita della scuola. Quando il sollievo per la fine della giornata lavorativa si mischia alla consapevolezza che non è ancora finita, che la fatica vera deve ancora venire ma, con essa, anche il bello.

La stanchezza delle mamme e' in ogni cambio di respiro notturno, ogni rumore di piedini nudi sul pavimento, ogni richiesta di acqua, bagno, cibo o conforto.

La stanchezza delle mamme la puoi quasi toccare, quando guardi i volti in attesa dal pediatra, un bimbo piagnucoloso o impaziente al loro fianco e la certezza che toccherà di nuovo, ancora.

La vedi nei passi delle neomamma, con la loro carrozzina immacolata e il loro bebè addormentato dentro, sempre quieto e pacifico, finché e purché continuano a camminare.

E poi la senti dalla loro voce, quando rispondono all'ennesimo passante o conoscente, che il loro è un bambino bravissimo ma che: "Si, insomma, come tutti i bambini, a volte non dorme e piange tanto, sa com'è, è normale."

La stanchezza delle mamme la percepisci in farmacia, quando chiedono altre gocce per le coliche prescritte dal pediatra, una crema per le irritazioni vista in pubblicità, lo sciroppo della tosse consigliato dal medico, le pillole omeopatiche sussurrate da un'amica, il rimedio che l'alto giorno al parco quella mamma che sembrava tanto sicura di se' ha nominato e allora forse vuol dire che è il migliore e nel dubbio lo si compra.

La stanchezza delle mamme fa capolino tra i loro discorsi, al parco o fuori dalle scuole, un po' svelata in cerca di solidarietà, un po' nascosta per pudore.

La intuisci al bar, guardando i tavolini in cui gruppetti di madri, quando possono, cercano di affogare il sonno in chiacchiere, risate, caffè o cappuccino, prima di ripartire per i rispettivi impegni.

La stanchezza delle mamme è quella che le fa crollare su una sedia mentre osservano i bambini giocare alla festa di compleanno, una delle tante, pensando a quanto sia ingiusto che a tre/ quattro/ cinque anni abbiano una vita sociale più attiva della loro e nello stesso tempo gongolando di orgoglio materno per il loro bambino così amato.

Ed è la stessa stanchezza che le fa consegnare il bambino con il regalo sulla porta di casa del festeggiato e scappare via veloce, dopo un saluto, quando il figlio è già grandicello. Perché la aspettano ore di libertà preziose e non importa se saranno consacrate alla spesa o i lavori domestici, perché per una volta sarà sola.

La stanchezza delle mamme la riconosci dai libri sull'educazione accatastati sul comodino, dalle lavagne in cucina fitte di impegni, dalle domande intrise di dubbi nei forum e nelle chat, dagli articoli sui siti e sui blog che parlano di maternità.

La stanchezza delle mamme è nei chilometri macinati a piedi, in auto, con i mezzi pubblici, da e per la scuola, per e da i corsi sparsi in giro per quartieri, paesi e lande desolate, da e per riunioni, pediatri, farmacie, negozi di giocattoli e alimentari, scorrazzando se stesse e i bambini nei mille impegni della settimana, giorno dopo giorno.

La stanchezza delle mamme è, spesso e insospettabilmente, il motore di nuotate e corsi di fitness rubati alla pausa pranzo, di corse all'alba nelle città o tra le campagne addormentate, di momenti di yoga serali praticati tra una risposta all'ennesima domanda e un abbraccio consolatorio.

È fatta anche di ricami nel cuor della notte, di torte la domenica mattina, di ore a stirare davanti alla TV, di canzoncine per bambini imparate a memoria o inventate sul momento, di cartoni animati visti e rivisti centinaia di volte.

E' nelle sacche e negli zaini da preparare al volo, nei quaderni e diari da controllare, nella merenda preferita del figlio da acquistare, nei continui rimbrotti e richiami e anche nei no.

Quelli che aiutano a crescere, quelli di cui non si può fare a meno ma anche quelli che scappano quando non se ne può più.

La stanchezza delle mamme non fa distinzioni di età o condizioni economiche o livello culturale.

Colpisce tutte, indistintamente. Chi più chi meno ma con una trasversalità impressionante.

A volte, la stanchezza delle mamme esplode forte e chiara, negli urli isterici, nelle punizioni esagerate, in quello scapaccione di cui si pentiranno per l'intera giornata, nei "basta, non ne posso più!" gridati allo specchio del bagno, nelle litigate con gli automobilisti, le altre mamme, i mariti e chiunque passi di lì al momento sbagliato.

La stanchezza delle mamme spesso è riflessa negli occhi degli insegnanti, degli altri genitori, degli amici, dei passanti che le incrociano.

La stanchezza delle mamme è anche quella delle nonne che, con entusiasmo, amore e generosità ma anche con il peso degli anni di più, corrono in aiuto dei loro nipotini e delle loro figlie o nuore, figli o generi.

La stanchezza delle mamme è fisica ma anche e soprattutto mentale.

La stanchezza delle mamme, in molte famiglie, somiglia tanto a quella dei papà.

La stanchezza delle mamme è amara e dolce allo stesso tempo, dura e persistente come lo strato di ghiaccio perenne in alta quota ma capace di sciogliersi al primo sorriso come la neve al sole di primavera.

La stanchezza delle mamme, forse, è immensa perché immenso è il bene che vogliono ai loro figli.

#ohmammachestanchezza #stormoms

 

 

lunedì 17 ottobre 2016

Le grotte di Nettuno, in Sardegna

Le grotte ci piacciono, ormai chi mi legge lo avrà capito.

Così, dopo quelle di Toirano, in Liguria e la Grotta Gigante in provincia di Trieste, durante il nostro viaggio in Sardegna, non ci siamo fatti sfuggire l'occasione di visitare le grotte di Nettuno, nel promontorio e riserva marina di Capo Caccia, a 24 km da Alghero.




Perchè andarci

Le grotte si trovano in una posizione bellissima, sotto la cima di un promontorio che si affaccia su un mare blu da sogno.


Sono le più grandi della Sardegna, con i loro 4 km di estensione.
Purtroppo, solo una parte è accessibile ai turisti, mentre il resto è appannaggio degli speleologi.
Per arrivarvi, via terra, si percorre una scalinata avvinghiata nella roccia,  l'Escala del Cabirol  ("la scala del capriolo"), terminata nel 1959, che da sola vale la visita.
Circa 660 scalini a picco sul mare, scavati nella roccia.


Entrarvi significa immergersi in un mondo a parte, fiabesco, tra stalagmiti e stalagtiti, tra cui l'Acquasantiera, una stalagmite monumentale alta circa due metri, e la formazione stalagmitica detta "Albero di Natale", per evidenti motivi!


E poi c'è il Lago Lamarmora, uno dei più grandi laghi salati d'Europa e la Reggia, una sala che sembra retta dalle imponenti colonne che vi si trovano....


Il Lago Lamarmora vista dalla Tribuna della Musica, il balcone che si raggiunge a fine visita

Insomma, si resta senza fiato di fronte allo spettacolo offerto dalla natura.



Come arrivare

Noi ci siamo arrivati in auto da Sassari, seguendo la strada litoranea che passa per Fertilia, senza alcun problema per trovare le indicazioni.
Tra l'altro, la strada offre scorci panoramici bellissimi sul golfo di Porto Conte-Capo Caccia, che da soli valgono la gita!



Abbiamo posteggiato l'auto insieme a molte altre lungo la strada, gratuitamente, nei pressi del piazzale alla fine del promontorio.
La biglietteria si trova alla fine scalinata che porta alle grotte.
Bisogna armarsi di un pò di pazienza sia per fare il biglietto che per la visita, visto che è una meta molta apprezzata.
Il più grosso difetto delle grotte (l'unico!) è infatti l'affollamento, soprattutto considerando che noi ci siamo stati un giorno infrasettimanale di settembre. Non oso immaginare a luglio o agosto!

Il difetto del luogo, invece, è l'assenza di bagni pubblici.
Quelli presenti erano chiusi (e ci hanno detto che è così quasi sempre, probabilmente con il preciso intento di giovare agli incassi del bar) e quindi bisognava rivolgersi all'unico bar, ovviamente dietro consumazione.
Peccato che ci fosse la ressa e con un bambino di tre anni, quando scappa scappa!
Il risultato di questa mancanza è che a lato della strada, in ogni spiazzio si vedono fazzoletti di carta gettati dopo la toilette.

In alternativa, è possibile raggiungere le grotte via mare, con i motoscafi che offrono il servizio, in partenza dal porto di Alghero.
In questo modo si accede direttamente alla biglietteria ed all'ingresso delle grotte, evitando l'Escala del Cabirol 


In realtà noi il motoscafo da Alghero lo avevamo anche preso, alcuni giorni prima, tuttavia a causa del mare grosso non è stato possibile arrivare fino alle grotte.
La navigazione, tuttavia, è stata comunque una bella esperienza!

Post non sponsorizzato.