mercoledì 8 maggio 2013

18 mesi fa, una vita fa



18 mesi fa, mio piccolo dolce nanetto, a quest’ora eravamo già in tre e la mia, la nostra vita, era già radicalmente cambiata, anche se ancora non credo io avessi capito quanto.
Tutto quello che mi avevano raccontato, non mi aveva preparato a quello che è accaduto e che sta ancora accadendo.
E non parlo del parto, di quella esperienza estrame, insieme fisica ed emotiva, che vale una vita intera ma in fondo dura poche ore.
Io parlo del diventare mamma, genitore.
Prima, mi preoccupavo per la mia famiglia, per il mio fratellino piccolo, per la mia nonnina, per l’Apmarito (lui sì, ha già cercato di farmi morire di infarto!), ma non sempre.
Ora invece, una parte di me è sempre in allarme.
Prima, io e l’Alpmarito decidevamo, da un giorno all’altro, da un’ora all’altra, cosa fare e dove andare.
Ora, lo facciamo lo stesso. Però poi arriviamo in ritardo o rinunciamo all’ultimo.
Prima, per spostarci ci bastavano uno zaino o un bagaglio a mano, ora, su uno zaino ci sei tu, un altro serve per le tue cose, l’ultimo per far fronte agli imprevisti.
Prima, il nostro tempo libero ed i nostri fine settimana erano dedicati all’arrampicata, all’alpinismo, alle escursioni, alla bicicletta, agli amici, a noi due.
Ora, sono dedicati alle incombenze domestiche (aumentate) e a te.
Prima, ogni tanto vedevamo un film intero.
Ora, vediamo le sigle (leggiamo ancora, però!).
Non abbiamo smesso di coltivare le nostre passioni, tranne la bicicletta, che giace in garage, ma il tempo che dedichiamo loro è marginale, rubato e risicato. 
Se fossero piante, direi che prima le concimavamo ed innaffiavamo regolarmente, ora riusciamo a stento a dargli l’acqua sufficiente a non farle appassire.
Prima, ogni tanto si poteva dormire un pò di più.
Ora abbiamo un orologio svizzero nel lettino della stanza accanto.
Prima, avevo un armadio quattro stagioni e una cassettiera solo per i miei vestiti.
Ora, ho un terzo di quello stesso armadio e metà di quella cassettiera.
E nonbasta. Non basta per te, mica per me.
Prima, mangiavamo la prima cosa che trovavamo in frigo.
Ora anche ,ma più raramente e ci sforziamo di offrire a te un pò di varietà e cibi “sani”.

Eppure.
Prima ero felice ma mi mancava qualche cosa.
Ora sono felice e non mi manca nulla.
E oggi, che non è il tuo compleanno, nè primo, nè secondo o altro.
Oggi, in cui non cade nessuna ricorrenza o festa “ufficiale”, ho comunque voglia di festeggiare.
Anche se hai la varicella, anche se mi hai rivoluzionato la settimana, anche se non potrò andare alla gara di boulder sabato, anche se sono indietro con il lavoro.
Perchè hai 18 mesi e non so quello che ci aspetta domani, non so quali difficoltà e sorprese ci riserverai, ma so che siamo usciti dal tunnel dell’allattamento al seno, delle aggiunte, del pentolone perennemente sul fuoco per bollire biberon rigorosamente di vetro, tettarelle rigorosamente in silicone  e ciucci, pure quelli in silicone.
So che è finito il tempo dello svezzamento, dei brodini insipidi (che infatti non mangiavi), delle creme di cereali, degli alimenti “proibiti”, della cacca liquida (salvo ricadute per malattia), delle coliche, degli spuntini notturni, dei pianti per non so bene cosa.
Ci siamo lasciati alle spalle la maggior parte dei vaccini, il tempo senza asilo nido, l’inserimento (che a dire il vero con te è stata una passeggiata), il non saper camminare, il rischio sindorme della morte in culla (o almeno, il rischio si è di molto ridotto).
La fatica e la stanchezza ci sono ancora, i disastri che combini sono persino aumentati, i pericoli in cui poteresti incorrere pure.
Ora, però, c’è l’asilo nido al mattino, ci sono i giochi al parco ed in giardino, il triciclo, il trattorino, la macchinina, le torri da costruire, le tue paroline, le facce buffe, i sorrisi, le risate, il solletico e le nostre “torture cinesi”, i tuoi riccioli biondi, il tuo mangiare di tutto e con gusto (e buttare tuttocon altrettanto gusto, per terra).
Ci sono corse, saltelli, gelati, sorrisi alla macchina fotografica, libri da sfogliare e leggere insieme, i bagnetti e i giochi in piscina.
C’è il tuo corrermi incontro gridando felice “Mamma !”.
E forse, dico forse, è anche arrivata questa benedetta primavera (seppur con le allergie, ahimè!)
C’è che inizio a vedere con maggiore lucidità e distacco i primi giorni, i primi mesi con te e capire che il mio sentirmi stanca e inadeguata, era normale.
C’è che vorrei dire a tutte le neomamme che poi i primi mesi passano e si finisce per rimpiangerli, un pò (solo un pò, eh), che è tutto un cambiamento e una scoperta e forse aumentano le responsabilità e i pericoli ma di sicuro aumenta anche il divertimento, la gioia, la soddisfazione di vederlo crescere e l’orgoglio di essere la sua mamma.
Cresce l’amore, anche se non sembra possibile.
E non vedo l’ora di scoprirlo, il futuro, quale che sia.
Perchè 18 mesi tu fa non c’eri.
Ora sì, mio piccolo nanetto biondo.