venerdì 8 novembre 2013

Due anni. Di te, di me, di noi.

Due anni.
Due anni di te, di me, di noi.
Due anni di soprese, scoperte, spaventi, paure, delusioni, conquiste, speranza, fiducia, gioia, risate, felicità.
Due anni di giochi e di libri illustrati.
Due anni di seggiolini, passeggini e altri trabicoli con e senza ruote con complicati sistemi di chiusura, che neppure la laurea in ingegneria dell'Alpmarito è stata di molto aiuto.
Due anni di sorrisi, vagiti, parole.
Due anni senza cinema, con pochi viaggi, poche uscite a due, poco sport, poco tempo "libero".
Due anni di acquaticità, di passeggiate, di giri in bicicletta, di parchi giochi, di biblioteche, di coccole nel lettone, di solletico e costruzioni.
Due anni di cibo in terra, biberon da sterilizzare, seggiolone da pulire, verdure da cucinare.
Due anni di lavatrici raddoppiate.
Due anni di colore, musica, suoni.
Due anni di allegria.
Due anni di armadi liberati per far spazio ai tuoi vestiti, di ripiani sgombrati per far spazio ai tuoi libri, di scatole e cassetti svuotati per riporre i tuoi giochi.
Due anni di vita diversa, per adattare noi a te e tu a noi, quel tanto o poco che basta.
Due anni e una testolina pelata pelata che si è trasformata in tanti ricciolini biondi biondi.
Due anni e tante risate e solletico.
Due annni e corse e saltelli.
Due anni e tante cadute, bernoccoli e dita schiacciate.
Due anni e tanti scatoloni di vestiti che non vanno più.
Due anni e tanti oggetti che sembravano indipensabili e non lo sono stati, o lo sono stati ma per un mese, due, sei o nove al massimo e ora non si sa dove caspita riporli.
Due anni e via le sbarre dal lettino.
Due anni e una personalità già formata, la tua, da imparare a conoscere e rispettare.
Due anni di convivenza in tre.

Due anni, infinito amore.

Avevo letto molto, ascoltato tanto, riflettuto ancor di più.
Eppure mai avrei potuto immaginare, in quel letto di ospedale, spaventata e incredula, ciò che è stato.
Un dolore quasi impossibile (e no, non sono riuscita a dimenticarlo, proprio no), uno stato di ansia latente che ti rimane sempre dentro, perchè sei mio figlio e la mia felicità dipende dalla tua, ormai, inutile negare o sminuire la realtà, nonostante i tentativi disperati di razionalizzare.
E poi, soprattutto, un amore e una gioia che crescono ogni giorno di più, anche quando pensi che, continuando di questo passo, il tuo cuore scoppierà e traboccherà.
Per quanto si cerchi di prepararsi, dubito che si sia davvero mai pronti. O almeno, non lo ero io.


E se un giorno leggerai queste righe, nano, sappi che non sono infallibile, non so tutto e non posso prevedere tutto, ma mi impegno con tutta me stessa per te, per noi, perchè tu possa crescere felice e sereno, autonomo e sicuro di te, responsabile e ottimista, realista quanto basta ma cinico mai, e perchè, con te, possa crescere anche io, pur restando me stessa, e la nostra famiglia.


Solo, per favore, basta con questi capricci disperati con i quali ci allieti da qualche settimana a questa parte, basta con questi risvegli notturni e questo rifiuto ostinato ad addormentarti nel tuo lettino e restarci tutta la notte, basta con i muffins per cena.
Davvero, basta.

Perchè, sai, così non vale, è scorretto, è sleale.
Perchè ci avevi abituato bene fin dalla tua nascita e ora ci cogli totalmente impreparati, e perchè, sappilo, la pazienza non è mai stata una delle mie virtù (e neanche una di quelle di tuo padre, nonostante quello che dice).