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mercoledì 17 dicembre 2014

Come essere al mare...be', quasi! Haloterapia nella stanza del sale!

Nella cittadina vicina hanno aperto da un paio di anni un "Castello di sale", un'attività già presente in altre città (come Torino e Milano) di haloterapia in una stanza tutta ricoperta di sale, in cui rimanere a giocare o riposare, leggere o chiacchierare, mentre si respira e si liberano le vie respiratorie.
Visto il naso perennemente gocciolante del biondino di casa e le mie allergie respiratorie, abbiamo provato.
Nel caso della mia cittadina, si tratta di una sala ben allestita, con sale alle pareti e per terra, dove forma una sorta di strato di sabbia su cui giocare con palette, secchielli e camioncini messi a disposizione dalla proprietà, oppure vedere un video rilassante o un cartone o leggere un libro sulle poltrone e le sedie a sdraio.
In più, c'è la cromoterapia.




Sull'opuscolo, spiegano che il sale marino puro ha proprietà mucolitiche, antinfiammatorie e antibatteriche ed è adatto a tutti.
Pare che una seduta valga come tre/ quattro giorni al mare.
Purtroppo non ho le competenze mediche per smentire e confermare (ne' quelle biologiche/ chimiche per capire se è possibile che sia sale marino senza iodio, come sostiene la titolare): se qualcuno, che ne sa più di me, mi legge, sappia che può scrivere il suo parere nei commenti!

In ogni caso, la pediatra, interpellata prima di andarci  mi ha rassicurato dicendo che, anche fosse inutile, certamente non farebbe male!








La prima volta ci siamo stati con delle amiche mamme e le loro bimbe ed i piccoli si sono divertiti tanto, mentre noi abbiamo potuto chiacchierare relativamente tranquille.
Al ricciolino e' piaciuto ed il raffreddore e' passato il giorno dopo, anche se non so se per quello o perché era già in via di guarigione!
Così, con la spinta del nonno, siamo tornati per altre tre "sedute", della durata di 45 minuti l'una.

Unico difetto: il costo, a mio parere spropositato ed eccessivo, ancor di più in questo momento di crisi (Ma si sa, c'è chi non la patisce mai) e in una piccola città di provincia.
In quello in cui siamo andati noi: da un minimo di Euro 95 per cinque sedute 1 adulto e un bambino 0-10, singoli da 25 Euro per adulto, gratis bambini fino a 10 anni (max due per adulto) e 10 euro per bambini 10-16!
Certo, se sostituisce mare e aerosol ben venga, anche perché non c'è la fastidiosissima sabbia però...volete mettere un fine settimana al mare vero?!?




Tutte e tre le volte, il giorno dopo il ricciolino ha visto intensificarsi il suo raffreddore, per poi sparire per qualche giorno.
A lungo termine, però, non so se serva, anche perché non faceva ancora freddo come in questi giorni.
Abbiamo ancora due ingressi, comunque: vi farò sapere!

E voi, ci siete già state? Ne sapete qualche cosa?

mercoledì 3 settembre 2014

Lo sport a casa mia

Prendo spunto dai post di Mary Doc e  Mamma Orsa Curiosona  per ribadire quanto lo sport sia importante, a casa mia.

Che amiamo la montagna, lo sci in tutte le sue salse  e varianti (anche quelle più faticose), le scarpinate e l'arrampicata, credo che ormai lo abbiate capito.

In passato, però, io ho fatto anche danza classica e scherma, oltre a tennis (molto saltuarimente) ed all'onnipresente nuoto, una delle costanti della mia vita.
Ci andavo tre volte alla settimana e mi ha accompagnato in gravidanza e nel post parto, aiutandomi a rimanere in forma  rilassarmi.
In piscina ho avuto molte piacevoli sorprese e riflettutto molto, nel bene e nel male.

Per questo abbiamo portato il nano a fare acquaticità fin dai primi mesi, continuando a cicli di otto lezioni con costanza almeno due volte l'anno.
Contiamo di fare lo stesso anche quest'anno.

C'è la bici, nostra e del nano, compagna di tante avventure, viaggi e ore di svago.

E la corsa, a cui mi sono dedicata dallo scorso anno, più che per tentare di tornare in forma che per passione, che correre non mi piace ancora molto.
Però il gruppo di facebook, running for mammies, aiuta.
Come le scarpe nuove, ovvio. Quale migliore scusa per un pò di shopping?

Infine l'arrampicata, in palestra e fuori, anche a scopo "educativo".
Ci portiamo il nano da quando è nato, perchè stia con noi e giochi sul tappetone.
Ora che è cresciuto, scalare con lui intorno è più difficile, tra la paura che qualcuno gli caschi in testa, le richieste di aiutarlo a salire e la sua voglia di partecipare.
Però è bellissimo vederlo apprezzare, osservare come prende confidenza con il suo corpo, come scopre il senso della verticalità.
In fondo, salire è uno degli istinti prinmordiali dell'uomo, in senso fisico e metaforico.

Ho già raccontato della festa della palestra che frequentiamo lo scorso anno.
Ora vorrei drivi che quest'anno è andata ancora meglio.
Ed è così, a parte il fatto che sto invecchiando e sono sempre più fuori allenamento.

La palestra, nata dalla voglia di fare e l'idea di un fortre arrampicatore locale, per l'allenamento dei climbers dei dintorni e come luogo di ritrovo "sano" per i bambini e ragazzi del paese è da sempre autogestita.
Io e l'Alpmarito siamo stati tra i primi ad esserci e crederci, anche se con la nascita del nano il tempo da dedicarle si è ridotto e abbiamo, per così dire, lasciato "ai giovani".
Il ritorno c'è stato, soprattutto in termini di afflusso di ragazzi e bambini, consentendo il trasferimento in uno spazio più ampio, che si apre su un bel prato.

E la festa è stata al contempo occasione per celebrare la chiusura della stagione e l'apertura dei nuovi locali.
Il nano ha partecipato a modo suo, un pò infastidio da tutta la gente che affollava la parete.



Ha disegnato, giocato con le macchinine, arrampicato con le sue scarpette (poco), girato in bicicletta (molto)...





...fuggendo ogni tanto al vicino parco giochi, per qualche acrobazia...
Noi?
Noi abbiamo gareggiato, tra una chiacchera e l'altra, tra una corsa per cercare il nano e l'altra, tra un gioco e l'altro...

Ci siamo sentiti scarsi e vecchiotti ma anche tanto, tanto orgogliosi del nostro ometto.



E poi ci siamo divertiti, abbiamo mangiato bene (grigliata seria, eh!!!) e ci siamo goduti lo spettacolo delle finali, perchè di gente forte ce n'era davvero tanta!!!










Che gesti!

lunedì 7 luglio 2014

Quando sapere come agire e farlo in fretta può fare la differenza

Ultimamente ho tanto da raccontare ma poco tempo per farlo e, soprattutto, fatico a trovare le parole.
Troppe emozioni, preoccupazioni, impegni, esperienze e sentimenti, tutto mescolato nella testa e nel cuore.

Tra le tante, c'è il fatto di aver ascoltato una notizia di cronaca che mi ha colpita nel profondo, ormai settimane fa, quella del bimba morta per soffocamento per il nocciolo di una ciliegia.
E aver visto come i suoceri (per carità, disponibili, utili, affettuosi ed armati da buone intenzioni) sembrano non percepire grandi pericoli nel dare la frutta al nano, neppure le noci.
E aver ripensato ad un episodio di un anno e mezzo fa, quando il nano stava per soffocare per una stupidissima caramella mou.

Casualmente (ma neppure troppo), pochi giorni dopo ho visto due locandine pubblicizzanti due serate a tema "Disostruzione delle vie aeree e prime soccorso nei bambini e lattanti" (o simili, non ricordo il titolo preciso), entrambe vicinissime a casa ed organizzate l'una dai Volontari del Soccorso del mio paesino e l'altra dalla società Salvamento Accademy, nel comune accanto.
Ho partecipato ad entrambe, nella seconda portando anche nano e marito, e conivolgendo amiche con figli.

Conoscevo già la manovra di Heimlich e il BSL per adulti, avevo sfogliato riviste e guardato video per quelli pediatrici ma mai avevo provato sul manichino di un lattante e di un bambino e comunque, molto lo avevo dimenticato.
Sapete che ogni anno in Italia muoiono 54 bambini per soffocamento? Un soffocamento che si sarebbe potuto evitare, se solo le persone intorno a loro avessero saputo come agire?


Sappiatelo e informatevi, guardate e riguardate i video (ad esempio, questo: CRI ) e, se ne avete la possibilità, partecipate ad un corso (esiste anche un pratico e-book a 2,99).
Io mi sto informando.
Perchè proteggere mio figlio per me è la cosa più importante e quindi, ben venga anche passare per paranoica o sacrificare qualche serata o litigare per fargli indossare la cintura o usare il seggiolino auto (in questo non transigo).
Intanto, ho stampato i pdf con le manovre a colori e le ho distribuite a nonni e asilo, oltre a tenerli in casa, a portata di mano.
Avrei voluto che venissero anche i nonni, che passano con mio figlio quasi più tempo di me, ma non hanno raccolto l'invito.
Chissà che in futuro non riesca a coinvolgerli.


Più persone sapranno come agire o anche solo come attivare correttamente i soccorsi e cosa NON fare, più i figli di tutti saranno protetti!

E voi, conoscete i protocolli di intervento? Nelle scuole dei vostri figli, le maestre sono informate, fanno corsi ed aggiornamenti?
Io ho scoperto che al nido del nano la risposta è affermativa per  tutte le educatrici ...ora dovrò informarmi alla materna.
Che poi, con tutti  lo spreco di denaro pubblico cui siamo quotidianamente abituati, perchè non "sprecarne" un pò anche per formare obbligatoriamente insegnanti di ogni ordine e grado? !!??


Nella speranza che non ci sia mai bisogno di metterle in pratica!



mercoledì 2 aprile 2014

Una questione di poco conto

La questione, vista da figlia o da donna senza prole, mi pareva di poco conto.

Prima.
Prima che  nascesse mio figlio.
Prima di affrontare questo secondo anno di nido da mamma lavoratrice fuori casa.

E dire che il primo anno di nido era andata bene, poche malattie e niente febbre.
Da qualche mese a questa parte, invece, è un disastro.

Così la questione è diventata spinosa.
Mi chiedo chi abbia inventato questa procedura burocratica, che penalizza le mamme non si sa bene se per salvaguardare il loro figli o gli altri bimbi che frequentano il nido o per altri motivi, ostacolando il buon andamento della funzione pubblica, sottraendo tempo prezioso a madri (o chi per esse) e figli, costringendo ad un doppio passaggio (ed impestaggio degli altri bimbi in attesa).


Questa procedura che obbliga a estenuanti telefonate e viaggi alla ricerca del luogo prescelto per ogni giorno della settimana e dell'orario giusto...perchè qui è itinerante eh, mica fisso, sia mai. Lo Stato risparmia, noi spendiamo in benzina e ci rimettiamo in salute. Tutto come al solito, insomma.

Questa procedura che non riesco ad immaginare come gestiscano le altre madri, se dipendenti, se non delegando a nonni / padre / baby sitter & co., come talvolta (ma raramente, anche se a prezzo di sacrifici) devo fare io.

Questa procedura per cui il sabato e la domenica contano eccome, non si sa bene perchè. Altro che festivi.
E vorrei prorpio saperlo, il perchè.

E dire che il mio non è neppure di quei bambini che si ammalano spesso, raffreddore e tosse perenne a parte (ma dicono sia normale), altrimenti non so come saremmo sopravvissuti.

Sì, perchè poi non ci sono solo le malattie del nano ma anche quelle che disgraziamente ci porta a casa e che io becco sistematicamente (e l'Alpmarito pure): una catastrofe.

Fortuna che io, almeno, non devo fare altro che uscire dall'ufficio e salire le scale per ottenere una salvifica prescrizione.

Fortuna che la "nostra" pediatra ora porta il figlio allo stesso nido del nano e posso telefonarle o mettermi d'accordo perchè lo porti lei direttamente, senza un secondo giro (il primo non ce lo toglie nessuno, però, giustamente vuole controllare).

Che cosa?
Ma questo maledettissimo "foglio per il rientro"!

Il problema è che poi mi sento in colpa, mi faccio mille scrupoli, mi sembra di sfruttarla impropriamente e quidni rimando e rimando, mentre mia madre fa del terrorismo psicologico perchè porti il nano "a vedere, che non si sa mai!"

Il problema è che non ho ancora capito: perchè, perchè il nano si ammala sempre di mercoledì e deve rientrare sempre di lunedì mattina????!!!

martedì 1 aprile 2014

Stereotipi e giocattoli


Nei giorni scorsi, con il nano costretto a casa per 11 giorni di seguito malato, ho fatto una capatina nel negozio di una nota catena di giocattoli, in città, per acquistare un puzzle da regalargli e con cui far passare un po' di tempo senza corse (e sudate) in giro per casa.
Sono rimasta sconvolta dalla collocazione per settori dei giochi.
Si, perché i settori non sono "per tipo" di gioco, come mi aspettavo (e come era, almeno in parte, nei supermercati e nei negozietti in cui avevo fatto i miei precedenti acquisti) ma rigorosamente per sesso!
Da una parte il settore bambine, tripudio di tutte le sfumature del rosa, con qualche tocco di argento. Rosa pure i puzzle, i carrelli per le pulizie (?????), i ferri da stiro (???), le carrozzine gioco (le bambine non possono neppure più desiderare di portare a spasso un bambolotto maschio?), le costruzioni e i Lego!
Dall'altra il settore bambini, pieno di macchinine, ruspe, supereroi, puzzle, giochi da costruzione di tutti i colori (badate bene, non in tutte le sfumature dell'azzurro!).
Nessuna traccia di carrelli per le pulizie, ferri da stiro e carrozzine, ovvio.
Anche i giochi da tavolo erano, incredibilmente, divisi con lo stesso criterio, salvo una corsi a per quelli beati loro, considerati unisex.
Gli strumenti musicali no.
Sax, xilofoni e tamburi per i maschietti, insieme a pianole nere; tastiere rigorosamente con microfono, completamente rosa e flauti rosa per le femminuccie. Una tristezza.
Ora, capisco che da una certa età in poi i bambini differenzino i loro gusti anche in base al sesso e che ciò sia in parte naturale però mi pare che il condizionamento in questo ambito sia un filino eccessivo e, come sempre, penalizzi soprattutto il sesso femminile.
Ben vengano anche il ferro da stiro e i carrelli per le pulizie, perché si sa che i bambini amano ammirare i grandi, ma facciamoli rossi, verdi, blu, arcobaleno, oltre che rosa.
Non servirà a niente, già lo so, ma questo e' il motivo per cui lascio che mio figlio si compri il guscio (giacca a vento senza imbottitura, per i non pratici) fucsia, visto che è un colore che gli piace (peraltro l'alternativa era ...marrone ???!!), che giochi con i bambolotti fingendo di cullarli e dargli il biberon, che mi aiuti a passare il mocio per terra (quello finto mi rifiuto di comprarlo) e scopare le briciole, oltre a giocare con macchinine, trattori, costruzioni ecc.
L'emancipazione passa anche da questo, secondo me, e non solo per il "gentile sesso", perché anche gli uomini ed i bambini sono spesso prigionieri degli stereotipi, pur se con il bonus di godere di un mondo arcobaleno, anziché total pink!
Come possiamo sperare in una società più egualitaria se non siamo neppure capaci di offrire pari capacità di scelta sui giochi ai nostri figli?
Forse per arrivare ad avere padri e mariti che si dividono le incombenze domestiche con le mogli e mamme e donne manager o politici che siano tali senza rinunciare a loro stesse e alla maternità, bisogna passare anche dai giochi.
Ah, il puzzle che ho comprato, dopo attenta selezione, ritrae Pippo, Topolino, Minnie e Paperina che coltivano l'orto...più neutrale di così non c'era!
E voi, cosa ne pensate?

venerdì 28 marzo 2014

Di librerie, biblioteche e piacevoli scoperte

Quando nulla gira come dovrebbe, l'unica cosa che da sempre ha il potere di risollevarmi il morale o almeno rasserenarmi un po', e' un buon libro.

Possibilmente da comprare dopo un'oretta passata in libreria, a sfogliare pagine, ammirare copertine e annusare l'odore di carta nuova, per poi scegliere quel piccolo scrigno di tesori che senti già tuo e non vedi l'ora di stringere tra le mani con possesso, pronta a tuffarti dentro (tanto che inizi a leggere mentre cammini per strada, che sbirci ai semafori e giri e rigiri per coglierne peso e sfumature).

Ultimamente, però, l'opzione libreria e' diventata un lusso.

Non tanto per motivi economici, quanto perché non ce ne sono minimamente forniti nel raggio di trenta chilometri, un'ora da passarci dentro proprio non ce l'ho e, soprattutto, la casa ha raggiunto un livello di saturazione tale che per farci entrare un altro libro deve uscire qualcosa d'altro e proprio non saprei da che parte cominciare. Quindi biblioteca.

L'aspetto bello e' che ne ho tre nel raggio di 5 kilometri, tutte ben fornite, accoglienti e dotate di bibliotecari/e gentili e disponibili, nonché di stanza per i piccoli lettori, dove puoi prenotare anche i titoli che vuoi e averli nel giro di una settimana al massimo. E poi ci sono gli scaffali delle novità, con tutte quelle copertine nuove esposte in bella mostra e quindici giorni di prestito per rubarne l'anima, se riesci ad arraffarle prima degli altri pretendenti (che, vi assicuro, sono molti ad ogni ora del giorno!)

Proprio tra quegli scaffali sabato scorso, dopo aver appena letto la recensione Lucia, (che a mio modesto parere, e' una garanzia) ho adocchiato questo romanzo, primo di una serie, per ora, di tre volumi:

"L'Allieva" di Alessia Gazzola, ed. Tea, novembre 2012, 12 Euro, 374 pagine.

Le mie aspettative non sono andate deluse, anzi.

Complice l'influenza e qualche altro virus (intestinale e non) che continua imperterrito ad accanirsi su casa nostra, colpendoci a turno ripetutamente da gennaio ad oggi (non se ne può più voglio la disinfestazione!) e che forse spiega la mia forzata assenza dal blog, l'ho divorato, lasciandomi prendere dalla protagonista, svagata (pure un po' troppo per essere credibile, eh) ma simpatica, dalle indagini e dall'atmosfera dell'edificio di medicina legale dove Alice Allevi, specializzanda, lavora a fianco del Supremo, del Boss, della Wally e di un affascinante superiore sciupa femmine.

C'è il giallo, c'è l'indagine, c'è il sentimento e ci sono le avventure professionali, c'è il lato comico e quello ironico, c'è la morte e la vita, l'amicizia e l'amore...c'è tutto in un romanzo leggero e divertente, ben scritto.

Una Patricia Cornwell più simpatica e meno cruenta, di casa nostra per di più. Inoltre, visto che l'autrice e' davvero un medico legale, quando parla di autopsie non credo faccia scivoloni.

Un romanzo che certo non è un capolavoro (e non aspira ad esserlo) ma tiene "... buona compagnia soprattutto in momenti di noia come lunghe attese o demoniche senza di meglio da fare, momenti in cui si ha bisogno di un libro che decomprima, in cui non si discuta dei massimi sistemi.Spero che in questi momenti in cui avevate voglia di leggerezza abbiate trovato il mio libro e ne siate rimasti soddisfatti", proprio come auspica l'autrice nelle note conclusive.

Ringrazio Lucia e Paola, che ha inventato l'iniziativa del venerdì del libro, cui partecipo di nuovo con questo post, per avermelo fatto scovare nel mare delle novità, proprio nel momento in cui ne avevo bisogno!

 

sabato 7 dicembre 2013

Cominciamo bene.....! (Ma confido finiremo meglio!)

Per questo fine settimana avevamo molti programmi, tra cui il solito corso di acquaticita' del sabato pomeriggio, addobbare la casa, fare l'albero, qualche commissione, un giro in biblioteca, una mezza giornata in ufficio perché sono indietro, la visita da amici con prole.....

Invece e' dalle cinque di questa mattina che il nano vomita a getto e ha la diarrea....tre lavatrici in una mattina, due cambi completi di lenzuola (per lui e per noi, perché ad un certo punto ha voluto stare nel lettone), sette body, tre pigiami, un numero imprecisato di felpe e pantaloni della tuta, miei e suoi, inzuppati e lavati.

Sembra di stare in un accampamento, con indumenti ad asciugare ovunque e 21 gradi...muoriamo di caldo ma è l'unico modo per sperare di fare asciugare il tutto in ere non geologiche, perché chissà come andrà il prosieguo del fine settimana.

Bloccata in casa da sola con un nano noiosetto perché malaticcio ma sempre vivace, in attesa di soccorsi (= nonna con pannolini, addobbi per l'albero che giacevano nella sua cantina e lenzuola pulite), mi sono sforzata di dare comunque il via al clima natalizio ed intrattenere il piccolo.

Ecco i primi, seppur modesti, risultati!


 

Il nostro presepe equo e solidale
Il nostro presepe equo e solidale
 
Il nostro presepe equo e solidale
 
Il nostro presepe equo e solidale
Lettino in versione natalizia
Piccolo collage per piccole dita che amano incollare!!!

 

lunedì 23 settembre 2013

Igiene e cura di sè...in versione sportiva!

Quella di ieri è stata una giornata intensa, stancante ma molto emozionante. L'Alpmarito ed io abbiamo portato ad arrampicare due dei nostro nipotini e due cuginette, oltre al nano, naturalmente (il quale, a dire il vero, ha apprezzato di più la compagnia, il grande prato in cui ha corso e giocato a palla e la sabbia del campo da beach-volley, ma per ora va benissimo così!).
L'entusiasmo dei bambini, la loro curiosità nel capire come e perchè ci si doveva legare, nell'ascoltare i consigli sui movimenti più opportuni e sulle prese migliori, la loro attenzione nel controllare di aver indossato il caschetto, la loro felicità nel riuscire, la loro determinazione, il gioco del confronto, la voglia di salire ancora e ancora, che cresceva di pari passo con la nostra stanchezza, ci hanno ripagato da tutto il tempo e l'attenzione dedicati a loro e, naturalmente, dalla fatica (fisica e mentale!).
Questo è quello che noi crediamo sia insegnare al nano (ma non solo) ad aver cura di sè.
Cura del proprio corpo, inteso non tanto nella sua estetica, soprattutto per un bambino, quanto nella sua funzionalità e potenzialità espressiva, nella sua "fisicità".
E della propria mente, perchè nulla è più vero, secondo noi, dell'antico detto "mens sana in corpore sano".
Mi permetto di parlare al plurale perchè so che questa è una delle convinzioni che io e l'Alpmarito condividiamo: lo sport, il movimento, il gioco fisico come palestra di vita e "cura" per il corpo e la mente.
Non solo. Come espressione di sè, momento di formazione e crescita della propria personalità e del proprio carattere.
Perchè prendersi cura di sè vuol dire anche confrontarsi con il propri limiti mentali e fisici, sforzarsi di superarli, spingersi al miglioramento.
Comprendere che la pazienza e la tenacia danno sempre risultati, avere coraggio, lottare per divertirsi e amare il nostro corpo non per come appare ma per ciò che ci permette di fare, per la gioia che ci consente di trarre dal movimento, che si esplichi in una passeggiata, in una corsa, in una scalata, in una nuotata, nel giocare a pallone e così via.
E poi prendersi cura di sè significa anche dedicare del tempo a ciò che ci rende felici e a trasmettere questa felicità, o almeno provarci, a chi amiamo.
E' questo che cerchiamo di insegnare al nano, ovviamente con l'esempio, perchè in questo campo le parole possono poco.
E l'igiene, cosa c'entra,starete pensando?
Ecco, in fondo il termine "igiene" (di origine greca), significa proprio "sano, salutare, curativo".
Cosa c'è di più igienico dello sport e del movimento, per cui, in fondo, siamo tutti dotati?
Quanto alle pratiche di prevenzione delle malattie, cui l'igiene rimanda, devo dire che i comportamenti che adottiamo con il nano sono gli stessi che adottavamo prima di diventare genitori ORA.
Specifico ora perchè, quando il nano era piccolino, mi sono ritrovata a sterilizzare a ciclo continuo biberon (rigorosamente di vetro, perchè delle reazioni di certe plastiche al calore non c'è da fidarsi), tettarelle (rigorosamente in silicone, che non si deforma con il calore, a differenza del caucciù) e ciucci (anch'essi di silicone), facendoli bollire in un grande pentolone d'acqua calda per dieci minuti ogni volta.
Per il resto, però, devo dire che ho usato additivi o disinfettanti per la lavatrice per un periodo molto limitato, convinta dall'Alpmarito e dall'osservazione pratica della realtà, della loro inutilità, e ho lavato casa quasi come prima (cucina a parte, che era ed è sempre un disastro e quindi necessità di più cura) e non ho mai lavato a 90 gradi vestiti o accessori.
Il primo vero bagnetto, poi, glielo abbimo fatto a due mesi di vita, per timore di indebolire la sua fragile pelle (e su consiglio della pediatra) e anche oggi, ci limitiamo a quando è necessario (tipo d'estate se suda molto o quando gioca con terra, sabbia & co, il che avviene spesso).
Quanto il nano ha imparato a spostarsi e ad afferare gli oggetti, poi, confesso di aver smesso di sterilizzare: impossibile stargli dietro!!!
Ciò che mi ha sempre infastidito era ed è soltanto vedere amici, conoscenti o parenti che toccano il mio nano senza che avere le mani pulite...grrrr.
Lavarsi le mani, questo sì che lo facciamo spesso e a lungo e insistiamo tanto con il nano: libero di sporcarsi ma poi obbligato a lavarsi manine, faccino ed all'occorenza piedini!
La mia fissa: i vestiti macchiati..non li sopporto, nè addosso a lui nè a me, lo cambio e basta (sforzandomi di non drigli che non deve sporcarsi e non lamentarmi, anche se ogni tanto mi scappa qualche sospiro di troppo), anche se dopo mezza giornata siamo a punto e capo!
Questo post partecipa al tema del mese del Blogstorming di Genitori Crescono: "Igiene e cura di sè", http://genitoricrescono.com/tema-mese-igiene-cura/
http://genitoricrescono.com/blogstorming/cosa-e-il-blogstorming

mercoledì 11 settembre 2013

Spero

Vorrei scrivere un post pieno di leggerezza, di ricordi di posti lontani, di sole che ancora brilla, nonostante l'aria autunnale, del sorriso del mio bambino.

Invece non ho avuto neanche il tempo di aggiornare i post sul Portogallo con l'inserimento delle immagini, dopo 3 settimane dal rientro.
Nè ho ancora ordinato la stampa di quelle foto che giacciono da un anno sull'hardisk, in attesa.
Nè sono riuscita a riprendere una qualche attività sportiva.
E la casa rimane un casino.
Sono tornata senza essere mai andata via, non con la testa.
Sono tornata e sono stata catturata dagli impegni, dal lavoro (ed è anche una fortuna), dalle preoccupazioni.
Per la mia famiglia, qualla d'origine, che si è, in qualche modo, spezzata,
per il nano che ha ricominciato con tosse e raffreddori e lavaggi nasali,
per l'Alpmarito, senza più un lavoro ma con tanti progetti e idee in testa
e preoccupazioni e paure (non vuole mostrarli ma so che ci sono),
per la casa che ci aspetta ma sarà un lungo viaggio,
per il futuro ed il presente,
per gli amici che non riusciamo a vedere, nonostante i nostri sforzi,
che forse dovremmo ammettere che allora non sono poi così tanto amici,
ma fa male,
e per loro, soprattutto.

Guardo il nano, anche se febbricitante, con gli occhi rossi ed il nasino che cola ma comunque sano e felice, e poi penso a lui.
Al nostro "nuovo" cuginetto, arrivato con tanto, troppo anticipo, e già segnato dalla vita, dall'incompetenza o dal senso di onnipontenza di medici e infermieri poco accorti, dalla sfortuna, dall'ingiustizia; a lui, che lotta per crescere, anche se, ormai, per sempre rimarrà senza un pezzo di sè.
Penso alla sua mamma ed il suo papà, che vivono con angoscia e speranza, ormai per lui, solo per lui, come solo dei genitori.

E penso a lei,
la mia amica, bella dentro e fuori, 
e a lui,
il mio miglior amico, che la ama.
Penso a loro, alle prese con una malattia che ha colpito lei ma con lei anche lui.
Una malattia che non merita, che non meritano.
Non adesso, poi.

E penso ad altri cugini,
lontani nel grado di parentela e nello spazio
ma non nel mio cuore.
Anche loro alle prese con la malattia,
e, anche se questa volta riguarda una persona anziana, l'età non basta a rendere accettabile il dolore.

Penso a loro e mi sento fortunata.
E in colpa, anche.

Se avessi fede, pregherei per loro.
Se la salute si potesse regalare o comprare, correrei in negozio.
Se conoscessi le parole per farli stare meglio, le direi.
Se fosse medico, li curerei.

Invece.
Non posso donare salute, non conosco parole magiche, non sono un medico e non ho fede.

Telefono, ogni tanto, perchè bisogna entrare in punta dei piedi nel dolore altrui e non voglio che l'interesse si trasformi per loro in pressione, fatica, invadenza. E non so mai quanto sia gradito e quanto no.
Chiedo, e spero.

Spero che, per una volta, al mondo sia rimasta un pò di giustizia.

lunedì 22 luglio 2013

Di sfortune e fortune

Sono ormai quindici giorni che rimando, che evito di dire quel che sto vivendo.
Nessuna tragedia, per carità, ma non è un momento facile.
Non è l'estate che mi ero immaginata e di cui avrei avuto tanto bisogno.
Perché, di punto in bianco, l'Alpmarito e' partito per una nazione lontana, con tre giorni di preavviso e di corse frenetiche, e non ritornerà che ad ottobre.
Lavoro - senza lavoro- lavoro all'estero e non nella vicina Svizzera o Francia, non sia mai.

Nel frattempo, ovviamente, stiamo acquistando casa, un rustico che poi, ovviamente, sarà da ristrutturare interamente.

Mio padre se ne è andato di casa, per vari motivi: in ogni caso, una batosta per mia madre ma non solo.

La mia nonnina adorata non è proprio in piena forma ed è così cocciuta da rifiutare di curarsi come si deve e chiedere aiuto. Una cugina a cui tengo non sta molto meglio.

Ogni volta che ascolto le notizie del giorno, mi deprimo.

In tutto questo, i nostri piani per l'estate sono completamente saltati.
Ho dovuto acquistare un salatissimo biglietto aereo per andare a trovare l'Alpmarito almeno ad agosto, quando avrei tanto preferito la settimana nella solita località di montagna che amo e la settimana al mare, in un campeggio modesto in Francia. Niente lussi ma relax.
Invece mi sciropperò un viaggetto da sola con nano, in una città calda e non so ancora quanto interessante, vedendo l'Alpmarito a tarda sera, o un giorno si è uno no, se proprio mi va bene. Non so quanto il nano ne sarà entusiasta.
Lui inizia solo ora ad accusare il colpo della lontananza dal papà, con capricci e crisi di mammite acuta...mi tocca tenermelo in braccio anche sulla tazza e davvero non so come consolarlo.
In più mi sembra ormai stanco anche del nido, dei soliti orari e della solta routine.

Però...
C'è un però.
Poteva anche andarci peggio.
Avrei potuto abitare in una grande città, lontana da mari, monti e laghi e in preda all'afa.
L'Alpmarito avrebbe potuto rimanere in cassa integrazione (e si, avremmo avuto i soldoni ma di certo pure la depressione, per come e' fatto lui).
Per il resto, difficile vedere un lato positivo.
Intanto, comunque, ho un'infinita' di vallate alpine da visitare anche in giornata, al massimo a due ore d'auto (e di coda, sappiatelo- odio i camperesti!), parenti miei ed acquisiti sparsi tra i monti da andare a trovare, la mamma e i suoceri che mi aiutano con il nano (ognuno a suo modo, ma va bene lo stesso), una piscina all'aperto a 3 km al costo di una piscina normale, un clima ancora abbastanza ventilato e poi, ad una ventina di km/mezz'ora, questo piccolo angolo di paradiso per il nano e non solo.



Se non che questa sera ho un terribile mal di gola, un'emicrania martellante e mi sento uno schifo.
Faccio blog terapia e spero di risvegliarmi in salute, perché se cedo siamo fritti.



mercoledì 12 giugno 2013

Arrossamenti da pannolino e creme


Da un paio di settimane, ormai, il nano ha preso spontaneamente l’abitudine di comunicarci il momento in cui sta per evacuare, anche se con preavviso di pochi secondi.
Felicemente sorpresi della novità, io e l’Alpmarito abbiamo riesumato dall’armadio due riduttori blu e verdi vagamente somiglianti ad un pinguino, regalo di un’amica nonna con una nipotina ormai cresciuta, e li abbiamo dati al nano, perché ci giocasse e prendesse confidenza con il loro uso.
Ovviamente è ancora molto presto per un vero spannolinamento che, a dire il vero, non abbiamo tutta questa fretta di affrontare.
Ci piacerebbe, però, approfittare di questa sua iniziativa, probabilmente dovuta all’emulazione dei bimbi grandi del nido, per aiutarlo presto ad evacuare nel wc, possibilmente senza passare per il vasino.
Questo perché il nano, già di pelle sensibile dalla nascita (infatti da quando abbiamo scoperto allo spaccio i pannolini usa e getta quasi in 100% cotone, peraltro riciclabili allo 80%, non li abbiamo più lasciati!), si arrossa immediatamente se la caccotta rimane a contatto con il sederino anche solo per pochi minuti.
Il wc sarebbe la soluzione radicale e definitiva del problema, oltre che certamente la più pratica!
Nel frattempo, ho avuto modo di apprezzare uno dei tre prodotti del kit BEPANTHENOL della Bayer che l’azienda mi ha gentilmente inviato qualche tempo fa per prova: la “Pasta Lenitiva protettiva” (confezione da 100 g).
In apparenza di consistenza più densa di altre che ho avuto modo di usare, ahimè, negli ultimi 19 mesi, spalmata è morbida e cremosa e per nulla pastosa.
Il nano ha mostrato di gradirla, anche nelle pieghe dell’inguine in questi primi giorni di caldo e conseguente sudore (no problem, però, il sole se ne è già andato) - ed io pure, sia perché non lascia quell’odore di crema, che personalmente trovo fastidiosissimo, sia perché mi pare sia molto efficace nell’eliminare ed evitare l’arrossamento.
In più, la crema non unge e non impasta le mani, come altre, difficili da far venir via anche lavandosi con acqua calda.
E’ anche delicata e idratante, probabilmente perché priva di profumi e conservanti e con il 65% di sostanze emollienti, stando a quello che ho letto sulla confezione.
Ho provato anche la “Smagliature Crema” (confezione da 150 ml) e, anche di questa, posso confermare la delicatezza: la mia pelle è molto sensibile, per via delle innumerevoli allergie ma non ho avuto alcun problema con questa crema, che in realtà a me sembra più un fluido, per la sua consistenza leggera.
E’ comoda, perché l’erogatore a pressione aiuta a non sprecarla e non sporcare in giro (soprattutto se maneggiata da un bambino furbetto di passaggio), si assorbe subito e, secondo me, dove applicata sostituisce anche l’idratante (non per nulla, c’è scritto che contiene glicerina e Vitamina B5, oltre alla Centella asiatica, di cui avevo già sentito parlare in altre creme anti – smagliature e anti – cellulite).
La sto mettendo mattina e sera ma, sinceramente, non saprei dire se sia efficace, sia perché avrei dovuto usarla anche durante la gravidanza e non solo ora, a distanza di tempo, quando le smagliature ormai ci sono – e qui, recito il mea culpa - , sia perché una quindicina di giorni sono troppi pochi per giudicare.
Visto, però, che la pelle rimane liscia e morbida, io cnotinuerò ad applicarla diligentemente, così da placare i miei sensi di colpa (provare ad intervenire a volte far già sentire meglio), e poi......vi dirò a fine confezione!
Quanto al terzo prodotto, fortunatamente non ho avuto la possibilità di testarlo e dico fortunatamente perché si tratta di una schiuma rinfrescante e idratante per scottature lievi: la tengo nell’armadietto dei medicinali e spero di non averne bisogno, non per il nano, almeno!

venerdì 31 maggio 2013

Biberon al piombo




“Biberon al pimbo” di Maria Cristina Saccuman, Sironi Editore 


Un saggio breve (190 pag.) ma denso: di informazioni, suggerimenti, dati, spiegazioni scientifiche, eventi reali, storie vere.
Non posso che condividere le conclusioni dell’autrice: una volta che si sa, è impossibile fingere ignorare.
E questo libro insegna molto, troppo per essere riassunto in poche righe.
Eppure vorrei che lo leggeste, che tutti lo leggessero, genitori e non, nonni e non, per proteggere proprio i più deboli e indifesi, i bambini, i figli nostri e altrui, e le donne in gravidanza.
Perchè, come scrive la Dott.ssa Saccuman a pag. 188: “E’ impossibile separare la loro salute da quella dell’ambiente che li circonda. Impossibile isolarli in una zona protetta. Non ci si salva da soli, e non si salva solo il proprio bambino”.

Il saggio è diviso in capitoli, dedicati ognuno ad una fonte di inquinamento: il piombo, l’argento liquido, gli organici persistenti (POP e PCB), particolato, carbonio e e ozono,  DDT e pesticidi, le plastiche.
Sostanze a cui possiamo cercare di sfuggire, che possiamo ridurre, che possiamo neutralizzare parzialmente, ma non evitare, perchè sono ovunque intorno a noi.
E leggendo ho avuto la possibilità di conoscerle e conoscere qualcosa dei loro effetti, incredibilmente devastanti, sullo sviluppo dei bambini.

Il bello di questo libro è che aiuta a far luce su episodi di inquinamento accaduti molto vicino a noi, nel tempo e nello spazio, come quello creato da una nota azienda di Brescia, che fa sì che dal 2002 ogni sei mesi il Comune di Brescia ordini alla popolazione di evitare “ogni operazione che comporti il contatto con il terreno o l’inalazione di polveri da esso provenienti”, con conseguente divieto di toccare la terra, scavare, giocare, calciare un pallone, anche nei parchi pubblici; o l’Ilva di Taranto, con gli effetti riscontrati nel latte materno delle donne del posto; l’esplosione dell’ICMSE di Meda nel luglio del 1976, con rilascio di diossina che esplica i suoi effeti sul funzionamento della tiroide di figli di quelle che all’epoca erano solo bambine, partoriti anche trent’anni dopo l’esposizione; i cetacei arenatisi nella spiaggia di Foce Varano, nel Gargano, il 10.12.2009, morti per inquinamento da POP e PCB; la SLOI di Trento, una fabbrica ormai chiusa da 30 anni ma di cui rimangono 24 ettari contaminati dal piombo e 180 tonnellate di teatrile disperse nel terreno; senza tralasciare i casi esteri, europei e non.
La parte che mi ha colpito di più, devo dire, forse perchè mamma da poco, è quella relativa all’inquinamento riscontrato nel latte materno e l’esposizione al piombo derivante da vernici sgretolate, magari di vecchi giochi o vecchie case, per non tacere dei giocattoli al piombo ritirati dal mercato nell’agosto del 2007, dopo che un numero imprecisato di esemplari era già stato venduto (e si parla di sottomarini Elmo, macchinine Cars, bambole di Dora l’esploratrice con marchi Mattel e Fisher Price, che denunciarono immediatamente l’accaduto).

Alla fine, però, le conclusioni dell’autrice sono meno allarmistiche di quanto ci si potrebbe aspettare: non solo il mondo, o meglio, parte di esso, sta diventando più sicuro e la salute ambientale sta diventando un tema “caldo” e attuale, con la promozione di un’approccio “d’insieme” alle problematiche, ma si può fare molto, come singoli esoprattutto, con azioni globali.
E quando ci si muove, gli effetti benefici sono immediati.

Il compito degli adulti? “Cercare le informazioni, discriminare, spingere perchè si agisca nella giusta direzione. Ci tocca anche mantenere il senso delle proporzioni: ricordare che la povertà può essere potente come il piombo, che ai bambini servono cose interessanti da fare, da vedere e di cui parlare, e qualcuno che li ami abbastanza e possa condividere un pò del loro mondo.” (pag. 190, ultimo capoverso).
Leggendo, infatti, si scopre che stimoli adeguati sono in grado di contrastare l’effetto delle sostenze inquinanti sullo sviluppo del cervello fetale e neonatale, riducendo l’impatto sul QI, la memoria e le altre funzioni, e che i benefici del latte materno superano quasi sempre gli effetti negativi della contaminazione.

Io, da parte mia, cerco di fare la mia parte consigliando questo saggio, che ho letto e riletto, dopo averlo trovato per caso sullo scaffale di un supermercato.
Tornerò a parlarne.

Questo post partecipa all’inizativa di Home Made Mamma, il Venerdì del libro: http://www.homemademamma.com/2013/05/31/venerdi-del-libro-stuart-little/

martedì 7 maggio 2013

Malattie..di ogni stagione ( = quando arriva arriva) !

Varicella.
Il verdetto è di quelli che, di lunedì mattina, ti cambiano le sorti della settimana.
Urge una riprogrammazione urgente, telefonate ai nonni per capire la loro disponibilità, al pediatra per i consigli del caso, all'asilo per informare, alla cognata per avvisare che il nano potrebbe aver contagiato la nipotina.
E poi, agenda alla mano, bisogna capire quali scadenze sono importanti, quali appuntamenti si possono rimandare e quali no, quando si potrà stare con lui e quando sarà necessario chiedere aiuto.
E forse è questa la cosa che mi pesa di più, dover dipendere dagli altri, dover sempre chiedere favori.
Non posso che ringraziare i nonni (immensa fortuna e prezioso sostegno pratico), in questo frangente come in altri simili, ma un pò mi dispiace, ecco.
E ci sono i consigli da arginar (anche dagli stessi nonni, eh) e le critiche da assorbire: deve stare al caldo, non deve uscire al sole, ma sì può andare a passeggio, il mattino presto e la sera no, di pomeriggio sì che il sole è caldo, però attenta che non sudi, dagli le goccine antistaminiche del pediatra subito che se si gratta gli rimangono i segni, non dargliele che non va bene dare troppi farmaci e la malattia si deve "sfogare fuori" e passa da sè, guarda che ha la febbre, no non ha la febbre, ora mangia ma poi non mangierà... e via di questo passo.
Eppure, il nano è allegro, felice e vuole stare fuori, in casa si annoia e non ha febbre e per ora ha appetito e ha dormito tranquillo, salvo un breve risveglio.
Quindi, c'è di peggio.
Tipo che finalmente c'è il sole e dovrei, forse, farlo stare chiuso in casa.
Tipo che bisogna lavorare e magari anche stirare.
Tipo che ieri sera si sono rotte la pirofila in vetro ed entrmabi i manici della pentola per la pasta, guarda caso le due cose che usiamo di più.
Tipo che tutta l'acqua bollente e la pasta sono finite in terra, mentre il nano girdava "pappa pappa" sbattendo forchetta e piattino (nessuno si è ustionato, però, per fortuna e per i pronti riflessi dell'Alpmarito).
Tipo che la lavastoviglie ha interrotto il lavaggio a metà e non si sa il perchè.

Tipo che la mia macchina ne ha sempre una.
Tipo che anche io non è che stia benissimo.
Tipo che vorrei avere il tempo per tante cose e invece mi scivola tra le dita come sabbia fine.
Tipo che mi è arrivato l'invito per un matrimonio e il mio nome era associato al cognome di mio marito, del mio neanche l'ombra. Ed è un retaggio maschilista del passato che non riesco a digerire e un pò, solo in pò, mi fa sentire vecchia, come i capelli grigi che si stanno moltiplicando.
E soprattutto, ho passato i trent'anni, ho un figlio e a guardarmi in faccia mi dareste dell'adolescente (e non in senso buono)...sembra abbia anche io la varicella....eppure non si fa due volte, vero, VERO??????

martedì 5 febbraio 2013

Vaccino..supporto cercasi!

Oggi porto il mio nano a fare il vaccino per morbillo-parotite-rosolia e quello antimeningococco C.
E ho paura.
Perché vedere un bimbo sano e pensare che fra poco gli inietteranno virus/batteri responsabili di malattie, fa effetto, sembra un'assurdità, un controsenso.
Eppure.
Se scegliessi di non vaccinarlo, saprei che con tutta probabilità non si ammalerebbe lo stesso perché circondato da bambini e adulti vaccinati e perché ha la fortuna di essere nato in un Paese in cui le epidemie di certe malattie sono rare e ancora di più le complicanze gravi per chi le contrae.
Ma questo perché, prima di me, altre mamme, x con le stesse paure e gli stessi dubbi, hanno preso coraggio e vaccinato il loro bambino, correndo il rischio (che c'è, non lo si può negare) di effetti collaterali, in casi per fortuna molto limitati anche gravi.
E così facendo hanno protetto anche tutti i bambini non vaccinati (perché piccolissimi, per scelta dei genitori o perché arrivati da un Paese in cui i vaccini di massa semplicemente non esistono), gli anziani, gli ammalati/soggetti a rischio e le donne incinte.
E ritengo sia un mio dovere, verso mio figlio e verso la società intera, fare lo stesso.
Ho letto di tutto e di più, su riviste, forum e siti, mi sono confrontata con altre mamme, con la mia, e con i pediatri (non uno, tre!)
E ho deciso di vaccinare il nano, perché credo a questi medici, che rispetto e che so essere persone coscienziose che svolgono il loro lavoro per passione, più che per mestiere.
Perché non so che molte notizie creano allarmismo perché divulgate in modo inesatto o distorto, che di giornalismo serio, nel nostro Paese, ce ne sarebbe un gran bisogno.
Perché quando sento di partite di vaccini controllati e ritirati a titolo precauzionale dal mercato, la mia paura non aumenta, diminuisce: credo si tratti di informazioni che provano che i controlli ci sono e funzionano e non c'è la volontà di nascondere tutto sotto la sabbia (o se c'è, fortunatamente non funziona).
Perché, più di tutte le statistiche sull'incidenza delle malattie e dei loro esiti mortali e/o gravi, più di tutte le statistiche sui loro effetti collaterali - statistiche che purtroppo mi paiono imprecise e che comunque trovo assurdo che i consultori /asl /istituzioni in generale, non forniscano ai genitori (che avrebbero il diritto di averle in mano!)- più di tutto, credo che se la mortalità infantile per cause diverse da incidenti stradali e/o annegamento (ancora tra le maggiori cause di morte) è in costante diminuzione nei Paesi in cui sono state introdotte le vaccinazioni dei massa....allora un motivo ci sarà.
Eppure.
Ho paura, certo, come non averne.
Stringo i denti e incrocio le dita perchè siamo (io e l'Alpamarito) genitori e questa è solo una delle scelte che dovremo affrontare per mio figlio nella vita e magari non sarà neppure la più difficile e comunque, finchè posso scegliere, sono fortunata, perchè l'imprevisto è sempre dietro l'angolo e bisogna conviverci (e altre mamme, in altri luoghi, questa scelta, non ce l'hanno proprio).

E speriamo che non gli venga la febbre proprio a Carnevale (anche se sarebbe il meno, ma devo pensare positivo)!

Che dite, un bon bon dopo la puntura è lecito o è cattiva educazione?
O magari due, visto che le punture saranno due?

E posso averne uno o due anche io???!!!
Alle mamme non lo danno MAI, perchè, perchè?

mercoledì 16 gennaio 2013

Son mali di stagione...

...ma non è una consolazione!

Abbiamo avuto una notte travagliata.
Il nano, da un paio di giorni raffreddato a più non posso, si svegliava di continuo per una tosse insistente e grassa, che provocava fastidiosi conati.
Alla terza corsa al suo lettino ho ceduto ed eccezionalmente (capito nano?), l'ho preso nel lettone.
Risultato?
Lui ha dormito un pò di più, io ed il marito, alle prese con calci, manine in faccia, testate, scoppi improvvisi di pianto, tosse e ciucci tra le lenzuola, praticamente nulla.
Non bastasse, il mio mal di gola latente ha deciso di manifestarsi in tutto il suo splendore proprio oggi e, dopo essermi alzata ripetutamente in una casa gelida, ho trascorso metà della notte in bagno.
Non so se ringraziare il freddo notturno o qualche virus, o magari entrambi.

Comunque .
In qualche modo sono riuscita a portare il nano al nido entro il tempo limite, scoprendo che oggi il rapporto maestre- bambini è paritario (beato il nano, che sarà sicuramente coccolato tutta la mattina dalla sua maestra preferita), andare per uffici e approdare, infine, al mio.

Come mi sento mi si legge in faccia.