venerdì 25 gennaio 2013

Venerdì del libro: “La regina della casa” di Sophie Kinsella




Un altro libro “leggero” e divertente, perché di questi tempi sono gli unici di cui ho voglia di scrivere.

La prima volta in cui l’ho letto, su suggerimento di un’amica che aveva fatto il mio stesso percorso di studi, facevo pratica legale, uscivo di casa alle 7.30 e tornavo alle 19.30, mi piaceva quel che facevo perchè era ciò che avevo sempre sognato (e mi piace ancora) ma mi ponevo tante domande: come sarebbe stato vivere tutta la vita così? Era questo che volevo? Che possibilità di successo professionale avrei avuto? Avrei dovuto restare in provincia o tornare in un grosso studio di città, dove avevo studiato?
Il libro mi ha divertito, mi ha fatto riflettere ed alla fine sono rimasta in provincia (non solo per via del libro, ovviamente!) pensando, però, che mai avrei potuto fare la domestica a vita o lavorare sempre in casa.

L’ho trovato in libreria, comprato e riletto pochi mesi fa, con un nano gironzolante per casa, da libera professionista forzata ad orario ridotto (ma davvero libera), senza certezze nel futuro, nella provincia della provincia.
Mi è presa una tremenda nostalgia della vita professionale e sociale della Mamma Avvocato di prima, quella pre-nano, per intenderci.
E, sorridendo e gustandomi il racconto, ho riflettuto di nuovo, con altre esigenze ed altre consapevolezze.
E non so, non è che abbia trovato risposta definitiva alle mie domande (magari!!) ma per ora rimango qui, in questa situazione e, come dice Samantha, sono un’avvocato, non ho mai fallito prima, non comincerò certo adesso.
Ed ora, perdonatemi la divagazione, la trama del libro.

La protagonista, Samantha, è una venitonovenne in carriera, lavora presso uno dei più grandi studi legali di Londra tutto il giorno e buona parte della notte, sempre, tutti i giorni della settimana, tutto l’anno.
“Chiude” transazioni finanziarie importanti, conclude contratti con cifre da capogiro e fattura ore su ore su ore di lavoro.
Ovviamente la sua professione le piace, ovviamente guadagna più di quanto possa spendere, più di quanto sia necessario (ma non è questo che la motiva).
E vuole diventare socia dello studio.
Invece...scappa: da un errore grossolano, da una festa di compleanno che di festa non ha proprio nulla, da una famiglia da cui non c’è neanche bisogno di fuggire, perchè esiste solo per qualche minuto ogni tanto, rigorosamente al telefono.
Scappa così, in tailleur, tacchi e borsetta e si ritrova in aperta campagna, lontana da tutto e tutti, a scoprire cosa significhi fare la domestica, badare ad una casa, cucinare, prendere ordini da qualcuno molto meno intelligente di te anche se di buon cuore ma, soprattutto, scopre di avere tempo:
serata libere, fine settimane liberi, la possibilità di bere un caffè seduta al tavolo, di sfogliare un giornale, fare la spesa e scambiare due chiacchere.
E trova anche qualcuno....è un romanzo allegro, distensivo, la storia d’amore non poteva mancare.
Alla fine si troverà di fronte ad un bivio, perchè nel romanzo non c’è spazio per le sfumature, per le vie di mezze: o prendi o lasci.
Sul piatto della bilancia:
da un lato un lavoro di prestigio, quello che ha sempre sognato, guadagno, soddisfazioni, intelligenza e anni di studio messi a frutto, una città viva e stimolante;
dall’altra, un paesino sperduto, rapporti d’amicizia, un lavoro dipendente non particolarmente stimolante e ripetitivo ma non meno soddisfacente e dignitoso, tempo libero, TEMPO LIBERO.
Cosa deciderà? Il finale non è così scontato e si presta a varie interpretazioni, perciò..non una parola di più.

Intanto però, il tocco ironico del libro vi colpirà perchè essere la regina della casa è un’arte, richiede abilità, pazienza, conoscenza delle regole e creatività (gli esperimenti culinari di Samantha? Se io sono un mezzo disastro in cucina lei è moooooltooo peggio) ma Samantha è una avvocato e ce la farà, con una buona dose di fortuna, un discreto esborso economico, un prezioso aiuto e tanta tanta improvvisazione, perchè: “Non ho mai fallito un colloquio in vita mia. Non comincierò certo adesso”.

P.s. Ma da dove viene questo pregiudizio, secondo cui gestire (BENE, intendo) una casa, sia meno difficile che gestire un’azienda o un ufficio?
Perchè io ancora non me ne capacito!

Questo post partecipa all'iniziativa Venerdì del libro di http://www.homemademamma.com/category/venerdi-del-libro/