lunedì 14 gennaio 2013

Famiglia & lavoro: questa benedetta conciliazione!



Mai avrei pensato, poco più di un anno fa, quando ho deciso di restare a casa gli ultimi giorni prima della nascita del pupo (arrivato con quindici giorni di ritardo, quindici giorni in cui sono ancora andata in udienza!) che dopo il parto avrei dovuto lasciare lo studio in cui collaboravo perchè per tante ragioni incompatibile con un figlio, e che sarei diventata una libera professionista di fatto part-time, che aspira a lavorare di più, perchè il lavoro mi piace e sogno l'indipendenza economica, ma nello stesso tempo non riesce più a immaginarsi fino alle 19.30 fuori casa, almeno non finchè il nano non andrà alla scuola materna o alle elementari!
Eppure, mia madre lavorava a tempo pieno quando ero piccola, ma non ricordo di averla sentita lontana, anzi. Quando era a casa era a nostra disposizione e la ricordo in tutti i momenti importanti della mia infanzia.
Io mi ritrovo a giorni insoddisfatta a giorni felicissima e fortunata, in bilico tra critiche e comprensione, ancora alla ricerca del "COSA VOGLIO DAVVERO?"
E dire cho ho la fortuna di avere un marito che è presente nella vita di suo figlio sempre, anche nella quotidianità, che gli dedica tempo e attenzioni, che mette il benessere di suo figlio al primo posto.
E tuttavia, la gestione quitidiana, dal pediatra al nido, alla spesa, alla malattia, pesa su di me.
E' scontato che sia io a mettere da parte il lavoro ed organizzarmi e non lui, perchè lui "guadagna più di me".
Ma guadagna più di me anche perchè è più presente al lavoro...è un circolo vizioso.
Ho letto tanti post e articoli sulla “conciliazione” famiglia – lavoro, ho letto discussioni tra “madri che lavorano” e “madri casalinghe” (che lavorano eccome, anche se tra quattro mura!), ho letto statistiche e paragoni con altri stati europei ma alla fine, credo che il problema più pressante sia comprendere cosa vogliamo noi donne e madri.
Conciliare famiglia – lavoro vuol dire necessariamente rinunciare a qualche cosa in entrambi gli ambiti, vuol dire trovare una via di mezzo, un punto di equilibrio che sia IL NOSTRO?
O vuol dire soltanto avere i mezzi e le opportunità per incastrare i pezzi della nostra vita e della nostra giornata come un puzzle, dilatando le ore per “farci stare tutto”, nell’illusione (a mio parere) di riuscire a rendere al 100% sia in famiglia che sul lavoro, sempre?
O entrambe le cose?
Credo che la libertà di scegliere, purtroppo, sia solo il punto di partenza, indispensabile ma non sufficiente a renderci “appagate” e “felici”.
Perchè sui problemi pratici, economici, politici (intese come scelte istituzionali per la tutela della famiglia e della maternità), innegabili ed in Italia spesso insormontabili, si innestano problemi culturali e sociali: archetipi di donna/madre e donna /lavoratrice radicati e difficili da modificare con cui fare il conto quotidianamente, sensi di colpa forse innati o forse indotti, giudizi morali e timori.
E tutto questo guardando alla questione soltanto dal punto di vista della mamma-donna.
Perchè a volersi chiedere quale sia la situazione migliore per i figli, il marito, i nonni ecc., il discorso sarebbe troppo lunga e pieno di incognite (Oggi no, rimandiamo!),
Esiste davvero una terza via tra la realizzazione professionale (come ciascuno la intende) e la presenza costante a fianco ai figli e al marito?
Ci sono giorni in cui penso di sì, altri in cui, bloccata a casa con un nano malaticcio e costretta a gravare un giorno di più sull’indispensabile, e mai abbastanza lodata, nonna, mi rispondo da sola, , forse più realisticamente: “Sì, ma una terza via che consente di fare un pò di tutto ma niente veramente bene”.
Il che, non è sempre un male. No?

La riflessione non finisce qui.

“Nel 2010 in Italia, il tasso di disoccupazione femminile è stato del 46,1%, ultimo in Europa.
Il tasso di occupazione delle donne in coppia con un figlio è del 60%, contro il 91,3% degli uomini nella stessa situazione. Cala al 50,6% se i figli sono due, per crollare al 33,7% se i figli sono tre o più”. Da “Io e il mio bambino”, Gennaio 2013, pag. 30, ribrica “Attualità” di Maria Cristina Valsecchi.

11 commenti:

  1. Ciao! Come ti capisco! Hai proprio ragione, il punto è capire cosa vogliamo davvero...e non è facile! Buona giornata!

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  2. la conciliazione lavoro-famiglia è come una coperta troppo corta, se poi il papà è spesso fuori casa (come nel mio caso) tutto ricade in genere sulla mamma. Nella mia esperienza, nella conciliazione lavoro-famiglia molto dipende dal tipo di lavoro che si fa e dalla qualità degli aiuti familiari su cui si può contare.

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  3. Siamo colleghe e ti capisco benissimo. Per me conciliare ha significato lavorare fino al giorno prima del parto, al punto che le prime contrazioni le ho avute i ufficio. Ha significato tornare al lavoro un mese dopo, con l'aiuto indispensabile della nonna e con un orario ridotto e da delirio, perché volevo allattare a tutti i costi e quindi succedeva spesso, che tra un appuntamento e l'altro, tornavo di corsa a casa per la poppata. Conciliare, a distanza di due anni e mezzo, ha significato ridurre notevolmente il carico di lavoro, ma avere lo stesso orari improponibili, che mi portano a non essere a casa prima delle otto, ma che mi concedono una pausa pranzo per andarlo a prendere all'asilo e portarlo dalla nonna. Conciliare significa guadagnare meno della metà ed avere i doppio delle spese, essere continuamente di corsa e spesso, stanca e sfinita...significa anche fare miracoli nelle emergenze (febbre e simili) ed a volte, visto assenza della nonna, portarlo con me in ufficio. Valeva pena? Forse no...di sicuro conciliare vuol dire ben altro. Solidarietà!!!!

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  4. Non so, credo sia normale che la gestione dei bambini "pesi" sulle madri, siamo geneticamente portatrici del loro peso, e penso che fosse così anche nella preistoria!
    La soluzione secondo me sarebbe dare alle donne madri la possibilità di lavorare con orari più elastici, ovviamente, ma poi quando il tuo collega uomo che sta fino alle 20 ti frega lavoro e clienti... c'è poco da fare purtroppo :((

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  5. @Mammapiky
    Cosa aggiungere? Capisco bene, siamo sulla stessa barca e anche dover sempre ricorrere ai nonni, a lungo andare pesa.

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  6. Mamma mia come ti capisco. IO sono rientrata al lavoro a tempo pieno che mio figlio aveva 12 mesi... Ora ha quasi 5 anni e tra lavoro e famiglia il tempo è sempre di meno, inoltre i nonni non ci sono. La mia soluzione? per il momento tagliare tutti i miei hobby e purtroppo prevedo la chiusura del mio blog.
    Tieni duro, Silvia

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  8. Non penso sia solo un problema di guadagno ... io guadagno più di mio marito al momento e comunque la gestione casa - famiglia - bambina è tutta sulle mie spalle.
    La mia fortuna è di avere una rete di supporto alle spalle, anche se questo vuol dire dover rendere grazie e rendere conto a molte persone.
    Sarei felice se lavorassi di meno? no. sarei felice senza la mia bubi? NO!
    Sono felice della mia vita, ma a volte mi sento esausta a fine giornata. Cerco così di ritagliarmi dei piccoli momenti per me, per "decantare" (come il vino ndr), rilassarmi per poi affrontare al meglio la giornata!

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  9. "Conciliare famiglia – lavoro vuol dire necessariamente rinunciare a qualche cosa in entrambi gli ambiti, vuol dire trovare una via di mezzo, un punto di equilibrio che sia IL NOSTRO?"

    A seconda del momento mi sono sentita più verso l'una o l'altra considerazione. A volte mi è sembrato di arrivare a fare tutto ma a metà. Altre volte mi sembra di esser riuscita a far funzionare il tutto magari non eccellendo in niente ma procedendo discretamente su entrambi i fronti.

    Leggendoti, mi hai fatto ricordare che anche mia mamma ha sempre lavorato a tempo pieno, ma io l'ho cmq sentita sempre molto presente e vicina. Ma quella di seguire le figlie in prima persona non è tanto rivolta a loro, ma a me. E' una mia esigenza. Sono io che tengo e non riesco a rinunciarci, a seguire le loro tappe da vicino. Banalmente per me è importante portarle all'asilo, essere parte di questa loro esperienza. Quindi sono felice, e tutto sommato mi ritengo fortunata, di avere la possibilità di farlo. Seppur, contromedaglia, ne risente la mia figura professionale dove potrei dare di più se non seguissi in prima persona le bambine.


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  10. @mammaincoffebreak: Capisco, anche io oscillo.
    Credo che alla fine i figli siano felici in entrambe le situazioni, se quando ci siamo siamo lì solo per loro e siamo soddisfatte della nostra scelta, quale che sia. Tu lo sei,quindi fai bene a sacrificare in parte la vita professionale.
    E poi, magari quando i figli sono più grandi, le priorità ed i tempi cambieranno da sè magari si potrà privilegiare di più l'aspetto professionale, senza sentirsi meno presenti..
    Mamme di figli già grandicelli (tipo elementari o medie), se ci siete, che ne pensate?

    @mamma che lavora: hai trovato un equilibrio, anche se faticoso! Spero di trovarlo presto anche io!
    I momenti di pausa per sè sono sacrosanti, anche piccoli, aiutano sempre.

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  11. Io sono sicura di cosa voglio. Voglio stare al fianco di mio figlio e voglio realizzarmi nel lavoro.
    Ho dovto faticare molto per avere entrambi e me li voglio tenere stretti, godendomeli.
    Devo solo trovare il modo ;)

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