martedì 23 aprile 2013

La difficile ricerca di un equilibrio

Personalmente post come quelli raccolti dal "comitato" mi hanno aiutato, molto, mi hanno fatto sentire normale e meno sola. E allora ho deciso di contribuire, anche se non è facile aprirsi, anche se dre cose non è  "politicamente corretto".

Essere madre non è facile e non corrisponde all'immagine edulcorata che ne danno pubblicità, riviste, libri.
Il sorriso della altre mamme ai giardinetti spesso nasconde stanchezza e solitudine.
Perchè, diciamoci la verità, andare ai girdinetti, portare a spasso il bimbo con il passeggino, andare a mangiare un gelato inseme, tirarsi la palla in cortile ... sono attività piacevoli da fare insieme ed è bellissimo avere il tempo di godersi il proprio nano, ma il sabato, la domenica, un giorno infrasettimanale..allora sì, ti senti tanto fortunata.
Tutti i giorni, si rischia di morire di noia.
Naturalmente non parlo di bimbi grandicelli, che corrono, saltano, parlano, inventano storie o giocano in modo "strutturato", parlo di bebè o poco più.
I primi mesi con il nano sono stati duri, anche se io, come verdeacqua (http://ahsonounamamma.blogspot.it/), sono una di quelle mamme fortunate il cui nano ha inziato presto a dormire tutta la notte o quasi (diciamo dalle 10 alle 5 del mattino, dai), ma non basta.
Un pò perchè avevo letto su libri di puericultura e su riviste del settore che i bebè dormono circa 18 ore al giorno. 
E non è vero. Almeno non per me.
Un pò perchè pensavo che allattare sarebbe stato naturale e facile, invece è stato uno strazio (l'ho raccontato qui: http://www.mammavvocato.blogspot.it/2013/02/allattamento-le-conseguenze.html), un pò perchè non mi aspettavo che le coliche e la fame insieme potessero farlo piangere per ore e ore, soprattutto la sera e di notte, per i primi due mesi di vita (poi sono passate e sono entrata nella eletta schiera di mamme fortunate di cui sopra) ma soprattutto perchè non ero preparata a sentirmi così male, così triste, così disperata, ogni volta che piangeva...era come essere torturata e dopo un pò, piangevo anche io (santo Alpmarito).
E poi la montagna di pannolini da cambiare, tutine da lavare e rigurgiti da asciugare e, soprattutto, la pioggia ed il freddo fuori, la vita fuori e io chiusa in casa (no, passare due ore a passeggiare nei campi o in centro al paese non è uscire, non basta e la visita di parenti/amici che si congratulano per la nascita non è vita sociale, no) da sola, perché mia madre veniva spessisimo ma mica poteva trasferirsi lì!
E il lavoro che mi mancava e insieme mi preoccupava.
Un cambiamento abissale a cui nulla mi aveva preparata davvero, nessun discorso, racconto, esperienza da baby-sitter o sorella maggiore.
Noia allo stato puro, alternata ad ansia per il lavoro e la salute del nanetto, un'altalena: giù, di stanchezza e solitudine e  su, euforia, cuore gonfio di orgoglio e di amore per quella creaturina fragile, giù, malinconia e pianti, e su di nuovo, sorrisi, filastrocche e canzoncine e tante, tante foto di lui.
Adattarsi al cambiamento è difficile, anche se lo sognavi e non vedevo l'ora che nascesse, anche se lo desideravo tanto.
E lo spaesamento e un amore che cresce giorno per giorno, e ti riempie la vita ed i pensieri.
E le tue passioni, i tuoi hobbies ridimensionati, ma sempre lì, in un parte di te che vorrebbe scappare per essere libera e un'altra che non vorrebbe essere da nessun'altra parte e non vorrebbe fare altro che stare con lui.
E vedersi brutta e grassa e non avere altre mamme come te con cui  confidarsi o averle lontane, che ci parli e aiuta certo, ma non è come andarci a spasso insieme.
La difficile ricerca di un equilibrio nuovo, per te e per tutt.
Poi sono inziati i primi sorrisi, lo stare seduto, i primi giochini e risolini, lo svezzamento.
I 9/10 mesi hanno segnato lo spartiacque: il nano che dice le sue prime paroline, che impara a camminare, il nido (benedetto nido), la ripresa dell'attività lavorativa con regolarità e un pò più di tempo, lo svezzamento ormai terminato (anche grazie al nido)...il peso quasi recuperato (anche questo aiuta), l'estate.

E tutto è cambiato, anche se a volte non sembra, come oggi, che sono tre notti che non dormiamo perchè tosse, raffreddore e congiuntivite insieme non gli danno tregua.
E mi sono asoltata mentre facevo ad un'altra donna, senza figli e non in attesa (se no mi sarei astenuta, giuro!), un racconto di quelli che, ascoltati pre - nano, avevo considerato demenziali. 
Del tipo: "E' bravo anche se quando sta male non ci lascia dormire, anche se fa i capricci, ogni tanto, anche se andare per negozi è diventato impossibile, anche se dopo ogni pasto devo lavare la cucina, la tovaglia, i suoi vestiti ecc., ma è bravo eh? Tempo per noi, per me, ora ne è rimasto poco ma ne vale la pena, sai?". Il tutto davanti ad uno sguardo allibito e stupito.
E mi sono sentita "uffucialmente mamma" .