giovedì 5 settembre 2013

Caduta Libera

Nicolai Lilin, Caduta Libera


Ho già parlato (qui: http://www.mammavvocato.blogspot.it/2013/07/una-educazione-non-convenzionale.html) di quest'autore e del primo romanzo della sua trilogia autobiografica, Educazione Siberiana.

Oggi voglio parlare del secondo libro, che racconta, con uno sguardo lucido, non scevro di giudizi e cinismo, della guerra in Cecenia vista da un soldato di leva russo, "obbligato" a combattere nei sabotatori ma comunque, per esperienze di gioventù, per origini e per educazione, forse più dotato di altri, così abile da diventare un ottimo cecchino.
Un libro che, in realtà, e' la storia di un'intera squadra, che parla di un comandante straordinario, sempre in prima linea a combattere a fianco dei suoi ragazzi, ottimo stratega e acuto osservatore della realtà, quella vera, che si nasconde dietro i conflitti e le scelte belliche della Grande Madre Russia (e di tutte le altre guerre) e non la nasconde agli uomini ai suoi ordini, pur facendo il suo "dovere".

Parla di morte, azioni militari e armi, ma anche di grande umanità.

Ho letto questo libro d'estate ma non direi proprio che è una lettura estiva, tutt'altro, pesa come un macigno e impressiona.

Tuttavia, lo consiglierei a tutti perché quello di Nicolai e' un punto di vista sincero e inusuale, da conoscere, e perché è davvero ben scritto, come il suo primo romanzo.
E l'ultimo capitolo....le riflessioni che contiene meritano da sole la lettura di tutto il romanzo.

Percepivo con ogni molecola del mio corpo l'ipocrisia della pace, una pace forzata, portata la limite delle possibilità umane, in una gara in cui se vincevi avevi il diritto di essere morso da una di quelle tante chimere. Era meglio se me ne stavo per i fatti miei.

Sono rimasto seduto davanti al televisore rotto per tutta la notte, pensando a noi, che obbedienti come pecore al macello avevamo sacrificato le nostre vite in nome di un ideale di cui al resto del Paese non fregava niente.Mi sono alzato dalla poltrona quando ormai era mattino, e continuava a girarmi in testa una frase che mi aveva detto una volta un prigioniero arabo:" La nostra società non merita tutto l'impegno che noi mettiamo in questa guerra.". Solo in quel momento ho capito quanto avesse ragione quello che io mi ostinavo a chiamare nemico.
Più mi avvicinavo alla Siberia, più mi sentivo parte di quella terra: era come se lei mi stesse chiamando per accoglierei, per aiutarmi a superare tutte le mie difficoltà, per darmi le forze. Sapevo che stavo tornando a casa, nel posto a cui appartenevo e dove potevo trovare la mia pace. Era come un risveglio, quel momento di approccio con la tua realtà che ti fa venire voglia di alzarsi dal letto, di passare la tua giornata, di vivere.
Come buttarsi dall'aereo in volo e godersi la caduta libera, prima di aprire il paracadute.
E ora non vedo l'ora di leggere il terzo capitolo della storia straordinaria di questa persona decisamente non convenzionale (non appena l'avrà' finito l'Alpmarito, naturalmente!)

Questo post partecipa al Venerdì del Libro, la bellissima iniziativa di Home Made mamma