lunedì 21 gennaio 2013

Capricci.. noi, almeno, ci proviamo



Fino a qualche giorno fa, forse grazie alla sua tenera età, il nano non si era mai prodotto in veri e propri "capricci".
Ora però, complice anche uno stato di malessere diffuso dovuto a influenza e raffreddore e la scoperta dei "bon bon", io e l'Alpmarito (così soprannominato da ieri) assistiamo, per fortuna ancora raramente, a vere e proprie sceneggiate per futili motivi.

Il nano inzia a piangere ad un tono via via crescente (stile sirena), si getta a terra rotolandosi e battendo mani e piedi oppure, variazione sul tema, si avvicina al muro o ad un armadio, in piedi ci dà la schiena e, piangendo, batte i piedi.

La prima volta, ci siamo precipitati da lui, prendendolo in braccio, mentre si dimenava arrabbiato, per verificare che stesse bene, toccandogli il pancino, controllando il viso e le gengive (saranno i denti?, avrà battutto la testa, le gambe, le mani??), offrendo ciuccio, consolazione e paroline dolci, ovviamente senza esito.
Allora abbiamo provato a lasciarlo dove era e aspettare: il nano piangente, ogni tanto voltava la testa con nocuranza per controllare che lo stessimo osservando.
In caso di risposta positiva, continuava a volume più alto; se no, si interrompeva, sembrava calmarsi e poi, riottenuta la nostra attenzione, ricominciava.

Ok, ci siamo detti, sono ufficialmente "capricci".

Abbiamo lasciato che si sfogasse e si calmasse da sè (15 minuti tutti, ha costanza, non c'è dubbio), per poi proseguire nelle normali attività con qualche coccola (perchè sapesse che gli vogliamo bene comunque), e così tutte le volte successive.
Non sappiamo ancora se la tecnica adottata produrrà i risultati sperati, nè se saremo in grado di tenergli testa anche in pubblico, perchè per ora le scenate sono avvenute soltanto tra le mura domestiche.
Io personalmente, anche prima di diventare madre, pur provando un innegabile fastidio di fronte alle manifestazioni di capriccio di bimbi al supermercato, al ristorante, per strada, nei negozi, ecc., ho sempre ammirato in silenzio i genitori che non cedevano e provato pena per quelli che invece, presi dalla stanchezza o dalla vergogna, lo facevano.
Un piccolo sacrificio di sopportazione pensando agli adulti di domani.

In ogni caso, io e l'Alpmarito (che quando decide una cosa, è quella e basta) tenteremo di proseguire su questa strada della "resistenza passiva", senza agitarci o arrabbiarci a nostra volta ma spiegandogli (una volta o due, non dieci) la motivazione del nostro no, sperando di conseguire presto l'obiettivo di fargli comprendere l'inutilità del suo comportamento e scongiurare nuove scenate.
- lo scrivo qui, così da ricordarlo in momenti di sconforto!-

Perchè se è vero, come ho letto su riviste ed autorevoli saggi, che i capricci sono anche il modo in cui il bambino tenta di affermare la sua identità, vorremmo che comprendesse che i limiti che noi genitori gli poniamo non sono negoziabili, almeno non ora che non è in grado di comprenderne il motivo.

Credo che a lungo termine sia utile e rassicurante, per il nano, sapere che mamma e papà sanno dirgli di no e contenere la sua frustrazione e la sua rabbia, e inoltre che ciò possa costituire un buon punto di partenza per l'autorevolezza che, già immagino, dovremo dimostrare in futuro.
All'adolescenza o pre adolescenza, penseremo quando ci arriveremo!

Intanto però, un dubbio rimane.
Dove avrà imparato a fare la sceneggiata? E' un sapere innato di tutti i bimbi, lo ha visto all'asilo o è un suo tratto caratteriale? Speriamo solo non l'ultima ipotesi!

Questo post partecipa al blog think di donna moderna, E tu cosa fai di fronte ai capricci?.