giovedì 2 aprile 2015

Un'apprendista libraia a New York

"Lo strano caso dell'apprendista libraria" di Deborah Meyler, ed. Garzanti, 2014, pag. 348



Ho scelto questo romanzo in biblioteca perché avevo bisogno di una lettura un po' più sentimentale, da alternare, di sera, al giallo che era già sul mio comodino, e perché il titolo era accattivante.



Esme Garland, ragazza inglese approdata a New York con una borsa di studio in storia dell'arte a Cambridge, e' innamorata di Mitchell Van Lauven, giovane rampollo di una famiglia benestante, professore di economia donnaiolo è piuttosto arido, ma anche affascinante, per la più giovane Esme, che rimane incinta.
La storia ruota tutta intorno alle decisioni di Esme ed alla Civetta, libreria dell'usato sulla Broadway, in cui Esme inizia a lavorare per arrotondare i proventi della borsa di studio.
Li' lavorano il proprietario, un eccentrico vegano iper salutista, George, Luke, un giovane ed ombroso musicista ed altri impiegati, che si alternano per tenere il negozio sempre aperto, pure di sera ed il fine settimana.
Soprattutto, però, alla Civetta e' pieno di clienti e simil aiutanti affezionati, soprattutto senzatetto di buon cuore che George cerca di aiutare in qualche modo.
Persone buone, generose e "vere", così le considera Esme, che alla fine capisce che è meglio stare con loro, che con i ricchi snob e falsi della città.

Un romanzo che si legge velocemente, che dopo le prime pagine comunque attira, scorrevole e con alcune riflessioni interessanti e personaggi non banali ma, purtroppo, anche con qualche stereotipo di troppo, un numero che a me e' parso eccessivo di "figure" quasi di sfondo, citate ma poi poco approfondite e marginali, che tolgono un po' di spazio, ed una storia che avrebbe potuto essere forse maggiormente originale.
L'ambientazione, ossia la piccola libreria dell'usato nella grande città, comunque, affascina.
I momenti più belli del libro sono certamente quelli di autocritica della protagonista e le riflessioni legate alla maternità.

Insomma, un romanzo carino ma che "lascia poco" a fine lettura.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Paola.